Omofobia in Italia, ecco i colpevoli

no-omofobia

Domanda retorica: è una mia impressione oppure in questo paese si respira omofobia in ogni dove?

E a questo aggiungo: l’elevato livello di omofobia nel nostro paese è dovuto a diversi fattori. Per me, i seguenti:
1. il sostanziale analfabetismo culturale della società in cui viviamo (e qui il movimento LGBT dovrebbe farsi due domande due)
2. la complicità dei media, che cavalcano il processo di disinformazione (e grazie ancora a La Repubblica, che con i suoi esempi più recenti sembra voler percorrere un processo di trasformazione della propria natura editoriale passando per “carta per il pesce” fino a raggiungere le vette inusitate di “spreco di alberi”… un bel risultato, insomma)
3. l’ignavia della politica, che invece di proteggere le minoranze esposte a discriminazioni e violenze, tentenna e riduce tutto al laissez faire.

Abbiamo i “colpevoli”, insomma. Ora sta a noi trovare le soluzioni. Prima tra tutte: evitare gli sbagli di sempre.

I sudditi di Matteo

verso la sudditanza renziana?

Riporto due commenti che mi sono stati rivolti in una discussione su Facebook sulla riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi, supportata dal Pd e suggerita da Berlusconi. Il discorso che cercavo di fare è che certi cambiamenti possono portare a una rapida deriva autoritaria del nostro paese.

Ecco come mi ha risposto il primo dei miei interlocutori: «Il programma di Renzi ha vinto le primarie e la base ha scelto quel programma quindi in democrazia si rispetta e si va avanti con quel programma perché la leadership esiste in tutti i paesi democratici. Renzi non mi sembra abbia fatto un colpo di stato e starà lì fin tanto che la maggioranza lo sosterrà e il partito lo voterà. Fatevene una ragione!»

L’altro: «Caro Dario, te ne devi fare una ragione, gli elettori del PD hanno scelto Renzi, perché per la sinistra novecentesca che sogni tu, non c’è più spazio neppure sui libri di storia.»

Sembra che la parabola renziana sta completando l’involuzione in cui è caduta la società italiana a partire dalla famigerata “discesa in campo” del 1994. Con il leader di Forza Italia, infatti, essa ha subito una metamorfosi in senso di “popolo”. Adesso, con l’ex sindaco di Firenze, quello stesso popolo si sta tramutando in “massa di sudditi”. Massa acritica e che funziona per slogan, purtroppo.

Inoltre: siamo arrivati dove dovevamo arrivare, al “Renzi ha vinto le primarie, adesso governa lui, fatevene una ragione!”. Come se il voto di due milioni di persone (per me illuse, per altro) avesse più valore di elezioni democratiche e regolari. Questi vorrebbero ridisegnare il paese sulla base di un’allucinazione di massa. Andiamo benissimo.

Se anche il rabbino perde la memoria…

Gilles Bernheim, gran rabbino di Francia, si è recentemente scagliato contro la decisione di Hollande di allargare il matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Per fare questo, il religioso ha scritto un saggio di una ventina di pagine, intitolato Mariage homosexuel, homoparentalité et adoption: ce que l’on  oublie souvent de dire (Matrimonio omosessuale, omogenitorialità e adozione: ciò che spesso si dimentica di dire).

Premetto che ho visionato in modo incompleto l’intero documento, lacuna che mi riservo di colmare nei prossimi giorni. L’impianto del saggio, tuttavia, sembra ricalcare la vulgata, ormai classica, di un pensiero omofobo – e attenzione, non sto parlando di violenze generiche, ma di un tipo di violenza specifica in cui rientrano anche le dichiarazioni del rabbino – che percepisce e dipinge i gay come pericolosi:

1. per la società, perché incapaci di creare un’armonia sociale e infatti, secondo altre tendenze religiose, saremmo oggettivamente disordinati
2. per la libertà, in quanto al centro di congiure internazionali per controllare, attraverso azioni di lobbismo, la politica dei paesi in cui viviamo
3. per le future generazioni e a questo proposito faccio notare l’equazione, non troppo rara, ahimè, tra omosessualità e pedofilia.

A tal proposito, vorrei ricordare al rabbino capo, semmai avessi l’onore di conferire personalmente con lui – e sappiamo tutti/e che questo mai accadrà, per cui mi limito a queste parole qui sul mio blog – tre leggende che circolavano sul suo popolo fino a non molti anni fa:

1. il mito di Aasvero, l’ebreo errante per aver deriso Gesù sulla croce e destinato a non avere fissa dimora – e con ciò gli antisemiti giustificavano la condizione di senza patria del popolo ebraico
2. i protocolli dei Savi di Sion, documenti falsi ma spacciati come reali, per dimostrare la volontà da parte degli ebrei di voler dominare il mondo3. il mito della Pasqua ebraica, per cui i “perfidi giudei” rapivano e sgozzavano bambini cristiani per impastare, col sangue delle giovani vittime, il pane azzimo da consumare per la celebrazione.

