Diritti civili: Bersani alla festa democratica sceglie l’UdC

Leggo di Bersani, presente il 21 luglio alla festa democratica di Roma.

Un Bersani acclamato, convincente, della dimensione di un leader di partito e di coalizione. Un futuro premier, in poche parole. Leggo questo, sulle bacheche Facebook dei miei amici.

Un futuro premier del principale partito di centro-sinistra (si noti il trattino) che manda a dire a Di Pietro: «abbiamo già in corso dei tavoli di lavoro anche con Sel e che stiamo discutendo di istituzioni, economia e questioni internazionali, dopo faremo il punto». E che subito dopo ripropone l’alleanza con l’UdC.

In tutto questo, sempre a sentire chi lì c’era, nemmeno una parola sui diritti civili: fecondazione assistita, legge anti-omofobia, coppie di fatto, matrimonio per tutti, adozione per gay e lesbiche, tutela dei bambini di famiglie omogenitoriali.

Questi temi sono ancora al di fuori della porta (e della portata) di un partito che si candida al governo di un paese che ha, tra i suoi abitanti, anche le persone GLBT. Persone che chiedono rappresentanza politica e giuridica. Rappresentanza che viene ignorata, sistematicamente.

Quali sarebbero i margini di manovra di un pd così timido nella prospettiva di un’alleanza con una formazione, quale l’UdC, apertamente omofoba e reazionaria? Il pd ha realmente voglia di trovare una soluzione politica seria sulla tematica dei diritti civili e su quella dei temi etici (a cominciare dal testamento biologico)?

Va da sé che la prospettiva di un’alleanza con un partito che ha candidato mafiosi – vedi Cuffaro – e che ha la Binetti al suo interno dovrebbe determinare una fuga di massa da parte di chi crede nelle parole di persone quali Falcone e Borsellino e da parte di quei militanti – come Alicata, Concia e Scalfarotto solo per citarne alcuni/e – che lottano per i diritti del popolo rainbow.

Nel mio piccolo, invece, se questa prospettiva dovesse concretizzarsi, opterò per due opzioni: la prima, andare in vacanza in qualche paese civile; la seconda, restarci.

Se questi signori non hanno bisogno dei nostri voti, dei voti di chi vuole un’Italia più libera, occidentale, laica e moderna – e qui il discorso andrebbe esteso a tutti i partiti di centro-sinistra, sebbene, a onor del vero, la differenza tra SEL e IdV con Bersani sta nel fatto che Vendola e Di Pietro hanno inserito nell’agenda i temi succitati già da tempo e senza imbarazzi di sorta – non capisco perché continuare a lavorare per loro e perché votarli.

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Ecco perché Casini non è degno del voto “cristiano”

Il presunto declino del berlusconismo e l’irrompere sulla scena di partiti nuovi (con leader non proprio di primo pelo) come SEL o Futuro e Libertà sparigliano le carte su temi che, apparentemente, sono tornati di moda anche nei corridoi di Montecitorio dopo la pessima gestione ulivista dei DiCo e dopo il dramma di Eluana Englaro di qualche tempo fa: il testamento biologico e le coppie di fatto.

Una ripresa, per adesso non ufficiale e lontana dai programmi elettorali delle ormai certe future elezioni anticipate, che nonostante le aperture registrate in queste settimane è però piena di pericoli per le tematiche che stanno a cuore alle persone GLBT e per chi si batte, più in generale, per i diritti civili, compresi anche quelli sul trattamento di fine vita.

Il primo rischio è quello della confusione: pare sia un mantra diffuso quello di mischiare le carte tra temi eticamente sensibili e diritti civili. Il che per i politici di matrice cattolica è comprensibile, abituati come sono a confondere certe sfere del diritto per avallo di pratiche viziose e, soprattutto, a obbedire alla morale personale dell’esibizione delle virtù pubbliche e della pratica fervente ma silenziosa dei vizi privati. In altre parole, ne comprendiamo i limiti e già da un po’.

