Matrimoni gay: per la chiesa è peccato, per la democrazia è diritto

Oggi su R2 di Repubblica si può trovare uno speciale sul matrimonio e l’estensione dei diritti alle coppie gay e lesbiche. Tra gli articoli proposti, vi è un pezzo molto interessante di Stefano Rodotà che fa notare due aspetti fondamentali della questione omosessuale italiana.

Il primo: con la sentenza 138/2010 la Corte Costituzionale ha dato rilevanza giuridica alle unioni omosessuali. In altre parole, la corte suprema italiana ha stabilito che l’amore tra due uomini o tra due donne rientra nei principi salvaguardati dalla Carta fondamentale del diritto italiano. Su questo c’è poco da discutere, bisogna solo prenderne atto.

Il secondo: nonostante la sentenza, il parlamento continua a far finta di nulla, imprigionato tra la prudenza di una sinistra incapace e il fondamentalismo e la violenza ideologica di un centro e di una destra altrettanto incapaci di cogliere il dato del presente.

E il dato è: la società è cambiata, profondamente. L’omosessualità non è una malattia, non è una perversione, non è un vizio. Chi crede ancora queste cose si appella a un testo epico-letterario che prevede la morte per chi mangia crostacei o per chi rivolge la parola a una donna con le mestruazioni.

Questa è la distanza tra il paese reale – dove è ormai norma che eterosessuali e non eterosessuali convivano pacificamente – e il palazzo, unitosi contro natura con santa romana chiesa e tradendo il principio di laicità dello Stato.

Intanto, mentre la situazione italiana ci ricorda sempre di più certa subcultura che ci rende più vicini all’Iran e all’Arabia Saudita, in tema di diritti civili, negli USA un altro stato – il Maryland – ha aperto le porte al matrimonio per tutti. Proprio in virtù del fatto che la Costituzione americana concede il diritto alla felicità a tutti i suoi e le sue abitanti. Se due donne o due uomini, perciò, per essere felici vogliono sposarsi, secondo quanto stabilito dalla legge, devono poterlo fare.

Questo passaggio è fondamentale. Perché ci fa capire due modi di vedere le cose totalmente all’opposto.

Per le religioni, infatti, l’amore, in qualsiasi sua forma, è sempre peccato. E non lo è solo se subordinato alla procreazione, che è conseguenza e non presupposto del sentimento.
Per la democrazia esso è un aspetto del diritto alla felicità. E da quel diritto può scaturire ogni altra cosa, vita inclusa.

A noi, poi, la scelta tra i dettami di una superstizione qualsiasi o la ricerca della parte più vera di cui siamo capaci.
Allo Stato, invece, il dovere di metterci in grado di operare questa scelta.

Cose da buttare

Chiamatela magia o superstizione. Ognuno di noi ha i suoi incantesimi, o i suoi scongiuri. E accade quando ci troviamo di fronte alle porte del tempo. Quando un giorno segna il passaggio tra un prima e un dopo. Halloween, il 31 dicembre, il nostro compleanno, un anniversario.

Per capodanno si buttano via le cose vecchie. Abbandonando un oggetto vetusto, si pensa, ci lasciamo alle spalle – o pensiamo di farlo – i guai, le delusioni, un’abitudine sbagliata. Per poi ritrovarci, trecentosessantacinque giorni dopo, di fronte allo stesso punto. Davanti la porta da varcare di nuovo, in cerchio.

Anch’io, ieri, ho buttato una cosa vecchia. Senza troppa enfasi. Perché un simbolo è importante, ma ciò che cambia davvero, la magia di cui siamo dotati, sta nella volontà.

Dobbiamo cominciare a buttar via le cose che non ci piacciono da subito, in ogni momento della nostra vita. Per poi trovarci, l’anno prossimo, di fronte al secchio dell’immondizia, senza enfasi, senza oggetti da maledire, senza nulla da recriminare.

Poi, chiamatela pure magia o superstizione.

Radiare dall’ordine dei medici il sindaco di Sulmona!

