Transfobington Post

huff

Come ha già scritto la mia amica Caterina Coppola sulla pagina Facebook (poi rimossa) dell’Huffington Post: «Non azzeccarne una, tra titolo, foto e sottotitolo. Chapeau!».

Perché?, direte voi. Semplice.

1. Titolo ad effetto: riduce la transizione di genere a vezzo chirurgico e chi conosce una persona trans sa quanto doloroso sia il percorso di riassegnazione. Per cui complimenti per la delicatezza.

2. Foto a mentula canis: riproduce un pride, molto verosimilmente, in quello che è uno spezzone folkloristico. Si riduce, al solito, la questione LGBT a fenomeno da baraccone e sia ben chiaro che questa riduzione è tutta mediatica. E quindi grazie per il pressappochismo.

3. Sottotitolo con tic transfobico: quale ad esempio chiamare la persona MtoF – che fa il percorso di riassegnazione da maschio a femmina – al maschile, ovvero il trans, e quindi non rispettando la sua identità di genere. Ancora urrà per la sensibilità di una sentinella in piedi.

Ho scritto un articolo scientifico sull’inadeguatezza mediatica dei giornali on line, circa la questione LGBT, per un convegno a cui ho partecipato a Napoli, nel dicembre 2014. Ebbene, questa perla sarebbe stata da antologia, per squallore giornalistico. A noi resta, invece, la magra consolazione che essendo una testata on line, nessun albero sia stato sacrificato per la pubblicazione di orrori giornalistici come questo.

P.S.: per chi volesse saperne di più sulla storica sentenza che stabilisce il cambio di genere senza intervento chirurgico, può sempre leggere Gay.it.

Idahot 2014: giornate contro l’omo-transfobia

Si è appena conclusa la Giornata Internazionale contro l’omo-transfobia, un appuntamento ormai decennale che ricorda a tutto il mondo, civile e non, che non si deve discriminare nessuno/a per il suo orientamento sessuale e per la sua identità di genere.

Tradotto: se sei gay, lesbica, bisessuale, trans, queer, intersessuale (e qualsiasi declinazione tu abbia della tua identità affettiva) hai la stessa dignità della maggioranza eterosessuale.

Per celebrare tutto questo, diverse realtà hanno organizzato diversi appuntamenti. Due per tutti: la Settimana contro l’omofobia organizzata dal Movimento Pansessuale di Siena e la Queer Week di Roma, alla quale hanno partecipato diverse realtà LGBT della capitale.

Sono stato invitato a Siena per parlare della figura di Mario Mieli, a Roma per analizzare il rapporto tra media e rappresentazione delle sessualità non normative e, proprio ieri, nella Repubblica di San Marino per presentare il mio libro, I gay stanno tutti a sinistra. È emersa un po’ ovunque l’esigenza di una maggiore democrazia da estendere, nella sua interezza, a chi eterosessuale non è, non può e non vuole esserlo.

Tornando a casa, stanco ma soddisfatto per i riscontri, per lo scambio di idee e per aver trovato molti/e compagni/e di percorso, ero in treno e guardavo su Twitter le immagini di chi – soprattutto nel mondo eterosessuale – si spendeva per la causa della piena uguaglianza.

Due considerazioni, su tutto questo. La prima: se molti gay fossero come quelle persone, staremmo già a buon punto ma purtroppo c’è molto da lavorare proprio all’interno della comunità. La seconda: due mie amiche di social network (grazie Lucia e Elisabetta) si sono esposte con la loro identità. Perché non fare altrettanto? Anche lì, davanti a tutti/e. Ho preso carta e penna e ho fatto questo

Idahot 2014

Idahot 2014

…il mio contributo per quest’anno l’ho dato. Sperando che ben presto si possa celebrare non più qualcosa contro, ma un giorno per il raggiungimento della piena uguaglianza e per la totale dignità, di tutti e di tutte.

Luxuria a scuola: i cattolici umiliano la democrazia e il sapere

Vladimir Luxuria

Il caso: Vladimir Luxuria era stata invitata al liceo Muratori di Modena per confrontarsi con gli studenti e le studentesse di quella scuola sul tema della transessualità. L’incontro era stato voluto dagli/lle alunni/e dopo una votazione democratica che aveva sancito l’evento. Alcune famiglie, tuttavia, si sono messe di traverso, minacciando che non avrebbero rinnovato l’iscrizione per l’anno successivo dei/lle loro figli/e. L’appuntamento è quindi saltato.