Come si può notare agevolmente, cambiano le forme, per altro anche poco fantasiose, di “narrazione” del pregiudizio, ma la dinamica pare essere sempre la stessa: essere dipinti come minacce per le persone, per la loro libertà, per il loro futuro.

Monsieur Bernheim dovrebbe ricordare, ancora, che l’insieme di queste dinamiche ha costituito un ottimo terreno di coltura per tutte le tragedie che il suo popolo ha dovuto subire e per le quali, tra qualche settimana, verrà giustamente ricordata la Shoah nelle scuole e nei luoghi istituzionali.

Dal rappresentante massimo di una comunità così importante, anche per la storia (anche tragica) che essa porta con sé, mi aspettavo una maggiore sensibilità verso il trattamento delle minoranze. Le vicende del suo popolo ci avrebbero dovuto insegnare che se crei una lacerazione nel tessuto sociale, per cui generi una componente di “diversi” sotto il profilo giuridico, poi quel principio potrà essere applicato a qualsiasi altra categoria. E, penso, siamo arrivati a un punto della nostra storia – storia comune, egregio Bernheim, perché anche i gay vennero sterminati nei lager nazisti – in cui certe leggerezze dovrebbero essere considerate un lusso per imbecilli e non ingredienti argomentativi.

Ho sempre pensato che la diversità abbia un carattere rivoluzionario proprio perché ci impone di pensare in modo “ulteriore” rispetto alla norma condivisa e fare in modo che il mondo dei normati e dei normali diventi il mondo di tutti e di tutte, dove poter esprimere le proprie peculiarità. Credo sia un principio insieme liberale, democratico che risale alle origini più nobili della nostra cultura, a cominciare da quella illuminista.

E pare, purtroppo, che Gilles Bernheim abbia dimenticato cosa significa appartenere a una categoria che viene stigmatizzata per il solo fatto di esistere. Ribadisco: per il rappresentante di una cultura che basa la propria esistenza, tra le altre cose, sul valore della memoria, questa mi sembra una leggerezza ben poco tollerabile.

Cattolici in politica? Il cancro italiano

Come se non fosse bastato il cinquantennio in cui la DC ha reso l’Italia un paese disgraziato, ancora oggi c’è questa tendenza totalmente suicida che vede nell’appoggio delle tonache la via maestra e nei politici cattolici degli interlocutori privilegiati nella vita istituzionale del paese.

Eppure, basta vedere atti, misfatti e crimini di cui si sono resi responsabili questi signori per capire che parimenti al vecchio Partito Fascista, le organizzazioni cattoliche che mirano a entrare in politica dovrebbero essere neutralizzate.

Riprendiamo il discorso su Pierferdinando Casini: è uno dei responsabili della creazione del berlusconismo (nel 1994 il suo partito si presentò insieme a Forza Italia) e con il Cavaliere ha determinato la politica italiana fino al 2008. Per ben quattordici anni. Di cui avremmo fatto tutti e tutte volentieri a meno.

Ancora oggi, mentre Bersani lo supplica di fare l’alleanza insieme, facendo finta di indignarsi per gli screzi sulla legge elettorale, Casini propone un provvedimento elettorale che se passasse porterebbe:

1. all’impossibilità di avere un governo stabile
2. all’impossibilità al paese di lasciar esprimere una sua parte politica – il centro-sinistra – che risulterebbe così vincitrice delle prossime elezioni

Casini sta lavorando, perciò, contro la democrazia e contro gli interessi del paese. Mi chiedo se non ci sarebbero gli estremi per un’incriminazione per alto tradimento. Se fossimo in un paese serio, va da sé.

Tra le altre perle di questo signore, l’elezione di Cuffaro, proprio mentre era indagato per collusione mafiosa. E cosa ha fatto il nostro eroe? Lo ha portato al Senato, facendo eleggere un criminale.

Ma Casini non è solo, in quella che si profila come una vera e propria opera di distruzione della democrazia e della laicità dello Stato.

Ricordate Clemente Mastella? Colui che, pur essendo ministro del passato governo Prodi, si è distinto dapprima per i continui ricatti all’esecutivo di cui faceva parte e, quindi, per aver sbaragliato la strada a Berlusconi.

