Onorevole Amoddio, difenda pure gli omofobi ma non offenda la mia intelligenza

Riporto qui di seguito la risposta dell’onorevole Amoddio (Pd) al mio articolo sulla sua esigenza di difendere le posizioni omofobe del suo elettorato.

Illustre Elfobruno, il fatto che, come apprendo dalle sue note biografiche, lei si nutra di letteratura fantasy, evidentemente deve averla abituata al mistero, al colpo di scena risolutore. Io invece, mi nutro di diritto e di contatti umani fondati sulla verità e sono abituata alle norme, ai commi, al pragmatismo delle leggi. Mi permetto di commentare il suo post per fare un po’ di chiarezza. Nei giorni scorsi ho ricevuto centinaia di mail: una parte di chiara matrice xenofoba, un’altra, di cittadini italiani che, condizionati dalla stampa, esprimevano preoccupazione per una legge che potesse ledere il diritto di opinione. Elfobruno, inutile nascondersi dietro una mano. Nel nostro paese, voglia per ignoranza, voglia per matrici culturali fintamente cattoliche, esiste una fascia di popolazione che la pensa diversamente da lei e da me. Persone normali che, nella maggior parte dei casi non classificherei nemmeno omofobiche, ma che sicuramente non condividono tematiche come il matrimonio, o l’adozione di figli da parte di coppie omosessuali. Personalmente, nella mia vita privata, non faccio distinzioni di genere e cerco di vivere in armonia con tutti gli esseri umani, ho diversi amici che vivono senza pregiudizi e paura la loro omosessualità e credo che possiamo tutti lottare per costruire un mondo solidale e uno stato civile basato su diritti e doveri. Proprio per questa finalità ognuno può agire laddove si trova: quindi lei nel suo campo ed io nel mio. Da parlamentare sono tenuta a mediare tra le istanze, a proteggere le minoranze, a contribuire alla redazione di leggi che possano essere giuste e che possano migliorare il nostro paese. Veda caro Elfobruno, credo che lei, sicuramente in buona fede, abbia travisato le mie parole. Io ho solo cercato di spiegare in maniera semplice l’iter della legge in Commissione Giustizia. Lei deduce che sarà possibile professare la superiorità degli eterosessuali rispetto ai gay, alle lesbiche, ai bisessuali e ai trans, io le rispondo che la modifica che è stata apportata in Commissione, interviene affinché nessuno possa istigare, commettere violenza o partecipare o dare assistenza a gruppi, ad associazioni che incitano alla violenza, proprio per rispettare i diritti sanciti dalla nostra costituzione. In ogni caso apprezzo sempre il confronto onesto.
Sofia Amoddio

Gentile onorevole Amoddio,
la ringrazio per la sollecita risposta, ammetto che non c’è da aspettarselo di questi tempi da un deputato della Repubblica Italiana, impegnati come siete stati, nei palazzi, a difendere ministri dell’interno ignari su deportazioni di dissidenti politici o ad acquistare aerei per bombardare paesi dove magari esportare democrazia, per lasciar bruciare, invece, le nostre regioni italiane (mi pare che per comprare gli F35 si stia risparmiando sui Canadair: e la Sardegna e la nostra Sicilia ringraziano). Ma non è di questo che voglio parlare, bensì del suo commento di risposta al mio precedente articolo sulla sua esigenza di rassicurare gli animi degli omofobi in Italia.

Innanzi tutto mi fa piacere che lei si alimenti di diritto come io di fantasy, ma vede, mi preoccupa che lei metta sullo stesso “piano nutrizionale” la fruizione di un genere letterario a fini di svago con un lavoro che dovrebbe essere ben più di un hobby, quello dell’avvocato penalista, per di più nel suo ruolo di parlamentare. Spero vivamente che non sia la voglia di evasione dalla realtà ma l’interesse del paese a condurre la sua azione politica.

