Sanremo 2015 e il Volo. Verso la banalità

FOTO_Daniele-Barraco-IL-VOLONon ho visto Sanremo, quest’anno. Ho avuto una vita da vivere nel frattempo. E credo di essere giustificato, per questo. Ho intravisto qualcosa, questo sì. Ho per esempio ascoltato Lorenzo Fragola, tanto bellino e con un motivetto niente male. So che si è a lungo parlato sui social del fantomatico pusher di Arisa e poi, oggi, in pieno hungover, sono venuto a conoscenza di due cose: la prima, che ha vinto Il Volo, con Grande Amore; la seconda, è che Il Volo esiste.

Mi sono incuriosito, ho cercato su Youtube ed ecco il video. Atmosfere luminose, palazzi antichi, giardini all’italiana, marmi pregiati. Insomma, sembra che sia stato girato nel castello dei Volturi. Se poi leggiamo il testo del brano, capiamo che il richiamo all’horror non deve essere casuale.

Già la complessità sintattica delle frasi (ad esclusione del ritornello, non si va oltre il primo grado di subordinazione) ci fa capire che il gruppo ha a cuore anche un pubblico che tende all’analfabetismo di ritorno. La scelta lessicale copre il campo semantico dei termini che un bambino deve conoscere per esprimere concetti di base in terza elementare. Le immagini che ci restituisce il testo? «Chiudo gli occhi e penso a lei» qualcosa che nessuno ha mai detto, converrete, o ancora «Sole sono le parole, ma se vanno scritte tutto può cambiare» e pensi, ad esempio, che possiamo rimanere decisamente atterriti da certe scelte stilistiche. Ma il clou arriva, appunto, col ritornello:

Dimmi perché quando penso, penso solo a te
Dimmi perché quando vedo, vedo solo te
Dimmi perché quando credo, credo solo in te grande amore

E anche qui, si muore di noia alla seconda sillaba di un verso a scelta. Roba più triste del lato destro del mio letto in certe notti in cui accendo Grindr e nessuno mi si fila di pezza. E penso di aver detto tutto.

ilvoloPoi fai una ricerca, capisci che sono ventenni e quindi giovani di belle speranze e ti chiedi: ma a quell’età non dovresti volere ribaltare il mondo? O ti accontenti di mettere in una canzone “sole” e “amore” (per altro citato dodici volte) con esiti artistici che fanno diventare un gigante della letteratura mondiale Tre parole di Valeria Rossi? (Almeno lei ci mette pure “cuore”, movimentando il tutto.) No, giusto per sapere.

E capisci quanto può aver fatto male il concetto di boy band legato alla contaminazione dei generi, soprattutto se metti insieme lirica, bimbominchiaggine post-adolescenziale (rimando al momento in cui, nel video, uno dei tre fa l’occhiolino verso la telecamera e a quell’altro, successivo, in cui ti chiedi dov’era Erode quando sarebbe servita la sua fausta presenza nel 1995) e certa estetica porno-gay.

Sì, perché i tre baldi giovani – pure carini, per carità! – poi posano per fotografie in cui l’immaginario è quello: incipit da film hard. Che andrebbe benissimo anche così, non sia mai, ma poi spiegatemi perché fate un video in cui ammiccate al romanticismo etero spinto, all’ “io sono figo e macho” (ma anche no), mentre omaggiate tristemente film del passato e vincete pure Sanremo perché tanto ormai, almeno dai Jalisse in poi, il palco dell’Ariston è come il Pd: chiunque può scalarlo e trionfarvi.

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Convegno di Milano: il video dell’intolleranza omofoba

Ma Sentinelle in piedi, Manif pour tous, Mario Adinolfi, la sposa (mai del tutto) sottomessa Costanza Miriano, non erano per la libera espressione e libertà di opinione di tutti e contro ogni forma di omofobia?

lo studente viene preso per un braccio

lo studente viene preso per un braccio

Perché a guardare un video pubblicato nel sito di Repubblica sul convegno omofobo organizzato a Milano con il patrocinio della Regione Lombardia – e abusivamente associato al logo dell’Expo 2015 col placet di Maroni – in cui un ragazzo chiede coraggiosamente alla platea se sanno qual è il reale orientamento sessuale dei figli dei/delle partecipanti, io sento solo parolacce contro di lui, fischi e tanta violenza verbale.

