Siate pronti a dire addio alle stepchild adoption

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Renzi, all’assemblea del Pd, ha appena detto che è probabile un accordo di governo con Alfano sulle unioni civili. Con tanto di fiducia. Sapete che cosa significa, vero? Che i figli e le figlie delle famiglie arcobaleno saranno esclusi dalla protezione che lo Stato deve loro. Un brillante risultato del Pd che obbedirà fino in fondo agli ordini dei cattodem e del M5S che ha fornito un formidabile pretesto affinché ciò avvenisse. Complimenti vivissimi alle rispettive militanze. Deve essere confortante far parte di un partito di traditori, omofobi e cialtroni.

E non venite a dirmi che non c’erano altre strade. Renzi da settimane parla di “successo di governo”, se si approva la legge con il Nuovo Centro-destra. I grillini hanno solo facilitato ciò che era evidente: l’incapacità e la mancanza di volontà politica del Pd di volere una legge seria che tuteli i nostri diritti, i nostri bambini e le nostre bambine e la nostra dignità. Fossi stato nel premier, avrei obbligato i cattodem a ritirare gli emendamenti e avrei imposto la disciplina di partito: come ha già fatto in altre occasioni. Invece mi pare che la parola d’ordine sia stata: “libero sfogo alla vostra omofobia”. Sotto il plauso adorante dei gay e delle lesbiche di partito.

Adesso bisogna far sentire la propria rabbia alla manifestazione del 5 marzo. A tal proposito, spero vivamente di non vedere bandiere di partito e personaggi compromessi con il renzismo. Certa gente farebbe bene a nascondersi, quel giorno.

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Genitori gay? Per il Pd meno degni dei mafiosi

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Partiamo da un’evidenza: il Pd, con le unioni civili, vorrebbe ricucire a sinistra. Poi però in quel progetto di legge spunta un emendamento che, nell’ordine:

  • congela la genitorialità di gay e lesbiche per due anni
  • in un secondo momento, se il giudice vuole, si accede alla stepchild.

Per il Pd, dunque, se sei omosessuale devi dimostrare più degli altri di essere un buon genitore. Di contro non chiede le stesse garanzie a mafiosi, assassini, “coppie dell’acido”, ecc.

Ritorniamo a quanto detto all’inizio: con le unioni civili, il Pd vorrebbe ricucire a sinistra. Magari con lo scopo di ottenere il voto (anche LGBT) per le amministrative. Io penso che subito dopo l’approvazione di questa legge-apartheid (che siamo pure costretti a difendere), sempre se verrà mai approvata, dovrebbe partire una campagna delle associazioni per indicare quali partiti non votare alle prossime comunali. Il Pd dovrebbe essere sul podio degli invotabili. Per l’intrinseca omofobia che anima anche quei provvedimenti che, nell’ignoranza del simpatizzante renziano medio, vorrebbero essere friendly.

In tutto questo la manovalanza gay del partito piagnucola, auspicando pazienza e comprensione – il tenore è: meglio questo che niente, d’altronde siamo “froci” cosa possiamo pretendere di più? – o raglia, accusando di solito gufismo chi, giustamente, si indigna. Del senso della propria dignità, invece, nemmeno l’ombra.

I cattolici del pd vogliono mandare in galera i genitori arcobaleno?

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Emma Fattorini, cattolica del pd

Occasionalmente vengo bloccato da questo o quell’esponente del pd, solo perché faccio domande scomode. L’ultima in ordine di tempo – non faccio nomi, non mi interessa puntare il dito sulla persona bensì stigmatizzare il comportamento – deve aver ceduto sull’evidenza che il suo partito non ha approvato, come aveva promesso, le unioni civili entro il 15 ottobre almeno al Senato, ma si è limitato a incardinare la legge, producendo l’ennesimo rinvio sui diritti delle persone LGBT. Mi rendo conto che di fronte alle menzogne non si regge il confronto con la realtà dei fatti, ma bloccare l’interlocutore per tali ragioni è da persone che non dovrebbero fare politica, ma al massimo lavare le scale dei palazzi di potere (con il dovuto rispetto, si intende, a chi questo mestiere lo fa davvero). Ma come si dice in ambienti filogovernativi: ce ne faremo una ragione.

