Scalfarotto, il coming out dei grillini e il senso della vergogna che non ha

scalfaRiguardo il coming out di Krzysztof Charamsa, si è scatenato un forte dibattito tra chi vede la cosa come positiva e chi accusa il prelato di ipocrisia. Non mi appassionano le beghe interne della chiesa, credo che solo prestare attenzione a questo tipo di argomenti sia una sostanziale perdita di tempo – le gerarchie non muteranno le loro posizioni di una virgola e il signore in questione avrà solo molta pubblicità – ma mi ha molto incuriosito il commento, evitabilissimo per altro, di Ivan Scalfarotto, il quale proferisce le sue immani verità. Riguardo l’ingerenza delle sfere religiose riguardo i nostri diritti, dichiara:

Questo è un alibi per la politica, la Spagna è cattolica quanto l’Italia. A Madrid il matrimonio gay c’è dal 2005, non diamo alla Chiesa responsabilità che non ha. La Chiesa fa il suo mestiere, la politica ha il dovere di prendere le sue decisioni e di non nascondersi dietro il dito.

Credo che in affermazioni come questa stia il primo, principale problema della nostra classe dirigente. La chiesa fa il suo mestiere è proprio l’alibi per cui poi si permette che essa si comporti da agenzia omofoba. E il discorso, appunto, dovrebbe mutare di segno: la chiesa farà pure il suo mestiere, ma è il caso che continui, opponendosi all’approvazione delle unioni civili, dichiarandosi contro il matrimonio egualitario, sponsorizzando fenomeni come il Family day, dando battaglia contro la legge 194, contrastando il testamento biologico e contribuendo a rendere il nostro paese un’appendice confessionale e illiberale della Città del Vaticano?

Al di là di queste considerazioni di partenza, ci sarebbe poi da chiedersi se il nostro eroe sa in quale partito milita, visto che fa parte di una formazione politica che da quella chiesa prende ordini per ritardare, non approvare o peggiorare leggi come il ddl Cirinnà attualmente in discussione in Commissione Giustizia al Senato.

Dopo di che, la tragedia evolve in farsa, quando il sottosegretario si avventura in dichiarazioni quali:

I grillini su circa duecento eletti tra Camera, Senato e Parlamento europeo non hanno nessuno che sia dichiaratamente omosessuale. Visto che statisticamente su 200 qualcuno gay o lesbica ci sarà, mi chiedo perché è i parlamentari dei 5 Stelle non si sentano a loro agio.

Adesso, prima di andare a guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino – che pure dovrebbe rispondere su certe cadute di stile, gravi per altro, come certi tweet omofobi contro Vendola poi ripresi direttamente da Grillo sul suo profilo – bisognerebbe che Scalfarotto si chiedesse:
1. qual è il disagio che provano i senatori del suo partito a non approvare la sua legge sull’omo-transfobia che resta inapprovata da più di due anni
2. perché il Pd non riesca ad andare oltre una legge sulle unioni civili, di fronte un mondo che approva il matrimonio egualitario

3. come mai in Senato i suoi colleghi hanno deciso di rassicurare il fronte cattolico intero, sempre sulle unioni civili, partorendo aborti giuridici come la dicitura “formazioni sociali specifiche” che sanciscono, per legge, che le nostre unioni non sono famiglie.

vignaroli tweetAlla luce di tutto questo – e considerando che in verità di fronte la sua provocazione il deputato M5S Stefano Vignaroli ha fatto coming out, ma a quanto pare la cosa è sfuggita all’esponente dem – bisognerebbe pensare seriamente di organizzare una colletta, raccogliendo a testa un paio di minuti di senso della vergogna e della decenza. Basta veramente poco, una trentina di persone in tutto, giusto per regalargli mezzora di entrambi i sentimenti. Chissà che non siano utili, a Scalfarotto, per fargli comprendere il senso del ridicolo di cui si copre, quando fa sortite del genere.

