Sotto casa, Max Gazzè

Non chiedo mica un regno intero,
dico io…
sono un indegno messaggero
e cerco Dio
in chi vendette onore per denaro
e ora nel cuore mette un muro!

Non sono credente, si sa… ma questa canzone mi riappacifica con molte cose che non riesco a comprendere fino in fondo.

O forse mi piace perché qualcuno dice di me che nel mio cuore ho messo un muro. Chissà.

Ecce homo

Qualche anno fa a Catania è stata presentata la mostra di Elisabeth Ohlson, Ecce homo che rappresentava la vita di Cristo in chiave GLBT. Per queste ragioni molte delle opere esposte sono state sfregiate – prima che arrivassero in città – perché ritenute blasfeme.

Il messaggio dell’artista è molto chiaro e, a mio modo di vedere le cose, del tutto condivisibile.
Se oggi Cristo dovesse tornare sulla terra starebbe con i nuovi paria, e cioè con i transessuali, i malati di AIDS e con quelle persone a cui viene negato il pieno diritto di cittadinanza.

Credo che, visto il giorno che è oggi, sia giusto dare voce anche all’espressione di un’artista che veicola con queste immagini la sua fede. Una fede che include, esattamente secondo lo spirito del messaggio cristiano, chi oggi è costretto a vivere ai margini.

Credo che le immagini che seguono – sicuramente molto forti ma che, almeno a me, danno una profonda sensazione di pace – siano una risposta possibile per chi, nel mondo GLBT, sente bisogno di una sincera adesione alla fede.

L’annunciazione.
Due compagne ricevono il seme dall’arcangelo Gabriele. L’amore è sempre fecondo.

La natività.
Due famiglie omosessuali e i loro amici accolgono Gesù bambino al mondo.

Il battesimo di Cristo.
Le due persone ritratte erano due amici di Elisabeth.
Entrambi sieropositivi e morti di AIDS.

La trasfigurazione.
Riprende l’estetica leather.

L’ingresso a Gerusalemme.
Questa foto è stata scattata durante un gay pride di Amsterdam.

L’ultima cena.
Uno dei capolavori della mostra. Gesù ha i tacchi a spillo e il piumino per la cipria invece del pane.
Giuda è una drag queen sulla destra, con le banconote nel reggicalze.
In luogo degli apostoli ci sono persone transessuali.

Il bacio di Giuda.
Manifesto antiborghese della mostra.

Il calvario.
Anche in questo caso, il protagonista dell’immagine è un malato terminale di AIDS.
L’uomo in basso, a sinistra, regge in mano le pillole che occorrono al modello per poter rimanere in vita.
Gli altri protagonisti sono i familiari del ragazzo.



La crocifissione.
Subito dopo La pietà l’immagine più inquietante e di elevato contenuto simbolico.
Un giovane gay è appena stato ucciso da picchiatori nazi. Sul corpo esanime del ragazzo si proietta l’ombra del sacrificio di Cristo.

La pietà.
L’uomo che veste i panni di Gesù morente è in fase terminale.
Morirà di AIDS pochi giorni dopo aver posato per questa immagine.

La resurrezione.
All’uscita del sepolcro le Marie danno il bentornato al Cristo risorto.

Il cielo.
La mostra chiudeva con questa immagine, bianca e rasserenante.
Sotto la gigantografia c’era scritto “Non abbiate paura, Dio è amore”.