L’insostenibile leggerezza di Adinolfi

Giuro che non è una battuta e no, non c’è nessun riferimento al peso. Per insostenibile, intendo proprio l’inaccettabilità, soprattutto sul piano morale, delle sue argomentazioni. Per leggerezza, intendo la superficialità, che poi è cifra politica del suo approccio sui temi LGBT. Di cosa parlo?

Stavo navigando sul web quando, puntuale come il passeggiar di una blatta in una calda e umida notte siciliana, compare un suo “ragionamento”, indirizzato a tre parlamentari (in carica ed ex) che hanno la colpa di essere gay: Franco Grillini, Sergio Lo Giudice e Daniele Viotti.

Riporto integralmente l’ennesimo sproloquio, ammantato dell’ormai solito vittimismo di cui si dotano le frange omofobe per sperar d’essere più credibili:

il piagnisteo omofobo di Adinolfi

il piagnisteo omofobo di Adinolfi

come ben si sa, non sono un fan del partito di Viotti e Lo Giudice e non appartengo alla schiera dei sostenitori di Grillini. Conosco personalmente Daniele, ma l’ho pure attaccato per come si stanno comportando, lui e il suo gruppo, al Parlamento Europeo. Ho visto Lo Giudice un paio di volte e nulla più e anche con lui non sono affatto tenero quando è necessario. Visto lo stato delle cose, non mi si può accusare di avere simpatie politiche per nessuno di loro.

Eppure li difendo per una semplice ragione: quel promemoria agitato sui loro guadagni a carico dei contribuenti è un inno alla cretinaggine. Per i seguenti motivi:

1. quegli stipendi e quelle cifre non sono dati ai tre personaggi citati in ragione della loro omosessualità, ma per gli incarichi che coprono o che hanno coperto. I 15.000 euro mensili li prendeva anche Adinolfi, quando era onorevole, e se ragionassimo come fa lui, potremmo dire che li percepiva “a carico dei contribuenti” per la sua obesità. Discorso idiota, siamo perfettamente d’accordo, ma è questo ciò che risulta dal parallelo “deputato gay = pagato dai contribuenti perché tale”

2. Viotti, Lo Giudice e Grillini non hanno fatto carriera in base alla loro omosessualità, ma in base al loro attivismo politico per i diritti delle persone LGBT. Quindi, hanno continuato il loro operato dentro le istituzioni dopo regolare mandato elettorale. Un po’ come può accadere ad un/a ipotetico/a attivista di un’associazione ambientalista, di una realtà antimafia, di un’organizzazione per i diritti umani, ecc. Se ragionassimo come Adinolfi, mutatis mutandis, si potrebbe dire che Rosy Bindi è diventata parlamentare per il suo essere credente. Altra boiata, giusto? Ma è così che ragiona il leader di Voglio la mamma

3. non so a che tipo di “mantenuti” si riferisca Adinolfi, ma se Viotti – per fare un esempio di fantasia – avesse preso come collaboratore il suo compagno – e non lo ha preso, come dichiara egli stesso – e se questo non è illegale, che problema c’è? Avrebbe comunque dovuto assumere un assistente parlamentare. Non è come dare un posto pubblico (tipo una cattedra universitaria, un posto da primario, un seggio sicuro in parlamento) a un fratello, un’amante, un cugino stretto…

4. forse i tre politici gay non hanno attaccato Adinolfi perché è contro l’utero in affitto e contro la compravendita di infanti (non credo che nessuno sano di mente sia a favore di queste pratiche), ma perché fa passare queste cose come specifiche del mondo LGBT, contribuendo ad alimentare odio sociale contro le minoranze.

Vero è invece che dopo non esser riuscito ad accedere a nessun tipo di carriera degna di questo nome, Adinolfi – come altri/e insieme a lui – sta agitando la bandiera dell’omofobia per darsi un’identità politica. Non sarà mai come un Casini, un Lupi, un La Russa, sicuramente lugubri politicamente e anche omofobi, ma le cui fortune politiche non si legano (esclusivamente) all’aver sposato un certo estremismo ideologico.

