Piuttosto che indossare una maschera

Oggi abbiamo fatto Pirandello. Sei stato citato da una studentessa che in privato mi ha detto che a volte è più facile mettersi dietro una maschera piuttosto che accettare se stessi. Allora le ho chiesto se aveva in mente qualcuno e lei mi ha detto che aveva apprezzato la tua chiarezza e il tuo essere diretto.

Le ho chiesto, ovviamente, a cosa si riferiva e lei mi ha guardato come fossi uno scemo. E mi ha confidato: «Secondo me il prof era omossessuale e ha avuto motlo più coraggio nell’essere se stesso, piuttosto che indossare una maschera!».

Queste parole mi sono state appena affidate da un docente di una scuola in cui ho lavorato in passato: la ragazza di cui si parla si riferiva a me e al percorso fatto insieme, nella sua classe.

Mi ha fatto molto piacere sapere che il mio lavoro e la mia umanità hanno lasciato un seme, germogliato proprio in queste parole e nella confidenza del mio collega. A volte non ci rendiamo conto del potere che abbiamo tra le mani, un potere di enorme responsabilità, in grado di far volare la mente dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

Aggiungo che se questo è potuto accadere è perché ho sempre lavorato nella scuola pubblica, per definizione plurale, democratica, aperta alle diversità sociali, etniche, religiose, sessuali, ecc. In scuole private e confessionali non mi sarebbe stato permesso.

A distanza di una settimana dalle parole dirette di una mia allieva, quelle a distanza di una mia ex studentessa arrivano in una giornata che ha avuto, ancora, qualche piccolo risvolto pesante. Credo fermamente nei segni. L’universo mi ha mandato un messaggio: quello di non scoraggiarmi e di non arrendermi mai. E lo ha fatto ancora le parole, acerbe ma vere, di chi ha costruito qualcosa insieme a me.

Di questo sarò sempre grato ai miei studenti e alle mie studentesse.

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Il resto del cielo

A volte i demoni ritornano e bussano alla tua stanza, di notte, senza alcun invito. Quando questo succede, anche i tuoi poteri magici non bastano, perché un demone nasce proprio dall’insufficienza. E l’unico modo che hai di cacciarlo è quello di essere migliore di quello che sei. Più forte, se necessario.

Gli elfi hanno il potere di dissipare le tenebre. Per questa mia natura, un po’ doppia, umana e con le orecchie a punta allo stesso tempo, mi prendo cura degli altri. Mi viene spontaneo, come il fluire dei secoli. Nonostante tutto, anche questo a volte non basta.

Ed è assurdo non riuscire ad essere se stessi, nell’unico modo possibile, perché una forza più grande, alla quale aneli e ti pietrifica allo stesso tempo come lo sguardo delle Gorgoni, ti rende invisibile.

Ma è così che funziona nell’universo. Le stelle si eclissano al cospetto di una luce più grande. Ciò che è vicino brilla di più e il resto del cielo, di giorno, ha un solo colore.

Eppure, a volte, l’unica cosa da fare è quella di fare sparire il mondo intero, afferrare il dolore che vedi – e che sai di non poter abbracciare – e di lasciarlo dormire tra le tue gambe, nell’attesa che la paura finisca e il dolore vada in esilio.

Per rivelare, forse, un giorno, che per questa volta non sarà così. In questo caso nessuno abbandonerà nessun altro.

Perché è questo che può renderci immortali. Basterebbe solo vederlo. O essere in grado di mettere i demoni alla porta e brillare di più.