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Parte sui social la petizione #regalaunavitaaLucioMalan

11062684_842487119191974_4428962986473329445_nScrive migliaia di emendamenti per leggi di cui non si avvarrà mai.
Legge libri di cui non capisce il significato e poi ci fa interrogazioni parlamentari.
Twitta su mafia e Arcigay un po’ a mentula canis.
Ti risponde acido sui social.
Frequenta parlamentari che si vestono peggio di lui (ricordate le camicie di Formigoni?).
Frequenta parlamentari che ti bloccano su Twitter se dimostri di esercitare forme basilari di pensiero (Gasparri docet).
Vota pure per i colleghi distratti, in Senato.
Se la prende persino col Teatro Massimo di Palermo, perché dà il congedo matrimoniale ai suoi dipendenti gay.
Gira, fa (poche) cose, ma soprattutto vede gender. Ovunque.
E, cosa ancor più grave, sbaglia tintura per capelli.

Sorge l’atroce sospetto: ma Malan una vita ce l’ha? Aiutiamolo a trovargliene una. Clicca qui.

***

P.S.: Istruzioni per l’uso:

– condividi sui tuoi social, anche includendo una battuta o un meme
– mettere l’hashtag #regalaunavitaaLucioMalan
– non siate mai volgari, sia benvenuta l’ironia
– invitate i vostri contatti

…e rendiamo meno grigia la vita di quell’uomo!

E Renzi non sa dire “Love wins”

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Giusto per fare il punto della situazione.

Venerdì 26 giugno, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha reso legale il matrimonio egualitario in tutti e cinquanta gli stati.

Sabato 27 giugno centinaia di migliaia di persone ha manifestato nelle sei piazze dell’Onda Pride che hanno attraversato il nostro paese dalle regioni del nord, passando per Perugia, fino alla Sardegna.

Al momento in cui scrivo (ore 1:23 del 29 giugno) il nostro presidente del Consiglio non ha rilasciato una sola dichiarazione in merito a tutto questo. Ha twittato su Expo e volontariato, sulla libertà religiosa e perfino sulla Dinamo Sassari, campione d’Italia di basket. Ma sulla volontà popolare di dare alle persone LGBT i diritti minimi e su un’importante prova di democrazia di piazza come il pride, non ha sprecato nemmeno un commento di centoquaranta caratteri.

Strano, a dire il vero. Matteo Renzi dice tutto in inglese, da “jobs act” a “civil patrnership”… tutto. Ma “Love wins”, ancora, non è stato in grado di dirlo. Chissà perché.

Bloccati da Lorella

E dopo bloccati da Gasparri:

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perché per quelli di “giù le mani dai bambini”, il rispetto delle opinioni altrui vale solo se la pensi come loro. E poi dicono agli altri…

Ad ogni modo, gentile signora Cuccarini, ribadisco quel che ho scritto: i bambini e le bambine hanno diritto ad avere genitori meno ignoranti, soprattutto in certe questioni. Pensi a cosa accadrebbe se un giorno uno dei suoi figli scoprisse di essere gay. Si troverebbe una madre che ha dato ragione a quelli del Family Day. Tutto qui.

Manif pour tous contro il Verona Pride, a suon di foto false

Per la serie: “gente che non può farcela”. Apro Twitter e vedo Filippo Savarese, il leader di Manif pour tous Italia condividere una fotografia.

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Gli risponde allora Lovecifer, un altro utente del social. Il quale gli fa notare che la foto in questione non è mai stata presa dal pride di Verona, ma da quello di Vancouver, in Canada – e che per altro risale al 2008.

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In effetti, se andiamo a cliccare all’indirizzo condiviso nel tweet di Lovecifer, si potrà agevolmente notare qual è l’origine dell’immagine in questione:

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Resta da chiedersi come mai il leader del movimento contro il matrimonio egualitario senta il bisogno di diffondere informazioni non veritiere. Sarebbe il caso di capire se lo ha fatto perché male informato da qualcuno dei suoi collaboratori – ed io diffiderei fortemente di chi agisce in modo così pressapochista – o se c’è la volontà di diffondere il falso. Risposte che solo Savarese in persona può fornire.

