Il cristianesimo contemporaneo, nuovo nazismo

Yoweri Museveni, presidente ugandese

“Finalmente” – diranno gli omofobi (ma non esplicitamente, perché in fondo sono dei vigliacchi) – in Uganda è legge la normativa che prevede l’ergastolo per le persone omosessuali.

Le motivazioni filosofiche di questo provvedimento, a sentire il presidente Yoweri Museveni, sono le seguenti: l’occidente vuole imporre i propri valori, in una sorta di dittatura relativista, ai sani principi dei popoli africani. Con questo pretesto, inoltre, USA e Europa vogliono corrompere le giovani generazioni ugandesi, “convertendole” all’omosessualità.

l’organizzazione omofoba “Manif pour tous Italia”

Argomentazioni molto simili a quelle di Manif pour tous e delle sfere religiose locali. Non puntano il dito contro gli Stati Uniti, perché qui da noi certa gente è sì diversamente intelligente, ma fino a un certo punto. Eppure la sostanza è quella.

D’altronde, sono proprio le chiese locali e di matrice cristiana, in Uganda, a perorare la nascita di legislazioni antigay. Così come è giù successo in Russia, a ben vedere: il neo-nazionalismo putiniano si fonda proprio sull’alleanza con la chiesa ortodossa che ha preteso, e ottenuto, la limitazione dei diritti civili per le persone LGBT.

Ovviamente non è un problema solo di cultura cristiana. Basti pensare a cosa succede in Nigeria, dove la sharìa ha esteso la pena di morte ai gay. Così come in Iran, Arabia Saudita, Sudan, ecc. Fa specie, tuttavia, che le realtà cristiane – le stesse che tanto si scandalizzano (e giustamente) quando l’integralismo religioso islamico fa strage tra i cristiani stessi – poi facciano sponda con gli altri monoteismi quando è il momento di rendere la vita impossibile a omosessuali, bisessuali e trans.

Vladimir Putin e il patriarca ortodosso russo

Sembra che credere in un unico dio non lasci spazio al valore delle differenze e al rispetto per l’individuo. La storia dell’uomo è piena di questi orrori: ieri a danno di ebrei, neri e donne. Oggi le vittime sacrificali sono le sessualità “non normative”. In un contesto planetario in cui, proprio dentro la cultura occidentale, specialmente quella di tipo cattolico-romano, nascono movimenti contro i matrimoni e le leggi antiomofobia e di fronte al sostanziale silenzio del vescovo di Roma, che mai ha condannato la violenza omo-transfobica, limitandosi a ricordare semmai che il giudizio sulle persone LGBT è già stato scritto sul catechismo: il testo ufficiale della chiesa di Roma che bolla l’omosessualità come grave perversione da ostacolare ad ogni modo.

Adesso il cristianesimo contemporaneo, tramite i suoi capi e i propri fedeli, sta lavorando alacremente per il contenimento delle libertà della gay community: laddove può, provvede con l’eliminazione fisica. Dove non può, si limita a imporre il divieto all’eguaglianza giuridica. Il tutto sotto il simbolo della croce. Non uncinata, siamo d’accordo. Ma gli effetti sono gli stessi di un periodo storico che speravamo fosse finito del tutto. E invece.

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Il giorno della memoria e memorie future

Oggi è il giorno della Memoria, e parlarne sembrerebbe quasi una cosa banale, perché tutti e tutte – a parte qualche gruppuscolo di imbecilli di estrema destra – abbiamo imparato l’assurdità della storia, le sue tragedie, il significato profonda della Shoah. Eppure questa celebrazione non è una giornata “contro”, ma è, al contrario, un monumento al ricordo di ciò che è stato con il fine ultimo che quella tragedia, e tutte le altre simili ad essa, non si ripetano più.

Ribadisco: il fatto in sé dovrebbe essere talmente automatico, ormai, che solo il preambolo di cui sopra potrebbe essere etichettato come mera retorica. Eppure la storia recente ci ha dimostrato che l’orrore dei lager e della discriminazione delle minoranze è ben lontana da essere solo un’ombra del passato, per quanto inquietante. Dalle fosse comuni in Bosnia a Guantanamo, il filo rosso dell’eccidio sistematico si ripete. Uguale a se stesso nella filosofia che lo anima, diverso per modi e tempi di applicazione.

