Ma Alessandra Mussolini non ha colpa per il marito che ha

Alessandra Mussolini

Ammetto che la soddisfazione l’ho avuta pure io. Mauro Floriani, il marito di Alessandra Mussolini – quella del “meglio fascista che frocio”, colei che ha orrore al pensiero che un bambino veda due genitori dello stesso sesso rotolarsi in un letto – è indagato per aver fatto sesso con prostitute minorenni. Adesso, ho pensato, la smetterà di fare la sborona e soprattutto, magari, comincerà a capire che il modello familiare che ostenta come ottimale, è solo una delle tante bugie della farlocca ideologia familista.

Poi qualcosa ha cominciato a non andare più per il verso giusto. Troppo odio e insulti rivolti alla donna Mussolini, le foto in cui si mostrava senza veli, le accuse fin troppo compiaciute di aver sposato un pedofilo. Si è creato un corto circuito tra quel piccolo mezzo sorriso interiore – siamo umani, un “te lo sei meritato” ci può anche scappare – e un linciaggio collettivo che non va bene, non è giusto e soprattutto non aiuta la causa delle persone LGBT.

Cercherò di spiegare, per punti, cosa non va nella valutazione di questa vicenda:

1. il marito non è accusato di pedofilia, ma di aver fatto sesso con prostitute minorenni e la differenza è enorme. Una cosa è abusare di un bambino o di una bambina, un’altra è far sesso a pagamento con un soggetto sessualmente maturo (anche se legalmente di minore età) per di più consenziente

2. capisco che si possa fare il parallelo tra l’odio di Mussolini per le famiglie omogenitoriali e quanto accaduto al marito, ma appunto si sta colpevolizzando una donna per avere un marito accusato di una cosa infamante. Come se la colpa fosse di lei che non sa guardare bene dentro casa. Le colpe sono sbilanciate sull’elemento femminile della vicenda, che è vittima della situazione e non certo complice

3. il fioccare di immagini con Mussolini nuda è fuori contesto. Cosa c’entra l’allusione alla sensualità con quanto accaduto? Ci piacerebbe, a parti invertite, se fosse nostra madre, per quanto orribile possa essere come persona, che venga dipinta per gli errori del marito (che va a prostitute) come una di loro? Quanta forza dà alla bontà delle nostre argomentazioni questo tipo di comunicazione?

Poi va da sé: Mussolini è e rimane un personaggio orripilante, ma andrebbe attaccata per ciò che fa e dice, non per il marito che ha.

La notte in cui il web gridò #freeluxuria!

Gay è ok! #freeluxuria

Gay è ok! #freeluxuria

Tutto è bene quel che finisce bene: Vladimir Luxuria è stata rilasciata. Ciò mi permetterà di fare alcune considerazioni su quanto successo nelle ore convulse del suo arresto.

Innanzi tutto: ancora una volta sono le persone trans a dimostrare il coraggio che serve. Ieri a Stonewall, oggi a Sochi. Questo le fa onore.

Preoccupanti e discutibili, invece, (per non dire peggio) i commenti di lettori delle maggiori testate on line, che vanno dal “se l’è cercata” a “però i marò li lasciano in India…” fino a “una mossa per farsi pubblicità”. Doloroso che questi commenti vengano da persone LGBT (chissà perché, per lo più maschi).

Non ci si fa pubblicità mettendo a rischio la propria incolumità fisica e psichica. È andata, contrariamente a molti altri italiani, a protestare contro una legge ingiusta. Non capire questo e cadere nel solito cliché dietrologico, fa capire quanto siamo indietro a livello di comunità. Invece di essere uniti e solidali, ci si diletta a fare il pelo su sotterfugi che andrebbero quanto meno dimostrati, con prove alla mano. E invece.

Infine, per una volta, pronta e decisa la reazione del movimento LGBT.  Sui social l’hashtag #freeluxuria è subito entrato nei trend nazionali. Migliaia di condivisioni. Un vero e proprio “bombing” per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. Dovremmo essere un po’ più operativi anche tra piazza e palazzo. Saremmo sicuramente un paese all’avanguardia, sul tema dei diritti civili.