Ci sarebbe inoltre da capire perché in Manif pour tous si senta l’esigenza di andare a cercare foto di uomini nudi. Per chi è per la famiglia “tradizionale” e dalla rigida morale sessuale, certe peripezie dovrebbero essere vivamente sconsigliate.

Rimane un dato culturale di base, che i fautori di certe posizioni antigay stentano a capire: i pride sono manifestazioni che propugnano specifiche richieste politiche – dal matrimonio per tutti/e alla tutela dell’omogenitorialità, passando per una legge contro l’omofobia – e si fanno portatrici di un messaggio di liberazione sessuale. In quel pride sfilavano le associazioni nudiste, perché per qualcuno a Vancouver è fondamentale portare anche questo tipo di messaggio. Si può essere d’accordo o meno, ma il pride è questo: la libera accoglienza di tutte le diversità.

Spiace che per portare acqua al proprio mulino, ci si copra di ridicolo da soli. Se una posizione politica è forte non ha bisogno di questi espedienti. Evidentemente, quando non si hanno agganci solidi con la realtà, che sconfessa certe posizioni, si ha il bisogno di inventarsi verità che non esistono: ovvero menzogne. Ognuno poi tragga le sue conclusioni.

Se proprio volete essere trattati da froci…

«Svegliarsi con la consapevolezza che, quando si è circondati da puttanelle di regime e frocetti a identità limitata, la tua superiorità non è una scelta, ma l’unica strada possibile». Stamattina ho scritto questo, su Twitter. In reazione a uno scazzo sui social, per cui arriva sempre il solito gay di partito – guarda caso renziano – che a un certo punto ti dice che, anche se le unioni civili non fossero come dovrebbero essere, ci dovremmo comunque accontentare.

Perché non si può avere tutto e subito.
Perché negli altri paesi si è fatto così.
Perché pretendere da subito la piena uguaglianza è una cosa da comunisti brutti e cattivi. O da estremisti tipo Isis.
E amenità del genere.

Peccato che il “non tutto e subito” lo si insegua almeno dagli anni novanta e che non è vero che negli altri paesi si è fatto così (tipo Spagna e Sud Africa, per citarne solo due). Ma questo è un problema di cultura di base, che evidentemente qualcuno non ha.

Ovviamente, poi, è emerso anche che la colpa del nulla di fatto in merito ai diritti LGBT sarebbe di gente come me, con questa fissa dell’uguaglianza di fronte alla legge. E quindi, dopo l’ennesimo scazzo e un paio di defollow – dovuti al fatto che mi si dice di “scendere dal piedistallo” quando dico semplicemente che qualsiasi testo di legge che non comprenda gli stessi diritti del matrimonio, secondo il ddl Cirinnà che per altro sarebbe anche quello del Pd – ho scritto quanto riportato su.

Si badi: non è diretto a persone specifiche, ma ad un atteggiamento diffuso. So che il linguaggio si presta a proteste su “sessismo” et similia, ma è voluto proprio per dimostrare come un certo approccio determina, appunto, quel tipo di sensazione nella mentalità collettiva. Se per primo non affermi con forza, appartenendo a una minoranza, che hai gli stessi diritti di chiunque proprio perché fai parte di un gruppo minoritario – e attenzione: non nonostante, ma “proprio per il fatto di” come sta scritto sulla Costituzione – ti tratti da solo da “frocio”. E se lo fai per arrivismo politico, è “prostituzione”.

E ancora, sul discorso che occorre chiedere parità di trattamento “proprio per il fatto di”: esso rientra in un processo che ha già accomunato, nel passato, neri, ebrei, donne, altre minoranze. Le quali non protestavano “nonostante” fossero diverse, ma perché quella diversità doveva essere trattata così come si trattava l’identità degli uguali. Ma appunto, questo è un discorso di cultura. C’è chi ce l’ha e c’è chi invece si limita a dire sì a qualunque scempiaggine propinata dal partito per cui milita. Anche contro se stessi.