Da notare la “serenità” degli astanti, a cominciare dal “moderatore” del convegno che lo apostrofa pesantemente, con frasi «sei venuto a rompere le balle» e «ma va a cagare!».

lo studente viene allontanato dal microfono

lo studente viene trascinato via dalla sicurezza

Mi chiedo e vi chiedo, cari amici e care amiche eterosessuali: vi sentite al sicuro sapendo che è questa gente che vuole difendere le vostre famiglie? Cosa accadrebbe se costoro, arrivati al potere, pensassero che le vostre decisioni non sono affini alle loro idee (ad esempio in materia di interruzione di gravidanza, divorzio, fine vita, educazione della prole, ecc)? Perché di fronte a tutto questo, mi viene in mente una parola e una soltanto: fascismo.

Siamo sicuri che questa gente voglia davvero tutelare le vostre famiglie o forse, visti i toni e le reazioni rispetto a una semplice domanda, sono loro la minaccia da cui occorre difendersi?

E in tutto questo, ricordiamolo: la Lega Nord, il partito di Matteo Salvini, sta dalla parte di queste belle persone. Lo chiedo per l’ennesima volta: tutto questo vi fa davvero sentire al sicuro?

Vivere a colori: spot per il Roma Pride 2014

il logo del Roma Pride 2014

il logo del Roma Pride 2014

E ci sono quelli che se ne stanno zitti a leggere in piedi nelle piazze.

Quelli che «voi gay siete un pericolo per la pace».

Ci sono quelli che pensano che vogliamo “omosessualizzare” il mondo. Tipo Mignolo e Prof.

Chi manifesta pour tous, anche (o forse solo) per chi ci vuole senza diritti.

E poi ci sono questi ragazzi e queste ragazze, che usano tre ingredienti semplici: la gioia, i colori e la voglia di vivere. Per quello che si è.

Ognuno poi faccia le sue considerazioni.

Noi, per non sbagliare, ci vediamo il 7 giugno al Roma Pride 2014!

Ci chiamano diversi: il film

È finalmente uscito – ed io lo attendevo da tanto – il film di Vincenzo Monaco:

«Ci chiamano diversi è un itinerario nella coscienza collettiva e nelle vite private di chi si racconta. Storie troppo spesso ferite da parole ingiuste e dal pregiudizio, ma tutte straordinariamente capaci di generare un finale inaspettato, più bello e positivo rispetto a quella promessa di chi aveva sentenziato per loro una condanna all’infelicità.

Per capire che l’umanità, in qualsiasi sua declinazione, non è mai uno scarto dalla norma, ma qualcosa che semplicemente accade, in tutta la sua dignità. Anche laddove il “senso comune” non pensava di poterla trovare o accogliere. Per comprendere che solo quando siamo in grado di abbracciare ciò che appare lontano rispetto a noi, siamo davvero persone libere.»

Per chi volesse saperne di più può visitare il sito ufficiale o la pagina su Facebook. Io non vedo l’ora di andare a vederlo.

Parole e omofobia

Panti Bliss

Un video della drag queen irlandese Panti Bliss che consiglio a tutti quelli che “io al gay pride non ci vado perché è una carnevalata” e amenità similari.

Da notare che la cattolicissima Irlanda, dopo aver visto il video, ha portato la questione in parlamento. Per dire… (e per dire la differenza tra paesi civili, anche cattolici, e la nostra piccola e insulsa Italietta).

E faccio presente, altresì, che il video è stato ripreso da Repubblica, che lo ha tagliato e tradotto alla bell’e meglio – per non usare termini spregiativi – facendo coincidere “straight” (eterosessuale) con “retto”. Questo la dice lunga anche sul (de)grado della nostra informazione, da parte di testate progressiste o ritenute tali.

Manif pour tous a Firenze? Le immagini del flop

manifpourrienCerti media stanno mettendo in giro delle cifre discutibili circa la manifestazione di Firenze. Come si può leggere sulla pagina Facebook dell’organizzazione omofoba Manif pour tous: «la manifestazione LGBT era zero», oppure «la preannunciata ‘contromanifestazione’ LGBT semplicemente non c’era» (cliccate sull’immagine per ingrandire).

Credo che a parlare circa i reali numeri e la natura delle due manifestazioni siano le immagini di quanto si è consumato oggi nel capoluogo toscano.

Da una parte, infatti, c’era il grigiore di coloro che vogliono che in Italia le persone omosessuali e transessuali non abbiano pari dignità e pari diritti. Dall’altra parte, invece, c’era la musica, il colore e la richiesta di diritti del movimento LGBT locale, che si batte affinché tutti e tutte, eterosessuali e non, siano uguali conformemente a quanto scritto nella Costituzione.