La persona in questione si è lamentata accusandomi di un comportamento omogeneo a quello di Adinolfi, in quanto anche gli omofobi hanno chiesto conto della mancata approvazione del ddl. Io e le sentinelle saremmo uguali perché facciamo le stesse domande, insomma. Provo a schematizzare qui la differenza d’approccio, evidentemente oscura:

  1. Adinolfi & co. non vogliono che si approvi alcunché a favore della gay community (e usano la scusa del rinvio per dare forza alla loro posizione, per cui si facciano i conti su chi rafforza chi)
  2. io ed altri chiediamo riscontro sulle mancate promesse del premier e del suo partito perché invece vorremmo un trattamento congruo e rispettoso

ma ribadisco: capisco che rispondere alla domande scomode è difficile. Prendo atto della fuga e vado avanti per la mia strada.

“Pensate piuttosto agli omofobi, invece di attaccare il pd”, questa la critica finale. Ebbene, il fatto è che puntualizzando su questi fatti – date disattese, diritti a metà, promesse mai mantenute, ecc – si fa esattamente questo: si pensa agli omofobi.

L’ultima chicca del partito democratico (io non riesco a scriverlo in maiuscolo, il più delle volte) sta infatti nella presunta legge che i cattolici interni stanno concordando con il Nuovo Centrodestra per rendere universalmente illegale la gestazione per altri. Quindi, se vai a fare un figlio in Canada, col consenso della gestante e in modo totalmente gratuito, rischi di finire in prigione in Italia. Il deus ex machina di questa legge che ricorda i peggiori anni del nazi-fascismo è Emma Fattorini, la stessa che si è inventata la formula “formazione socialmente specifica” per degradare le famiglie di gay e lesbiche e non nominarle come tali. Soluzione bene accolta proprio da gay e lesbiche pro-Renzi che, come al solito, hanno cominciato a insultare chi poneva obiezioni in merito. Poi ci lamentiamo di Grillo, però.

Lo scopo di questa operazione? Colpire le famiglie arcobaleno. Ignorando, per altro, che fanno ricorso alla GPA per lo più le famiglie eterosessuali.

Faccio notare a questo proposito, e come mi suggerisce per altro la mia amica Caterina Coppola, che se questa legge dovesse mai passare favorirebbe il cosiddetto “utero in affitto” proprio a discapito di quelle donne sfruttate in quei paesi dove non ci sono tutele. Il proibizionismo, infatti, alimenta “mercati neri” e situazioni di invisibilità. Ma questo sembra non interessare i cattolici dem. L’importante è negare ai genitori LGBT di esser tali. Mandandoli in galera, appunto. Non so se voi vedete l’enormità della cosa.

Ecco, se la militante lesbica e renziana in questione non mi avesse bloccato chiederei qualcosa in merito a questa ennesima pagliacciata organizzata da settori del suo partito che a quanto pare hanno non poca influenza anche dentro le loro file. Purtroppo questo interrogativo rimarrà senza destinatari specifici e lasciato alle coscienze delle persone di buona volontà che potranno interrogarsi sull’enormità di provvedimenti come questo, per altro discriminatori e disumani.

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Le adozioni, Di Maio e gli scivoloni di Gay.it

Mi si è chiesto più volte come mai abbia abbandonato la mia collaborazione su Gay.it. Vediamo di capirlo meglio guardando questa immagine (di Simone Alliva):

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Non sta a me difendere i politici, né mi interessa farlo. Ma qui il problema è di veridicità giornalistica e di correttezza politica. Il M5S e Di Maio sostengono il ddl Cirinnà con le stepchild adoption. Altra cosa è l’adozione su cui il vicepresidente della Camera per altro sbaglia, a parer mio, dicendosi dubbioso. E questo è un altro piano ancora.

