Ecco cosa fa veramente male all’infanzia

Adozioni da parte di persone LGBT? Nascere in famiglie omogenitoriali? Crescere con un solo genitore, indipendentemente dal suo sesso e dal suo orientamento sessuale? Queste sono alcune delle “condizioni” che secondo un certo pensiero conservatore, omofobo e clericale influirebbero sulla serenità e sulla felicità di bambini e bambine.

Credo che la migliore risposta a certe illazioni stia in un’immagine, presumibilmente un’opera, che sta girando su Facebook e su Twitter e che richiama i sei mali che affliggono l’infanzia oggi:

savethechildren

 

Riporto la didascalia dell’immagine (probabilmente tradotta, per cui non perfetta sotto il profilo stilistico):

La prima immagine si riferisce alle società controllate di pedofilia in Vaticano.
La seconda immagine si riferisce alla pedofilia in Tourism Authority of Thailand.
La terza immagine si riferisce alla guerra nel paese della Siria.
La quarta immagine si riferisce al traffico di organi sul mercato nero, dove le prime vittime sono i bambini dei paesi più poveri.
La quinta immagine si riferisce alle armi libere negli Stati Uniti
E infine la sesta immagine si riferisce ad obesità che hanno causato grandi aziende di fast food nei bambini.

SAVE THE CHILD

Guerra, violenze, mancanza di affetto, malnutrizione. Ecco cosa nuoce veramente a miliardi di bambini e bambine in tutto il mondo.
E credo che non si debba aggiungere altro. Che non sia biasimo per tutto ciò, naturalmente.

La deputata del Pd che rassicura gli omofobi

Tornando nella mia città, Siracusa, mi è stato fatto notare da alcuni amici il contenuto di una comunicazione ufficiale di Sofia Amoddio, parlamentare del Partito democratico eletta proprio nella circoscrizione dove voto abitualmente e dove a febbraio scorso ho dato la mia preferenza per “Italia Bene Comune”, la coalizione che ha portato la deputata al Parlamento anche grazie al mio voto, nonostante io abbia preferito l’alleato Sinistra Ecologia e Libertà.

Tale documento mi ha profondamente turbato perché il suo contenuto mi tocca personalmente in quanto cittadino italiano, in primis, e come persona dichiaratamente omosessuale, in secondo luogo.

Rimando alla lettura della lettera in questione, sintetizzando qui di seguito alcuni suoi punti centrali:

  • ci sono persone che hanno paura di non poter più esprimere la loro contrarietà al matrimonio egualitario e alle adozioni da parte di gay e lesbiche
  • Amoddio rassicura queste persone: non verrà esteso un punto della legge Mancino che prevede di punire “chiunque propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” che in origine doveva essere opportunamente modificato per le persone LGBT
  • la legge “non interessa la fattispecie di “propaganda” [...] di idee fondate sulla omofobia o transfobia, contenuta nella prima parte della legge”.

Di conseguenza, e questa è una deduzione logica, si potrà dunque professare la presunta superiorità dell’essere eterosessuali rispetto all’essere gay, lesbiche, bisessuali, trans, ecc.

A questo punto, mi preme fare alcune osservazioni all’esponente politico del Pd, la quale ammette di avere “una visione cristiana dell’esistenza e di vicinanza agli ultimi”, così come dimostra dalla sua intera parabola esistenziale. Andrò, come sempre, per punti:

1. Mi chiedo e chiedo alla deputata se la possibilità di vivere in un paese in cui possono sussistere pensieri di superiorità tra esseri umani rispetto ad altri, considerati conseguenzialmente inferiori, possa renderla in pace con la sua coscienza. Se avesse prole di orientamento omosessuale o di identità transessuale, sarebbe questa signora felice di poter rassicurare coloro che vogliono limitarne il diritto alla piena umanità, all’accesso alla felicità e alla pari dignità sociale, così come invece scritto sulla Costituzione, tanto decantata in quelle parole? Lo dubito fortemente. Allora perché si sente in dovere di rassicurare individui siffatti? Una contraddizione, questa, almeno a leggere le sue dichiarazioni, che esige molte spiegazioni in merito.