Ovviamente c’è stato chi non ha tenuto conto di tutta questa faccenda, nella sua complessità: io non dovevo usare certi termini. La forma invece della sostanza. Con richiami a eventuali similitudini con Adinolfi. Peccato che chi poi lavora alacremente dentro questo o quel partito affinché si venga trattati da ortaggi e non da esseri umani – così come pretende l’Adinolfi già citato – non sia stato criticato di una virgola. Ma appunto, il mio è puntiglio da comunista che strizza l’occhio all’Isis. Ce ne faremo una ragione.

Care sentinelle, Charlie Hebdo vi tratta come terroristi qualsiasi

B6wfEWeIAAMGWwxTutto è cominciato con una vignetta su Charlie Hebdo, pubblicata perché non mi piace vedere come Lega, fascisti e omofobi vari stiano utilizzando la strage di Parigi per i loro orrendi scopi ideologici e razzisti. La vignetta è dedicata a Marine Le Pen, alla quale il settimanale francese ricorda qual è il suo candidato ideale: una montagna di merda.

Si inserisce nella discussione la solita sentinella – brutta cosa non avere niente da fare il venerdì sera, ma quando si è spose, mamme e sottomesse questa è la fine che fai – che mi accusa di “difendere l’islam”. Adesso io capisco pure che educata e cresciuta a dividere il mondo in buoni e cattivi, pensare di essere dalla parte dei primi e finire più o meno inconsapevolmente nella schiera del “chittesencula” non rientra tra le prime cento cose che nutrono bene la tua autostima e ti porta a ulteriori semplificazioni che non giocano a favore della verità, ma qui nessuno difende l’islam, ammesso che questa frase abbia poi un senso. Perché da laico, non difendo alcuna religione (semmai difendo le persone che devono avere la libertà di credere o meno in ciò che vogliono), e perché – dato che per certa gente islam = terrorismo – non posso stare dalla parte di chi uccide, men che mai per chi uccide chi difende la laicità.

Insomma, la signora in questione apre un flame a cui si agganciano le solite squadracce da social network. Decido di non seguirli nei loro soliti deliri (sono come le piattole: te ne becchi una, si moltiplicano a ripetizione e il fastidio è doppio) e li saluto così:

twitter antisentinelle

questa la loro pacata reazione:

germanobastardi

altre sentinelle

annarosa e altro

credo che ognuno possa farsi un’idea, al riguardo.

Andando a vedere i profili di certa gente, anche per capire in quale contesto culturale nascono certe reazioni, credo che sia abbastanza evidente cosa significhi il fondamentalismo religioso, quello di casa nostra. La dinamica è sempre quella: appoggiarsi all’idea di un dio, uno qualsiasi, per fomentare e giustificare il proprio razzismo, l’omofobia, il dileggio, la violenza (fosse anche solo verbale). Non è un caso, a ben vedere, che i fumettisti di Charlie Hebdo trattassero certi estremismi  allo stesso modo in cui trattano il terrorismo islamico. Non è affatto un caso.

Expo 2015 e froci del terzo millennio

polemicaHo espresso pubblicamente il mio sdegno, su Twitter, per la questione Expo – e il relativo patrocinio a un convegno omofobo, come denunciato da Gay.it – e mi sono sentito dire, nel giro di pochi minuti, che faccio “tipica polemica a senso unico di chi vede solo cospirazioni contro gli omosessuali”, che chi vuol andare a un convegno “pro famiglia” ha tutto il diritto di farlo (in nome della libertà d’espressione) e che “con voi attivisti gay è un’impresa parlare”.

L’oggetto del contendere è nato da un mio tweet: «a quanto pare l’ sponsorizza convegni omofobi. Pensavo di farci un salto, mi sa che cambio idea».

Quindi, ricapitolando: i soliti movimenti antigay hanno tutto il diritto, secondo certe persone, di poter diffondere il loro odio omofobico, in nome della libertà d’espressione. Se io dico, a titolo personale, che finché ci saranno certi patrocini – consapevoli o meno, poco mi importa – diserterò l’evento, sono un estremista, un individuo che vede cospirazioni ovunque, uno a cui piace far polemica, ecc.