Altra creatura cattolica è il Partito democratico: e grazie alla permanenza di questi signori, dentro quel soggetto politico, il Pd si distingue per una generale inazione, per essere lacerato da correnti interne, una confessionale e una post-comunista (che si vergogna di esser tale) a loro volta dilaniate da profondi contrasti interni sempre per questioni legate alla sudditanza di certi “leader” alle gerarchie vaticane.

Proprio il Pd è responsabile, ad oggi, della mancata evoluzione del codice civile e penale in direzione europea: leggi quali la procreazione assistita, i matrimoni egualitari, le unioni civili, il fine vita, ecc., trovano in questo soggetto il principale ostacolo alla loro effettiva realizzazione – basterà ricordare cosa hanno fatto i vari Fioroni e Bindi al governo e anche all’opposizione, o come votano i “cattolici democratici” a Strasburgo, a cominciare dalle signore Toia e Costa, sempre in prima linea nella difesa dell’omofobia.

Per non parlare delle loro dirette muse ispiratrici – sacerdoti, vescovi e Vaticano – contrarie anche alle più elementari norme di buon senso, come, ad esempio, l’uso del preservativo.

E possiamo continuare con le campagne d’odio promosse dal papa in persona e dai suoi rappresentanti contro divorziati, donne che hanno interrotto la gravidanza volontariamente, gay, ecc.

Se solo usassero la loro ferocia contro gli stessi pedofili che, invece, vengono da essi protetti all’ombra del colonnato del Bernini, saremmo a un passo importante in direzione del concetto di giustizia. E invece.

L’ultima perla di questo rosario di sventure e di iniquità, sta nel provvedimento del governo – anche questo, guarda caso, popolato da cattolici – che in un momento di crisi come questo, con emergenze enormi (due casi per tutti: esodati e malati di SLA, per cui non si trovano i fondi), alleggerisce lIMU alla chiesa cattolica.

Distruzione del tessuto sociale, infiltrazione mafiosa nelle istituzioni, impedimento dell’ammodernamento del diritto, mantenimento delle discriminazioni, impoverimento sociale, distruzione dello stato di diritto, incitamento all’odio, tutela di criminali… questo è il bilancio attuale della politica cattolica dentro il nostro paese. E si ricordi, che tutto questo ben di Dio, è il caso di dirlo, è per altro pagato con le tasse della società civile italiana.

Il fascismo ha fatto meno danni, a ben vedere.

Inutile dire che in qualsiasi altro paese questo stato di cose non sarebbe tollerato un minuto di più. In Italia, invece, essere cattolici è una garanzia di successo dentro ospedali (e qui andrebbe aperto un dibattito sui cosiddetti obiettori…), istituzioni, partiti, ecc. Un po’ come succede con i corrotti, con le forme di prostituzione istituzionale, con coloro che derubano la gente onesta per ingrassare i vari Fiorito, i Lusi e tutte le tangentopoli passate e presenti.

Dovremmo riflettere molto su tutto questo. E agire di conseguenza.

No al matrimonio gay? Tabacci da bambino era un disadattato

La storia è sempre quella: politici di area cattolica, molti dei quali direttamente compromessi col berlusconismo che senza nulla sapere delle relazioni tra gay e tra lesbiche e le bollano come ridicola imitazione di un istituto giuridico più forte e importante, il matrimonio tra soli eterosessuali, perché utile socialmente.

L’ultimo, in ordine d’arrivo, è Bruno Tabacci, membro della giunta Pisapia a Milano.

Forse l’assessore lombardo non si rende nemmeno conto delle enormità che dice, collocando, anch’egli, al di fuori della società milioni di persone GLBT, quando afferma:

Scimmiottare un rapporto così delicato e trasformarlo in un fatto che ha una rilevanza di natura costituzionale. Mi pare del tutto sbagliato. La famiglia, nei suoi affetti sia religiosi sia civili, va tutelata perché è la sede in cui si snoda la vita sociale

Ancora, Tabacci spiega così la sua avversità all’estensione del matrimonio:

Mi è capitato di diventare orfano di padre da giovane. Il solo fatto di riconsegnare compiti in cui c’era solo la firma di mia madre mi faceva sentire diverso.

Proviamo a ragionare secondo la logica omofoba, ma invertendo i termini della questione. Tabacci è cresciuto in una famiglia monogenitoriale, per cui, siccome la società si sviluppa in pieno solo laddove c’è un padre e una madre, quella dell’assessore non era una famiglia, nucleo fondante del sistema sociale. Ne consegue che Tabacci sta fuori dalla società e chi è al di fuori di essa non può pretendere di rappresentarla, a nessun titolo.