Qualcuno in Gay.it gli affibbia però dichiarazioni proprio contro le stepchild adoption, cosa evidentemente non vera. Tale procedimento sembra voler far ricadere su altri le titubanze del partito renziano su un provvedimento che stenta a decollare per l’ostilità dei suoi stessi senatori cattolici e dell’alleato di governo. Le sirene di partito già inveiscono contro le timidezze del movimento di Grillo. Se facessero, invece, il loro dovere dentro il Pd – lavorare davvero per le istanze LGBT – non saremmo a questo punto. E invece…

Avevo già subodorato un deragliamento filo-governativo, negli ultimi giorni della mia permanenza sul sito. Certi “scivoloni” non potevano coesistere con la mia presenza, anche se ero un semplice blogger. Capirete perciò il mio imbarazzo. E le ragioni di un addio.

Io non mi accontento ed è un mio diritto

Ogni tanto succede. Scazzo qua e là su questioni di principio, ti mando a quel paese e per me l’argomento è chiuso. E se sei particolarmente odioso, mentre questo succede, per me è chiuso anche il canale di interazione. Per questa ragione vengo accusato spesso di essere antidemocratico, incapace di sostenere il confronto, tirannico, ecc. Quando la verità è che non defollowo mai perché non tollero l’altrui pensiero. Per me puoi credere ciò che più ti piace, è un tuo problema semmai. Più semplicemente, a quarantuno anni non ho più tempo da perdere con gente che reputo indegna, stupida o con cui è inutile parlare. Credo sia un mio diritto. E, soprattutto, accetto lo stesso trattamento.

Dopo di che, credo che in democrazia valga la regola del massimo consenso attorno alla proposta. Per cui – ed è questo che mi preme spiegare – se, come vedo, c’è anche dentro a certi settori del movimento e della comunità una certa voglia di adagiarsi sul riconoscimento pubblico offerto dalla politica, attraverso le civil partnership, è giusto che la comunità LGBT ottenga un certo tipo di legge e nonostante i dubbi enormi su fatti fondamentali, quali la reversibilità della pensione e la stepchild adoption. Insomma, se alla maggioranza piace essere trattata da specie da discriminare, con il pretesto di proteggerla, se insomma è la riserva indiana il massimo che questo paese può offrire a gay e lesbiche e se la maggioranza di loro si accontenta in nome del “meglio poco che nulla”, è giusto che quelle persone siano trattate di conseguenza.

Ora però, poiché si è in democrazia – o almeno finché dura – è opzione della minoranza fare quanto segue: sostenere che ciò che si profila come un vero e proprio apartheid non ci piace (si legga il comunicato di Rete Lenford, in merito) e prendere tutte le distanze (fisiche, filosofiche, interattive) con chi ha portato il paese e lo stato di diritto a questo livello.

Per cui se ti senti autorizzato a dirmi che mi devo accontentare del fatto che la classe politica sta preparando l’ennesima legge che va contro la mia dignità, sono altrettanto libero di dirti che a me la tua arrendevolezza fa orrore o mi offende e decidere, quindi, di non proseguire oltre. Non ho molto da dire a chi mi suggerisce di accontentarmi di vivere in un ghetto o a chi pensa sia civile prendere l’equivalente giuridico di un autobus per “negri”. Per me il dibattito finisce qui. Non ti piace? Come si dice in certi ambienti filo-governativi: sta sereno, me ne farò una ragione.

Dopo di che, consiglio una lettura di Gilioli: un post che parla di lavoro e del fatto che le nuove generazioni si fanno piacere di tutto, in nome di quella arrendevolezza di cui sopra. Credo si possa estendere alle altre forme di diritti che, in questo paese, si profilano sempre più a svantaggio di chi dovrebbe beneficiarne.

Gay renziani e coerenza a corrente alternata

In questi giorni sto litigando con un alcuni gay di fede renziana o, più genericamente, piddina per le mie ultime considerazioni sulle elezioni europee trascorse. Riassumendo, penso quanto segue.

Il Pd per anni è stato un ostacolo reale al tentativo di qualsiasi miglioramento delle condizioni di vita delle persone LGBT: PaCS, DiCo, CUS, legge antiomofobia sono state battaglie venute dal basso, adottate da qualche grigio burocrate di quel partito e poi svendute al peggiore dei compromessi. E questa è storia.