2. Citerò la risoluzione del 22 maggio 2012 del Parlamento Europeo su omofobia e transfobia:

considerando che l’omofobia consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo; che si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all’odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull’ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all’obiezione di coscienza

per cui il testo licenziato in Commissione giustizia ammetterebbe la violazione del principio di uguaglianza, proprio a livello culturale, per venire incontro proprio a quelle motivazioni fondate su una presunta libertà di espressione religiosa e/o personale. Peccato che l’Europa vada in direzione opposta.

3. Lancio una provocazione: potrebbe conseguirne, se ognuno può esprimere la propria opinione, che sarebbe allora moralmente lecito sostenere che non si vogliono rom o ebrei nelle scuole, o ne(g)ri nelle istituzioni - a cominciare dalla sua compagna di partito e ministra Cecile Kyenge - e magari donne nei ruoli chiave della politica e dell’economia, ecc. Ovviamente sto esagerando e volutamente, perché non è questo il mio pensiero. Però cosa direbbe la deputata se al posto delle persone LGBT ci fosse una delle categorie appena citate? Se la sentirebbe di rassicurare maschilisti, razzisti e antisemiti o inorridirebbe di fronte a tale evenienza? Allora perché per la diffusione di idee omofobe e transfobiche è disposta a fare delle eccezioni?

4. Esprimere la propria contrarietà contro il matrimonio egualitario e contro le adozioni da parte di gay e lesbiche ha una matrice omofoba. E questa ha, a sua volta, delle motivazioni di tipo culturale. La legge non interviene però su quelle radici, ma solo sui danni ad esse conseguenti. E tutti e tutte dovremmo sapere che i crimini di odio si prevengono proprio a livello della cultura sociale. Se si potrà dire che essere gay è una condizione di inferiorità, si potranno di conseguenza ammettere le limitazioni nel godimento dei diritti che abbiamo appena visto, ma che non piacciono al Parlamento Europeo. Anche questa è una contraddizione di cui molte persone dentro il parlamento, pronte a votare quel testo, devono rispondere in prima persona a cominciare dai suoi relatori.

5. Si verrebbe a creare una situazione paradossale: un po’ come dire che non si ha nulla contro i neri, purché non adottino bambini bianchi, perché quel bambino ha diritto ad avere genitori dello stesso colore della pelle. Un’enormità che però viene ammessa per le persone LGBT.

6. Abbiamo visto come in passato altre società abbiano teorizzato la superiorità di una condizione specifica rispetto a un’altra. In un passato, nemmeno troppo remoto, essere bianchi era considerato un motivo di ottimalità. Nel secolo scorso essere ebrei era considerato una gravissima colpa. Ne sono conseguiti fenomeni come la schiavitù, l’apartheid, la shoah. Oggi in Russia essere gay e dichiararlo è un reato e la società sta rispondendo con la violenza, le torture e l’uccisione di giovani omosessuali. Vogliamo davvero che in Italia il pensiero di chi reputa le persone LGBT inferiori rispetto al pieno godimento dei diritti abbia piena cittadinanza come massima espressione di libertà?

7. Non dovremmo cominciare a considerare l’idea che se un pensiero - sia esso politico, filosofico o religioso - ha bisogno di creare dislivelli tra persone (e relative discriminazioni) per poter sopravvivere non è una legge egualitaria a esser sbagliata ma, al contrario, quel pensiero stesso? E chi si oppone alla piena dignità giuridica tra esseri umani non andrebbe redarguito e fermato, con strumenti prima di tutto culturali?

8. Sono felice e mi rassicura umanamente che la deputata abbia a cuore il destino degli ultimi. Ma dovrebbe spiegarmi perché considera automaticamente le persone LGBT come categorie marginalizzate da una parte per poi consentire ai loro detrattori di continuare a trattarle, almeno a livello culturale, come tali.

9. Personalmente non mi sento un paria, un ultimo o un soggetto più sfortunato di altri perché gay. So, tuttavia, di avere eventuali maggiori difficoltà nel lavoro, nella gestione della mia vita affettiva o addirittura nella pratica della mia sicurezza personale proprio a causa dell’esistenza di quelle persone che la deputata ha voluto prontamente rassicurare e che hanno un nome e uno soltanto: omofobi! E l’omofobia, così come la transfobia, non sono libertà di pensiero, ma crimini.