Il fuoco sotto la cenere. O della sfiga dell’omofobo italiano

Tempi duri per gli omofobi italiani.

Guido Barilla ha fatto un colossale errore e la rete è esplosa. Il boato susseguitosi alle sue dichiarazioni rimbomba ancora su Twitter e Facebook e ha diviso l’opinione pubblica tra chi lo sostiene, anche in maniera politica, e chi lo ha decretato come morto dal punto di vista commerciale. Ovviamente Barilla non è morto, e continuerà a fare i suoi affari. E penso pure che il boicottaggio non cambierà, almeno qui in Italia, di una virgola le sorti di una multinazionale di quelle dimensioni. Anche se penso che sia una pratica valida sotto il profilo morale, fosse anche per stare in pace con la propria coscienza. Ma non è di questo che voglio parlare.

Infatti, partendo da questo caso, sono successe due o tre cose che lasciano riflettere e che sarebbe il caso di guardare più da vicino. Vediamole.

scusebarillaitaliaIn primis: da una parte le sezioni straniere del marchio si sono affrettate a prendere le distanze dalla casa madre. Barilla USA ha subito scritto le sue scuse, dichiarandosi profondamente addolorata da quelle dichiarazioni.

Sono seguite, subito dopo, le scuse anche in Italia, per opera dello stesso patron, dirette sia alla popolazione tutta, sia ai propri e alle proprie dipendenti. Barilla ha ribadito il suo sì a favore del matrimonio egualitario, cercando di correggere il tiro delle sue dichiarazioni.

Immagino la faccia – e non oso pensare agli sconvolgimenti dei circuiti neuronali – di chi lo aveva osannato come alfiere della famiglia tradizionale, intesa nel senso di “realizzazione sociale anti-gay”. Foucault sosteneva che l’eterosessualità si definisce in negativo rispetto all’omosessualità. Cosa significa più nel dettaglio? Che questa gente – quella che ha osannato quelle frasi per intenderci – ha finalmente trovato un’identità nella negazione delle realizzazioni affettive delle persone LGBT. Per poi ritrovarsi, dichiarazioni alla mano, un endorsement alle stesse. Credo, e non ho problemi a ripeterlo, che gli omofobi siano essenzialmente sfigati. Mi si dirà: ma in Italia la maggioranza delle persone è omofoba. Io non credo che il loro numero sia così elevato, seppur importante. Ma ad ogni modo ciò non cambia l’evidenza che l’Italia sia un paese composto essenzialmente da minus habentes. Basta guardarne le sue sorti politiche per capirlo. E la questione omosessuale è cartina al tornasole della tenuta democratica di questo paese.

sposelelleC’è poi il contesto internazionale. Il matrimonio egualitario è una realtà storica incontrovertibile. Si è diffuso o si sta diffondendo in  Europa (quella democratica, almeno), nell’America tutta, in Sud Africa, nella lontanissima Oceania. Mentre l’Italia è il paese del ritardo culturale, degli Scalfarotto che vanno a braccetto prima con Rosy Bindi e poi con Paola Binetti, per intenderci, spacciando trasformismo per mediazione.

È il paese in cui tutti i progressi che fanno di una “nazione” uno Stato, sono arrivati con secoli di ritardo: l’unità politica è stata posticipata di un millennio. La rivoluzione industriale è arrivata con oltre un secolo di ritardo. L’unità linguistica si è raggiunta solo negli anni sessanta, grazie alla televisione. Siamo un paese di ritardati, oltre che di sfigati.

Ma questo non ci deve scoraggiare. Il cambiamento arriva e se non lo cogliamo rischiamo di diventare alla stregua dell’ultimo giapponese arroccato sull’isola. Pare che questo lo abbiano capito anche in Vaticano, pur con tutto l’opportunismo che può partorire una casta arroccata ai propri privilegi.

In Italia, quindi, abbiamo due minoranze e una maggioranza. Una popolazione, nel suo complesso, anestetizzata. Un drappello di omofobi, reazionari e conservatori, legati più a una visione nostalgica e vetero-ottocentesca di qualsiasi cosa. E un gruppo di elementi che, in un quadro miserabile come quello attuale, cerca di agganciarsi – tra alterne vicende e in modo più o meno goffo – al progresso del mondo.

