I cattolici del pd vogliono mandare in galera i genitori arcobaleno?

EMMA FATTORINI

Emma Fattorini, cattolica del pd

Occasionalmente vengo bloccato da questo o quell’esponente del pd, solo perché faccio domande scomode. L’ultima in ordine di tempo – non faccio nomi, non mi interessa puntare il dito sulla persona bensì stigmatizzare il comportamento – deve aver ceduto sull’evidenza che il suo partito non ha approvato, come aveva promesso, le unioni civili entro il 15 ottobre almeno al Senato, ma si è limitato a incardinare la legge, producendo l’ennesimo rinvio sui diritti delle persone LGBT. Mi rendo conto che di fronte alle menzogne non si regge il confronto con la realtà dei fatti, ma bloccare l’interlocutore per tali ragioni è da persone che non dovrebbero fare politica, ma al massimo lavare le scale dei palazzi di potere (con il dovuto rispetto, si intende, a chi questo mestiere lo fa davvero). Ma come si dice in ambienti filogovernativi: ce ne faremo una ragione.

La persona in questione si è lamentata accusandomi di un comportamento omogeneo a quello di Adinolfi, in quanto anche gli omofobi hanno chiesto conto della mancata approvazione del ddl. Io e le sentinelle saremmo uguali perché facciamo le stesse domande, insomma. Provo a schematizzare qui la differenza d’approccio, evidentemente oscura:

  1. Adinolfi & co. non vogliono che si approvi alcunché a favore della gay community (e usano la scusa del rinvio per dare forza alla loro posizione, per cui si facciano i conti su chi rafforza chi)
  2. io ed altri chiediamo riscontro sulle mancate promesse del premier e del suo partito perché invece vorremmo un trattamento congruo e rispettoso

ma ribadisco: capisco che rispondere alla domande scomode è difficile. Prendo atto della fuga e vado avanti per la mia strada.

“Pensate piuttosto agli omofobi, invece di attaccare il pd”, questa la critica finale. Ebbene, il fatto è che puntualizzando su questi fatti – date disattese, diritti a metà, promesse mai mantenute, ecc – si fa esattamente questo: si pensa agli omofobi.

L’ultima chicca del partito democratico (io non riesco a scriverlo in maiuscolo, il più delle volte) sta infatti nella presunta legge che i cattolici interni stanno concordando con il Nuovo Centrodestra per rendere universalmente illegale la gestazione per altri. Quindi, se vai a fare un figlio in Canada, col consenso della gestante e in modo totalmente gratuito, rischi di finire in prigione in Italia. Il deus ex machina di questa legge che ricorda i peggiori anni del nazi-fascismo è Emma Fattorini, la stessa che si è inventata la formula “formazione socialmente specifica” per degradare le famiglie di gay e lesbiche e non nominarle come tali. Soluzione bene accolta proprio da gay e lesbiche pro-Renzi che, come al solito, hanno cominciato a insultare chi poneva obiezioni in merito. Poi ci lamentiamo di Grillo, però.

Lo scopo di questa operazione? Colpire le famiglie arcobaleno. Ignorando, per altro, che fanno ricorso alla GPA per lo più le famiglie eterosessuali.

Faccio notare a questo proposito, e come mi suggerisce per altro la mia amica Caterina Coppola, che se questa legge dovesse mai passare favorirebbe il cosiddetto “utero in affitto” proprio a discapito di quelle donne sfruttate in quei paesi dove non ci sono tutele. Il proibizionismo, infatti, alimenta “mercati neri” e situazioni di invisibilità. Ma questo sembra non interessare i cattolici dem. L’importante è negare ai genitori LGBT di esser tali. Mandandoli in galera, appunto. Non so se voi vedete l’enormità della cosa.

Ecco, se la militante lesbica e renziana in questione non mi avesse bloccato chiederei qualcosa in merito a questa ennesima pagliacciata organizzata da settori del suo partito che a quanto pare hanno non poca influenza anche dentro le loro file. Purtroppo questo interrogativo rimarrà senza destinatari specifici e lasciato alle coscienze delle persone di buona volontà che potranno interrogarsi sull’enormità di provvedimenti come questo, per altro discriminatori e disumani.