Concludendo: la legge, così come concepita, crea una categoria apparentemente protetta, quella delle persone LGBT. E invece dovrebbe intervenire contro l’omofobia e la transfobia, sia nell’esercizio di violenze e discriminazioni sia nella teorizzazione delle stesse a più livelli. Anche perché, e su questo occorre essere chiari da adesso all’eternità, dichiarare che due gay o due lesbiche non possano sposarsi o accedere a forme di genitorialità è un esempio di disprezzo sociale e una forma di violenza essa stessa che non trova né può ammettere giustificazioni dentro la libertà di pensiero o l’obiezione di coscienza. La stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è chiara in tal senso.

Quest’ultimo punto non viene tuttavia toccato dal disegno di legge per stessa ammissione di una rappresentante delle istituzioni. Ne prendo atto, ma se avessi saputo che avrei mandato, anche grazie al mio voto, un personaggio simile a rappresentarmi ai massimi gradi della democrazia, probabilmente la mia scelta sarebbe stata decisamente diversa.

Odifreddi, le critiche a Israele, la censura di Repubblica

L’articolo che segue, in fondo, è stato scritto da Piergiorgio Odifreddi, una delle voci intellettualmente più illuminate del pensiero laico italiano.

L’autore ha pubblicato questo post sul suo blog su Repubblica.it. In queste parole Odifreddi dice una cosa abbastanza condivisibile: le reazioni del governo israeliano sono spropositare rispetto alla violenza degli estremisti di Hamas. E fa un paragone col nazismo in cui per ogni tedesco ucciso in imboscate o attentati si dovevano ammazzare dieci persone del territorio occupato dalle milizie del Reich.

Repubblica ha, però, ritenuto opportuno cancellare il pezzo, cosa che ha portato Odifreddi a ritenere esaurita la sua collaborazione con una delle maggiori testate giornalistiche italiane.

Riporto le parole “incriminate”, perché condivise, e so già che verranno i soliti professionisti dell’antisemitismo pronti a accusare l’autore dell’articolo – e/o me che lo ripropongo – come un naturale nemico dello stato di Israele o, come di solito avviene, come un fan di regimi quali quello iraniano.

Premesso che non ho nessuna stima né simpatica politica per gli ayatollah, faccio semplicemente notare che qui si condannano i soprusi di un governo. E che la dicitura “governo israeliano” mai dovrebbe coincidere con il concetto di “popolo ebraico”. Per quest’ultimo ritengo importante, per altro, che ritrovi la pace a lungo negata nell’arco della sua storia, in uno stato riconosciuto a livello globale.

Temo solo che il lancio delle bombe non aiuti questo processo.

Per il resto, vi lascio a Odifreddi:

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

Piergiorgio Odifreddi

A lezione contro l’omo-transfobia

Il ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, ha invitato le scuole a celebrare la Giornata Mondiale contro l’omofobia e la transfobia, attraverso una circolare ministeriale inviata a tutti gli istituti di ogni ordine e grado.

Nel documento si legge:

L’Unione Europea ha indetto per il 17 maggio di ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia (risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile del 2007) ossia contro ogni forma di atteggiamenti pregiudiziali basati sull’orientamento sessuale.
La giornata rispecchia i principi costitutivi sia dell’Unione Europea sia della Costituzione italiana: il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l’uguaglianza fra tutti i cittadini e la non discriminazione. Sono le condizioni che consentono alla società di promuovere l’inclusione di tutti e di ciascuno e di battersi contro ogni offesa alle persone.
La scuola si cimenta ogni giorno con la costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno. È, infatti – ad un tempo – la prima comunità formativa dei futuri cittadini e un luogo importantissimo per la crescita e la costruzione dell’identità di ciascuna persona. Così, le scuole favoriscono la costruzione dell’identità sociale e personale da parte dei bambini e dei ragazzi, il che comporta anche la scoperta del proprio orientamento sessuale. [...]
Le scuole, nello svolgere tale prezioso lavoro educativo ogni giorno, contrastano ogni forma di discriminazione, compresa l’omofobia.