Adesso gli omofobi hanno l’illusione, proprio perché viviamo in una nazione di ritardati (parola intesa nel suo senso politico e culturale) di essere maggioranza nel paese. Come se io mi sentissi il fiero generale di una piantagione di lattughe interpretando il loro silenzio come un tacito assenso per le corbellerie che sono disposto a dire su questa o quella categoria.

Ma per loro sfortuna, le cose sono destinate a cambiare. Nonostante la natura malata del fare le cose, nel nostro paese, “all’italiana”. Nonostante la presenza del Vaticano. Nonostante un Partito democratico che cerca di assecondare lo status quo, invece di dirigerlo verso il progresso sociale a beneficio di tutti – ed è questo il senso di un partito progressista, oggi – e nonostante tutti gli Scalfarotto e le Binetti che esistono (oltre che gli Alfano e le Santanché, ovviamente). Anche dentro noi, oltre che attorno a noi.

colosseoLa rivoluzione del web, infine. La reazione dei social network lascia ben sperare. Ma non illudiamoci. Il cambiamento non arriverà in fretta. Dovremo aspettare almeno altri dieci anni per avere misere unioni civili (mentre nel resto del mondo, magari, si arriverà al superamento stesso del matrimonio). Fa parte di un copione già visto. Dai longobardi in poi.

Ma alla fine ci arriveremo anche qui. I gay, le lesbiche, i bisessuali e le persone trans (assieme a tutti gli elementi gay-friendly) si troveranno a sedersi dapprima dalla parte del torto, perché i posti di chi aveva ragione erano stati già presi, per poi lasciar scoprire a tutti gli altri, che, come si dice in Sicilia, la “ragione” – intesa come valore intellettuale neutro – è propria degli imbecilli.

Adesso è il momento del fuoco sotto la cenere. Pronto a esplodere in momenti più propizi. Un fuoco che non brucia, ma che forgia e modella la realtà. Noi dobbiamo continuare a lottare, perché alla mediocre ragione comune di cui sopra si sostituisca una ragione sociale, dove tutti e tutte possono trovare una collocazione. Omofobi esclusi, va da sé. Per loro c’è solo il dito puntato della storia, pronta a deriderli come adesso si deridono coloro che un tempo ce l’avevano con neri, donne ed ebrei.

Legge “contro” l’omofobia: le reazioni della società civile

baciom5s

La foto che vedete sopra è la reazione dei deputati e delle deputate del Movimento 5 Stelle, che si sono baciati e baciate emulando coppie omosessuali, per protesta alla legge “contro” l’omofobia votata oggi in parlamento dal Pd e da Scelta Civica. Un ddl che legittima le affermazioni e i comportamenti omofobi e transfobici se fatti dentro chiese, partiti, associazioni, ospedali, ecc (domani spiegherò perché questo provvedimento è pessimo).

Riporto velocemente alcune dichiarazioni, raccolte su Facebook, Twitter e altri siti, della società civile – compresa larghissima parte della comunità LGBT – alla notizia dell’approvazione della legge.

Ilda Curti, assessora della Giunta Comunale di Torino, Pd: «Se sono un singolo cittadino e dico che ebrei, neri, Rom o omosessuali sono inferiori, contro natura o deicidi la legge Mancino mi punisce. Se sono membro di un’organizzazione religiosa, politica, culturale e le stesse cose le propagando nelle scuole, negli ospedali, nelle piazze posso farlo.»

Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, presidente di Gaynet: «È veramente triste che dopo tante lotte durate decenni si sia arrivati ad un voto che garantisce gli omofobi dando il via libera alla libertà di insulto persino per le organizzazioni di estrema destra.»

Andrea Maccarrone, presidente del circolo Mario Mieli di Roma: «Passato questo incredibile emendamento che legittima omofobia e transfobia. Ora questa legge da debole è diventata pessima. Un pessimo segnale. Peccato! Noi speravamo che potesse essere un primo segnale di cambiamento del nostro Paese e invece è un segnale della potenza dell’intervento vaticana nelle nostre vite e nelle nostre istituzioni.»

