Non toccare le suore dei talent o muori

Al solito, un post di critica contro il potere precostituito (e mediatico) diventa una polemica epocale. Parlo dell’articolo di ieri, quello su suor Cristina, per intenderci. Nello specifico, mi si è descritto – e cito a caso – come talebano, omofobo, cattofascista, ecc. Quando invece l’unico termine corretto era: nauseato. Ma capisco che per certi tutori di certo garantismo il diritto del peggio ad essere tale coincide con l’impossibilità che tu possa essere critico nei confronti del peggio in questione. Ne prendo atto.

Due sole considerazioni, a chiosa di quanto accaduto:

1. Non ho mai detto che la suora non dovesse andare a cantare e amenità simili. Ho detto, semmai, che la “persona” Cristina non interpreta se stessa, ma interpreta un abito, un messaggio, un progetto politico di riqualificazione mediatica, già avviata con Bergoglio dopo il disastro ratzingeriano. Avallare e applaudire questo atto di restyling significa, né più né meno, appoggiarne il piano politico di cui si fa portatore. E per me è da imbecilli. Non vi piace se lo dico? Pazienza, ma se una suora può cantare e portare il messaggio di Dio in TV, io posso pure reagire così:

2. Non credo di aver offeso nessuno usando la chiosa finale “coglioni”. Ho solo usato un epiteto in un contesto volutamente dissacrante, così come avrei potuto scrivere o dire “raga’ non diciamo cazzate”.

Il problema semmai è che ci sono ambiti di intoccabilità per cui non si deve discutere su quanto si possa essere sgallettate dietro un talent (e ci sta, ognuno è libero di essere leggero come meglio crede) e, più in generale, contro il buonismo imperante, meglio se interpretato dalla tonaca di turno.

Il dramma è quando la leggerezza diventa veicolo di pericolosità sociale. E ogni indicatore politico ci suggerisce che la strada intrapresa è quella. Ostinarsi a non voler vedere la cosa è, per me, miope.

Forse non dovevo toccare il giocattolo, perché altrove e in altri contesti sono stato anche più sgradevole. Non capisco, tuttavia, perché posso descrivere un omofobo come un laido idiota ma non posso dire a uno o più gay che non rendersi conto della pericolosità del maquillage vaticano in atto – che passa anche per la suora in questione – sia un atto di imbecillità collettiva.

Poi non si condivide questo mio pensiero? Liberi/e di esternare in tal senso, ma faccio notare, visto che si gioca a chi è più liberal e a chi è più taleban, che io non dico che non si possa esprimere pareri contrari, mentre si pretende che chi ha certe posizioni non debba averle. Magari solo perché “offendono” la sensibilità da fan del talent del momento.

Poi sapete che c’è? Che uno può pure ritirarsi a vita privata. Poi voglio vedere come vi sposate votando Renzi e osannando suore.

Annunci

Gay in TV: suore e soubrette all’arrembaggio

Ho visto la puntata speciale del programma di Lucia Annunziata, riguardo al tema dell’omofobia. Per chi non lo avesse visto, può andare sul link del podcast. La parte riguardante i gay comincia dal minuto 31.

Al di là di questi dettagli tecnici, dico subito che il programma mi ha lasciato abbastanza indifferente. Le cose dette dai rappresentanti delle associazioni erano abbastanza condivisibili. La conduttrice si è attenuta a una scaletta politicamente corretta, non arretrando dalle sue posizioni – con diversi ammiccamenti alla sua stessa infelicissima battuta, a Dalla e alla sua omosessualità mai pubblicamente dichiarata – senza mai entrare davvero nel cuore del problema ovvero la mancanza di diritti a parità di doveri, affrontata, ma di fretta, da Paola Concia e gli altri ospiti.

Mentre questo avveniva, ai funerali di Dalla, Marco Alemanno dava il suo tributo all’amico, artista e maestro manifestando un dolore tale che in molti hanno pensato a un sentimento più forte dell’amicizia sostenuta e “benedetta” niente di meno che da Pierferdinando Casini (ma di questo parlerò domani su Gay’s Anatomy).

A Così è la vita, invece, si interveniva sempre sulla tematica gay chiamando quelli che in RAI pensano essere gli esperti del settore: esponenti della chiesa. Una suora, interpellata da Lorella Cuccarini, ha chiosato:

Non è un fatto naturale; è una scelta che può essere indotta da attegiamenti della famiglia; è una trasgressione assoluta.

E siccome le disgrazie non arrivano mai da sole, la conduttrice, già non nuova a squallide posizioni in merito, ha difeso il “diritto” della suora di offendere milioni di persone LGBT.

Chiederei alla religiosa cosa ne sa lei di trasgressioni declinate nel loro valore più estremo: sarebbe interessante avere una posizione da parte di chi vive la propria esperienza terrena lontana dal mondo dei fatti reali, a cominciare dall’esercizio della sessualità.

Ma non è nemmeno quest’ennesimo scempio alla conoscenza che mi fa specie. Viviamo in Italia, un paese che, contrariamente a quanto detto dai rappresentanti delle associazioni LGBT, è omofobo. Esattamente come l’America degli anni cinquanta era razzista e come la Germania degli anni trenta era antisemita.

Suore e soubrette che sproloquiano di ciò che non sanno è il segno forse tragicomico dell’assurdità del presente.

La cosa che mi fa riflettere è che si è riprodotto in uno studio televisivo ciò che Annunziata ipotizzava a Servizio Pubblico. Una persona ha riproposto un luogo comune, offensivo, su una minoranza. La conduttrice di Così è la vita ha messo in pratica quanto asserito dalla sua collega di In 1/2 h: ha difeso, cioè, il diritto di dire scempiaggini, alimentando ignoranza e pregiudizio.

Ne consegue che chi non si è indignato per le parole della ex presidente della RAI da Santoro adesso dovrebbe difendere, a spada tratta, il diritto della suora di dire che siamo sostanzialmente maiali.

È la libertà di pensiero e di parola. Ci piaccia o no.

Concludo questo post riportando un tweet di Daniele Nardini che sintetizza bene la giornata televisiva di ieri:

Cuccarini su trasgressione, Casini su Dalla, Annunziata che non si scusa. Un week end così non lo ricordavo dai tempi del governo Santanché.

Concorderete sull’efficacia della sintesi.