La notizia, se vogliamo, non è una novità. Nel senso che non stupisce che l’ennesimo politico italiano, in quota PdL, se ne esca con teorie mediche sull’omosessualità, bollandola come “deviazione genetica”. Prima di Fabio Federico, attuale sindaco di Sulmona, pensieri simili hanno albergato i crani – vuoti di originalità, sapere e onestà intellettuale – di altri politici di centro, destra e sinistra.

Tutto ciò potrebbe essere bollato con un unico termine: ignoranza.

La cosa che però dovrebbe far riflettere è un’altra. Il primo cittadino dell’amena località sciistica abruzzese non è un uomo qualsiasi. È sindaco, per cui rappresenta diverse tipologie di cittadini e cittadine, per cui anche quelle persone GLBT che tanto disprezza.

In più: è pure medico. E questo è gravissimo. Perché?

Un tempo si consideravano “aberrazioni” anche i mancini. Nella mia terra, in Sicilia, se nascevi coi capelli rossi eri visto come una sorta di creatura demoniaca. Verga, con il suo Rosso Malpelo, docet. In certi paesi, attualmente, se nasci albino vieni visto come una magica creatura da uccidere per fare pozioni e incantesimi.

La scienza ha il nobile ruolo di distruggere la superstizione, foss’anche quella che cresce all’ombra dei crocifissi, per restituire ogni fenomeno studiato al concetto di verità.

Non è vero che se hai i capelli rossi sei figlio del diavolo.
Non è vero che se sei albino sei un ingrediente per pozioni magiche.
Non è vero che se sei mancino c’è qualcosa che non va.

In tutti e tre i casi, è vera un’altra cosa: sei un essere umano e hai diritto al rispetto.

Quest’ultima verità vale anche per gay e lesbiche, almeno dal 1990, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità – non un qualsiasi circuito ricreativo di qual si voglia associazione gay – ha depatologizzato l’omosessualità.

Vi faccio una domanda: voi andreste da un medico che tutt’ora crede che un mancino sia sbagliato e un rosso sia demoniaco? Domanda retorica, lo so. Gli permettereste di esercitare la professione, se dipendesse da voi? Gli dareste in mano, se candidato, l’amministrazione politica e sociale, cioè una fetta di futuro e di felicità, di migliaia di cittadini/e?

La risposta è scontata, lo so.

Per questa ragione credo che questo signore, accidentalmente sindaco di un comune italiano, e laureato in medicina, dovrebbe non solo smettere a fare il sindaco, ma essere radiato dall’ordine dei medici.

Perché nessuno vorrebbe essere curato da chi è ammalato di ignoranza. Un’aspirina o un trattamento chemioterapico si prescrivono solo se ce n’è effettivo bisogno. E possibilmente da un medico che sa distinguere tra scienza, leggende metropolitane e pregiudizio.

Ne converrete.

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pubblicato su Gay.tv

La più amata dagli italiani.

L’Espresso ha lanciato un sondaggio:

Una donna a Palazzo Chigi:
voi chi preferireste? Dopo lo scandalo Ruby, sono in molti a pensare che l’opposizione alle prossime elezioni dovrebbe proporre una candidata donna. Quale sarebbe secondo voi la più adatta e quella con maggiori possibilità di vincere?

Seguono una sfilza di nomi. Tra questi, tra cui spicca un’unica politica degna di voto, Emma Bonino, (con un occhio di benevolenza alla Serracchiani), ne spuntano di improponibili e assolutamente inutili, per non dire dannosi, quali la Finocchiario, la Melandri e, addirittura, la Lanzillotta.

In quello che appare un omaggio all’epica della tristezza, a vincere è lei: Rosy Bindi. E non poteva essere diversamente.

La cretinaggine italiana, che fino a oggi ha dato potere a Berlusconi, se si dovesse votare una donna, vorrebbe una mezza-suora laica, nonché criptolesbica e omofoba.

Dentro gran parte dell’elettorato di centro-sinistra non si riesce ad andare oltre la sciatteria, politica e umana, di quella donna. Si vorrebbe governare, cioè, la complessità del presente affidandola a chi non va oltre la superstizione a cui si ispira per la sua azione “politica”.

I miei connazionali si meritano decisamente il peggio.
Fosse non altro perché lo rincorrono.