Liceo Mariotti: gli allievi difendono il prof di religione

Per completezza di informazione: mi ha scritto Francesca Saccomandi, una studentessa del liceo di Perugia di cui si è parlato, e molto, ieri su tutti i media per il famigerato questionario sulle “colpe” dell’uomo. Riporto integralmente la sua lettera:

A nome della classe 3b, del liceo classico A. Mariotti.

Di recente sul web si è scatenato un putiferio mediatico dovuto ad una foto, pubblicata su un social network, che mostrava un questionario sottoposto alla nostra classe durante l’ora di religione. A fare scandalo è stata proprio la consegna del questionario, che recitava: “Attribuisci un voto da 0 a 10 in ordine di gravità sulle principali colpe di cui ci si può macchiare” e che citava in elenco, fra “omicidio” ed “infedeltà coniugale” anche le discutibili voci “omosessualità” e “metodi contraccettivi”.
Da qui, Omphalos Perugia ha deciso di diffondere, nel mondo virtuale e non, l’idea che nella nostra scuola si utilizzino metodi educativi impregnati di omofobia, antiquati e discriminatori.
Il fatto in sé sembrerebbe più che legittimo, se non che a nessuno è venuto in mente di verificare cose fosse effettivamente successo in classe: il questionario è sì stato distribuito, ma con tutt’altro scopo.
Pur essendo noi d’accordo riguardo l’incredibilità di una consegna del genere, del tutto inapplicabile e straripante di pregiudizi, vorremmo fare presente i reali obbiettivi del questionario. Quest’ultimo viene distribuito in Terza liceo (e cioè all’ultimo anno di superiori) proprio perché ci si aspetta un approccio maturo e distaccato anche riguardo alla forma (sbagliata) in cui viene espresso.
Il professore di religione ha infatti subito specificato che il compito non era che l’estratto di un’indagine sociologica di anni ed anni or sono. Ci ha tenuto a precisare come la voce “omosessualità” non fosse giustificabile. Ma soprattutto, non richiedeva nient’altro che un confronto diretto su temi come l’aborto o il suicidio, anch’essi presenti nella lista.
L’esercizio era infatti mirato a provare, in una classe in cui giustamente convivono le opinioni più disparate, che pur vivendo secondo un pensiero relativista vi sono e saranno sempre dei livelli che nessuno di noi saprebbe valicare.. per fare un esempio, si è riscontrato che l’intera classe ha considerato l’infanticidio una colpa gravissima, a prescindere dalle inclinazioni culturali di ciascuno.
Non era dunque che una semplice discussione sul concetto di “bene” e “male”, non secondo la morale cristiana, ma l’etica personale.
Il fatto è che, probabilmente con troppa leggerezza, una copia della fatidica lista è stata resa pubblica su facebook, ed ha catturato l’attenzione di numerosi bloggers, giornalisti e gestori di pagine web contro l’omofobia.
Quello che ci lascia basiti non è tanto la risonanza della foto pubblicata, che estrapolata dal suo contesto farebbe infervorare chiunque, ma le invenzioni dei giornalisti a scopo di creare polemica. Sono infatti continue le supposizioni e le illazioni quasi diffamanti rivolte alla nostra scuola, dove, senza ombra di dubbio, non siamo formati a questo tipo di schietto e povero giudizio su temi tanto importanti.
Al Liceo classico Mariotti non si insegna l’omofobia.
Ci dispiace che associazioni che dovrebbero svolgere un lavoro costruttivo per la comunità, come Omphalos Perugia, ritengano che sia necessario questo genere di esagerazione e continua rincorsa allo scandalismo per operare in favore dei diritti per gli omosessuali.
Ci piacerebbe far sapere loro che nel piccolo ambiente in cui viviamo, sta diventando difficile trovare chi si ostina a perpetuare una mentalità omofoba.
Siamo in un liceo classico. L’amore fra Patroclo e Achille è programma di quarto ginnasio.