Che invece lo stesso errore lo commetta pure Giuliano Pisapia, fresco di vittoria sulle primarie, lascia un po’ perplessi e delusi – per non parlare dell’irritazione di politici del pd come Scalfarotto – e fa pensare che il candidato sindaco di Milano voglia aprirsi uno spiraglio di vittoria certa lasciando aperta la finestra del dialogo con i centristi capitanati da Casini.

E questa eventualità ci riporta al secondo rischio, che è quello dell’ennesimo sacrificio umano da consumare all’altare del voto cattolico che potrebbe avere di nuovo, come vittima prescelta, il tema delle famiglie gay e lesbiche.

Casini, infatti, in un programma a La7 non ha perso occasione di ricordare che chi si alleerà con l’UdC nulla dovrà concedere alle coppie gay, con una fermezza così irriducibile che se fosse stata applicata anche nella scelta di certe (sue) candidature di sicuro sarebbe stato un bene non solo per l’Italia tutta ma anche per la stessa popolazione parlamentare.

A questi rischi, che sono particolari, se ne aggiungono altri per così dire strutturali.

In primis: l’indeterminatezza di cui si fa scudo Pisapia, e di chi confonde temi etici con temi di rilevanza sociale, ne fa terra di conquista della falange d’assalto vaticana e che, abbiamo visto, non è un bene per la tenuta democratica del nostro paese.

Adesso fa bene Scalfarotto a indignarsi, ma a mio giudizio in tutta questa situazione bisogna far ben presente a tutti che:

1. non importa che temi etici e temi sociali siano interscambiabili o meno, come da precisazione scalfarottiana, ma ciò che importa ne è la legittimità;

2. se un tema è legittimo e incontra il bisogno di larghe masse o singoli individui può diventare argomento di campagna elettorale (e credo che in una città grande come Milano si senta l’esigenza di certe tutele da parte di larghe fasce sociali)

3. i temi eticamente sensibili devono essere campo di analisi e di soluzione politica proprio della sinistra e devono essere affrontati con spirito laico, libertario e inclusivo.

Lo capisse pure Pisapia saremmo a buon punto.

In secundis: trattare certe opinioni di stampo omofobo come esercizio di libertà di pensiero è aberrante. A Casini, o chi per lui, non va risposto sul piano dei contenuti, sempre deprecabili, ma va spostato l’argomento su un piano più elevato che è quello, appunto, della moralità. Tanto per fare un esempio, al leader dell’UdC, così lucidamente e coerentemente omofobo, qualche politico, anche del mondo GLBT ma non solo, dovrebbe ricordare e anche con una certa durezza che non si accettano lezioni di etica individuale o morale collettiva da chi ha fatto eleggere al Senato un condannato per reati di mafia.

Per altro la durezza di Casini dimostra come il leader centrista sia disposto a fare alleanze con chiunque si adegui a lasciare l’Italia in uno stato di apartheid giuridico nei confronti di gay e malati terminali, Berlusconi incluso, e questo ne dimostra tutta la pochezza e la piccolezza umana prima ancora che politica.

Casini, in altri termini, potrà vantare il voto cattolico dalla sua parte, ma di certo non  merita il “voto cristiano” – che è altra cosa e che investe la genuinità dei credenti – per il suo passato che ha visto l’avallo del peggiore berlusconismo e la legittimazione del malcostume italiano, due “peccati” che di certo non si sposano con il messaggio di Gesù, il quale, tra l’altro, non prevedeva la marginalizzazione del diverso ma la sua piena integrazione. Piaccia al papa o meno, o chi per lui.

Il rischio della caciara, al momento di affrontare tutte queste questioni, tra le quali anche il fine vita, che tralascio perché ne ho competenza limitata, è elevatissimo. La nuova classe dirigente che si dice progressista o futurista e che è, in entrambi i casi, migliorista non può prescindere da queste considerazioni se vuole essere davvero ciò che dice di voler diventare: moderna, europea, inclusiva. Perché, se non si fosse ancora compreso, oggi è moderno, europeo e inclusivo tutto ciò che è quanto più lontano del voto cattolico-moderato italiano. Ed è compito del nuovo corso della politica del nostro paese, ammesso che ce ne sia l’intenzione, superare questo gap culturale che interessa tutti gli schieramenti possibili.