Merda di piccione

A FERAL PIGEON ('Columba livia') in Madrid (Spain).

Ho scritto un post su un episodio per me sessista del “trono gay”. Ognuno può pensarla come vuole, si può non concordare, ma ciò che mi ha colpito è quel rozzo tifo da stadio, insieme alle generalizzazioni dei più, poi sfociato in attacchi – anche pesanti – sulla mia persona (succede, quando non si hanno argomenti).

In un caso specifico, il più grave, un tipo che mi conosce ha usato confidenze fatte durante una cena per rilanciarle contro di me mescolandole a falsità e mistificazioni, restituendo un’immagine non proprio bellissima. Ciò che mi ha ferito di quegli attacchi non è il contenuto – se vuoi vedermi come un povero sfigato, non sarò io a tentare di convincerti del contrario – ma la volgarità che traspare in essi. 

Un po’ come quando un piccione te la fa addosso. Ovviamente non pensi di essere meritevole di quella merda per chissà quale vendetta del destino, però la nausea ti viene lo stesso.

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Italia, omofoba e volgare

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Buongiorno da una Parigi malinconica e uggiosa. Oggi, in Italia, si doveva votare su quella legge antiomofobia pensata per permettere agli omofobi di rimaner tali.

Mi chiedo come potranno andare in giro i parlamentari del Pd senza provar vergogna. In modo diverso dal solito, intendo.

Per la cronaca, ieri il gruppo omofobo “Manif pour tous” ha aperto a Roma la sua sezione italiana. Pochi i manifestanti gay contro le centinaia di simpatizzanti, cattolici e preti in primis, per l’iniziativa che pretende che insultare (e magari anche picchiare) le persone LGBT rientri nelle libertà fondamentali.

Per cui mi raccomando, finocchie elettroencefalogrammicamente piatte, fate passare lo scandalo sulla legge andandovene al mare e parlando di idiozie in discoteca.

Faccio notare, infine, un triste paradosso storico: quando una componente sociale viene discriminata, essa tende a emigrare in paesi più sviluppati. Si pensi ad Einstein, ebreo, fuggito negli USA. O alla fuga di gay e lesbiche verso quei paesi dove esistono diritti e tutele.

Gli omofobi invece riparano in Italia… un paese, il nostro, che per azione di qualche solerte giudice non si può più accostare ad escremento alcuno ma in cui vivono o trovano rifugio interi eserciti di elementi siffatti.

Spero che almeno mi sia concesso di dire che il nostro è un paese decisamente volgare, proprio per la classe politica asservita agli interessi di partito (o di qualche suo imbarazzante leader) e smarrita di fronte all’eventualità di non poter più dire “ah frocio” allo stadio, magari in mezzo a una rissa, o all’uscita dalla messa domenicale.

Il mondo, altrove e per fortuna, funziona in modo completamente diverso.

#15factsaboutme

È un hashtag. E gira su Twitter.

Ho pensato: quali sono le quindici cose che ti descrivono?
Ho lasciato parlare l’istinto e questo è il mio elenco:

1. Sono (auto)ironico. Perché bisogna sempre ridere di se stessi e di ciò che ci circonda.
2. Scrivo: racconti, saggi, poesie, romanzi. E sul mio blog.
3. Non amo più il mio lavoro. Tutta colpa di chi ha reso la scuola un luogo per manovalanza intellettuale di terz’ordine.
4. Da bambino ero grasso. Poi tra un effetto fisarmonica e l’altro, ho perso, negli ultimi mesi, altri dodici.
5. Sono siciliano, ma vivo a Roma e ogni tanto mi vien voglia di scappare all’estero.
6. Mi piace cucinare. Per lo più per gli altri. Mi piace cucinare più il salato. Ma io, personalmente, amo i dolci.
7. Reputo l’amicizia un sentimento fondamentale. In alcuni casi, addirittura superiore all’amore. Perché non dà dipendenza.
8. Non sopporto la volgarità dei tempi moderni. Ma dico le parolacce.
9. Sono gay. E sono contento di esserlo. Essere gay mi ha salvato la vita. E non è una provocazione.
10. Aspiro al cinismo. Ma in verità sono un gran tenerone. Capite perché vado in terapia?
11. Ogni tanto sento l’esigenza di innamorarmi. Poi rinsavisco e ritorno in me.
12. Do i nomi degli esseri umani agli animali, per elevare la miserabile condizione dell’uomo.
13. Amo il crepitare del fuoco, il suono di neve e acqua dei ruscelli, l’odore della pioggia, la luce tenue delle candele.
14. Sposerò l’uomo che me lo chiederà lasciandomi piangere per il fatto di avermelo proposto senza che io ne abbia pudore.
15. Mi piace abbracciare. Se ti abbraccio, vuol dire che non ho più armi. Vuol dire che sei diventato/a il mio mondo.

Forza Gnocca e altre catastrofi

A quanto pare il partito Forza Gnocca esiste già. Basta cliccare http://www.forzagnocca.it per essere reindirizzati al nuovo soggetto politico del presidente del Consiglio. Anche se a un primo sguardo sembra la solita zolfa berlusconiana…

Parlando di cose serie, invece, in questi giorni è stato un gran vociare di inadeguatezza del premier per le sue battutacce maschiliste, soprattutto dopo i fatti di Barletta.

Ebbene, secondo me affermare frasi come “nel giorno del lutto delle quattro operaie Berlusconi non può raccontare barzellette sulle donne” è un atto conseguente a una certa cultura maschilista, ad essa subalterno. Dietro certe affermazioni, infatti, rischiano di nascondersi urgenze che sottolineano le discriminazioni. E questo andrebbe combattuto.

Quella tragedia è tale non perché riguarda il sesso delle vittime, ma perché ha posto fine alla loro vita. È stata spezzata l’umanità di quattro persone: operaie e donne. E in quanto tale l’umanità di chiunque, a prescindere dal sesso, va salvaguardata e rispettata.

Dal canto suo, Berlusconi deve ricoprire un ruolo istituzionale ben preciso. Se non ne è capace, se ne vada e smetta di coprire di vergogna il paese tutto e la sua popolazione, maschile e femminile.