Mi fa specie che il ragazzo in questione, che è gay, dia stessa cittadinanza sia agli incontri in cui si dice che l’omosessualità è una malattia da curare sia all’associazionismo LGBT, sempre in nome del cosiddetto libero pensiero. Come se la lotta per i diritti (anche suoi) e le solite fandonie e gli insulti contro la stessa vita delle persone LGBT fossero la stessa identica cosa.

Taccio sul fatto che si qualifichino certe iniziative come incontri “a sostegno della famiglia”, come se il termine fosse appannaggio di una parte e di una soltanto (quella vicina a personaggi come Adinolfi, Miriano, alla rivista Tempi, per intenderci).

Insomma, giovani froci del terzo millennio, ditemelo subito se è a questa umanità che sto sacrificando – dopo aver impegnato i miei venti e trent’anni – l’età matura della mia esistenza. Perché io a fare il gay da vetrina, tutto week end a Berlino e serate fighe nei locali di grido, non ci metto manco un minuto. Poi però quando tra qualche tempo verranno a sprangarvi perché vi tenete mano nella mano, come fate oggi (forse grazie a chi a venti e trent’anni si costruiva un’opinione critica sulle cose) non venite a piangere. Perché ve la sarete meritata tutta la merda che oggi difendete a spada tratta in nome di un pensiero che volete libero e che sta lavorando alacremente per relegarvi al rango di “invertiti”, in un momento storico in cui dovreste ambire ad essere società civile al cento per cento e a volere il massimo della dignità possibile, come minimo sindacale della vostra umanità. Sempre che la meritiate ancora, va da sé. Ma forse questo, appunto, non deve essere affar mio. Non più.

 

Idiozie umane e botti di Capodanno

B6LIxVQIgAEvDQwAvevo scritto queste parole, su Facebook ieri per la fine dell’anno, sulla questione botti e dintorni:

ultimo pensiero “politico” per questo 2014: si parla di botti di Capodanno e leggo gente scandalizzata perché ci si preoccupa per gli animali e non per gli esseri umani a cui saltano dita, ecc. Ebbene, nella speranza che non succeda niente e nessuno (uomini e animali), vorrei far presente che cani, gatti & co. sono vittime inconsapevoli dell’idiozia umana, per cui un po’ di pietà per loro e un doveroso silenzio per la stupidità dell’uomo rientrerebbero in una forma di intelligenza collettiva. 

Preoccuparsi per i più deboli dovrebbe essere una forma di nobiltà dell’essere e non cagione di scandalo, ma mi rendo conto che quell’intelletto universale di cui sopra non sfiora che pochi eletti e poche elette e per di più di tanto in tanto. Detto ciò, se siete di quelli/e che “chi se ne frega se muore un gatto di infarto, i problemi sono altri”, ebbene questa vignetta è per voi. E per chi è così cretino da trarre godimento da un’esplosione che mette in pericolo se stesso e la comunità.

Per il resto tanto amore, eh!

Leggo che ci sono stati oltre duecentocinquanta persone ferite, tra bambini e adulti. Faccio notare che nessuno mai parlerà di quanti cani, gatti ed altri animali sono morti per questa follia che fa fuori, anche (ma non solo) chi la determina. Volevo solo dire questo.

P.S.: l’immagine è stata creata da Tanik, un bravissimo vignettista siciliano. Potete seguirlo su Twitter, all’account http://twitter.com/TaniK72

Del perché, a parer mio, il gay renziano non merita stima

raduno renziano

Purtroppo è più forte di loro: i gay renziani non vanno contraddetti (così come i renziani in genere) o reagiscono male. In questo sono abbastanza simili ai loro pigmalioni berlusconiani. Stamattina sono incappato in una discussione, che si prolungava già da ieri, con alcuni sostenitori del premier e del suo nuovo corso, che io critico in quanto tale. Ne è nato il solito flame, sul quale non voglio dilungarmi.