Matteo Winkler, giornalista, scrittore e giurista: «Il testo di legge sull’omofobia approvato dalla Camera è uno schifo alla massima potenza. Non uno ma due passi indietro dalla civiltà.»

Vanni Piccolo, militante storico del movimento LGBT: «Un solo commento “vergogna vergogna vergogna”. Sto urlando di rabbia, di dolore, di impotenza. Dopo tanti anni di lotta del movimento, persone e cause completamente estranei alla nostra vita e alla nostra lotta fanno di ognuno di noi un ” niente sociale” senza tutela, su cui gli omofobi, i portatori di odio, i balordi di turno, potranno infierire a piacimento. Saranno tutti contenti. Evviva! Gli autori avranno una medaglia per aver salvato l’equilibrio dei partiti omofobi. Da me una medaglia all’infamia!»

Luca Trentini, militante LGBT: «legge sull’omofobia definitivamente approvata! coi voti di PD e UDC. Una legge orrenda che rende legale l’omofobia! Avvilente!»

Stefano Pieralli, vicepresidente dell’associazione Plus: «oggi 19:40 posso solo dire di essere contento di aver votato M5S, posso dire a testa alta di non aver contribuito a mandare in parlamento questi impresentabili (lgbt compresi), ora vorrei guardare in faccia i miei amici Facebook che mi maltrattavano e continuavano a farsi prendere in giro dal PD.»

Stefano Aresi, ex presidente dell’associazione Milk di Milano: «Dear friends, today Italian Parliament approved this kind of law: “Expressing opinions or doing things against homosexuality in political, sindacal, cultural or religious organizations and in hospitals is not considered a discrimination act.” I think we have to start to have fear.» (trad.: Cari amici, oggi il Parlamento italiano ha approvato questo tipo di legge: “Esprimere pareri o fare le cose contro l’omosessualità in organizzazioni politiche, sindacal, culturale o religiosa e negli ospedali non è considerato un atto di discriminazione.” Penso che dobbiamo cominciare ad avere paura.)

Fulvio Boatta, militante in Arcigay Palermo: «Questo è il comma “salvavescovi” approvato da Scalfarotto che istituzionalizza l’omofobia di stato. Vergogna!» (segue l’immagine).

Pasquale Videtta, blogger: «Io mi tessererò nell’Azione Cattolica solo per poter insultare ogni giorno Scalfarotto e poi avvalermi della sua legge per difendermi.»

Paolo Soglia, utente Facebook: «Avviso a tutti gli omofobi: per continuare a esercitare l’omofobia con la nuova legge dovrete iscrivervi a una apposita associazione omofoba regolarmente registrata all’albo delle libere forme associative. Per ulteriori informazioni rivolgersi a Ivan Scalfarotto.»

Taniuzzacalabra, utente di Twitter: «Quindi se io Tania, dico sei uno stronzo gay, sono omofoba. Se io Tania, dirigente di partito, di gruppo religioso dico la stessa cosa, NO.»

Fossi nell’onorevole Scalfarotto, l’autore di questo capolavoro, comincerei a fare un serissimo, approfondito e impietoso esame di coscienza. A mio giudizio, ed evidentemente non solo mio, il signore in questione ne ha un disperato bisogno.

Antropologia dell’homosex tecnologicus. O dell’involuzione della specie

L’immagine qui riportata – di cui colpevolmente non conosco l’autore – ritrae l’evoluzione dell’uomo, dalla condizione di scimmia fino ad arrivare all’età contemporanea, in cui siamo ridotti a esseri ingobbiti su un anonimo computer.

Adesso, più conosco il movimento GLBT, più mi rendo conto che essa ricalca fedelmente ciò che sono diventati molti di noi, ovvero maniaci del mouse e “virtuosi” della tastiera. Se, Dio non voglia, domani dovesse finire l’era del pc, questa gente si troverebbe senza uno scopo, senza una meta e, in parole meno nobili ma più pragmatiche, senza un bene amato cazzo da fare.

