Paura dei sogni?

Ho scritto una lettera al ministro Profumo, lo sapete. L’ho scritta qualche giorno fa. Ed era un grido. Un grido, non certo disperato. Ma pur sempre un grido. Ho ricevuto moltissime visite, molti commenti, tante e-mail. La stragrande maggioranza delle persone è d’accordo con quello che io dico. Molti altri mi dicono che, pur essendo d’accordo, proveranno lo stesso a fare il concorso. Un paio di commenti sono stati di scherno, di rimprovero – per cui sarei un bambino capriccioso a cui hanno rotto il giocattolo –  o di disprezzo – considerandomi, addirittura, un fallito.

Ho semplicemente detto, e credo che chiunque sappia leggere possa riscontrarlo in modo sereno e limpido, che avevo un sogno e che scelte politiche scellerate lo hanno trasformato in qualcosa in cui non mi riconosco più. È forse un male denunciare questo stato di cose?

Ho anche detto che il mestiere che faccio adesso – l’insegnante alle medie – non mi assomiglia, non mi rende felice. Poi, ed è sempre scritto lì, nero su bianco, massima stima per chi fa questo lavoro, perché è difficile e duro.

Credo, ancora, di svolgere bene il mio lavoro, perché anche se non mi piace, faccio l’interesse esclusivo dei miei allievi e delle mie allieve. Le persone di cui sopra hanno invece messo in forse la mia professionalità, giustificando il mio successo didattico come mera fortuna o fortuito caso.

Eppure io ho solo detto che il punto a cui siamo arrivati non mi piace, che lo Stato – con questo concorso – sta compiendo l’ennesima ingiustizia ai danni del mondo della scuola e che, stanco di tutto ciò, proverò anche altre strade. È forse un crimine, il mio?

Mi chiedo perché la gente abbia così paura del fatto che qualcun altro possa sentirsi libero e inseguire i suoi sogni. Io rispetto sempre le aspirazioni e le ambizioni degli altri, anche quando le sento distanti anni luce dalle mie.

A quelle persone – non so se buone a criticare in modo rancoroso o forse, più semplicemente, incapaci di leggere un testo per quello che è – dedico una canzone, Your woman, il cui video è indicativo del concetto di libertà e, soprattutto, di libertà di scelta.