A colorare di grottesco una vicenda di per sé gravissima – perché non solo crea un precedente pericoloso, ovvero impedire che si tenga un’assemblea e tradendo così uno dei momenti di democrazia in un istituto scolastico, ma anche perché segna l’intromissione dei genitori nell’autonomia della scuola – ci pensa Giovanardi, con uno dei suoi soliti deliri: la scuola non è luogo di indottrinamento. I rappresentati cattolici protagonisti della vicenda, si sono trincerati dietro al fatto che mancava un contraddittorio.

Non so cosa avrebbe detto Vladimir Luxuria in quel contesto, ma inviterei tutti e tutte a riflettere sul fatto che si trattava di un’assemblea non finalizzata a convertire gli studenti alla transessualità, ma per parlare delle problematiche di un gruppo sociale. Niente di indottrinante – contrariamente allo studio della religione cattolica, nei nostri istituti – ma, semmai, qualcosa che avrebbe portato conoscenza di un fenomeno.

Magari si sarebbe scoperto, ad esempio, che “transessualità” non è sinonimo di “prostituzione”. E magari si capirebbe perché essa viene scelta da alcune persone transessuali. Forse si sarebbe parlato dei problemi che si incontrano a maturare il percorso di appropriazione della propria identità di genere. Non credo che serva contraddittorio per un processo di conoscenza, anche perché ciò che contraddice il sapere è, appunto, l’ignoranza.

O forse il problema è la transessualità in sé, ma questa sarebbe discriminazione. Forse Giovanardi e i genitori (presumibilmente cattolici), che hanno ferito la democrazia di questo paese, confondono l’omo-transfobia con la libertà di pensiero, forse anche grazie al nuovo clima culturale introdotto dalla legge di riferimento, votata nei mesi scorsi alla Camera, che permetterebbe di esprimere opinioni non costruttive (se non veri e propri insulti) contro le persone LGBT, proprio nelle scuole.

Dovrebbero chiedersi, infine, tutte le persone di buona volontà, se quando si tratta di altri argomenti, sempre per prenderne conoscenza, si debba chiedere, ad esempio, l’intervento di un antisemita per il tema della persecuzioni del popolo ebraico, la presenza di un razzista se si discute di integrazione e immigrazione, o l’opinione di un uxoricida se si deve parlare di femminicidio. A Vladimir Luxuria è stato chiesto di parlare di sé a condizione che ci fosse qualcuno che parlasse contro la sua vita. Mi chiedo quanti cattolici sarebbero disposti a farlo, nei confronti della loro fede. Eppure, il loro “diritto” di essere contrari a qualcosa per cui nutrono un pregiudizio – l’essere trans, nello specifico – ha coinciso con il fatto che si è impedito a una libera cittadina della Repubblica Italiana il diritto (senza virgolette) di esercitare la sua libertà di pensiero.

Diritti LGBT: verso la russificazione italiana

Roma, le associazioni sventolano il rainbow

Roma, le associazioni sventolano il rainbow

Non sono tempi buoni, questi, per le persone LGBT italiane. Ieri sera, alle 20:00 le sigle romane, il Circolo Mario Mieli, Arcigay e il DGP, si sono date appuntamento in via Gaeta per protestare pacificamente di fronte l’ambasciata russa. La ragione della manifestazione stava nell’arresto di Vladimir Luxuria a Sochi, per i fatti che tutti/e conosciamo. Rilasciata, le associazioni hanno deciso di confermare l’appuntamento per lanciare un messaggio simbolico al presidente Putin, contro le sue politiche ai danni della gay community del suo paese.

Arrivato al luogo dell’appuntamento, ho avuto la sgradevole sorpresa di trovarmi di fronte a una situazione surreale. La polizia italiana, rappresentate in quel momento dello Stato a cui pago le tasse, ha impedito a me e ai/lle manifestanti, di posizionarci di fronte la sede diplomatica per esporre il rainbow.

La manifestazione si è allora spostata in via di Castro Pretorio dove si è bloccato il traffico in risposta a questo atto antidemocratico. L’occupazione è terminata solo quando ci si è accordati, grazie anche alla mediazione della parlamentare di SEL, Ileana Piazzoni, per mandare una delegazione di fronte gli uffici diplomatici russi.