Chi mi conosce sa che è quasi un mio pallino classificare, secondo appositi bestiari, queste varie umanità usando categorie specifiche. Eppure questa nuova sottospecie di homo(sex) tecnologicus sfugge a qualsivoglia tentativo di pacifiche classificazioni. Per limitarmi, dunque, a un approccio meramente descrittivo, semplificherò dicendo che stiamo parlando, a ben vedere, di frocioni – a volte anche attempati – che passano il tempo davanti a un monitor a guardare le vite degli altri, a rosicarci sopra e, in buona sostanza, a parlarne pure male.

A cominciare dalla categoria del “commentatore rancoroso”. La cifra psicoanalitica di questa tribus telematica è elementare come un programma di Lorella Cuccarini, a cui per altro si ispirano e non occasionalmente. Questa gente passa il suo tempo a leggere quanto scritto da terzi, avvelenarsi il fegato, reputare che quanto scritto da altri sia sic et simpliciter sbagliato, inutile, ridicolo e non all’altezza e, di conseguenza, sputare sentenze e smerdare l’individuo seguito con l’accuratezza di uno stalker all’ultimo stadio.

L’aspetto divertente sta nel fatto che se provate a esporre una teoria e, subito dopo, l’esatto contrario di essa, questi soggetti vi attaccheranno su entrambe entrando in contraddizione con loro stessi, senza rendersene nemmeno conto. Consiglio, se doveste mai provare l’esperimento, di mettere come sottofondo musicale la famosa hit di Ornella Vanoni, quella che fa «tristezza, per favore va via…».

Segue la schiera del “blogger anonimo”, categoria che conta, per fortuna, non troppi esempi mentre quelli registrati sembrano essere tutti uguali al punto tale che si vocifera di un’unica entità evidentemente disturbata che, per dare un senso a una vita passata a leggere comunicati stampa del Mieli o dell’attuale presidenza di Arcigay, si inventa, di volta in volta, un sito diverso in cui scrivere, tuttavia, sempre le stesse cose.

La fenomenologia è talmente evidente da rasentare la noia: si cerca una non notizia, la si pompa come fosse uno scandalo, la si dà in pasto a una piazza mediatica ridotta a pochi “eletti”, per poi finire nel nulla fino all’attesa della creazione dell’ennesimo blog dal nome altisonante, dal contenuto nullo e dal valore intellettuale di un qualsiasi articolo di Libero.it.

Letture spassose, d’altronde, come qualsiasi fantasy contaminato – e in questo gli autori dei siti in questione sono dei pionieri – dal genere del cinepanettone. Per tacere, invece, sull’uso della lingua adoperata, molto spesso più vicina a quella di un verbale di un carabiniere raccomandato da un politico della Lega Nord.

L’elenco potrebbe concludersi con la categoria del “disincantato che possiede ancora tutta la Verità”. Colui, cioè, che magari ha passato il suo tempo a girare ogni associazione possibile e immaginabile, parlando male delle altre in cui è stato in precedenza per poi abbandonarle con gesti plateali e riversare, guarda caso, sul web il proprio disprezzo verso chiunque abbia deciso di essere più utile, alla società, nel suo complesso, di un attacco di emorroidi.

In quest’ultimo caso preoccupa il fatto che tali soggetti siano circondati da un pubblico di adoranti che ne seguono idee – nome con cui ribattezzano gli insulti di cui i loro beniamini sono capaci – e gesta al punto da emularle. Studi ancora sperimentali, per cui non del tutto verificati e verificabili, dimostrerebbero che tra queste schiere si troverebbe il fertile humus che porterebbe, un domani, soggetti particolarmente svantaggiati a vestire i panni delle altre categorie sopra menzionate.

Credo, a conclusione della mia analisi, che il movimento GLBT italiano abbia interesse a lottare, al suo interno, per ottenere convenzioni speciali con istituti psichiatrici e centri di igiene mentale dove poter assistere i soggetti a rischio onde evitare, un domani, di doverci ritrovare a sorridere di certi disgraziati che magari, mentre scrivono il loro ennesimo articolo tutto “odio & rancore”, ci credono pure.