Un aspetto che, tuttavia, si insegna poco nelle scuole e che non si è ancora depositato nelle nostre coscienze, è quello della non casualità dell’eccidio di milioni di ebrei nei lager nazisti. E con essi, a ruota, omosessuali, rom, comunisti, donne non sposate, clochard, testimoni di Geova, disabili… Non fu la follia di un uomo a generare la Shoah. Le sue radici sono lontanissime, si legano a doppia mandata con la storia stessa del cristianesimo, con una delle filosofie fondanti e fondamentali di tutta la cultura occidentale.

La cultura cristiana ha rappresentato, ed è doveroso ammetterlo, il mandante morale di quella carneficina. Quella cultura, che oggi ammiriamo nella Cappella Sistina, tra le colonne di Piazza San Pietro e al cospetto della Pietà di Michelangelo, è la stessa che per secoli ha visto nell’ebreo il nemico. Non a caso il “perfido” giudeo era accusato del peggiore dei crimini: il deicidio, ovvero, l’assassinio di Gesù.

Da quell’accusa sono scaturiti secoli, millenni in verità, di odio sociale, di disprezzo pubblico, di sistematica criminalizzazione della minoranza ebraica. Hitler ha solo raccolto quel sottobosco di ignoranza e di delirio storico-collettivo, gli ha cucito addosso la sua ideologia criminale e ha completato l’opera con la più sanguinosa ciliegina su una torta preparata da altri. Questo ovviamente non minimizza, né mira a farlo, la tragedia del nazismo. Ma non possiamo capire il senso della Shoah se non identifichiamo le sue radici culturali più profonde. E piaccia o no, la nostra storia e le nostre origini grondano di tutto quel sangue.

Ribadisco che nei campi di sterminio non vennero uccisi solo gli ebrei, ma altre minoranze. Appartengo a una di queste: quella degli omosessuali. Ciò significa che se fossi nato qualche decennio prima, probabilmente avrei scontato la pena del confino se fossi stato italiano come adesso o mi avrebbero attaccato addosso un triangolo rosa se fossi stato tedesco, polacco, ceco o di altra etnia conquistata dal Reich tedesco.

Il giorno della Memoria, quindi, mi tocca non solo in quanto essere umano, ma anche come categoria discriminata. E, duole ammetterlo, discriminata ieri e oggi.

Ovviamente non si può paragonare la situazione attuale del gay del ventunesimo secolo a quella dell’ebreo degli anni ’30. Almeno non in Italia e non in occidente. In Francia e negli USA si sta provvedendo ad estendere il matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso. In Spagna, Portogallo, nei paesi scandinavi e negli stati nordici questo processo è già compiuto. Ma altrove vige ancora il pubblico disprezzo, la criminalizzazione e l’eliminazione del diverso: Uganda, Arabia Saudita, Iran, Russia, paesi baltici… l’elenco è ancora troppo lungo.

Anche in questo caso le radici di tale discriminazione, non legata a fatti di appartenenza religiosa ma determinati da atti e fatti di fede, riguarda, almeno nel nostro sistema culturale, il cristianesimo. Da Sodoma e Gomorra in poi, le tre principali chiese cristiane (anche se va dato atto ai protestanti di aver fatto un lungo cammino in tal senso) si sono rese colpevoli e responsabili del sangue versato, nella lunga storia dell’occidente, da milioni di gay e lesbiche.

Duole ricordare che anche qualche rabbino si lancia in affermazioni omofobe, sempre forte del fatto che almeno nell’odio anti-gay il dio dei cristiani e quello ebraico la pensano allo stesso modo.

Non è un caso che la recente legge antigay, in Russia, abbia avuto l’avallo della chiesa ortodossa locale. Non è un caso che Joseph Ratzinger abbia “benedetto” i politici ugandesi che gli hanno portato come regalo di Natale una legge che prevede la condanna a morte dei gay nel paese africano. Non è un caso che il Vaticano si sia opposto con tutte le sue forze al tentativo portato avanti dalla Francia, qualche anno fa, di decriminalizzare il reato di “omosessualità” nel resto del mondo.

Abbiamo, dunque, una grande responsabilità nei confronti della memoria futura: dobbiamo impedire che le follie che hanno animato il passato, lontano e recente, diventino nuovamente attuali. Per fare questo occorre rintracciare responsabili culturali e pratiche di odio. E ammettere, con tutta l’onesta intellettuale di cui siamo capaci, che anche sulle nostre coscienze di europei c’è qualche macchia. Adesso l’occidente ha la possibilità di dimostrare di aver appreso la lezione. La questione omosessuale è l’ennesimo banco di prova di quella civilizzazione e di neoumanesimo capace di fare la differenza tra il passato, la storia (tragica) e il futuro.

