Togliete internet ai leghisti. Ora!

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A quanto pare la Lega Nord Veneta ha diramato questo inquietante tweet. Adesso, lasciando stare il folklore per cui sarebbe cominciato lo sterminio di donne italiane in ospedali italiani con medici italiani a gestirli – a meno che gli immigrati, come gli alieni, non abbiano il potere di dirigere le nostre azioni a prescindere dalle nostre volontà e in quel caso non mi spiego come mai non ci inducano direttamente ad accoglierli passivamente o all’autodistruzione – vorrei farvi notare la vera tragedia della realtà posta in essere dal tweet in questione.

Ovvero:

  • le nascite del 2016 sarebbero in maggior parte “straniere” quindi avvenute all’estero, rispetto il nostro paese. Giusto?
  • se usi il maiuscolo (e già sei messo malissimo così) utilizzalo anche per le vocali accentate. Esiti come “FATALITà” sono indicativi di tutto il disagio possibile
  • “QUELLE 5 MAMME DECEDUTE” vorrebbe, oltre il minuscolo, il numerale in lettere
  • la spaziatura tra punti e parole necessita di almeno un minuto di silenzio. E di urla di dolore, subito dopo
  • “LO STERMINIO E NIZIATO”: soprattutto quello dell’accento sul verbo essere e della i- iniziale nel participio passato.

Cinque orrori linguistici in meno di centoquaranta caratteri. Ricordando che avevo allievi stranieri che usavano la lingua italiana con maggior rispetto, concludo con un auspicio: togliete internet ai leghisti. Ora!

P.S.: chissà se qualche femminista caduta in disgrazia di Se non ora quando non abbia da dire la sua, in merito…

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Dal patto di Arcore alle mozioni omofobe di Forza Italia

Il patto di Arcore tra Luxuria e Berlusconi

Il patto di Arcore tra Luxuria e Berlusconi

Sia ben chiara una cosa, una volta per tutte, giusto per tacitare i professionisti dell'”antigufismo”: che la destra si apra alla questione LGBT è qualcosa di assolutamente auspicabile e nessuno lo mette in dubbio, o almeno credo. Per cui se Vladimir Luxuria (o chi per lei) incontra il leader di Forza Italia e ottiene un accordo politico tanto meglio, ammesso che quell’accordo vada in direzione della piena dignità della categoria sociale che si dice di voler tutelare (e dovrebbe essere il minimo sindacale).

Dovrebbe essere altrettanto evidente, tuttavia, che una cosa sono i passi e gli accordi tra partiti e un’altra gli atti mediatici. E soprattutto che questi ultimi vadano presi per quelli che sono. Ritorniamo all’incontro di Arcore: Vladimir Luxuria chi rappresenta nel caso specifico? Il movimento, la comunità, una parte politica specifica? Ha avuto, ad esempio, mandato dal Pd, che della questione dice di voler farsi carico? E dentro Forza Italia c’è stato un dibattito serio che ha portato a un sostanziale ripensamento rispetto alle precedenti posizioni omofobiche? Questi aspetti non sono capricci da militante, ma precondizioni fondamentali (interlocutori/trici che parlano di progetti politici concreti) affinché i risultati siano effettivi. Le mie perplessità nel patto della grappa al cioccolato – o chiamatelo come volete – stanno tutte qui.

Eppure pare che tali perplessità non debbano nemmeno avere cittadinanza. Di volta in volta vengono bollate come amore pregiudiziale verso il disfattismo, capriccio da attivista LGBT (a quanto pare va sempre di più in voga l’idea che essere militanti corrisponda a un insulto), o precondizione di chi non ha solidi legami con la realtà. Anche quando la realtà suggerisce tutto il contrario rispetto al delirio di massa che si sta consumando sui social e sui media, più in generale, tra cene galanti e raduni di vescovi e cardinali.

Eppure che ci debba essere un collegamento imprescindibile tra presupposti culturali nuovi, dibattito politico, accordi tra interlocutori/trici e proposta legislativa dovrebbe essere il punto di partenza verso il raggiungimento dell’obiettivo. Fosse non altro per quell’amore verso il pragmatismo di cui molti e molte riempiono la propria bocca e, soprattutto, le rispettive tastiere dei computer.