Anna Paola Concia fa notare che Maria Stella Gelmini, quando occupava lo stesso dicastero, mai ha concesso udienza alla deputata e alle associazioni per affrontare il tema. In questo riconosco di aver nutrito più di un pregiudizio verso il “cattolico” Profumo. E quando sbaglio, io lo riconosco.

Cos’altro dire? Se lo ha detto il “capo”, occorre darsi da fare. E allora oggi strutturerò una lezione che si svolgerà in maniera seguente:

1. darò la definizione di omofobia e di transfobia, per capire di cosa si tratta, legandole ai concetti di orientamento sessuale e di identità di genere

2. farò vedere come esse si manifestano, concretamente, negli atti e nel linguaggio, perché noi siamo ciò che diciamo, oltre a ciò che facciamo

3. farò vedere il video italiano contro l’omofobia, commissionato da Carfagna, facendo notare i suoi limiti, pur nello sforzo di una cultura politica ancora profondamente discriminatoria. I gay e le lesbiche, in questo video, infatti, non compaiono e se le differenze non contano, perché allora non farle vedere?

4. farò vedere, quindi, il video portoghese, in cui si capisce come va trattato il tema e, soprattutto, come va trattato il fenomeno – e diciamoci la verità, le due vecchiette sono imperdibili

5. proporrò, ancora, il video irlandese che si spinge oltre, e invita i ragazzi e le ragazze eterosessuali a difendere i/le loro compagni/e in caso di bullismo omofobo

6. darò esempi di dichiarazioni favorevoli al matrimonio esteso a tutti/e, con le ultime dichiarazioni di Hollande e di Obama

7. mostrerò, infine, una mappa in cui si vede in quali nazioni le coppie sono tutelate e in quali stati le persone GLBT rischiano di perdere la libertà e/o di morire.

Come sempre, alla fine di questo percorso, inviterò i miei studenti e le mie studentesse al dibattito sul tema proposto. E chissà, magari aggiungerò un mattoncino, anche uno soltanto, sulla strada che porterà questo nostro paese a essere un po’ più civile.

Buona Giornata contro l’omofobia a tutti e a tutte!

P.S.: oggi è meraviglioso avere l’avallo istituzionale per combattere l’omo-transfobia a scuola. Mi fa sentire un cittadino in piena regola, fiero delle mie istituzioni e del mio paese. Grazie davvero!

Gay e scout: vivi e lascia vivere, ma nell’ipocrisia

Qualche anno fa, invitato al Maurizio Costanzo Show, Gianfranco Fini, fresco di doppiopetto ma ancora fascista nell’animo, dichiarò, pensando per altro di dire una cosa sensata, che a parer suo un gay dichiarato non avrebbe dovuto fare il maestro. Su di lui si abbattè lo sdegno non solo dei presenti in sala ma anche di una fetta importante della società civile. A ragione, diremmo oggi, col senno di poi, visto che anche lui, vent’anni dopo quelle dichiarazioni, ha maturato un mutamento di rotta tale da essere considerato addirittura gay-friendly.

Di ieri, a berlusconismo morente, o così parrebbe, l’Agesci, l’associazione degli scout cattolici italiani, ha ribadito, in un seminario apposito, la sua ferma contrarietà all’omosessualità in quanto tale, considerata una grave perversione. Chi è omosessuale, in altre parole, è oggettivamente disordinato. E se sei un giovane scout che pensa di essere gay, per te c’è lo psicologo, che deve farti guarire.

Ma c’è un ma. Se non lo dici, nulla vieta che tu possa fare il capo scout.

Anche in questo caso, la società civile degna di questo nome – e non soltanto i gay, si badi – si è indignata profondamente. Viviamo in un ventunesimo secolo in cui le conseguenze affettive della natura umana, non una ma molteplice, non dovrebbero più essere oggetto di discriminazione, di incitamento all’odio e alla violenza. E invece.

L’Agesci, ovviamente, ha fatto, per quel che riguarda i suoi capi e la sua filosofia, un passo avanti. Coi ritmi di santa romana chiesa, naturalmente. La stessa, per intenderci, che quattrocento anni dopo la sua morte ha dato ragione a Galileo. Viene da pensare che se questi sono i tempi d’attesa, nel XXV secolo i gay cattolici potranno sposarsi all’altare. Ma noi non abbiamo tutto questo tempo, per cui ci limiteremo a pensare che se nella Bibbia i sono scritte bugie, inesattezze e falsità sulla struttura del sistema solare, nulla vieta che anche altri episodi siano stati riportati in maniera errata. A cominciare da Sodoma e Gomorra, visto che tutto nasce da lì.