A meno che lei non abbia usato quel parallelo per alludere, sottilmente nelle pretese ma con esiti concreti abbastanza goffi, al fatto che le mie analisi siano “favole” rispetto al suo amore per la verità, data dagli studi giuridici. Non voglio pensar male, anche se spesso si indovina, e preferirò credere che le sue parole siano solo il risultato di una certa ignoranza sul tema affrontato o di un’infelicissima delega al portaborse di turno che ha preferito esprimersi in politichese – anche abbastanza indignitoso sotto il profilo della grammatica e delle scelte lessicali adoperate (a cominciare dalla confusione tra questioni di identità sessuali e “xenofobia”) – piuttosto che affrontare seriamente il problema da me sollevato.

E il problema è il seguente: di fronte a una domanda di rassicurazione sul poter continuare a sostenere posizioni discriminatorie, e guardi che esser contrari a matrimonio egualitario e omogenitorialità è omofobia per la risoluzione del Parlamento Europeo che le ho linkato ma che lei evidentemente non ha letto, è dovere del legislatore far capire che quelle posizioni non sono lecite, fossero anche maggioritarie in seno alla società italiana. Così come qualunque persona di buon senso farebbe se un elettore si sentisse minacciato dall’eventualità di non poter più essere razzista, misogino, antisemita, ecc.

Lei, purtroppo, si arrocca dietro parole come mediazione e legge, ma dimentica che molto spesso queste non coincidono col significato di giustizia. E non è giusto un provvedimento che invece di estendere la legge Mancino anche ai reati di omo-transfobia a cominciare dalla propaganda di idee di superiorità, elimina quel passaggio magari per fare un favore a certe matrici culturali sinceramente cattoliche che sull’odio delle persone LGBT basano una bella fetta della loro dottrina religiosa da Sodoma e Gomorra in poi.

Lei sostiene di dover mediare tra istanze diverse, ma io non ho visto nessuna mediazione: tra chi le chiedeva di poter continuare a essere omofobo e la difesa di una questione fondamentale di civiltà – una legge vera contro l’omo-transfobia e non quella barzelletta presentata da certi suoi colleghi di partito in intima alleanza con deputati di partiti capeggiati da criminali comuni – lei ha preferito rassicurare solo quella fetta che di società che vuole continuare a essere peggiore, rispetto a un contesto europeo e mondiale che cambia in direzione della piena eguaglianza.

La informo, ancora, che avere amici dichiaratamente omosessuali non è una garanzia per avere l’esatta dimensione di cosa sia la questione omosessuale in questo paese. Pure Renata Polverini e Michaela Biancofiore sostengono di avere amici siffatti, ma non vorrei che anche per lei il concetto di “amico gay” sia, nella formulazione da lei esibita (per altro innovativa rispetto al più vintage “lei non sa chi sono io” ma sostanzialmente analoga), l’equivalente di frequentare con assiduità qualche salone di bellezza gestito da persone omosessuali.

In buona sintesi: speravo che lei, dopo la lettura delle mie obiezioni, cambiasse opinione. Che comprendesse che sostenere e rassicurare le ragioni di una mancata eguaglianza giuridica fosse un elemento di inciviltà. Invece lei continua a difendere quelle persone che lei reputa “normali” (quindi chi è a favore di matrimonio e adozione non lo è?), ma che continuano a essere niente di più e niente di meno che omofobi.

Ovviamente è suo pieno diritto cercare di mediare tra omofobia e lotta ai crimini d’odio, anche se secondo me è psichiatricamente utile come cercare un punto di incontro tra razzismo e antirazzismo. Ma non offenda la mia intelligenza e quella dei lettori e delle lettrici di queste pagine, che si sentono umiliati/e e offesi/e dal suo presunto tentativo di metter d’accordo chi vuole un’Italia migliore e chi, invece, non la vuole affatto. Sentimento che mi porterà, e non solo a me, qualora la sua presenza fosse riconfermata nelle prossime elezioni, a non votare per qualsivoglia coalizione che comprendesse la sua persona.