A riprova di quello che dico, segnalo tre lieti eventi, tutti e due targati centro-destra, con l’appoggio fondamentale di Forza Italia.

Il primo: in Toscana, «Il Consiglio Comunale di Livorno ha approvato nella seduta del 13 ottobre (con il solo voto contrario della consigliera di Forza Italia Elisa Amato Nicosia) il regolamento per il riconoscimento delle Unioni Civili e l’istituzione di un registro amministrativo delle Unioni Civili» e mi direte, ok, la cena tra Vladi e il Cavaliere doveva ancora esser fatta, e buona pace per le dichiarazioni di Pascale e sante unzioni conseguenti.

Il secondo: il Consiglio regionale del Veneto ha approvato «una mozione che impegna la giunta a individuare una data per “la festa della famiglia, fondata sull’unione tra uomo e donna”». E siamo al 14 ottobre 2014, il giorno dopo la cena di Arcore, esattamente.

Il terzo: l’opposizione capitolina ha presentato un «esposto al prefetto perché fermi le trascrizioni dei matrimoni egualitari», come afferma Alemanno al programma L’aria che tira, dove per altro «ha spiegato che a sostegno dell’esposto hanno firmato tutti i consiglieri dell’opposizione in Campidoglio, Forza Italia inclusa». E siamo al 15 ottobre dello stesso anno.

Situazione paradossale, soprattutto quest’ultima, in quanto proprio Vladimir Luxuria, dopo i fasti arcoriani, aveva garantito a Gay.it che il nuovo corso si sarebbe avvertito addirittura a partire dalla capitale. Che sia finito l’effetto dell’ebbrezza procurato dalla grappa?

Poi, se vogliamo pure disturbare le evidenze storiche, andrebbe anche ricordato che Berlusconi è famoso per aver sempre fatto saltare mediazioni e tavoli di trattativa, dalla bicamerale in poi. E che a parità di protagonisti politici – in parlamento ci stanno ancora Gasparri e Santanché, per intenderci, e ricordiamoci che Forza Italia in questa legislatura ha già fatto saltare gli accordi sul ddl Scalfarotto – ci si sbellichi in applausi a piene mani, per quello che appare un disegno politico poco chiaro, a me pare un atto nel migliore dei casi miope.

Ricordiamoci, per altro, che l’apertura alle questioni LGBT rischia di minare il sodalizio Renzi-Alfano (in nome del quale si è già messo da parte il progetto di legge Cirinnà, da sostituire con un altro di fattura governativa), creando spazi di manovra politica dove FI potrebbe tornare protagonista. E anche questo dubbio dovrebbe solleticare le titubanze di tutti/e noi.

Poi, per carità, sempre pronto a ricredermi qualora arrivassero risultati concreti, sempre e solo nel nome della piena dignità delle persone LGBT. Ma l’elogio fine a se stesso del nuovo corso berlusconiano io lo eviterei. Fosse non altro per non avere il solito brusco risveglio.

Message from Padua

La prossima volta che sentirò un settentrionale magnificare la grande organizzazione del nord giuro che gli cago in faccia. I treni arrivano in ritardo esattamente come al sud. Sono ugualmente sporchi (quel giallino che decora il grigio dei sedili mi fa sentire a mio agio come in una batteria di polli) e le Ferrovie dello Stato ti fregano esattamente come a Roma, Napoli o Catania.

Tutto questo per dire che abbiamo preso l’alta velocità per andar presto a Padova, ma siccome prima avevamo una coincidenza col treno regionale e sui regionali non esiste possibilità di rimborso in caso di ritardo, siamo ugualmente arrivati un’ora dopo rispetto alla tabella di marcia pagando più di venti euro a biglietto. Che siate maledetti, ça va sans dire.

Simpatica l’usanza locale, anche in stazione, di parlare dei fattacci propri col venditore di biglietti magari mentre sta per partire il treno che serve a te. Certo, poi ci siam scapicollati manco fossimo inseguiti da una ronda locale a caccia di clandestini, ma in compenso siamo stati edotti sulle vicende catarrali della signora che ci ha venduto i titoli di viaggio.