CRwA0iPWsAA4Xml

Annunci

L’insostenibile leggerezza di Adinolfi

Giuro che non è una battuta e no, non c’è nessun riferimento al peso. Per insostenibile, intendo proprio l’inaccettabilità, soprattutto sul piano morale, delle sue argomentazioni. Per leggerezza, intendo la superficialità, che poi è cifra politica del suo approccio sui temi LGBT. Di cosa parlo?

Stavo navigando sul web quando, puntuale come il passeggiar di una blatta in una calda e umida notte siciliana, compare un suo “ragionamento”, indirizzato a tre parlamentari (in carica ed ex) che hanno la colpa di essere gay: Franco Grillini, Sergio Lo Giudice e Daniele Viotti.

Riporto integralmente l’ennesimo sproloquio, ammantato dell’ormai solito vittimismo di cui si dotano le frange omofobe per sperar d’essere più credibili:

il piagnisteo omofobo di Adinolfi

il piagnisteo omofobo di Adinolfi

come ben si sa, non sono un fan del partito di Viotti e Lo Giudice e non appartengo alla schiera dei sostenitori di Grillini. Conosco personalmente Daniele, ma l’ho pure attaccato per come si stanno comportando, lui e il suo gruppo, al Parlamento Europeo. Ho visto Lo Giudice un paio di volte e nulla più e anche con lui non sono affatto tenero quando è necessario. Visto lo stato delle cose, non mi si può accusare di avere simpatie politiche per nessuno di loro.

Eppure li difendo per una semplice ragione: quel promemoria agitato sui loro guadagni a carico dei contribuenti è un inno alla cretinaggine. Per i seguenti motivi:

1. quegli stipendi e quelle cifre non sono dati ai tre personaggi citati in ragione della loro omosessualità, ma per gli incarichi che coprono o che hanno coperto. I 15.000 euro mensili li prendeva anche Adinolfi, quando era onorevole, e se ragionassimo come fa lui, potremmo dire che li percepiva “a carico dei contribuenti” per la sua obesità. Discorso idiota, siamo perfettamente d’accordo, ma è questo ciò che risulta dal parallelo “deputato gay = pagato dai contribuenti perché tale”

2. Viotti, Lo Giudice e Grillini non hanno fatto carriera in base alla loro omosessualità, ma in base al loro attivismo politico per i diritti delle persone LGBT. Quindi, hanno continuato il loro operato dentro le istituzioni dopo regolare mandato elettorale. Un po’ come può accadere ad un/a ipotetico/a attivista di un’associazione ambientalista, di una realtà antimafia, di un’organizzazione per i diritti umani, ecc. Se ragionassimo come Adinolfi, mutatis mutandis, si potrebbe dire che Rosy Bindi è diventata parlamentare per il suo essere credente. Altra boiata, giusto? Ma è così che ragiona il leader di Voglio la mamma

3. non so a che tipo di “mantenuti” si riferisca Adinolfi, ma se Viotti – per fare un esempio di fantasia – avesse preso come collaboratore il suo compagno – e non lo ha preso, come dichiara egli stesso – e se questo non è illegale, che problema c’è? Avrebbe comunque dovuto assumere un assistente parlamentare. Non è come dare un posto pubblico (tipo una cattedra universitaria, un posto da primario, un seggio sicuro in parlamento) a un fratello, un’amante, un cugino stretto…

4. forse i tre politici gay non hanno attaccato Adinolfi perché è contro l’utero in affitto e contro la compravendita di infanti (non credo che nessuno sano di mente sia a favore di queste pratiche), ma perché fa passare queste cose come specifiche del mondo LGBT, contribuendo ad alimentare odio sociale contro le minoranze.

Vero è invece che dopo non esser riuscito ad accedere a nessun tipo di carriera degna di questo nome, Adinolfi – come altri/e insieme a lui – sta agitando la bandiera dell’omofobia per darsi un’identità politica. Non sarà mai come un Casini, un Lupi, un La Russa, sicuramente lugubri politicamente e anche omofobi, ma le cui fortune politiche non si legano (esclusivamente) all’aver sposato un certo estremismo ideologico.

