Voto in Sicilia: vox populi, vox Dei

Due considerazioni sul voto siciliano di ieri, per quanto emerso fino ad ora tra dati sui votanti e exit poll.

1. L’astensionismo.

Più di un siciliano su due non è andato a votare. Un messaggio molto chiaro per la classe dirigente dell’isola. La gente non si fida più. Pare che il “mal di Verre”, ovvero l’impossibilità di avere un governo su cui non cada il sospetto della corruzione e della politica della rapina, abbia convinto, a questa tornata, a non prendere posizione sulla rosa dei candidati possibili, fossero essi più o meno presentabili o assolutamente irricevibili.

Altrove ho letto che questo risultato decreta la morte della democrazia. Penso sia vero il contrario. La democrazia in Sicilia è già morta da un pezzo, semmai, e che tale morte abbia generato questa disaffezione che è una bocciatura per un’intera classe dirigente nella sua interezza, da Rifondazione all’estrema destra.

2. Il boom del M5S.

Gli exit poll darebbero, almeno a Palermo, una netta vittoria al candidato grillino. Mi chiedo: se questi dati venissero confermati, i partiti tradizionali continueranno nel loro snobismo contro il M5S? Di fatto questo movimento si sta imponendo sulla scena nazionale. Innanzi tutto come elemento di protesta contro l’ordine precostituito. E se perderà questi suoi connotati e dovesse dimostrare di avere anche un progetto politico serio, potrebbe diventare uno dei nuovi protagonisti della politica italiana.

Un bene, un male? Il senno di poi potrà dircelo. Ricordiamoci che la discesa in campo di Berlusconi è stata di gran lunga più pericolosa, perché calata dall’alto e sostenuta dal circo mediatico controllato dal Cavaliere in persona. E lo stesso Partito democratico, all’atto della sua nascita, non era altro che una fusione, sempre voluta dai dirigenti di DS e Margherita, di un’accozzaglia di partiti iper-identitari (quelli cattolici) o ideologicamente confusi (gli ex comunisti). Il dopo ci dimostra che Bersani può emergere, in questo contesto, e sempre che vinca le primarie contro Renzi, perché meno mediocre di chi lo circonda. Ma non si va molto lontani da una “plumbea medietà” in cui annaspa anche la dirigenza della cosiddetta sinistra.

In ogni caso, io credo che la democrazia, ieri in Sicilia, si sia perfettamente compiuta in relazione alla storia passata. Più della metà della popolazione locale ha licenziato la politica isolana. Il restante 48% dovrà essere distribuito tra cinque candidati. E se Grillo fa il boom, i partiti tradizionali saranno ridotti al minimo. Vox populi, vox Dei, d’altronde. Anche quando il popolo parla col silenzio.

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Elezioni in Italia ed Europa: nuova (e brutta) politica all’arrembaggio!

Tempo di elezioni in Italia e in Europa. E credo che si possa sposare l’affermazione di Paola Concia, riguardo Parigi e Atene: la Francia rappresenta la speranza, la Grecia l’incubo.

Non nascondiamoci, infatti, un aspetto importantissimo: l’avanzata dell’estrema destra. Non solo il Front National, di Marie Le Pen, ma anche i neonazisti ellenici, di Alba Dorata. Roba, per intenderci, che i nostri leghisti, in confronto, sembrano mammolette illuministe.

Voto di protesta, certo. E voto di crisi. Ma pur sempre voto. Una scelta che non è per la “democrazia” in senso classico. Una scelta che non è, per altro, orientata verso l’astensione o la scheda bianca bensì verso opzioni comunque violente. E questo non va tenuto sotto gamba. La storia lo insegna.

In ogni caso, come già detto due settimane fa, adesso Hollande, in Francia, dovrà affrontare una sfida difficilissima: dare nuova credibilità a quella politica “tradizionale” che in tutta Europa è insidiata da una politica nuova – erroneamente accostata al prefisso anti-, e si pensi agli stessi Pirati tedeschi… – che non si riconosce nell’architettura istituzionale. Questo tentativo, si ricordi, dovrà inserire un nuovo percorso sui diritti GLBT. Vedremo come.

Per quanto riguarda l’Italia, credo che si possa riassumere la situazione di queste amministrative in modo seguente:
• le urne premiano la sinistra, sebbene la sinistra, anche in questo caso, benefici delle difficoltà della destra
• la Lega perde consensi, ma non scompare
• il PdL si scioglie, come il cerone di Berlusconi
• il Terzo Polo, di fatto, non esiste (Bersani e D’Alema, avete capito adesso o avete bisogno di un disegnino?)
• esplode il Movimento 5 Stelle, vero vincitore di queste elezioni

A questo proposito, mi soffermo su alcune ulteriori considerazioni:

1. a Genova vince il candidato di SEL, Doria, come a Milano la primavera passata. E a Palermo sembra profilarsi una situazione simile a quella di Napoli dell’anno scorso. Un candidato sostenuto da democratici e sinistra e che viene travolto da quello dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. L’IdV rischia di divenire un alleato indispensabile. E questo devono capirlo non solo gli amici piddini, ma anche quelli dipietristi;

2. sul Terzo Polo. Un articolo sull’Unità parla di sostanziale flop di un’accozzaglia di partiti che si riduce a un’UdC allargata a pochi transfughi del PdL (Fini) e del Pd (Rutelli). Casini, intanto, si trincera dietro un assordante mutismo. A cominciare dal suo profilo su Twitter. Sperando che si tratti dell’inizio del giusto oblio della sua orripilante carriera politica;

3. i numeri del voto. Molti già dicono: «ha votato solo il 67% degli aventi diritto». Or bene, la democrazia non è ciò che potrebbe accadere se. È ciò che accade a urne chiuse. I berlusconiani lo ripetevano sempre. Non sarebbe male rinfrescar loro la memoria;

4. dal voto italiano ed europeo emerge un messaggio chiarissimo all’Europa dei burocrati. Merkel a livello internazionale e Monti, qui in Italia, hanno avuto un messaggio più che chiaro.

La sinistra, se vuole essere forza egemone e leader, deve partire da tutte queste considerazioni, bloccare il tentativo proporzionalista dell’UdC, partito che ha candidato Cuffaro e Romano – ricordiamolo sempre – e trovare un’unità interna, di programma e quindi di coalizione, che dia a questo paese un futuro nuovo.