La giovane allieva si lamenta, perciò, della “semplificazione” giornalistica e mediatica per cui il suo insegnante sarebbe stato accusato e ingiustamente di omofobia. Ho risposto così a Francesca e alla sua classe:

“Cari studenti e care studentesse del Liceo Mariotti,

adesso io non metto in discussione che la finalità del progetto fosse altra rispetto a quella che si può desumere dalla lettura di quel test. Ma permettetemi di farvi notare che il linguaggio – come voi fate notare in questo spazio – non è qualcosa che va trattato con leggerezza.

Innanzi tutto, viviamo in un tempo tecnologico, per cui si poteva benissimo cambiare il questionario, magari eliminando le voci ritenute controverse dal vostro stesso insegnante.

In secondo luogo, il problema non sta solo nella presenza della parola omosessualità, ma anche in altre voci, ugualmente discriminatorie.

Il test parla chiaro: c’è un novero di colpe e tra quelle c’è l’omosessualità. Forse il vostro insegnante non vuole farvi arrivare a questa semplificazione ma di fatto vi ha sottoposto un documento in cui essere omosessuali o hiv positivi è visto alla stregua di uccidere bambini e stuprare donne.

Cosa avrebbe detto un ebreo se avesse letto, in quell’elenco, la dicitura “essere giudei”? E un africano come avrebbe reagito di fronte a un “essere neri”?

Forse le intenzioni del vostro docente non sono cattive e infatti ho cambiato, come mi è stato richiesto, il titolo del mio articolo per correttezza nei vostri confronti. Ma gli effetti sono quelli di disseminare, anche a livello inconscio, il pregiudizio per cui in una rosa di peccati e reati esistono tipologie di persone destinate a esser viste e raccontate con le categorie del “male”.

Forse al vostro professore sarà dispiaciuto che un aspetto della sua vita – il suo insegnamento – sia stato banalizzato e tacciato di omofobia di fronte a un documento a dir poco controverso, ma adesso forse sa qual è il trattamento che la sua chiesa riserva, con le stesse identiche dinamiche seppure invertite, a chi viene accusato di “omosessualità”.

Rifletterei su queste questioni, prima di difendere un atteggiamento considerato solo troppo leggero. Io credo che ci sia della pesantezza in tutto questo e l’aspetto gravoso della vicenda sta proprio nel fatto che da quell’elenco non siano state tolte le voci che richiamano determinate condizioni personali e le scelte individuali, confondendole con crimini e reati.”

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Oggi su Gay’s Anatomy: “Note a margine sul suicidio di A.”

…e pure su Queer Post (con cui comincio ufficialmente la mia collaborazione):

1. cosa è successo davvero ad Andrea, il ragazzo suicidatosi a Roma mercoledì scorso?
2. il movente può essere rintracciato fuori dall’omofobia?
3. i compagni e i docenti si difendono, dicendo di non essere omofobi. Ma sono consapevoli di cosa significa esser tali?
4. si tratta di una campagna mediatica definita o dell’ennesimo passo falso delle associazioni LGBT e, in particolare, dei soliti noti?
5. cosa è successo davvero, ieri sera, per le strade romane, al corteo a cui ha partecipato una folla pacifica e arrabbiata?

Si parla tutto questo, oggi, su Gay’s Anatomy.

Il principe azzurro è gay

«Prof, ha visto che c’è scritto sulla mia maglietta?»
«Cosa c’è scritto?»
«E legga!»
Leggo ad alta voce la scritta “IL-PRINCIPE-AZZURRO-È-GAY”.
A caratteri cubitali, fuxia. Fuxia. Su maglia bianca.
L’aula, intanto, veniva sconquassata da risate atomiche.

«Prof, lei all’inizio ci faceva paura…»
«E ora?»
«No, no… lei è buono.»
«E cosa vi faceva paura?»
«Gridava… però poi ci guardava con quello sguardo…»
Ecco, la mia fottuta umanità che viene fuori e mi rende meno credibile.