Insomma, sembra che la recente sentenza contro le discriminazioni su matrice omofoba di Carlo Taormina abbia fatto perdere parecchia lucidità – ammesso che l’abbiano mai avuta – ai supporter del “pensiero” (lo chiamiamo così per comodità terminologica) omofobico. Qualcuno dica a queste persone che dovrebbero smetterla, non tanto per far un favore ai tre parlamentari di cui sopra, ma per evitare di cadere in un senso del ridicolo di cui, Adinolfi & Co., non hanno piena consapevolezza.

***

P.S.: faccio infine notare che sia Grillini sia Viotti sono stati eletti con le preferenze, anche da migliaia di eterosessuali. Lo Giudice ha preso migliaia di voti alle primarie. Adinolfi è finito in parlamento come nominato e solo dopo che un collega di partito ha rinunciato al suo incarico. Possiamo dire che, contrariamente a qualcun altro, i soldi percepiti se li sono guadagnati con la loro credibilità sul piano elettorale e non certo perché messi in parlamento da un segretario di partito.

Natale e uteri in affitto

fecondazione eterologa: sì o no?

Oggi su Facebook un mio amico scriveva uno stato sulla fecondazione eterologa. Diceva di non condividerla, di non accettare “non-genitori” che vendono sperma o ovuli ed altre non-madri che affittano l’utero. Non condivide l’idea di «una clinica che gioca a fare Dio taglia e cuce spermatozoi e ovociti per ottenerne un essere vivente» e men che mai per soldi. Seguono tutta una serie di commenti, che auspicano la fine della “barbarie” e che recitano più o meno lo stesso mantra: se proprio volete un figlio, se proprio dovete dar sfogo al vostro egoismo (voi gay o sterili), adottate un bambino.

Condivido il fatto che la genitorialità non deve essere un business. Condivido meno, anzi per nulla, di tutto il resto.

Premetto che questo mio amico è gay e attentissimo alle questioni dei diritti civili, per cui il mio non è un attacco alla sua persona ma una critica alle radici del suo pensiero. Un pensiero innanzi tutto che semplifica la cosa come mero atto di “taglia e cuci” genetico, dietro il pagamento di somme inimmaginabili. La fecondazione eterologa non è questo, per fortuna, o sarebbe solo mercificazione.

Un pensiero che, inoltre (e tanto per cambiare), ha le solite vittime privilegiate: coppie gay e coppie sterili che per essere rispettabili devono dimostrare una moralità maggiore rispetto alla massa eterosessuale “normale”, o lottare il triplo o passare dal “sacrificio” per ottenere qualcosa che ad altri si dà come diritto imprescindibile. Se vuoi essere padre/madre devi soffrire o limitare la tua voglia di essere genitore.

Poco male se poi la massa che pretende questo atteggiamento da parte delle minoranze citate, appartiene a un gruppo sociale che massacra (fisicamente e psichicamente) i bambini. Si pensi ai lanci nei cassonetti, alle violenze in famiglia, ecc. Però, chissà perché, sono gli atti di volontà di categorie altre a dare fastidio. Categorie altre che però rendono la vita possibile, con la scelta di mettere al mondo un figlio o una figlia, appunto. Bambini che altrimenti non esisterebbero.

Senza considerare, poi, che tale discorso aprirebbe alla negazione del diritto all’interruzione di gravidanza…

Credo, e lo ribadisco anche qui, che le scelte delle persone, se consenzienti e se finalizzate non solo alla creazione di nuova vita, ma improntate alla tutela di tutti gli attori coinvolti, siano da rispettare. Suggerire strade altre, dare patenti di moralità, bollare il desiderio di genitorialità come egoismo (ma solo quando si parla di coppie gay e lesbiche) significa non rispettare la vita di queste persone, dei loro figli, del dolore (eventuale) che si è dovuto affrontare per arrivare al pari con quel desiderio di “normalità”.

Si può essere egoisti anche da eterosessuali e sposati, nel volere un figlio a tutti i costi, per mandare avanti un matrimonio,  per una questione di status sociale, ecc. Eppure, chissà perché, il problema sta sempre altrove.

Vi lascio con queste riflessioni e con l’augurio di buone, laiche, feste.

P.S.: domani per altro si festeggia la nascita per utero in affitto più famosa del “creato”. Così, per concludere quanto espresso prima.