Noi restiamo italiani

Nicole Minetti e il vitalizio maturato a manco trent’anni.
Bambini (uno) trascinati da cinque poliziotti e nemmeno uno per far schiodare Formigoni dalla sua poltrona.
Consigli regionali che sperperano i soldi pubblici per ostriche e festini con maschere di maiali.
Un governo che vuole aumentare di un terzo il monte ore dei professori. A stipendio invariato.
I tagli alla scuola. E la fuga dei cervelli.
L’IMU a chi ha comprato una casa con enormi sacrifici. E nemmeno un euro di tasse alla chiesa.
Venticinque milioni di euro per un sito web (quello dell’Inail).
La mafia infiltrata dentro le istituzioni, di ogni ordine e grado.
E un parlamento che non riesce a fare una legge anti-corruzione.

La rivoluzione francese è scoppiata per molto meno. Noi, intanto, restiamo italiani.

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L’iPad e la filosofia del nerd griffato

Allora, Mr. Jobs, vediamo se ho capito bene.

È più ingombrante e disagevole di uno smarphone, ma puoi farci esattamente le stesse cose (e voglio vederle, le tecno-sfrante, a smadonnare per tale ingombro nell’inseparabile tracolla ultra chic).
È più piccolo di un notebook, ma non ha la webcam, non puoi scriverci la tesi di laurea e servirebbe, al momento, a leggere libri e a sfogliare giornali in tram (abitudine risaputamente impossibile da fare senza un oggetto inutile e costoso).
Poi, siccome è della Apple, averlo dovrebbe renderci più fighi. Il tutto a un prezzo stracciato che varia dai cinquecento agli ottocento dollari (fate voi il cambio con l’euro).

Perciò mi scusi se il suo nuovo giocattolino non mi conquista per niente, ma di tutte le filosofie postmoderne quella del nerdismo griffato mi sembra l’apoteosi dell’idiozia.