Il tunnel e la Gelmini

La rivoluzionaria scoperta dei giorni scorsi – che attesterebbe che esiste qualcosa di più veloce della luce, ossia i neutrini – rischia di legarsi al ricordo, ridicolo e tragico allo stesso tempo, di un’infelicissima gaffe dell’attuale ministro della pubblica istruzione.

Maria Stella Gelmini, saputo del successo dell’esperimento effettuato tra il CERN e i laboratori italiani del Gran Sasso, si è affrettata a diramare un comunicato stampa che, tra elogi e salamelecchi, recita testualmente:

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

Peccato che il tunnel in questione non esista per niente. Come si legge sul sito di SkyTG24:

non esiste alcun tunnel (che dovrebbe essere lungo 730 chilometri) che colleghi i due centri di ricerca, dal momento che i neutrini vengono “sparati” sottoterra e attraversano la materia senza necessità di alcun tunnel per garantire il loro passaggio.

Il ministro dovrebbe, a questo punto, spiegarci da dove ha preso la cifra che dichiara di aver stanziato per la costruzione di qualcosa che non esiste. In tempi di crisi, non vorremmo che le “tasche degli italiani” tanto care al suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi, fossero state svuotate per un’opera che non c’è.

Una cosa però è certa: l’unico tunnel che l’Italia ha contribuito a creare è quello in cui giace la cultura italiana da quando la Gelmini è ministro, dal quale bisognerebbe uscire, sì, alla velocità della luce e dal quale non si vede, per il momento, l’uscita.

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