«Quindi gli immigrati rappresentano una risorsa perché…
La classe osserva, in silenzio.
«Ma che succede?»
«Sta piangendo.»
«Lo vedo, ma che succede?»
E la compagna di banco della bimba piangente: «no prof, è che le dispiace che se ne va…»

(Ok, lo ammetto, si tratta di una delle mie preferite e me la sarei portata a casa. Ma questo non vi autorizza a pensare che mi piacciono le medie e che io mi stia rassegnando a fare questo mestiere. D’accordo?!)

Con il popolo studentesco!

Ragazzi/e, viste le cose che stanno accadendo in questo paese, vista la nobiltà di cuore di gente come Gasparri e La Russa e visti gli attacchi contro quello che è il futuro della nazione, si è pensato con un gruppo di colleghi di fare una petizione a favore del movimento studentesco.

Per aderire cliccare qui.

ISTRUZIONI:

SEI UN INSEGNANTE? Aderisci alla petizione aggiungendo la tua firma tra i commenti. Puoi inoltre stampare la petizione, farla firmare ai tuoi colleghi e spedirla al MIUR.

NON INSEGNI MA VUOI ADERIRE UGUALMENTE? Basterà cliccare su “mi piace” o lasciare, ugualmente, un commento.

L’unione fa la forza!

NOI STIAMO CON GLI STUDENTI!

Le scelte scellerate di questo governo, nel segno di una continuità politica con quelle dei precedenti esecutivi, anche di diverso colore ideologico, stanno mettendo in discussione uno dei pilastri fondamentali della democrazia italiana: l’istruzione pubblica.

Scuola e università sono stati concepiti, nella costruzione dell’Italia libera, laica, democratica e repubblicana, come fucine di menti, di creatività, di intelligente e di potenzialità da mettere al servizio di tutti i cittadini e di tutte le cittadine.

Secondo la Costituzione, infatti, l’istruzione deve essere pubblica, gratuita, aperta a tutti/e.

Il popolo studentesco, di fronte alle scelte del ministro Maria Stella Gelmini, è divenuto motore primo di una protesta civile, pacifica e vitale. La democrazia, a ben vedere, è proprio questo: capacità di criticare quello che nel potere non va.

Le migliaia di ragazzi e di ragazze che stanno protestando in questi giorni sono trattati dai media compiacenti e filo-governativi alla stregua di delinquenti che si dilettano a compiere atti vandalici.

La protesta davanti al Senato, che ha visto i manifestanti tentare di entrare nell’edificio seguendo il metodo della pacifica occupazione, strumento di protesta tipico del mondo studentesco, è stato spacciato per quello che non è: un attacco alle istituzioni.

La solidarietà del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al presidente del Senato  Renato Schifani appare come strumentale e di convenienza: si vuole supportare un insieme di scelte che hanno portato all’esasperazione sociale. Vergognoso, in realtà, non è ciò che succede nelle piazze, vorremmo ricordare al presidente della Camera, ma quello che succede dentro i palazzi.

Di fronte allo scempio in atto ai danni della scuola e dell’università pubbliche e di fronte al coraggio di migliaia di giovani che scendono in piazza in nome del loro futuro, della democrazia, dell’istruzione e del pluralismo, non possiamo rimanere in silenzio.

Siamo posti perciò di fronte a una scelta: sostenere il disegno di demolizione dell’istruzione così come concepito dalla Costituzione o stare accanto a chi, come gli studenti, protesta per il bene comune.

Noi stiamo con i nostri ragazzi!

When will I be famous?

Trionfo di Tito e Vespasiano, di Giulio Romano, museo del Louvre

«Quindi a sedici anni potrò smettere di studiare?»
«Ne dubito…»
«Che vuol dire?»
«C’è il diploma, e poi l’università.»
«Ma che noia!»
«Ma voi sapete che tra i banchi, l’università e il lavoro io è da trent’anni che studio?»
«Prof, lei in pratica non ha una vita!»

(e qui scatta il momento di disprezzo cosmico)

«Chi te lo dice che io non abbia una vita? Pensi che non ho amici? Che non ho il mio privato, i miei affetti?»
«Sì, ma tanto lei non sarà mai famoso!»