Cordialmente,

Dario Accolla

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La deputata del Pd che rassicura gli omofobi

Tornando nella mia città, Siracusa, mi è stato fatto notare da alcuni amici il contenuto di una comunicazione ufficiale di Sofia Amoddio, parlamentare del Partito democratico eletta proprio nella circoscrizione dove voto abitualmente e dove a febbraio scorso ho dato la mia preferenza per “Italia Bene Comune”, la coalizione che ha portato la deputata al Parlamento anche grazie al mio voto, nonostante io abbia preferito l’alleato Sinistra Ecologia e Libertà.

Tale documento mi ha profondamente turbato perché il suo contenuto mi tocca personalmente in quanto cittadino italiano, in primis, e come persona dichiaratamente omosessuale, in secondo luogo.

Rimando alla lettura della lettera in questione, sintetizzando qui di seguito alcuni suoi punti centrali:

  • ci sono persone che hanno paura di non poter più esprimere la loro contrarietà al matrimonio egualitario e alle adozioni da parte di gay e lesbiche
  • Amoddio rassicura queste persone: non verrà esteso un punto della legge Mancino che prevede di punire “chiunque propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” che in origine doveva essere opportunamente modificato per le persone LGBT
  • la legge “non interessa la fattispecie di “propaganda” […] di idee fondate sulla omofobia o transfobia, contenuta nella prima parte della legge”.

Di conseguenza, e questa è una deduzione logica, si potrà dunque professare la presunta superiorità dell’essere eterosessuali rispetto all’essere gay, lesbiche, bisessuali, trans, ecc.

A questo punto, mi preme fare alcune osservazioni all’esponente politico del Pd, la quale ammette di avere “una visione cristiana dell’esistenza e di vicinanza agli ultimi”, così come dimostra dalla sua intera parabola esistenziale. Andrò, come sempre, per punti:

1. Mi chiedo e chiedo alla deputata se la possibilità di vivere in un paese in cui possono sussistere pensieri di superiorità tra esseri umani rispetto ad altri, considerati conseguenzialmente inferiori, possa renderla in pace con la sua coscienza. Se avesse prole di orientamento omosessuale o di identità transessuale, sarebbe questa signora felice di poter rassicurare coloro che vogliono limitarne il diritto alla piena umanità, all’accesso alla felicità e alla pari dignità sociale, così come invece scritto sulla Costituzione, tanto decantata in quelle parole? Lo dubito fortemente. Allora perché si sente in dovere di rassicurare individui siffatti? Una contraddizione, questa, almeno a leggere le sue dichiarazioni, che esige molte spiegazioni in merito.

2. Citerò la risoluzione del 22 maggio 2012 del Parlamento Europeo su omofobia e transfobia:

considerando che l’omofobia consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo; che si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all’odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull’ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all’obiezione di coscienza

per cui il testo licenziato in Commissione giustizia ammetterebbe la violazione del principio di uguaglianza, proprio a livello culturale, per venire incontro proprio a quelle motivazioni fondate su una presunta libertà di espressione religiosa e/o personale. Peccato che l’Europa vada in direzione opposta.

3. Lancio una provocazione: potrebbe conseguirne, se ognuno può esprimere la propria opinione, che sarebbe allora moralmente lecito sostenere che non si vogliono rom o ebrei nelle scuole, o ne(g)ri nelle istituzioni – a cominciare dalla sua compagna di partito e ministra Cecile Kyenge – e magari donne nei ruoli chiave della politica e dell’economia, ecc. Ovviamente sto esagerando e volutamente, perché non è questo il mio pensiero. Però cosa direbbe la deputata se al posto delle persone LGBT ci fosse una delle categorie appena citate? Se la sentirebbe di rassicurare maschilisti, razzisti e antisemiti o inorridirebbe di fronte a tale evenienza? Allora perché per la diffusione di idee omofobe e transfobiche è disposta a fare delle eccezioni?