Suona male, vero? Eppure è il ragionamento che si applica ai sentimenti e alle relazioni del popolo arcobaleno.

Si potrebbe, infine, riproporre la stessa rozzezza culturale per rimandare al mittente le sue dichiarazioni offensive e ignoranti e rispondere: “egregio assessore, non è che, siccome lei è stato cresciuto come un disadattato, adesso tutti devono fare la sua stessa fine!”.

Lo so, questo ragionamento nega, in un colpo solo, la dignità umana e le capacità politiche dell’individuo, il suo ruolo nella società, l’amore di una donna che lo ha cresciuto.  E, ribadisco, è quello che gli omofobi – schiera alla quale anche l’ex deputato dell’UdC, ora rutelliano, appartiene – fanno quotidianamente sulla vita di milioni di persone, senza vergognarsene nemmeno un po’.

Oggi su Gay’s Anatomy: Ma il matrimonio gay fa bene ai diritti, tutti!

Molto spesso, anche tra i miei amici, sento affermazioni come questa: «non ho niente contro i matrimoni gay, ma la priorità è il lavoro…». Affermazione che ha radici antiche: all’indomani del fallimento sui DiCo molti esponenti dell’allora maggioranza di centro-sinistra giustificarono così la loro ignavia in merito al tema dei diritti civili.

Ma siamo proprio sicuri che esista una gerarchia di importanza tra diritti sociali e diritti civili? O è solo una scusa da parte della politica per non fare niente in direzione di una maggiore equità?

Per altro, è facile dimostrare che una società più garantita, dando maggiori diritti alle minoranze, è una società più forte. Anche in economia. Come? Scoprilo su Gay’s Anatomy di oggi!

Oggi su Gay’s Anatomy: “Parole in libertà o libertà di parola?”

Il caso Annunziata ha suscitato feroci polemiche, sia all’interno del movimento LGBT, sia nella società più in generale, sia tra i lettori di questo blog.

Una parte dell’opinione pubblica sostiene che quanto detto dalla giornalista è abominevole e irricevibile nella sua interezza. Un’altra parte, invece, si appella al diritto di libertà di parola.

Sempre sullo stesso tema, si possono ricordare le recenti parole di Ciarrapico, che parla proprio di deportazione di gay durante il fascismo. Sarebbe interessante capire come si comporterebbero i fautori della libertà di parola – o sarebbe più corretto dire delle “parole in libertà”? – di fronte a tali dichiarazioni…

Siamo sicuri che confondere la possibilità di dire ciò che pensiamo con la facoltà di pronunciare tutto ciò che ci passa per la testa sia funzionale alla democrazia?

C’è, in altre parole, una differenza, fondante per il concetto stesso di società, tra caos e equilibrio? Il diritto di libertà di parola verso quale dei due opposti tende?

Il resto potete leggerlo e, ovviamente, commentarlo su Gay’s Anatomy.

Scuola e concorsi: Profumo di imbroglio?

Il ministro dell’Istruzione Profumo ha dichiarato a Otto e mezzo che a metà del 2012 si farà l’ennesimo concorso pubblico della scuola italiana. L’ennesimo carrozzone che creerà altri disoccupati, altri precari, altre ingiustizie sociali.

Ragioniamo un attimo: se lo Stato ha la disponibilità di assumere a tempo indeterminato, infatti, non ha bisogno alcuno di indire un nuovo concorso, bensì di far scorrere le affollatissime graduatorie di docenti che aspettano di essere immessi in ruolo.

Non si capisce la ragione per cui, di fronte a un esercito di precari, si senta l’esigenza di “creare” altri insegnanti che poi andrebbero o a scavalcare quelli che già stanno negli elenchi o a seguirli, in coda. Come pensa, Profumo, di risolvere questa situazione a dir poco esplosiva?

Ancora, il ministro, cattolico e gradito al Vaticano, ha dichiarato: «la scuola italiana ha bisogno di un’iniezione di giovani».

No, signor ministro, la scuola italiana straripa di giovani insegnanti senza una prospettiva per il futuro. La scuola ha bisogno, semmai, di investimenti, di riqualificare la professione dell’insegnante, ormai svilita al rango di servitù intellettuale in mano a una società demotivata e rancorosa nei confronti della classe docente.

Ha bisogno di ristrutturare edifici scolastici obsoleti e fatiscenti, di snellire il numero di allievi per classe, di dotarsi di strutture moderne, di rendere il maestro o il professore una figura chiave dell’intera architettura sociale e non uno sfigato che tiene a bada orde di bambini e adolescenti depositati nelle aule mentre i genitori sono occupati a fare tutt’altro.