Non mi risulta che fossero presenti gli altri partiti, a parte Sinistra Ecologia e Libertà. Praticamente assente il Pd, con l’unica eccezione di Aurelio Mancuso (credo a titolo personale). Un centinaio in tutto i manifestanti. Non sono mancati momenti di tensione con le forze dell’ordine ed è volato anche qualche spintone.

La polizia era in evidente imbarazzo, ma ha seguito quelle direttive che di fatto hanno trasformato, per quelle ore, il nostro paese in una dependance del Cremlino. È assurdo, infatti, che si impedisca  ai cittadini e alle cittadine onesti/e di questa repubblica di attraversare il suolo pubblico, in territorio italiano, per manifestare il proprio pensiero.

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il sit in di NCD a sostegno dei marò

Tanto più grave se consideriamo il fatto che è stata permessa ai militanti del NCD di Alfano di fare un’iniziativa analoga – del tutto legittima – a favore dei marò detenuti di fronte l’ambasciata indiana. Dobbiamo forse pensare che manifestare per i diritti LGBT sia inammissibile, nel nostro paese? Perché ciò che ieri è successo in via Gaeta si configura come un atto pubblico contro la comunità omosessuale.

Qual è la differenza, a questo punto, tra il nostro paese e ciò che accade all’ombra del Caucaso e degli Urali?

Personalmente, credo che sia doveroso pagare le tasse al paese per stipendiare anche quegli agenti, che dovrebbero avere lo scopo di difendermi dai pericoli e mantenere l’ordine pubblico. A tal proposito, posso affermare che ieri la polizia ha reso un grande servizio. Peccato che lo abbia reso a chi i gay li manda in prigione. E questa è un’ulteriore ferita ai danni di milioni di cittadini e cittadine per bene, delle rispettive famiglie e delle persone a esse solidali.

E Vladimir aprì il vaso di Pandora

Tutto è cominciato con tale @ilComparello, che sul suo profilo Twitter ha scritto:

Transfobia su Twitter

Transfobia su Twitter

Che poi, molto probabilmente, non è stato lui il primo a lasciarsi andare in commenti come questo, ma è stato il primo che è rimbalzato sui retweet di chi si diceva indignato per un simile linguaggio. A tal punto che il nostro eroe ha cancellato il tweet stesso. Quando si dice la forza delle proprie idee…

Poi si sa, in Italia siamo tutti allenatori quando gioca la nazionale, vuoi non dire a Emma Bonino come fare il suo mestiere?

...e quelli su Twitter

i commenti su Twitter

Poi certo, a chi, sgomento, fa il paragone marò-Luxuria bisognerebbe spiegare la differenza tra l’esporre un cartello e l’accusa di omicidio.

Non mancano, ancora, star in declino che cercano di aprirsi un varco nei meandri della notorietà come il redivivo Red Ronnie:

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E ancora, se la filosofia “anale” di molti commenti sui social la fa da padrona (e qui non riporto, ma basta rivedere il tweet d’apertura per capire di cosa si sta parlando) e il paragone coi marò indigna le menti di chi è sempre più preoccupato delle italiche sorti – ma vorrei vederli, questi eroi, come si comportano di fronte a uno scontrino non fatto – il terzo filone di commenti verte su frasi del tipo: «lo ha fatto per farsi pubblicità».

Luxuria attaccata anche su Facebook

Luxuria attaccata anche su Facebook

Il dramma del personaggio citato è che scrive pure su una pagina gay-friendly. Non so se sia gay o “vicino” alla causa, ma di certo certe affermazioni non giocano a favore di questa teoria. Il nostro infatti, continua infatti così:

LUXURIA summonte 2

“sotto le mura di Piramide…”

L’elenco di questo tipo di insulti, provocazioni, allusioni e dietrologie è enorme. Basta farsi un giro per il web per averne la reale dimensione. Il caso Luxuria ha dimostrato che l’Italia non è un bel paese, per quanto riguarda il rispetto delle persone trans e per la questione omosessuale più in generale.

C’è molto da fare se vogliamo che questo paese non diventi il corrispettivo mediterraneo della Russia. E c’è molto da lavorare anche dentro la comunità LGBT.

Manif pour quoi? Ennesimo flop degli omofobi a Firenze

Convegno omofobo a Firenze, poche presenze in aula

Convegno omofobo a Firenze, poche presenze in aula

Ennesimo flop dell’organizzazione omofobica Manif pour tous, che ha Firenze ha radunato poco più di un centinaio di persone per manifestare contro la legge Scalfarotto. Il presidio delle “sentinelle” ha fatto da sponda a un convegno contro i diritti per le persone LGBT.