Sia ben chiaro: non sta a me e a nessuno dei/lle non credenti stabilire in cosa debbano credere i cattolici. È un problema interno alle loro coscienze e a una religione che fa acqua da tutte le parti, a cominciare dalla Genesi, per non parlare del Levitico, fino a san Paolo e al suo amore “incondizionato” verso l’universo femminile (e non a caso il cattolicesimo è profondamente misogino).

Se un genitore cattolico si sentirà a posto con la coscienza mandando il figlio da un capo scout che sarà obbligato a non dichiararsi, pena l’espulsione dal gruppo, e vivere in una congrega profondamente ipocrita – il convegno dell’Agesci ci insegna sostanzialmente questo, vivi e lascia vivere purché nella menzogna (e dentro un certo utilitarismo) – è un fatto privato che merita, paradossalmente, e in nome del relativismo che tanto è disprezzato da Joseph Ratzinger, rispetto. Pur non condividendolo, va da sé.

La cosa che mi stupisce è lo stupore di parte di quella società che guarda alle cose d’oltre Tevere e delle sue diramazioni nel mondo dei giusti – o dovremmo dire dei “normali”, a tal punto?

La chiesa cattolica, a ben vedere, è la stessa organizzazione del Crimen solicitationis, il documento che obbligava al silenzio le vittime degli abusi sessuali da parte dei sacerdoti sui minori e che consigliava, pena ogni ipotizzabile scomunica, i preti onesti a far finta di non vedere.

Purché non si sappia, è il senso dell’azione di questi signori nel mondo. Si coprono i preti pedofili? Non sarà un problema obbligare ai capi scout a tacere sul loro coming out. D’altronde, se sono capaci di tollerare un crimine odioso – la violenza su bambini e adolescenti – saranno in grado di accettare, sempre nel silenzio, un atteggiamento umano (e mai criminale), come l’omosessualità, spacciata per peccato.

Ma per favore, ribadisco, non stupiamoci. Fanno esattamente il loro lavoro.

Gay pestato. In ospedale gli dicono: trovati una donna, così eviti queste cose

Ci risiamo. L’ennesima aggressione omofoba si è consumata nei pressi di Reggio Calabria, a danno di Claudio, un ragazzo che denuncia le violenze subite direttamente sul suo profilo Facebook:

E DOPO L’AGGRESSIONE OMOFOBA DI QUESTA SERA CHE MI HA PROCURATO LA FRATTURA PLURIFRAMMENTARIA DELLE OSSA NASALI CON DEVIAZIONE DEL SETTO NASALE A DESTRA CHE COSA MI RESTA DA DIRE? SONO ANCORA PIù INCAZZATO CONTRO CHI PROVA ODIO VERSO DI ME E I MIEI AMICI! IO SONO L’ENNESIMO ESEMPIO DI UN PAESE INCIVILE COME L’ITALIA!

Lo dice “gridandolo” sul web, a lettere maiuscole, parlando delle ferite subite – a quanto pare non una robetta da poco – e additando all’inciviltà del nostro paese, incapace anche di varare una legge simbolica di tutela contro le violenze omofobe, il mandante di tutte le aggressioni consumate a danno di uomini, donne, ragazzi e ragazze GLBT negli ultimi tempi.

La notizia è pervenuta solo adesso, proprio sul social network, per cui i dettagli sono ancora incerti. Un aspetto, se confermato, preoccuperebbe ulteriormente per la sua volgarità: tutto il fatto, di per se stesso odioso, diventa irricevibile in ospedale. Il personale di turno – nello specifico, un infermiere – che ha curato Claudio, infatti, gli avrebbe consigliato di cercarsi una bella ragazza, «per evitare queste cose».