A ben vedere non sarebbe degno di chi sostiene di combattere per migliorare la vita dei/lle nostri/e compagni/e di lotta. Almeno su questo, spero, saremo tutti e tutte d’accordo.

anti-Pisapia Power (versione beta)

Musicisti massacrati a Monti.
Froci inseguiti all’uscita del Gay Village.
Sindaci con croci celtiche al collo comunque bene accetti.
Vescovi omofobi collocati a Milano (anti-Pisapia Power!).
Il governo che fa una finanziaria da far scontare al prossimo esecutivo.
Il governo che fa una finanziaria che taglia le gambe al nostro futuro.
Il governo che fa una finanziaria da quarantacinque miliardi e che non taglia i propri privilegi.
La censura al web e in pochi a cercare di impedirlo.
I soliti cattolici del pd pronti a far cadere giunte appena elette sui diritti dei gay. Perché quei diritti non ci siano, ovviamente (anti-Pisapia Power 2.0).
Il voto per abolire le province, il pd che si astiene e le province restano.

La monnezza, evidentemente, non sta solo a Napoli.

P.S.: giuro che c’ho provato, in queste due settimane in Sicilia, a restar lontano da tutto ciò che rende più triste e meno Europa l’Italia. Giuro che c’ho provato…

Solo 48 ore per dire NO alla censura al web!

In breve: clicca qui compila il form e spedisci!

Per quale ragione? Per evitare che questo governo censuri internet, cioè il tuo diritto di esprimerti e di essere informato!

***

Per saperne di più, leggi qui sotto:

Cari amici, care amiche

Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all’informazione, e fra 2 giorni un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero – da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! – in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c’è tempo da perdere. Fra 2 giorni l’Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell’Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l’appello a tutti!

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

Negli anni Berlusconi ha cercato più volte di controllare l’informazione su internet, ma finora i suoi tentativi sono sempre falliti. Ora, lontano dai riflettori, il governo ha la possibilità concreta di espandere i suoi tentacoli sulla rete, a meno che i cittadini non alzeranno la voce per fermarlo.

La nuova regolamentazione permetterebbe all’Autorità per le Comunicazioni di rimuovere contenuti sospetti di violazione del copyright da siti internet italiani senza alcun controllo giudiziario. Ancora peggio, la pubblicazione di una canzone o di un testo sospetto potrebbero perfino portare alla chiusura di interi siti internet stranieri, inclusi siti d’informazione, portali di software libero, piattaforme video come YouTube o d’interesse pubblico come WikiLeaks.

Se approvata, la nuova regolamentazione garantirebbe di fatto poteri legislativi e giudiziari a un organo amministrativo le cui funzioni dovrebbero essere esclusivamente consultive e di controllo, aprendo così la strada a un processo decisionale arbitrario e incontrollato. L’Autorità, nella speranza di passare inosservata, sta velocizzando al massimo la decisione, che è prevista per la prossima settimana.

Ma insieme possiamo costruire un enorme grido pubblico e convincere i membri chiave dell’Autorità che sono ancora indecisi a opporsi alla regolamentazione e rimandare così la questione all’unico organo che ha i poteri costituzionali per legiferare sulla materia: il Parlamento. Manda un messaggio ora e inoltra l’appello il più possibile:

http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl

I governi sono sempre più impauriti da internet, che è diventato uno strumento per aprire il dibattito pubblico e per la mobilitazione dei cittadini, e stanno cercando così di imporre regole più strette di censura. Ma i cittadini stanno rispondendo, come in Gran Bretagna, dove l’opposizione dell’opinione pubblica ha costretto il governo a ritirare la legislazione sul copyright che voleva mettere un bavaglio alla rete. In Italia lo scorso anno siamo riusciti a fermare la “legge bavaglio” liberticida. Vinciamo di nuovo!