Secondo questi signori la legge Scalfarotto introdurrebbe il reato d’opinione, per cui chi si dice contrario a matrimonio e adozioni rischierebbe di finire in galera.

Adesso, va da sé che ciò non è vero. Esiste la legge Mancino, infatti, che condanna e punisce il razzismo e l’antisemitismo. Ma chiunque oggi può dire di essere contrario allo ius soli, ad esempio, o al voto agli immigrati. Alfano e Maroni ce lo ricordano continuamente, eppure nessuno ha torto loro un capello. Con una seria legge contro l’omofobia sarebbe la stessa cosa. Puoi definirti contrario ai matrimoni e nessuno ti direbbe nulla (se non che sei un omofobo, naturalmente).

Per altro basta vedere cosa dice la legge Scalfarotto per capire non solo che quelli di Manif pour tous hanno un preoccupante problema di analfabetismo di ritorno – visto che evidentemente non sanno leggere – ma che sono proprio in mala fede:

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il dd, al contrario, se venisse approvato sancirebbe per legge che gli atti verbali – gli hate speech per intenderci – contro le persone LGBT avrebbero copertura legale.

La legge Scalfarotto, più semplicemente, interviene sulle discriminazioni e le violenze. Ma quelli di Manif pour tous non vogliono che in questo paese si punisca – con una semplice aggravante e come già previsto per i crimini contro neri, ebrei e altre minoranze – nemmeno la violenza contro gay, lesbiche, trans, ecc.

Manif pour tous a Firenze: pochi i manifestanti pro-omofobia

Manif pour tous a Firenze: pochi i manifestanti pro-omofobia

Per questa ragione, da un paio di week end a questa parte, si radunano in questa o quella piazza d’Italia, con risultati abbastanza incoraggianti, per chi l’omo-transfobia la combatte. Dopo il flop di Roma – appena un centinaio di manifestanti – A Firenze, infatti, oggi erano poche presenze, tra strada e palazzo. Basta contare i partecipanti… (le fotografie, quella nell’aula comunale e quella della piazza, sono state prelevate proprio da sostenitori del gruppo in questione).

A conti fatti, duecento omofobi in tutto. La famiglia tradizionale – che tanto ferventemente questi signori vogliono “salvare” – con ogni evidenza non li segue e non li vuole.

Vi spiego perché l’omofobia è simile al nazismo

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Le proteste di Manif pour tous

Un mio post su Twitter ha fatto molto arrabbiare Manif pour tous Italia.

Eppure non c’è molto da dire sulla questione. Storicamente è andata così.

C’era una corrente di pensiero che vedeva i neri e, più genericamente, le popolazioni non europee come inferiori ai bianchi. I neri, per questa ragione, nella loro lotta di liberazione hanno dovuto scontrarsi co un atavico razzismo, che ha portato in America a iniziative ingaggiate dal famigeratissimo Ku Klux Klan.

Per secoli, ancora, gli ebrei sono stati considerati un’aberrazione dal pensiero cristiano in quanto “deicidi”. Millenni di antisemitismo hanno portato non solo a discriminazioni e ghettizzazione, ma anche al tragico fenomeno del nazismo e dei campi di sterminio.

Adesso, dopo ebrei e neri (e con modalità diverse ma dinamiche analoghe, ricordiamo anche la questione femminile), è il momento della liberazione delle persone LGBT. Il nemico di noi gay, lesbiche, bisessuali e persone trans è l’omo-transfobia. Questo fenomeno è ingrediente di violenze e aggressioni. Basta vedere cosa sta succedendo in Russia e in Nigeria. O basta ricordare cosa accade in paesi come Iran, Sudan, Somalia, ecc.

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I commenti di una militante di Manif pour tous

Ergo l’omo-transfobia nasce in quello stesso sottobosco “culturale”.

La risoluzione europea per altro è molto chiara in merito:

l’omofobia consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo […]

Poi non si arrabbino i/le militanti di certe associazioni se – secondo il mio parere, supportato da evidenze storiche e pronunciamenti istituzionali – certe iniziative sono riconducibili, culturalmente, al retroterra che ha dato linfa al nazismo e alle violenze contro i neri.