Lascio a voi, poi, giudicare cosa è accaduto realmente. Vi dico solo che certa stampa ufficiale parla di 250 (duecentocinquanta) partecipanti per il Manif pour tous e di 150 (centocinquanta) per le associazioni arcobaleno. Il video che vi propongo smentisce certe bugie. Ancora più gravi non solo perché disinformano, ma proprio perché dette anche dal fronte dei cattolici omofobi: per loro, infatti, mentire dovrebbe essere peccato.

Per una legge contro l’omo-transfobia, senza se e senza ma

Oggi facciamo tutti/e una cosa buona. Intanto guardiamo questo video:

poi andiamo sulla pagina di Change.org e firmiamo la petizione per una legge giusta contro l’omo-transfobia.

Perché l’Italia è il secondo paese in Europa per omicidi delle persone transessuali e questo è inaccettabile.
Perché stiamo dietro a Lituania, Albania e Polonia per il riconoscimento di diritti anche minimi delle persone LGBT.
Perché troppi adolescenti hanno deciso di farla finita.
Perché i nostri politici devono capire che vogliamo esser trattati/e con pari dignità. La legge attualmente prevista forse mette a posto le loro coscienze, ma non risolve il problema, anzi semmai lo rende ancora più grave perché fornisce alle dichiarazioni omofobe e transfobiche una forma di riconoscimento giuridico.

Perché l’omo-transfobia è odio e quell’odio uccide. Ed è l’ora di dire basta. Senza se e senza ma.

 

Mario Mieli trent’anni dopo


Ecco la mia intervista per la presentazione di Mario Mieli trent’anni dopo, alla festa dell’Unità di Roma. Dal minuto 3:40, per chi va di fretta.

Per chi volesse richiedere una copia del volume, può scrivere al Circolo Mario Mieli. Il libro verrà spedito direttamente a casa vostra.

E non fate caso al fatto che parevo ubriaco. Non riuscivo a smettere di ridere.

Le parole creano realtà (la mia intervista su “Le cose cambiano”)

Dopo il video di qualche giorno fa, oggi è uscita l’intervista che il team di Le cose cambiano mi ha fatto, sempre in merito al coming out e all’accettazione di sé.

Spero che testimonianze come la mia, assieme alle altre, portino sempre più adolescenti (e non solo) ad accettare con serenità il loro essere gay, lesbiche, bisessuali, transessuali.

Buona lettura.

Dario l’abbiamo scoperto grazie al suo blog, Elfobruno, dove usa il lato fucsia della forza per cercare di cambiare le cose. Ha scritto anche un libro, “I gay stanno tutti a sinistra”, che è bellissimo e inizia citando David Leavitt e il suo La lingua perduta delle gru:

«Ciascuno, a modo suo, trova ciò che deve amare, e lo ama, la finestra diventa uno specchio; qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo.»

Ci ha mandato un video in cui ci ha raccontato di avere passato un periodo difficile, e abbiamo deciso di indagare facendogli qualche domanda.

Com’erano le cose per te prima che cambiassero? E come sono cambiate?
Per me l’infanzia e l’adolescenza sono state particolarmente problematiche: venni discriminato sin da piccolo perché non mi piaceva fare le cose che facevano i “maschi”, ovvero stare tutto il giorno dietro un pallone. Durante le ricreazioni stavo con le bambine, perché i loro giochi mi sembravano più creativi. Questo contribuì dapprima a farmi appioppare nomignoli, e poi la cosa degenerò in veri e propri atti di bullismo a scuola e fuori casa.
Mi isolai da tutto e da tutti, in un contesto – quello della Sicilia degli anni ’80 – in cui era difficile anche solo poter pensare di esprimere il disagio che quella situazione mi creava. Per molto tempo ho sofferto tantissimo, perché non solo ero un emarginato, ma anche perché mi sentivo solo nella gestione del dolore. Ho dovuto fare tutto da solo. Costruirmi una scorza che fosse sufficientemente spessa per reggere l’urto della cattiveria degli altri.
Andavo avanti per inerzia, ma poi è successo l’inevitabile: quando la gente ti conosce per quello che sei non può fare a meno di accoglierti, a meno di rinunciare alla propria umanità. Il muro di sospetto e di dileggio che si era creato attorno a me pian piano ha cominciato ad assottigliarsi. Non ero pronto per dichiararmi, ma amici e amiche compresero chi fossi prima ancora che io fossi in grado di accettarlo.
Alcuni di loro me lo hanno rivelato più tardi: «avevo capito che eri gay, ho aspettato il momento in cui per te non fosse un problema». Quella rete silenziosa di solidarietà e di affetto ha fatto crescere in me una maggiore sicurezza e consapevolezza. Fino a quando, una notte, dopo tante passate a “pregare” perché “guarissi” da ciò che ero, ho avuto una rivelazione: non c’era niente di sbagliato in me. Ero un ragazzo come tanti altri, ero una persona per bene ed ero stato vittima di troppe ingiustizie.
Da quel momento è passato un lungo periodo – adesso ho trentanove anni – e credo che il cambiamento sia una condizione costante della vita di ognuno di noi. Prima ho smesso di avere paura, poi ho imparato il coraggio e adesso mi sento un leone. Pronto a ribellarmi a tutto ciò che reputo delle ingiustizie, verso me stesso e verso le altre persone.