Faccio solo notare che seguono svariati insulti sul fatto che scrivo per il Fatto Quotidiano e amenità similari. Adesso, stiamo appunto parlando di persone LGBT o che nella vita si dicono friendly e poi il massimo che riescono a concepire per una coppia dello stesso sesso è una leggina a diritti dimezzati.

Andrebbe loro risposto in modo congruo, tipo:

Ma poiché credo che l’argomentazione sia qualcosa che meriti di più rispetto a centoquaranta caratteri – anche se il loro leader li ha abituati a “tanto”, temo – cercherò di spiegare una volta per tutte perché credo che, se sei gay e voti e sostieni Renzi, sei una persona non degna della mia stima. Procederò per punti:

1. il Pd – la cui coalizione ho votato nelle elezioni del 2013 – ha prodotto, per mano di collaboratori renziani, una legge contro l’omofobia che permette, a determinati soggetti e in specifici contesti (tipo scuole, chiese e partiti) di poter affermare frasi anche offensive contro le persone LGBT. Secondo la vulgata che sostiene tale legge, poter dire che essere gay è una malattia dalla quale si può guarire rientra nella cosiddetta libertà di pensiero

2. la legge sulle unioni civili, poi, dimostra ancora una volta la vera natura del leader e dei suoi seguaci. Non si vuole infatti un provvedimento che vuole far rientrare nel rango degli/lle uguali anche le persone LGBT, attraverso l’accesso al matrimonio, ma creare un istituto a parte per gay e lesbiche. Insomma, ci tengono lontani dal matrimonio, riservato alla massa dei normali, in quanto”froci” e “lelle”. Adesso capisco che per qualcuno questa può essere una conquista, o il massimo a cui aspirare, ma per me è un insulto alla mia dignità di essere umano e di cittadino

3. se questo è vero, quindi se l’insulto contro una categoria di persone rientra nella facoltà che abbiamo di esprimere opinioni su qualcuno e se quelle stesse categorie vanno trattate come oggetti “a parte”, a cui riservare quindi apartheid di tipo giuridico, sarò libero di dispensare dal mio concetto di rispetto e di stima quei gay e quelle lesbiche che votano per chi li tratta in un certo modo. In quanto gay e in quanto sostenitori del premier, appunto

4. ne consegue che posso utilizzare l’aggettivo “renziano” come connotato negativamente. D’altronde, lo facevo già – secondo l’uso linguistico del tempo – con i berlusconiani, verso cui tutte le persone affezionate al concetto di legalità nutrivano un sano disappunto, potrò farlo con le loro brutte copie.

Concludendo, la mia idea personale è che leggi come quelle proposte (e mai votate) non aiutano al raggiungimento della piena uguaglianza, ma segnano un solco tra la norma e lo scarto da essa. Ciò non vuol dire che io “rifiuto” queste leggi – se le dovessero mai approvare potrei al massimo evitare di avvalermene – né che abbia gli strumenti per fare in modo che esse non vengano votate. Più semplicemente, me ne distanzio, vista qual è la filosofia che le anima.

Poi, se democrazia è accettare che una massa numerosa, la cosiddetta maggioranza, vada unita e granitica verso un “nuovo verso” che per me è poco dignitoso, sempre il medesimo concetto di democrazia mi dà la facoltà di pensare che quel nuovo corso sia orripilante e di non avere stima alcuna per chi lo propina come unico possibile: si chiama, appunto, libertà di pensiero. Se vale per gli omofobi con cui fanno accordi e per i politici che eleggono, varrà anche per un comune cittadino che esprime le sue idee. O no?

Dulcis in fundo, ci sarebbe da fare un lungo discorso sul fatto che non è vero che dopo Renzi c’è il nulla, e semmai che visto il nulla che c’è intorno abbiamo Renzi come suo prodotto conseguente. Ma questa è un’altra storia che mi appassiona ben poco. Per il resto, a buon rendere.

P.S.: onde evitare confusione, e visto che mi è già stato chiesto, definisco “gay renziano” chi difende Renzi per tutto quello che fa, in modo acritico, o chi lavora per lui dentro il partito. Passi chi lo ha votato nell’illusione di avere un leader normale, purché smetta ad un certo punto.