Per altro, proprio rifacendosi a quanto loro stessi dicono, non hanno bisogno di inalberarsi di fronte a certi paragoni. Significherebbe non rispettare chi non la pensa come loro. E loro sono sensibilissimi su questo punto. Converrete…

Tre pensieri sulla credibilità di Renzi e Scalfarotto sui diritti LGBT

Ivan Scalfarotto, creatore della legge sull’omofobia

Riprendo con questo post l’articolo di Ivan Scalfarotto sull’HuffingtonLa legge contro l’omofobia non è liberticida…  Nel suo pezzo Scalfarotto segue due direttrici: difendere il sindaco di Firenze, nonché suo leader, dalle critiche per aver concesso ospitalità a una manifestazione omofobica e ricordare la bontà della legge da lui creata riguardo all’omo-transfobia.

Andiamo per punti.

1. Per chi non lo sapesse: dopo il flop dello scorso week end, Manif pour tous ci riprova a Firenze, dove ha chiesto e ottenuto ospitalità proprio in una sala del comune. Dice, giustamente, il deputato renziano: «la sala è stata prenotata da un consigliere comunale, e gli è stata concessa come sempre succede quando i consiglieri comunali avanzano una richiesta di questo genere, ed è stata concessa a pagamento». E su questo non si discute. Ma il problema non è la cessione della sala in questione, bensì il destinatario della stessa!

Se io organizzassi un convegno improntato su ideologie quali l’antisemitismo o il razzismo, il comune di quale città – non amministrata dalla Lega, intendo – mi darebbe luoghi pubblici, a pagamento o meno? Scalfarotto quindi continua a non vedere il cuore reale del problema: l’omofobia si spaccia ancora come una delle tante libertà di pensiero, quando invece dovrebbe essere considerata un’aberrazione dello stesso.

2. Questo presupposto ci aiuta a capire le ragioni della sua difesa a se stesso e alla sua legge, che non è contro l’omofobia ma semmai tutela le sue forme più sotterranee e invasive. Dice il nostro: «si tratta di una legge che ha incontrato le critiche pesanti delle associazioni gay proprio perché ha voluto tener conto della libertà di opinione di chi crede che il matrimonio egualitario sia sbagliato e che l’adozione da parte di coppie gay e lesbiche sia da evitare».

Scalfarotto su questo dice falsità. Le associazioni non hanno mai preteso la prigione per chi pensa che il matrimonio debba essere solo tra uomini e donne o per chi è contrario alle adozioni. Così come nessuno va in galera se pensa che un bianco non debba sposare una nera o che un bambino italiano non debba crescere in una famiglia di stranieri. Il razzismo e l’omofobia hanno diversi livelli, criminali e non. Una legge giusta dovrebbe punire gli aspetti criminali e intervenire dal punto di vista culturale sulle aberrazioni del pensiero, appunto.

Invece, la legge fortemente voluta dal deputato del Pd e concordata con i settori più retrivi del parlamento – tra un insulto e un altro alle associazioni LGBT che chiedevano un trattamento di dignità – permetterebbe, ad esempio, di dire nelle chiese, nelle scuole, negli ospedali, nei partiti, che gli omosessuali sono malati da curare, che non devono avere uguali diritti, ecc. Cioè permetterebbe di diffondere idee che favorirebbero e accrescerebbero l’odio, la discriminazione e il mancato rispetto nei confronti di gay, lesbiche, persone trans, ecc.

Proprio questo aspetto fa del suo provvedimento, non una legge contro, ma per l’omofobia. Perché di fatto la istituzionalizza.

3. Il terzo punto di quell’articolo sfiora la mistificazione e ci riporta a Renzi. Dice Scalfarotto: «credo che i critici di Renzi farebbero bene a concentrarsi sul punto politico della questione, che consiste nel fatto che il Segretario del PD sta perseguendo dalla sua elezione, con tenacia assolutamente inedita, risultati concreti a favore delle coppie gay e lesbiche».

Non ci risulta, al momento attuale, che si sia fatta una sola legge a favore delle coppie gay e lesbiche o a tutela delle persone LGBT. Scalfarotto confonde il risultato politico con la propaganda e la promessa generica. In un contesto, come quello attuale, dove le civil partnership volute dal segretario del Pd rischiano semmai di far cadere il governo – e c’è da credere che Renzi stia agitando le unioni civili proprio per rompere su quel punto e arrivare a elezioni al più presto.