Insomma, sembra che la recente sentenza contro le discriminazioni su matrice omofoba di Carlo Taormina abbia fatto perdere parecchia lucidità – ammesso che l’abbiano mai avuta – ai supporter del “pensiero” (lo chiamiamo così per comodità terminologica) omofobico. Qualcuno dica a queste persone che dovrebbero smetterla, non tanto per far un favore ai tre parlamentari di cui sopra, ma per evitare di cadere in un senso del ridicolo di cui, Adinolfi & Co., non hanno piena consapevolezza.

***

P.S.: faccio infine notare che sia Grillini sia Viotti sono stati eletti con le preferenze, anche da migliaia di eterosessuali. Lo Giudice ha preso migliaia di voti alle primarie. Adinolfi è finito in parlamento come nominato e solo dopo che un collega di partito ha rinunciato al suo incarico. Possiamo dire che, contrariamente a qualcun altro, i soldi percepiti se li sono guadagnati con la loro credibilità sul piano elettorale e non certo perché messi in parlamento da un segretario di partito.

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L’attacco al DGP e la materia dei sogni degli omofobi

il DGP al Roma Pride

La notizia è di quelle brutte e non mi piace nemmeno un po’. La riporto integralmente dal sito del Corriere:

La sera di mercoledì 25 giugno un gruppo di giovani, tra i 15 e i 40 anni, ha lanciato escrementi, cassette di legno, bastoni e ortaggi contro la sede Di Gay Project (Dgp) in via Costantino 82 (zona San Paolo). Al momento dell’irruzione nell’appartamento erano in corso le prove teatrali del laboratorio di Maria Chiara Cucinotta. Gli assalitori gridavano: «Vi diamo fuoco, froci di merda: meritate di morire» . Colti alla sprovvista e terrorizzati gli astanti hanno subito lasciato lo stabile e i balordi si sono dati alla fuga.

L’episodio si commenta da sé. Dalle polemiche sulla legge Scalfarotto a oggi, con le promesse di Renzi sulle unioni civili, il muro di fuoco della chiesa – e le sue pseudo-aperture – insieme ai vari gruppuscoli di estremisti cattolici sparsi qua e là per l’Italia (vero Magdi “Cristiano” Allam?) con l’avallo implicito e inconsapevole dei soliti gay bigotti e moralisti (quelli che il pride è una baracconata, per intenderci) ha prodotto quel lievito che fa presa sulle frange più pericolose e retrive della società.

A quanto pare i vari fan club di spose sottomesse (sempre solo a parole), ex deputati sovrappeso del Pd con l’Edipo irrisolto, Sentinelle sgomente di fronte a libri aperti e Manif pour tous (les homophobes) si danno da fare. Con escrementi e minacce di morte a persone per bene che hanno l’unica colpa di essere LGBT o a noi solidali.

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Facebook è nazi-friendly e omofobo?

Domani, all’Onda Pride, manifesteremo anche per portare solidarietà agli amici e alle amiche di Digay Project e per dire no a chi, di fronte alla bellezza dell’arcobaleno, non può fare altro che maneggiare quella stessa materia di cui sono fatti i loro sogni: la merda.

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P.S.: colgo l’occasione per consigliarvi di seguire una pagina Facebook che chiede di rimuovere le immagini di odio contro le persone LGBT. Di recente una di queste alludeva ai campi di concentramento proprio contro il Gay Village, organizzato appunto dal DGP. Come vedete, l’odio ha una sua circolarità… I gestori del social network hanno tuttavia ritenuto legittime quelle immagini già segnalate, perché non violerebbero gli standard della comunità. Mark Zuckerberg, a questo punto, dovrebbe essere informato del fatto che la sua creatura sia diventata filonazista. Aiutiamolo quindi a non fare brutte figure.