Con determinazione,

Giulia, Luis, Ben, Ricken, Pascal, Benjamin e tutto il resto del team di Avaaz

FONTI

La notte della Rete contro il bavaglio imposto dall’Agcom: appuntamento il 5 luglio:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/02/la-notte-della-rete-contro-il-bavaglio-dellagcom/136123/

Tutti gli aggiornamenti sulla campagna contro il bavaglio a internet qui:
http://www.agoradigitale.org/nocensura

«No alla censura», rivolta contro l’Agcom:
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_luglio_01/dibattito-agcom-regolamento_7070e724-a400-11e0-831c-4f5919d97524.shtml

Bersani: “La libertà della Rete è ossigeno vitale per la democrazia”:
http://www.repubblica.it/politica/2011/07/03/news/bersani_la_libert_della_rete_ossigeno_vitale_per_la_democrazia-18589942/?ref=HREC1-11

Nuove regole contro la pirateria online: le proteste di blogger e politici frenano l’Agcom:
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-07-03/frenata-nuove-regole-contro-175241.shtml?uuid=AaWLi1kD

D’Angelo (Agcom): “La libertà non è un procedimento amministrativo”:
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/12/15/dangelo-agcom-il-decreto-romani-un-errore-aver-paura-della-liberta/

Delibera n. 668/10/CONS dell’Agcom, Lineamenti di provvedimento concernente l’esercizio delle competenze dell’Autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica:
http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5415


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Ritorna Good As You!

Meno male che c’è Antonio Eustachio!  È grazie a persone come lui se è possibile quell’informazione che i grandi media non sono in grado di produrre, per vigliaccheria, per calcolo politico, per ignavia.

E con questa puntata riprende la terza stagione del suo programma su Youtube. In poche parole: da non perdere!

Fai cadere Silvio!

Gli elettori di centro-destra italiota sono persone davvero strane. Amano il fascismo, purché non sia applicato alle loro vite. Ma dove sta la coerenza?

Se poi li si tratta, come nel post precedente, e a ragione, con un atteggiamento vagamente similare a quello che loro auspicano nei confronti di tutto ciò che odiano, stanno lì a lamentarsi, dandoti del fascista rosso e rispolverando certa retorica da minus habens, opportunamente approntata da Bossi & Co., per il proprio elettorato.

Eppure le regole di questo blog sono chiare: se non sai argomentare senza sentir l’esigenza di scomodare organi genitali e orifizio anale – e se il tutto è per altro aggravato da una scarsa affezione per la grammatica – e se sei un povero stronzo, il tuo commento viene cancellato. Sic et simpliciter.

Questo, a ben guardare, sarà intollerante, ma non è di certo un atteggiamento fascista.

Ad ogni modo, tutta questa premessa mi serve per ricordare ai più che è uscito un giochino, molto banale e fatto in casa a dire il vero, che ha come scopo quello di far cadere Berlusconi bucando i palloncini ai quali è aggrappato.

Da fare, secondo me, per una semplice questione karmica: se molta gente si diverte a farlo cadere, magari poi succede davvero. Chiamiamola scaramanzia…

E adesso chissà di cosa mi accuseranno quelle quattro capre di elettori destrorsi che per loro fortuna, e per sfortuna nostra, hanno imparato a usare il mouse e a scrivere quattro parole sulla tastiera…

Il pd all’IdV: siete omofobi quanto noi!

A quelli del partito democratico non par vero. Deputati, membri del partito, tesserati, volontari o semplici simpatizzanti hanno un motivo per sottolineare, finalmente e con quale impeto polemico, l’omofobia dell’Italia dei Valori. Anche Di Pietro e il suo partito, a una prima lettura di certi commenti, su Facebook come sui vari blog che circolano in rete, sarebbero stronzi tanto quanto certi campioni di discriminazione che fanno il bello e il cattivo tempo dentro il partito di Bersani.

La strategia è semplice: dimostrare che anche altrove non si è messi tanto meglio rispetto alla formazione politica più criticata e deludente sul tema delle coppie di fatto e dei diritti legati alla questione omo-transessuale. Far capire, con prove inoppugnabili, che il partito che, a torto o a ragione, si delinea come il più gay-friendly del parlamento, cioè l’IdV, è “peggiore” tanto quanto.