In conclusione, farebbe bene l’esponente renziano a guardare un po’ di più al piano della realtà – dove ogni cosa sconfessa sia il suo operato sia le sue istante celebrative, di se stesso e del suo leader – e cominciare a lavorare davvero per una politica dell’integrazione e della liberazione delle persone LGBT. Magari ascoltando le associazioni di settore, invece di attaccarle. E magari avendo meno a cuore le larghe intese, l’alleanza con gli estremisti cattolici e la benevolenza di personaggi lugubri per quel che riguarda lo stato dell’arte dei diritti civili in Italia. Fosse non altro per una questione di credibilità istituzionale e politica.

A Roma, il marcio per la famiglia

Oggi a Roma, alle 15:30 a piazza SS. Apostoli si terrà una manifestazione “per la famiglia”, promossa dal coordinamento di associazioni omofobe, conosciuto col nome di Manif pour tous.

Lo scopo di queste persone è quello che non venga riconosciuta nessuna legge a sostegno delle persone LGBT. Ferocemente contrari alla legge Scalfarotto – che evidentemente non hanno mai letto, visto che questa tutelerebbe a livello giuridico proprio questo tipo di espressioni di pensiero – il raduno cattolico integralista (al quale aderiscono, per altro, diverse realtà anti-abortiste) di oggi parte da queste premesse: «La legge sull’omofobia è una legge che intende distruggere la famiglia naturale, basata sul matrimonio tra uomo e donna, quella di cui parla la nostra Costituzione agli articoli 29, 30, 31 e che lede irrimediabilmente la libertà religiosa e la libertà di pensiero e di opinione, descritta nell’articolo 21 della Costituzione».

Numerose le adesioni di parlamentari di (estrema?) destra. Tra i nomi più conosciuti: Maurizio Gasparri, Carlo Giovanardi, Lucio Malan, Giorgia Meloni, Alessandro Pagano, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi.

Questa gente non sa, tuttavia, che:

1. la “famiglia naturale basata sul matrimonio” in realtà non esiste. Se è naturale, non ha bisogno di un istituto giuridico per esistere. Se ha bisogno del matrimonio per essere famiglia, non è naturale;
2. in natura non esiste un modello familiare, esistono le cure parentali semmai. Il maschio feconda e va via, il più delle volte, e se torna è per uccidere i cuccioli e accoppiarsi di nuovo. I cuccioli sani sopravvivono, i cuccioli malati vengono abbandonati a morte certa… e via discorrendo;
3. nella storia dell’uomo non esiste un modello familiare univoco. Si pensi alle famiglie poligame, alle famiglie in cui è la donna ad avere il comando e l’uomo assume i ruoli domestici, alle famiglie collettive. Quello di famiglia è un concetto culturale che muta nel tempo e nello spazio;
4. la libertà religiosa non è un valore assoluto. Ognuno è libero di seguire la religione che preferisce e i dogmi che si ritengono validi, la legge prevede questo, ma l’appartenenza a una fede qualsiasi deve sottostare alle leggi vigenti, o sarebbero tollerati, in nome di tale “libertà”, sacrifici umani, infibulazioni, sottomissione delle donne, compravendita di bambine per politiche matrimoniali (come ampiamente documentato sulla Bibbia), ecc.

Ne consegue che nessuna fede può tollerare atti di razzismo, incitamento all’odio o discriminazione all’interno del consesso civile. Quelli di Manif pour tous, vogliono che questo atto di legalità e di buon senso, che già viene osservato per neri, appartenenti ad altri religioni, donne e bambini, non si applichi anche alle persone LGBT.

Per questa gente – per esistere e per continuare ad avere un’identità politica – è fondamentale che si mantenga una situazione di squilibrio, di discriminazione e di violenza ai danni di una fetta della società, rappresentato in particolar modo da gay, lesbiche e trans.

Ci sarebbe da chiedersi, ancora, dove sono queste persone (e quegli stessi politici sopra menzionati) quando c’è davvero da difendere le famiglie dalle politiche fiscali dei vari governi, che tra tasse vecchie e nuove e i tagli ai servizi (scuola in primis) hanno impoverito concretamente la società italiana. Senza per altro riconoscere giuridicamente nessun diritto alla comunità LGBT.

Insomma, oggi a Roma manifestano quelli che vogliono l’aborto clandestino e le legnate per i gay, solo che chiamano tutto questo “famiglia naturale”.