Signori del nord, è inutile che vi sparate le pose, come dicono a Napoli. Avete tutti i brutti vizi di Roma ladrona e della Sicilia mafiosa. Mettici pure un accento di merda e un umanesimo da Sud Africa pre-mandeliano, e la catastrofe è completa.

A Padova abbiamo visto la Cappella Scrovegni. Del tipo che Giotto era un grande. Prende tutta l’arte sacra a lui precedente, calorosa come un’acconciatura della Moratti in collisione con l’accento di Ratzinger quando parla di froci, e la trasforma in una “comedia” umana. I corpi assumono rotondità e passione, la natura viene sussurrata e c’è un timido accenno a quello che nel quattrocento verrà chiamato col nome di prospettiva. Praticamente un genio.

Messer Scrovegni, il committente, era anche lui un gran simpaticone. Usuraio, come il padre già sputtanato da Dante nell’Inferno, decise di farsi perdonare il suo peccato erigendo una cappella da donare alla chiesa che, facendosi restituire il maltolto (ad altri…), lo perdonò per anni e anni di strozzinaggio. Certe cose non cambiano mai, non c’è che dire.

Per il resto, avrei voluto vedere Padova, ma gli orari erano stretti e pioveva. Sarà per la prossima volta. Chissà quando, ok. E per consolarci di treni in ritardo, tracotanza padana e clima inclemente, ci siamo presi la cioccolata con le noccioline dentro e i biscotti al cacao e pepe nero. Là fuori, intanto, al ritorno, pioveva, in mezzo alle insalubri brume. Himelda ed io, nel frattempo, in treno, dimenticavamo le brutture della vita al pensiero del cielo stellato dipinto da Giotto sulla volta e il miracolo che, attraverso la pittura (e il cioccolato), l’uomo sa regalare a chi è destinato a venir dopo.

Message from Venezia (e dintorni)

Da domenica sono in Veneto, per trovare Himelda che adesso vive qui. Ieri perciò scendo dall’aereo, vedo un tipo che aspetta agli arrivi e penso “poveraccio, è il sosia di Brunetta”. Ecco, per la cronaca: non era il sosia.

Che culo!

Dove mi trovo adesso è un paesino di poche anime. Tutti tremendamente gentili, per carità. Peccato che votino Lega con punte bulgare.

Qui i veneti sono curiosi come scimmie: hanno bisogno di sapere chi sei, da dove provieni e cosa fai qui. Appena capiscono che non vuoi far loro del male (perché basta vedermi in faccia per capire che ho sordidi legami con Al Qaeda, ne converrete) si rasserenano e ti guardano per sempre con un sorrisino da Joker.

Mia sorella ha già fatto le prime vittime. Un ragazzino le ha chiesto: “prof, ma perché lei è così cattiva?”, smentito subito dopo da una sua compagnetta che ha controbattuto: “non è vero, non è cattiva. E’ cattivissima!”.

(Perché Himelda, fondamentalmente, è Maaadre).

Per il resto, oggi siamo stati a Venezia tutto il giorno, a mangiare kebab e strudel di mele, a vedere la laguna in un clima autunnale e piovoso che me l’ha resa molto più gradevole di qualche anno fa. Venezia è fondamentalmente malinconica e vederla sotto un sole mediterraneo e allegro, con orde di turisti quasi più perniciosi dei ben famigerati piccioni locali, è puro sacrilegio. Domani vedremo Padova e la cappella Scrovegni. Ecco, se magari evitasse di piovere a piscio di canarino come pare d’abitudine da queste parti sarebbe cosa gradita.

Nell’attesa di questo momento non posso non inorridire di fronte a una tv accesa che trasmette immagini di giovani senza speranza che distruggono il concetto stesso di dignità al Grande Fratello. Ed io che ero tanto fiero del fatto che quest’anno non ne avevo visto nemmeno una puntata. Qualcuno poi mi spiegherà perché non ci sono più i tamarri di una volta, perché tutti piangono come fossero i figli di Grecia Colmenares nel sequel di Topazio e come mai il concorrente catanese ha deciso di assumere le fattezze di Has Fidanken.