Se potessi parlare con il te stesso quindicenne cosa gli diresti? E lui, cosa ti risponderebbe?
Gli direi di non avere paura. Lo rassicurerei. Gli spiegherei alcune cose sul male del mondo. A cominciare dal fatto che quelle persone che lo perseguitano sono vittime dell’omofobia e dell’odio esattamente quanto lui. Lui rappresenta il bersaglio di un sistema sociale che ha bisogno di creare i “diversi” per impaurire e, di conseguenza, controllare i “normali”. Poi gli direi che per risolvere tutta la faccenda, basta la parola più semplice del mondo: no. Quando lo fanno sentire inadeguato, quando lo insultano e lo attaccano, quando lo deridono alle spalle, l’unica risposta possibile è questa: no, non sono come voi mi dipingete. Le parole creano realtà. Se noi crediamo alle cose orribili che ci dicono, non facciamo altro che permettere a quella realtà di essere possibile. Se poi essa si basa su pregiudizi, e non sulla reale conoscenza di chi siamo davvero, stiamo solo concedendo a una menzogna di prendere il controllo della nostra felicità. Mentre tutti e tutte, indistintamente, a quindici anni, hanno diritto a essere portatori sani di gioia e di speranza.

Con il tuo lavoro di insegnante come stai cercando di cambiare le cose? E come ti ha cambiato?
Attraverso la conoscenza. L’omofobia nasce dall’ignoranza, dal non sapere di cosa si parla quando si parla di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Ci mettono tutti e tutte nello stesso identico calderone, ci cucinano nel brodo del preconcetto e ci attaccano un’etichetta con su scritto “sbagliato”. Non va bene. Prima di parlare di categorie dobbiamo ricordarci che dietro ad esse ci stanno sempre esseri umani. Portatori di umanità che, come chiunque, possono essere feriti dall’odio e dal pregiudizio. Cerco sempre di far capire questo alle mie classi, siano esse di scuola media o del liceo. Lego per altro la lotta all’omofobia all’educazione alla cittadinanza. È sorprendente vedere come la nostra Costituzione dia tutti gli strumenti culturali per combattere le discriminazioni.
Questo tipo di lavoro, sempre di trincea – a volte mi è capitato di avere a che fare con le resistenze e l’ostilità di allievi e genitori – ti aiuta a migliorare continuamente. Bisogna avere una grande motivazione per portare avanti un’operazione culturale del genere. Bisogna darsi una forza d’animo enorme, non cedere mai, essere più forti, se necessario, delle piccole e grandi sconfitte quotidiane e politiche. Bisogna imparare a credere in se stessi e ad avere fiducia nel futuro.
Una persona come Giovanardi non sarebbe molto contenta di quello che faccio nelle mie classi. Per questo credo di fare bene il mio lavoro.

Quali sono le maggiori difficoltà che riscontri o che osservi nella scuola per gli adolescenti LGBT?
Nonostante la società stia facendo grandi progressi sulla comprensione dell’omosessualità c’è ancora molta poca informazione e molto pregiudizio. La parola “frocio” è uno degli insulti più ricorrenti che gli adolescenti sentono nelle aule e nei corridoi.
Un suicidio su tre tra i minorenni è generato dall’odio contro le persone LGBT.
Se continuiamo su questa strada avremo la tragica responsabilità storica di non aver protetto le giovani generazioni da quello che si prefigura come un vero e proprio crimine d’odio. L’adolescenza è un’età molto delicata, il nostro io si forma e si trasforma. Non possiamo permettere che questo processo venga turbato dal pregiudizio sociale. Dobbiamo educare alla comprensione, al rispetto, all’accoglienza. Conoscere i fenomeni, sapere ciò di cui si sta parlando, diradare le nebbie dell’ignoranza sono ottime soluzioni per agire dal basso. Poi le istituzioni e la politica devono fare la loro parte con leggi di tutela sull’omogenitorialità, con l’estensione della legge Mancino, con l’approvazione del matrimonio egualitario. In parole più semplici: portando il sapere laddove c’è inconsapevolezza, e l’uguaglianza laddove c’è discriminazione.