Omofobia: ecco perché Paola Binetti andrebbe mandata in prigione

Il controverso (e al momento quasi inutile) ddl contro l’omo-transfobia che oggi si discuterà alla Camera, presenta due aspetti problematici che fanno la differenza tra una buona legge e la classica foglia di fico messa lì a far tacere le proprie coscienze.

In primis, l’aggravante di reato per i crimini contro le persone LGBT. Per far piacere al PdL, infatti, il Pd le ha eliminate. Una legge, perciò, che servirebbe a stabilire che una violenza basata su odio per orientamento sessuale e identità di genere presenta un problema in più rispetto all’odio generico, è stata di fatto azzoppata da chi l’aveva proposta in prima istanza.

Il secondo elemento tragico della vicenda è che questa legge, così com’è, non solo non punisce i reati sul linguaggio adottato, ma addirittura li favorisce. Se io oggi andassi in TV a dire che i neri sono creature inferiori e in quanto tali non devono essere tutelati dallo Stato avrei non pochi problemi in virtù della legge Mancino. E a ragione.

La legge voluta dal Pd, e frutto delle larghe intese, sostiene invece – proprio in deroga alla legge Mancino – che chi odia gay, lesbiche, trans, ecc, può continuare a farlo anche verbalmente per tutelare la libertà di religione e di pensiero.

Cosa accadrebbe, dunque, se il provvedimento venisse votato così com’è?

Una persona come Paola Binetti potrà continuare a dire in parlamento che essere omosessuali è una infermità mentale.
Un prete potrà incitare le masse di fedeli a vedere lesbiche e trans come peccatori destinati alle fiamme dell’inferno.
Un Cassano qualsiasi potrà blaterare frasi del tipo “i froci in nazionale mai, per carità”.

Ebbene queste persone andrebbero, a mio giudizio, sottoposte all’attenzione dei tribunali (e soggette a pene da multe pecuniarie fino al carcere) per queste affermazioni. Perché?

Facciamo un esempio pratico. Daniele ha quindici anni, gli piace il calcio, è cattolico e anche gay. Ascolta Cassano (o chi per lui) che lo apostrofa come “frocio” gettando un’ombra di non poco conto sulla sua autostima. Poi magari in chiesa si sente dire dalla persona a cui affida la sua anima che quelli come lui sono destinati alle fiamme eterne. E magari al tg ascolta qualche politico che lo etichetta come un malato di mente. Nel frattempo i compagni di classe di Daniele hanno sentito le stesse identiche cose in tv o sui giornali. E si sentono autorizzati a prendersela col loro compagno di classe, lo emarginano, lo dileggiano, lo fanno sentire completamente solo. Fino a quando Daniele si affaccia dalla finestra della sua stanza, si chiede che senso abbia tutto quel dolore a quell’età e decida di fare un salto giù, dal quarto o dal quinto piano. Vi sembra che stia esagerando? È quello che succede a molti/e adolescenti che fanno questo tipo di scelte perché non ce la fanno più a vivere in un mondo che li odia, prima di ogni altra cosa, proprio a parole.

Di chi è la colpa di questi suicidi? Di attori sociali come quelli su menzionati che con le loro dichiarazioni alimentano una campagna di odio collettivo che ha, come conseguenza, la disistima delle persone LGBT, il bullismo nelle scuole, i comportamenti discriminatori, fino ad arrivare alle violenze.

Secondo voi questa gente non andrebbe fermata? Per tale ragione una legge seria contro l’omo-transfobia dovrebbe comprendere, prima di ogni altra cosa, i crimini sul linguaggio utilizzato. Perché tutto comincia da lì. Poi questo non significa che chi è contro il matrimonio egualitario o contro le adozioni verrà automaticamente trasferito in cella. Così come oggi i leghisti possono definirsi contrari allo ius soli, solo per fare un esempio.

È il linguaggio a creare realtà effettiva. Un linguaggio intriso di odio, genera disprezzo e morte. La storia degli ebrei dovrebbe aver insegnato, in merito. Se non capiamo questo e diamo, al contrario, mandato affinché chi si esprime contro le persone LGBT abbia il diritto di farlo, mettiamo un pezzo in più in quella strada di mattoni rosso-sangue sulla quale si frantumerà la vita del prossimo Daniele (così come si sono già spezzate le vite di Marco, Matteo, Andrea…).

Poi se Paola Binetti dovesse andare in galera per quello che pensa e dice su gay, lesbiche e trans, pazienza! Potrà sempre pensarci prima di farlo. O affrontare, serenamente, il destino che spetta a chi commette un crimine.