Culone e cani randagi. E forza Italia.

Alla vigilia della finale tra Italia e Spagna, leggo su Repubblica, in merito a questi sanguinosi europei:

È la fine del primo tempo, i giocatori sono ancora negli spogliatoi e, sotto di due gol, la Germania già sente odore di sconfitta. “Sono fuori da ogni controllo in area rigore, giocano come se fossero in strada”. Reinhold Beckmann e Mehmet Scholl, commentatori sportivi della televisione tedesca Ard, se la prendono con Cassano e Balotelli e li definiscono: “cani randagi” e “non autosufficienti”. Affermazioni non gradite neanche da parte del pubblico e della stampa tedesca.

L’indomani di quella partita, ricordo, tanto per non essere da meno, alcuni luminosi esempi di stampa italiana titolavano con un addio alla “culona” Angela Merkel.

Ma a noi italiani piace lo stesso. Per il calcio siamo disposti a tollerare razzismo, omofobia, maschilismo e tutto il disprezzo per qual si voglia parvenza di rispetto per i diritti minimi. Cani o esseri umani, arrivati a questo punto, non c’è più molta differenza.

Gesù Cristo potrebbe pure rivoltarsi nella tomba

Tempi difficili per il Vaticano e, last but not least, i suoi più orridi maggiordomi, dentro e fuori il parlamento.

Tutto comincia quando un buontempone fa circolare un video, con la solita battuta di sua maestà il premier su Rosy Bindi. Adesso, pure io non sono mai stato molto tenero con colei che reputo molto semplicisticamente una suora mannara, ma va detto a onor del vero che se ripeti sempre lo stesso mantra, come minimo pecchi di originalità. E considerando che si parte sempre dalle piccole cose per poter capire eventi ben più grandi, la ripetitività di Berlusconi sull’avvenenza della Bindi può esser vista come il corrispettivo psichico della sua fissa di evitare i processi. Da quindici anni, a ben vedere, tra governo e opposizione non ha pensato ad altro.

Ma veniamo al punto: re Silvio recita la solita solfa, vecchia come la pelle che continua a tirarsi sul viso anche a costo di assomigliare a Mao Tze Tung, e parte il bestemmione. Piazza San Pietro si indigna. Per poi far sapere che occorre comunque contestualizzare. Anche quando si accosta il concetto di Dio alla sfera semantica del suino. E poi si dice che la chiesa sia contro il relativismo…

Certo, fosse stato detto a una puntata di un qualsiasi reality, Berlusconi avrebbe già lasciato la casa, l’isola, la fattoria e pure l’harem. Ma la vita, per fortuna, non è il Grande Fratello. L’unica cosa in cui coincidono è la stronzaggine cosmica che poi, a ben vedere, è la stessa che genera l’alchimia che fa diventare ministre le veline e docenti universitarie le figlie di miliardari prestati alla politica.

Tutto questo per altro dimostra, per altro, come oltre Tevere si abbia, a volte, la dimensione morale di una Marcuzzi qualsiasi.

Ma non è di questo che volevo parlare.

Volevo parlare di embrioni, invece. A quanto pare il premio Nobel per la medicina, quest’anno, se l’è aggiudicato tale signor Edwards, che ha fatto la felicità di migliaia di coppie che, altrimenti, non avrebbero potuto avere un figlio. Vedi pure: fecondazione assistita.

Il Vaticano, coerentemente col suo amore per i bambini, si è ribellato: nell’attribuzione del premio a un uomo che, a sentir la pretaglia, ha permesso la distruzione di milioni di embrioni – che poi, in realtà, vengono utilizzati per ricerche scientifiche, per migliorare la salute, per fare cure di cui pure i rappresentanti del clero godono o godranno – non si è tenuto conto dell’aspetto etico della fecondazione in vitro. Già. La stessa, magari, che fa fare spallucce a chi, come l’attuale papa, ha scritto documenti super segreti per proteggere pedofili in tutto il mondo.

Ma al peggio non c’è mai fine e visto che si parla di etica, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Joseph Ratzinger del fatto che la sua visita a Palermo del 3 ottobre scorso ha causato, nell’ordine:
– un salasso economico per un comune già disastrato da anni di amministrazione della destra
il calpestamento della Costituzione della Repubblica, proprio quando la polizia, in pieno stile fascista, ha fatto togliere a una libreria alcune frasi proferite da un certo Gesù Cristo, in uno dei Vangeli che parlano di lui perché considerate offensive nei confronti del papa.

Certo, poi ti viene in mente che se la Santa Sede tollera chi bestemmia il diretto superiore di ogni pontefice mai esistito – che per la cronaca è anche il leader politico del sindaco del capoluogo siciliano – e che sempre la Santa Sede in passato ha tollerato di andare a braccetto con le peggiori dittature del mondo, dal fascismo in giù. Non sarà un cartellone strappato a far scandalo.

Concludo riprendendo il commento di Micromega su tutto l’accaduto: fa strano che gli unici a indignarsi, per i fatti di Palermo, siano stati Il Fatto Quotidiano e il periodico di Flores D’Arcais. Il resto della stampa – di regime e antiberlusconiana, ma ugualmente papista – tace: evidentemente era troppo occupata ad avvolgere il pesce in qualche mercato rionale.

Mandrie piddine e sindrome iraniana

Piccola riflessione sulle prossime regionali. Da una parte una destra becera, delinquenziale, parafascista e xenofoba che farà il pienone di voti. Dall’altra cinque opposizioni: i radicali, con candidature di spicco ma elettoralmente poco influenti, la sinistra radicale spaccata in miliardi di schegge inneggianti, per lo più, a Cuba e a Chavez, l’Italia dei Valori che pare non saper scegliere se essere centro o sinistra [vedere nota a fine articolo]  e quindi l’UDC e il piddì.

A questo proposito.

Casini sta facendo la politica del piede in due scarpe. Decide con chi allearsi e in quali regioni. Col risultato che scegliendo il candidato più forte rischia di vincere in tutte e quattordici le regioni in cui concorre. In questo modo, il suo partito – quello che ammette che i gay vengano uccisi e picchiati per le strade (vista l’opposizione alla legge contro l’omofobia), quello che candida indagati per mafia al senato e quello che pretende che la morte degli italiani sia segnata dalla sofferenza e dal dolore fisico (si pensi al caso Englaro) – diventerà sempre più potente e avrà sempre di più un ruolo di primo piano sulla scena nazionale.

Dall’altra parte l’imbecillità (o peggio: la complicità) politica di Bersani e dei suoi elettori che permetteranno a Casini, in combutta con la CEI, di trasformare l’Italia nel corrispettivo europeo e “democratico” dell’Iran. E per fare questo, per allearsi cioè con Cuffaro e coi mandanti morali di Svastichella, sacrificheranno prima Vendola in Puglia, poi i diritti civili in tutta Italia.

La soluzione? I cittadini onesti dovrebbero non votare i candidati graditi all’UDC. Bersani e tutto il suo partito, invece, dovrebbero essere indotti alla vergogna. Ma dubito fortemente che gli elettori del pd, vere e proprie mandrie da urna, avranno un sussulto di dignità. Le primarie dello scorso autunno, d’altronde, ce lo hanno ampiamente dimostrato.

N.B.: quando ho scritto questo post non avevo ancora letto questa intervista a Di Pietro. La stampa italiana, candidata più che mai a finire nei mercati rionali per fare da incartamento per il pesce, ci ha detto fino a oggi che l’IdV è contraria alla candidatura di Vendola. Il leader dell’unico partito di opposizione democratica smentisce. Mi scuso con gli elettori e con il partito dell’IdV e rettifico.