(a questo punto ho accuratamente evitato di dire alla mia studentessa che detto da lei, che ha il nome di un personaggio secondario da soap opera…)

Mentre niente viene smarrito in quel tempo (reportage di Londra)

Il Tamigi che scorre indolente sotto il palazzo del parlamento, al severo cospetto del Big Ben.
Il London Eye, che ci ha fatto toccare il cielo.
Il British Museum, con la stele di Rosetta.
Le stradine di Londra, con le case che sanno di tè delle cinque.
La National Gallery e i Raffaello negati.

E poi.

La tonsillite, il dolore che supera il dicibile.
Notti intere a sudare, antinfiammatori al posto del cibo e qualsivoglia incapacità di deglutire con umana dignità. E quindi in ospedale – cioè cazzo sei a Londra e ti ammali! – e c’è lui, bello come tutti i sogni che hai sempre fatto, che ti guarda la gola e senti un fremito nei suoi occhi, mentre gli altri accorrono a vedere. Lui che ti accarezza il collo (sono solo linfonodi!), ti apre leggermente la bocca e ti senti in una puntata di Lady Oscar, quanto tutt’intorno sono rose e musiche languide, e mentre questo avviene lui, coi capelli del colore dell’alba e gli occhi lucidi come i sassi del fiume, infila un ago lungo come l’eternità e pone fine a ogni sofferenza. E intanto tu ringrazi madre natura per aver creato cotale bellezza e l’anestesia locale.

E poi, anche se fa male ancora e non riesci a parlare, niente riuscirà mai a ripagarti come gli sguardi benevoli dei tuoi ragazzi, che ti aspettano in stanza e ti inondano di chiacchiere e cioccolata. Allora pensi che in fondo in fondo sei fortunato, perché anche se cerchi di educarli al rigore e al timore ti vedono prima di ogni altra cosa come una persona e ciò è bene. E mentre le loro risate galleggiano nell’aria, sorridi di tutto questo e niente viene smarrito in quel tempo, e niente è perso, nemmeno l’ultimo sguardo perduto di chi avevi giurato di amare per sempre, quella volta dimenticata, altrove, su altre rive.

E poi succede che c’è altra sfortuna, ok, ma tanto sai che al ritorno ne parlerai alle tue streghe preferite, quelle che ti proteggono da tutto il male che c’è e alla fine quella sfiga tornerà per trecento volte a chi l’ha mandata perché è sempre così quando ci si mette contro i poteri di Chanel e allo scudo di Himelda.

Così torni a casa e pensi che Londra, nonostante tutto, è una bellissima città, che quasi quasi c’è più sole di una Roma che assomiglia sempre di più alla pioggia padana e al silenzio che separa dalle cose importanti e che alla fine, in un modo o nell’altro, le cose volgeranno al termine così proprio come devono andare.

Beautischool

Studentessa: «Lei è uguale uguale a un mio amico.»
Moi: «Uguale in che senso?»
Studentessa: «Uguale uguale!»
Moi: «…»
Studentessa: «Posso presentarglielo?»
Moi (avvertendo l’insorgenza di un trasecolamento color cremisi verità): «No!»

Collega: «Ma posso fartela una domanda?»
Moi: «Certo.»
Collega: «Ma Leopardi era gay?»

Studentessa di cui sopra: «Lei è troppo uguale uguale a quel mio amico.»
Moi: «Ancora con sta storia!»
Studentessa di cui sopra: «Secondo me le piacerebbe…»
(Ed io, con far pusillanimemente colpevole, approfitto della confusione del corridoio per cambiare discorso e far finta di non aver sentito).

Moi (parlando di ex): «No, quando sono stato lasciato, l’unica piazzata che ho fatto è stata quella di aver rotto una tazza che mi aveva regalato.»
Ragazza del bar: «Maddai!»
Moi: «Anche se poi parlandoci di nuovo, abbiamo finito col riderci sopra.»
Ragazza del bar: «Ah si? E lui che ha detto?»

Arrivati a questo punto, tanto vale girare per scuola con un triangolo rosa sul braccio…