Vestirsi da omosessuali

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Prima vennero Dolce & Gabbana con i loro bambini sintetici. Poi in mezzo, mettici un/a qualsiasi Adinolfi, Miriano o ex comici falliti e altra voce a caso che dicono cose senza senso contro gay, lesbiche e trans. Alla fiera della boiata, infine, arriva lui: Giorgio Armani. Il quale, in un momento di evidente poca lucidità, proferisce: «Un omosessuale è un uomo al 100%. Non ha bisogno di vestirsi da omosessuale».

Al di là del fatto che dovrebbe spiegarci come si veste un gay – di solito vado in giro così come si abbigliano i miei colleghi eterosessuali, a volte sono più elegante e a volte più sciatto – c’è da chiedersi a quale tasso di mascolinità si rifà nella valutazione su ciò che deve o non deve mettere un maschio da considerarsi tale. Anche perché, se guardiamo alcune delle sue sfilate, non ne esce certo il modello “old Sparta”.

Detto questo, direi a questo gentile signore che più che i vestiti da omosessuale eviterei quelli disegnati da persone che fanno ancora discorsi da analfabeti civili. E che cavalcando certi stereotipi ci hanno fatto i miliardi.

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Solo perché fa freddo

È solo colpa dell’inverno.

Perché fa freddo. E siccome fa freddo, non posso fare un sacco di cose: come fumare nella mia stanza, senza tenere la finestra chiusa, o dormire abbracciato a qualcuno che non sia il mio cuscino.

Per scaldarmi meglio, mica per altro. E poi i vestiti, pesanti, goffi, in perenne lite col vento…

Ma arriverà il bel tempo e il letto sarà solo mio e di nessun altro, sia esso un ricordo in carne ed ossa o meno. E dalla finestra entreranno, non invitati e a caso, i suoni del mercato e i pollini degli alberi di strada.