Da oggi non abbiamo più scuse, proprio per il giorno che è oggi. Ricordare anche questo aspetto, nel giorno della Memoria della Shoah, è un atto più che doveroso.

Commemorare David Kato

Domani sarò al Teatro Valle di Roma, dalle ore 16:00. Per commemorare David Kato, ucciso dalla violenza omofoba. Presenterò un intervento sulla sua figura, riallacciandomi alla situazione italiana e alla lotta per i diritti civili.

Sarebbe bello che venisse tanta gente.

SABATO 12 FEBBRAIO, COMMEMORAZIONE A ROMA DI DAVID KATO KISULE, PROMOSSA DALL’ASSOCIAZIONE RADICALE CERTI DIRITTI E DALLA COMPAGNIA DEL TEATRO DELL’ELFO.

In memoria di David Kato Kisule

Invito

Roma, sabato 12 febbraio 2011 – ore 16  al Teatro Valle

David Kato Kisule  era uno dei più importanti esponenti dell’organizzazione SMUG (Sexual Minorities Uganda), principale rappresentate del movimento gay ugandese.  Grazie all’impegno di Elio Polizzotto e dell’Ong Non c’è Pace Senza Giustizia, David era stato ospite lo scorso novembre ai lavori del IV Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dove aveva raccontato delle persecuzioni  e di veri e propri linciaggi, di cui sono vittime le persone lesbiche e gay in Uganda, promosse da organizzazioni evangeliche del fondamentalismo religioso.

Il 16 ottobre 2010 la rivista ugandese Rolling Stones pubblicò in prima pagina le foto di 100 attivisti omosessuali (o presunti tali) ugandesi chiedendone l’arresto. Tra le 100 foto vi era anche quella di David Kato Kisule, l’esponente più noto del movimento. Il clima di odio contro le persone omosessuali è alimentato dal fondamentalismo religioso dei predicatori evangelisti che trovano terreno molto fertile tra la popolazione che vive nella miseria e nella disperazione.

Molte Ong internazionali si erano mobilitate in diversi paesi del mondo contro questa barbarie. Il Parlamento Europeo, grazie alla campagna internazionale di Non c’è Pace Senza Giustizia, aveva approvato una Risoluzione di condanna nei confronti dell’Uganda. David era stato anche audito dalla Sottocommissione Diritti Umani del Parlamento Europeo dopo aver partecipato  a Roma al Congresso di Certi Diritti.

David con molto coraggio e determinazione aveva avviato una iniziativa legale contro la rivista Rolling Stones e lo scorso 7 gennaio l’Alta Corte ugandese aveva condannato la rivista per violazione della legge sulla privacy, difendendo le persone gay perseguitate. L’Alta Corte aveva dichiarato che nessuna delle persone la cui foto era stata pubblicata, aveva commesso reati, previsti dal codice penale ugandese per le persone omosessuali.  In quell’occasione è stata anche ordinata la chiusura immediata della rivista.

David Kato, nel suo soggiorno a Roma, aveva raccontato di come la situazione in Uganda fosse divenuta per gli attivisti omosessuali molto pericolosa. Durante le udienze in Tribunale era protetto da volontari delle Ong internazionali che seguivano il processo e difeso da diplomatici di ambasciate occidentali che lo avevano salvato da diversi tentativi di linciaggio perché riconosciuto dalla folla inferocita.

L’Associazione Radicale Certi Diritti, insieme alle Associazioni e Ong Smug (Sexual Minorities Uganda), Human Rights Watch, Global Rights, Global LGBT Advocacy, Npwj, ha chiesto che il Governo  si assuma le proprie gravi responsabilita’ per non essere intervenuto per fermare la campagna di odio e di violenza contro la comunita LGBTI  e per proteggere gli attivisti in pericolo in Uganda, adoperandosi quanto prima ad avviare un clima di tolleranza e di dialogo tra le autorità e le organizzazioni politiche e religiose.

Ricorderemo inoltre il suo impegno anche durante i lavori del XXXIX Congresso del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito che si svolgeranno a Chianciano dal 17 al 21 febbraio 2011 al quale David avrebbe dovuto partecipare.