Fino a quando ci si limiterà a promettere nuovi concorsi senza intervenire a livello strutturale sui mali della scuola italiana – che sono tutti lì, da Berlinguer in poi – ogni promessa sarà solo l’ennesima proposta demagogica, inutile, dannosa e foriera di ingiustizie e di illusioni.

Noi GLBT di sinistra, per il rinnovamento di tutta la società

Riflettevo su quello che sta accadendo in Italia in questi ultimi mesi. Abbiamo sostanzialmente due poteri “forti” in profonda crisi di credibilità. Abbiamo una destra, ormai corrosa dal suo stesso malcostume, che perde pezzi, che è un campo di battaglia dove tutti sono contro tutti, ma si evita di dirlo, visto il regime monarchico-autoritario che regge quel sistema di rapporti. E abbiamo una chiesa, cattolica apostolica e romana, dilaniata dallo scandalo della pedofilia, che ha perso e continua a perdere credibilità agli occhi di milioni di fedeli in tutto il mondo.

Per la sinistra, in Italia, sarebbe gioco facile dare una spallata a questa catapecchia istituzionale chiamata “governo”, mandare tutti a casa, qualcuno in galera e mettere a zittire la pretaglia che fino a ieri ha ricattato un’intera classe politica su questioni quali coppie di fatto, fine vita, laicità delle istituzioni e via dicendo.

L’agenda politica, a ben vedere, sta tutta lì.

Basterebbe far capire a quell’operaio che ha votato Lega perché la sinistra radicale si occupava solo di froci e zingari, che adesso che al potere c’è chi i froci li vuole picchiare – ricordiamo certi interventi a Radio Padania – e chi zingari e extracomunitari li caccia via, le cose non vanno meglio, che le fabbriche continuano a chiudere come e peggio di prima, che non c’è nessuna prospettiva per il suo (nostro) futuro.

E bisognerebbe far capire a chi ha votato Berlusconi perché prometteva sicurezza che le nostre città hanno poliziotti pagati di meno, che le nostre istituzioni sono popolate da corrotti e collusi, che nelle strade si continua a violentare le donne, a rapinare la gente per bene e che tutto questo non si grida più nei TG perché chi sta al timone ha tutto l’interesse di nascondere il suo fallimento, qualora non il suo disinteresse alla cosa.

Quei poteri che ieri hanno negato i diritti a migliaia di gay e lesbiche adesso sono gli stessi che nascondo le magagne di mafie e pedofili. Bisogna far capire che nella guerra tra bene e male, non eravamo noi a stare dalla parte sbagliata.

Almeno, questo è quello che dovremmo gridare a chiare lettere noi persone GLBT di sinistra. Gridarlo ai nostri “amici” in parlamento, perché ci pensino due volte prima di far finta che i nostri problemi esistano. Soprattutto a chi, dentro il pd, già sta pensando a governi di unità nazionale con l’UDC. Tanto per fare un esempio.

Dovremmo gridarlo ai gay di destra, giusto per far capire loro di chi è che vanno a fidarsi. E dovremmo gridarlo al nemico – che è rappresentato, oggi più che mai, proprio da destra, chiesa e dagli uomini di chiesa dentro ai partiti – per ricordargli che non siamo disposti a cedere di un passo sulla nostra dignità, al cospetto del loro essere indegni di qualsiasi cittadinanza.

Penso che il movimento, nella sua complessità, non debba essere soggiogato all’insegna di questo o quel partito. Penso che siano i partiti che da noi debbano prendere idee nuove, per un’estensione del diritto su molteplici aspetti della vita civica. È questo il senso della nostra presenza politica sia sulla piazza, sia nel dialogo con gli altri soggetti.

Noi, gay, lesbiche, bisex e trans di sinistra, possiamo essere portatori di una nuova cultura del rispetto e dell’accoglienza che la destra al momento non ha, non sa e non può avere – i gay di destra potrebbero fungere da cavallo di troia, ma a costo di un lungo percorso e di un sapiente addestramento, che passi dalla rinuncia incondizionata dell’adorazione di capi antichi e attuali.

Sento che le cose stanno cambiando e sento che i vertici dei partiti sono inadeguati a cogliere il cambiamento, a eccezione di un paio di nomi. Sta a noi fare da humus, da fermento, che porti uomini e donne di buona volontà a capire non solo che la sigla GLBT non è contraria al benessere civico e sociale ma che proprio dentro quella sigla ci sono germi positivi per una rinascita di una società tutta.

Percorso lungo, doloroso e irto di ostacoli. Ma se non lo facciamo noi, se non partiamo da noi, rimarrà sempre come adesso. E com’è adesso non è bene.