Oggi su Gay’s Anatomy: “Note sul dibattito sulla questione omosessuale in Italia”

«Quando in TV si parla di gay, di diritti, di genitorialità, raramente si affronta il tema avendo come obiettivo quello di fare informazione su di esso, bensì si insiste sulla sua spettacolarizzazione. L’argomento diventa il drappo rosso da agitare davanti il toro della discriminazione. Immancabilmente, infatti, viene dato diritto di parola a chi, dall’alto della propria ignoranza, lascia parlare i propri pregiudizi. Cosa sanno i personaggi del popolo, sia esso di strada o da salotto televisivo, delle questioni sulle quali discettano come filosofi d’altri tempi? Temo niente. E più che un timore personale, è un’evidenza oggettiva.

[…]

Dovremmo esigere, in altre parole, un dibattito serio attorno alla questione omosessuale, rinunciando a dare voce a chi si fa acritico portatore di discriminazione e, di conseguenza, di odio sociale. Sarebbe impensabile se, parlando di quote rosa o di diritti dei bambini, ci fossero “opinionisti” contrari a volere un mondo più accogliente e responsabile nei confronti di donne e minori. Immaginate cosa accadrebbe a chi, in un dibattito sui diritti ai neri, sposasse le cause di organizzazioni palesemente razziste… Con la questione gay si fa ancora.»

Il resto leggilo su Gay’s Anatomy!

Rai zero

La settimana scorsa sono stato contattato dalla redazione di Storie vere, un programma del contenitore di Uno Mattina, per comparire, come ospite in studio, sulla questione dell’omofobia nella nostra società. La redazione mi ha anche chiesto di spedire loro un file con la copertina del libro per pubblicizzarlo in diretta.

Penso: ok, perderò una giornata di lavoro – cioè, perderò una parte di stipendio – però non solo faccio un servizio alla causa LGBT, ma pubblicizzo il saggio e questo non guasta…

Faccio presente il tutto alla redazione, prendiamo i dovuti accordi e procedo con la trafila burocratica. Quindi, stamattina, sveglia presto, stira giacca e camicia, fai training autogeno perché sapete, c’è anche un po’ d’ansia – giusto quella tonnellata – e pondero le cose da dire, visto che in studio ci saranno gli immancabili alfieri del male. È una bella responsabilità, d’altronde, concentrare un messaggio efficace in pochi minuti e dimostrare la giustezza della causa per cui lotti.

Forte, ma anche spaventato, da queste motivazioni e dalle responsabilità che ne derivano, attendo la macchina che è venuta a prendermi per portarmi a Saxa Rubra. Conosco la redazione, persone simpatiche e cordiali e, dopo il trucco-parrucco, (io solo trucco in verità), andiamo in onda.

La trasmissione procede veloce, vengono invitati a parlare tutti gli ospiti in poltrona. Io e Tommaso Cerno, un giornalista dell’Espresso, siamo in prima fila, tra il pubblico. Arriviamo quindi alle 11:55 e partono i titoli di coda. Penso: ora chiuderanno con un trafiletto di uno/due minuti. E invece la trasmissione finisce, io rimango lì – senza aver parlato – con il microfono attaccato mentre tutti vanno via.

A commento di tutto ciò, dico: lo sapevi che prendevo un giorno libero per fare, fondamentalmente, un favore a te… ecco, magari invece di far parlare l’omofobo di turno per tre volte di fila, potevi dare più spazio a tutti gli ospiti in studio.

Non ho bisogno di comparire in tv, sono quanto di più lontano dallo star system – soprattutto se le celebrità sono opinioniste altolocate o psichiatri da talk show – ma mi ha dato molto fastidio l’assoluta mancanza di delicatezza.

Il rispetto per le situazioni personali – leggi: prof precario che si prende un giorno libero per questo e di conseguenza non viene pagato – si vede proprio in queste “piccolezze”.

Secondo me in Rai, stamane, sono stati ben poco professionali. E questo è quanto.