4. Esprimere la propria contrarietà contro il matrimonio egualitario e contro le adozioni da parte di gay e lesbiche ha una matrice omofoba. E questa ha, a sua volta, delle motivazioni di tipo culturale. La legge non interviene però su quelle radici, ma solo sui danni ad esse conseguenti. E tutti e tutte dovremmo sapere che i crimini di odio si prevengono proprio a livello della cultura sociale. Se si potrà dire che essere gay è una condizione di inferiorità, si potranno di conseguenza ammettere le limitazioni nel godimento dei diritti che abbiamo appena visto, ma che non piacciono al Parlamento Europeo. Anche questa è una contraddizione di cui molte persone dentro il parlamento, pronte a votare quel testo, devono rispondere in prima persona a cominciare dai suoi relatori.

5. Si verrebbe a creare una situazione paradossale: un po’ come dire che non si ha nulla contro i neri, purché non adottino bambini bianchi, perché quel bambino ha diritto ad avere genitori dello stesso colore della pelle. Un’enormità che però viene ammessa per le persone LGBT.

6. Abbiamo visto come in passato altre società abbiano teorizzato la superiorità di una condizione specifica rispetto a un’altra. In un passato, nemmeno troppo remoto, essere bianchi era considerato un motivo di ottimalità. Nel secolo scorso essere ebrei era considerato una gravissima colpa. Ne sono conseguiti fenomeni come la schiavitù, l’apartheid, la shoah. Oggi in Russia essere gay e dichiararlo è un reato e la società sta rispondendo con la violenza, le torture e l’uccisione di giovani omosessuali. Vogliamo davvero che in Italia il pensiero di chi reputa le persone LGBT inferiori rispetto al pieno godimento dei diritti abbia piena cittadinanza come massima espressione di libertà?

7. Non dovremmo cominciare a considerare l’idea che se un pensiero – sia esso politico, filosofico o religioso – ha bisogno di creare dislivelli tra persone (e relative discriminazioni) per poter sopravvivere non è una legge egualitaria a esser sbagliata ma, al contrario, quel pensiero stesso? E chi si oppone alla piena dignità giuridica tra esseri umani non andrebbe redarguito e fermato, con strumenti prima di tutto culturali?

8. Sono felice e mi rassicura umanamente che la deputata abbia a cuore il destino degli ultimi. Ma dovrebbe spiegarmi perché considera automaticamente le persone LGBT come categorie marginalizzate da una parte per poi consentire ai loro detrattori di continuare a trattarle, almeno a livello culturale, come tali.

9. Personalmente non mi sento un paria, un ultimo o un soggetto più sfortunato di altri perché gay. So, tuttavia, di avere eventuali maggiori difficoltà nel lavoro, nella gestione della mia vita affettiva o addirittura nella pratica della mia sicurezza personale proprio a causa dell’esistenza di quelle persone che la deputata ha voluto prontamente rassicurare e che hanno un nome e uno soltanto: omofobi! E l’omofobia, così come la transfobia, non sono libertà di pensiero, ma crimini.

Concludendo: la legge, così come concepita, crea una categoria apparentemente protetta, quella delle persone LGBT. E invece dovrebbe intervenire contro l’omofobia e la transfobia, sia nell’esercizio di violenze e discriminazioni sia nella teorizzazione delle stesse a più livelli. Anche perché, e su questo occorre essere chiari da adesso all’eternità, dichiarare che due gay o due lesbiche non possano sposarsi o accedere a forme di genitorialità è un esempio di disprezzo sociale e una forma di violenza essa stessa che non trova né può ammettere giustificazioni dentro la libertà di pensiero o l’obiezione di coscienza. La stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è chiara in tal senso.

Quest’ultimo punto non viene tuttavia toccato dal disegno di legge per stessa ammissione di una rappresentante delle istituzioni. Ne prendo atto, ma se avessi saputo che avrei mandato, anche grazie al mio voto, un personaggio simile a rappresentarmi ai massimi gradi della democrazia, probabilmente la mia scelta sarebbe stata decisamente diversa.