Se fosse vero – va infatti capito in che contesto è stata pronunciata la frase – sarebbe come se si consigliasse a un ebreo di cambiar religione per non subire attentati o a un nero di cambiar colore della pelle per non essere discriminato…

Claudio, la notte scorsa forse è stato picchiato due volte. La prima dai suoi aggressori, la seconda – e ribadisco: aspettandone piena conferma – dalle parole di chi avrebbe dovuto accoglierlo non in qualità di “frocio” da ricondurre sulla retta via, ma di paziente a cui affidare tutte le cure possibili perché così ci si comporta con le persone.

Questa è l’Italia incivile contro la quale si scaglia, sul web, il suo grido arrabbiato.

Di Pietro e Lega a favore del manganello facile

Il popolo indica la luna e il governo guarda al dito. Quello della mano che tiene il manganello, per altro.

Sabato scorso a Roma ci sono state centinaia di migliaia di persone pacifiche che sono state vittime, assieme alla democrazia di cui sono stati capaci, dell’assalto di poche centinaia di delinquenti da strada e dell’impreparazione delle forze di polizia che non hanno saputo garantire l’incolumità dei cittadini.

Roberto Maroni, se fosse stato il ministro degli interni di qualunque paese europeo e occidentale, sarebbe stato costretto alle dimissioni alla velocità di un neutrino, con tanto di comunicato di compiacimento della Gelmini o chi per lei.

Invece si evacano leggi da Sud America degli anni settanta.

Questa cricca di notabili senza arte né parte, a cui anche la Lega appartiene a pieno titolo, ancora una volta non riesce a capire i bisogni concreti della gente. Sabato l’Italia ha detto a PdL e Lega che se ne devono andare dai luoghi del potere, che sono indegni del ruolo che ricoprono, che questa crisi non può essere gestita ancora con leggi ad personam e a colpi di fiducia.

Il governo deve dare risposta a queste critiche che vengono direttamente dalla pancia della società. Non può pensare di nascondersi ancora dietro il terrorismo psicologico suscitato da un’emergenza per altro affrontata in modo pedestre, inadeguato, vergognoso.

Maroni farebbe prima a prendere bagagli, cartellette, i suoi ridicoli occhiali e nascondersi nella nebbia di una delle valli da cui proviene. Nessuno ne sentirebbe la mancanza.

Grave, poi, che Di Pietro sia la sua musa ispiratrice. Da un politico di “cosiddetta” sinistra ci si aspetterebbe un minimo di buon senso, non l’ennesima boutade in salsa molisana. La politica è roba seria, dovrebbe averlo capito anche l’ex pm di Mani Pulite.

Zombi

Giusto per fare il riassunto di questi ultimi giorni.

Trovo profondamente frustrante essere governato da una pletora di notabili che stanno ancora dietro a uno zombi, solo perché certe necrofilie di palazzo assicurano privilegi e vantaggi personali. Per fortuna io non sono come loro.

Trovo assolutamente doloroso vedere macchine che bruciano, vetrine distrutte, infiltrati incappucciati e poliziotti inadeguati. Per fortuna, dall’altra parte, c’è il mondo che vive davvero.

E infine, trovo profondamente immaturo (o dovrei dire indegno?) chi non ti saluta perché sa che non avrà il tuo voto, fosse per le elezioni del municipio o per il rinnovo delle cariche di un’associazione. Per fortuna esistono persone di tutt’altra pasta. In quelle c’è il futuro.

Civiltà cattolica

 

Una ragazza contesta dei pellegrini: una pattuglia di poliziotti lì vicina la circonda, la giovane viene presa a schiaffi.

Un cameraman che riprendeva la scena è stato picchiato senza nessuna ragione.

Attendiamo, dal Vaticano, una ferma condanna di questi atti di violenza.
Possibilmente non tra cinquecento anni.

La dignità delle donne

Grazie alla mia amica Monia ho scoperto una canzone molto dolce e tenera che parla, tuttavia, di violenza sulle donne.

Oggi, in tutta Italia, c’è una manifestazione che combatte un altro tipo di violenza: quella di chi crede che basti il denaro e il potere per disporre delle donne a proprio piacimento.

Tutto parte dalla dignità e questo vale per ogni categoria discriminata. Se si svilisce quella, tutto il resto non ha più importanza. E si arriva agli orrori, da quelli di cronaca a quelli della storia.