Ma quali sono queste prove granitiche? Tutto è cominciato, come si legge su Gaynews24, con «l’accusa, lanciata in forma anonima in un commento sul sito iltribuno.it, rivolta all’attuale coordinatore provinciale fiorentino Alessandro Cresci, alla vigilia del congresso dell’Italia dei Valori che si terrà il 24 ottobre a Pisa», commento che recita che il signore in questione «non ha detto di essere gay» per cui «non può fare il coordinatore regionale dell’Idv in Toscana».

Apriti cielo.

Tra i fautori di nuovi e vecchi Ulivi, orfani di tutte le querce possibili e ben piantati all’ombra di margherite di cattolica fattura, è una sola voce: avevano ragione loro, l’IdV sulla questione omo-transessuale non è affidabile.

Loro che hanno, meritoriamente, portato la questione alla Festa Democratica e che si apprestano a riportare in parlamento una legge che introduce un’aggravante generica riguardante l’omofobia, senza però introdurre il reato di omofobia, ma che dimenticano molte altre cose.

Per altro, si ha la sgradevole sensazione di voler scatenare una tempesta in un bicchier d’acqua. Si sta ingigantendo un messaggio lasciato su una bacheca virtuale e in forma anonima, per di più, contro un dirigente dell’IdV che potrebbe esser stato scritto da chiunque, anche da un avversario del partito in questione magari per scatenare il casus sull’omofobia del movimento di Di Pietro.

Si mette, in pratica, sullo stesso piano un messaggio anonimo su web con le dichiarazioni, tanto per fare un esempio, di Rosy Bindi sull’omogenitorialità.

Pare, ancora, che dentro il pd, dopo le innegabili aperture, per quanto timide e assolutamente insufficienti in termini pratici, si stia volendo portar avanti un’operazione di maquillage che miri a far dimenticare le magagne di un’intera classe dirigente e del disegno politico inefficace e ambiguo su certi temi.

Poi, non sarò io a negarlo, una festa fatta bene e un tentativo di legge sono una testimonianza positiva, ma, appunto, una mera testimonianza.

La concretezza è ancora lontanissima dal venire. Bene il lavoro di Concia, Scalfarotto, Alicata e tanti che dentro il pd operano in tal senso. Ma a comandare sono sempre personaggi come D’Alema, Fioroni, Bindi e altri che sono i diretti responsabili dello stato delle cose sulle tematiche GLBT: il nulla.

Non voglio esaltare chi si fa propaganda sulla pelle dei gay – questa l’accusa più in voga rivolta ai dipietristi – ma non ha neppure molto senso spacciare, adesso, per gay-friendly un partito che ha una dirigenza, nelle migliori delle ipotesi, indifferente qualora non infastidita dalla questione omosessuale.

Per non parlare di un aspetto non di secondaria importanza: il pd è il propugnatore del mantra politico-istituzionale del “meglio poco che nulla”. Adesso, io non voglio credere all’assoluta malafede dell’Italia dei Valori che, almeno sul suo programma, si dice favorevole alle unioni civili. Non ho problemi, per altro, a credere che anche dentro quel partito si voglia cavalcare l’onda, ma questo ce lo diranno i fatti quando si arriverà a  votare, semmai ci si arriverà, su questioni specifiche.

Il dato politico è che, almeno a livello di immaginario collettivo, c’è una forza politica che dice cose chiare (e la vedremo al varco al momento del fare). Perché, e questa è la mia domanda, non potrebbe valere anche per i dipietristi la regola del poco alla volta? Preparare il terreno culturale – Di Pietro era accanto a Luxuria quando la Mussolini disse «meglio fascista che frocio» affermando apertamente che gli omosessuali erano suoi fratelli e in quel contesto ha sicuramente dato una spallata a un certo sistema di credenze, almeno a livello concettuale – preparare quel terreno, dicevo, non è un passo avanti?

Sembra strano che i fautori del “megliopochismo” della linea ultramoderata dell’uovo oggi e anche domani (e la gallina chissà quando) pretendano un rigore assoluto da un loro alleato senza avere i presupposti morali per esigere tali pretese. Sembra strano, appunto. In certi casi addirittura ridicolo, a ben vedere. Ma tant’è.