Sugli F35: tra ragione e visione

Sulla questione F35 non si tratta di essere pacifisti, ma di usare la ragione. Abbiamo un rischio effettivo di invasioni straniere? No. Abbiamo armamenti? Sì. Abbiamo anche la crisi e questa è reale. E l’ultima cosa che ci serve sono soldi pubblici da buttare via in armi che useremo per fare guerre decise da altri.

Qualcuno dirà pure che l’Italia è effettivamente in guerra. Medio Oriente, Sudan, ecc. Luoghi dove si usano le armi, per intenderci. E per proteggere i nostri militari, occorre dotarli di armamenti all’avanguardia.

Triste e drammatico che a riprodurre tale pensiero siano persone di vent’anni. Laddove dovrebbe esserci il coraggio di una nuova visione della vita abbiamo l’appiattimento ideologico al lato peggiore dell’occidentalismo, di cui per altro questa crisi è figlia. Poi magari gli stessi si lamentano che le loro vite siano miserrime, per poi alimentare le stesse cause che rendono tali le loro esistenze. Ma al di là di questo, vorrei centrare il punto su un’altra questione.

Se l’Italia è effettivamente in una situazione di guerra non dichiarata, essa contraddice la sua Costituzione. Questo aspetto non è un capriccio sui principi, ma una delle tante ragioni per cui poi abbiamo il berlusconismo al potere da vent’anni e la disattenzione sui diritti delle minoranze. Se facciamo cadere un pilastro alla volta, se deroghiamo sempre, poi è normale che l’edificio del diritto nel nostro paese crolli sul suo peso.

Al di là dell’idealismo, andiamo sul pratico. Le missioni “di pace”? Dovrebbero essere rivalutate nell’ottica di un reale interesse del paese. Fino a ora, per fare questioni di lana caprina e pure per essere un po’ stronzi, l’occupazione dei paesi strategicamente importanti per l’approvvigionamento energetico ha portato diverse decine di morti tra i militari e gas e benzina alle stelle. Insomma, il bilancio attuale è che abbiamo mandato a morire decine di esseri umani per pagare il doppio il petrolio. E per fare questo, spendiamo un sacco di denaro, per di più. Paghiamo per pagare di più e per vedere morire. Per qualcuno questa sarebbe “grandeur”. Contenti loro…

Evito di cadere sul politicamente corretto delle energie rinnovabili, che taluni vedono come argomentazioni di sediziosi comunisti e che nella Francia di Sarkozy e della Germania di Merkel hanno rappresentato o rappresentano ancora una voce importante della produzione energetica. Insomma, dobbiamo decidere se fare le cose come ce lo chiede l’Europa, se scodinzolare rispetto agli USA oppure se operare come sempre all’italiana. I modelli culturali ci sono tutti. Poi si decide se seguire il padrone di turno oppure se darsi, per la prima volta nella nostra storia, un’identità nazionale basata sul rispetto dell’umanità e sul progresso.