Queste battaglie hanno ottenuto un solo effetto: creare un clima di sentimenti anti-gay tra la popolazione (si pensi alla recrudescenza dei movimenti omofobi quali “Sentinelle in piedi”, ecc), senza però aver portato risultati tangibili. Di tutte quelle leggi, infatti, nessuna è stata approvata. Ci rimangono, in buona sostanza, solo gli elementi deteriori. Per intenderci, anche in Francia hanno avuto problemi e non di poco conto. Ma almeno hanno ottenuto il matrimonio e per altro da Hollande, che non sembra proprio un’aquila. Chi mi dice perciò che il Pd sia l’unico strumento per conquistare i diritti, è smentito dall’evidenza dei fatti e dalla cronaca parlamentare.

Renzi è arrivato al potere promettendo non piena uguaglianza, ma dignità limitata. Limitata alle unioni civili (non sono il matrimonio) e stepchild adoption (non sono le adozioni). Ok, è qualcosa, direte, e possiamo anche essere d’accordo. Ma vi faccio notare che aveva promesso che le avrebbe fatte entro i primi cento giorni. Di giorni ne sono passati un po’ di più e niente di tutto questo è arrivato.

Pesa sull’identità del “gay renziano” un vizio d’origine di non poco conto: la legge Scalfarotto. La stessa che prevede che in scuole, partiti, chiese e associazioni sarà possibile insultare le persone LGBT, forse non con le parolacce, ma con frasi tipo «l’omosessualità è una malattia che va curata», «i gay sono pervertiti e non devono avere gli stessi diritti» e amenità similari. Con buona pace del prossimo adolescente che si lancerà da un balcone.

Quindi, il bilancio è il seguente: bastoni tra le ruote e nulla di fatto sul versante dei nostri diritti e libertà di insulto contro la gay community. E queste non sono opinioni, ma fatti reali e concreti. Chi domenica scorsa ha votato Partito democratico, se gay e se renziano soprattutto, ha detto di sì a tutto questo.

Per questo non posso accettare che gli esponenti di tale categoria – penso ad Alicata, Ballini et alii – si facciano poi portatori di messaggi, lettere aperte e suggestioni della causa: perché questa gente, che ha detto di sì a quanto appena esposto, di fatto fornisce ai nostri avversari un argomento inoppugnabile perché continuino a trattarci come hanno sempre fatto: sostenere e votare un Renzi che non ha toccato l’argomento della piena uguaglianza nemmeno per errore, durante la campagna elettorale, in un contesto in cui il Pd ha dimostrato diffusa omofobia in più di un’occasione, legittima in pieno questo tipo di atteggiamento. Che lo faccia la casalinga di Voghera, amen. Che lo facciano un gay o una lesbica è, a parer mio, gravissimo. Che poi gli stessi parlino in nome del loro essere LGBT, un insulto.

Al solito, giochiamo di sostituzione: se io facessi parte di un’associazione per la lotta alla mafia e poi votassi un partito – uno a caso – che con i suoi atti sostiene cosche e malaffare, quanto sarei credibile? E se fossi al tempo stesso una vittima di quel sistema, come verrei visto da chi combatte davvero contro certi fenomeni?

Per tale ragione non ho problemi ad affermare che, secondo il mio punto di vista, chi si comporta in questo modo non si discosta poi tanto dal concetto di collaborazionismo. Per chi non sapesse cosa significa (o per chi è già pronto a gridare all’insulto, nuovo mantra del piddino medio e mediocre) riporto la definizione da dizionario: «disponibilità a svolgere lavoro politico, organizzativo e di sostegno ideologico a favore del nemico».

Trovo infine curioso che chi appoggia un partito che garantisce il diritto degli omofobi a insultare le persone LGBT, per un non meglio identificato concetto di libertà di pensiero, poi abbia problemi ad accettare un pensiero libero. E motivato, come nel mio caso. Evidentemente oltre i gay a dignità limitata, dentro certe correnti del Pd, abbiamo anche quelli coerenti a corrente alternata.