I sudditi di Matteo

verso la sudditanza renziana?

Riporto due commenti che mi sono stati rivolti in una discussione su Facebook sulla riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi, supportata dal Pd e suggerita da Berlusconi. Il discorso che cercavo di fare è che certi cambiamenti possono portare a una rapida deriva autoritaria del nostro paese.

Ecco come mi ha risposto il primo dei miei interlocutori: «Il programma di Renzi ha vinto le primarie e la base ha scelto quel programma quindi in democrazia si rispetta e si va avanti con quel programma perché la leadership esiste in tutti i paesi democratici. Renzi non mi sembra abbia fatto un colpo di stato e starà lì fin tanto che la maggioranza lo sosterrà e il partito lo voterà. Fatevene una ragione!»

L’altro: «Caro Dario, te ne devi fare una ragione, gli elettori del PD hanno scelto Renzi, perché per la sinistra novecentesca che sogni tu, non c’è più spazio neppure sui libri di storia.»

Sembra che la parabola renziana sta completando l’involuzione in cui è caduta la società italiana a partire dalla famigerata “discesa in campo” del 1994. Con il leader di Forza Italia, infatti, essa ha subito una metamorfosi in senso di “popolo”. Adesso, con l’ex sindaco di Firenze, quello stesso popolo si sta tramutando in “massa di sudditi”. Massa acritica e che funziona per slogan, purtroppo.

Inoltre: siamo arrivati dove dovevamo arrivare, al “Renzi ha vinto le primarie, adesso governa lui, fatevene una ragione!”. Come se il voto di due milioni di persone (per me illuse, per altro) avesse più valore di elezioni democratiche e regolari. Questi vorrebbero ridisegnare il paese sulla base di un’allucinazione di massa. Andiamo benissimo.