Confronto Pd sui diritti civili: vince Civati, ma…

Ho visto i tre candidati a confronto per la segreteria del Pd, su Cielo. Per ovvie ragioni, mi si sono drizzate le antenne quando i tre candidati alla segreteria del partito hanno parlato di diritti civili delle persone LGBT. Riassumendo molto velocemente:

civatiCivati: è per la piena eguaglianza. Sì al matrimonio egualitario, si alle adozioni, sì all’affido, sì alla tutela dell’omogenitorialità. Per una questione di democrazia e di cultura. Richiama la riflessione che già esiste sul piano internazionale e a quella si rifà. Ma non cita la questione trans. Voto: nove.

Cuperlo: posizione moderata. Non dice quasi nulla su cosa fare, accenna a generici diritti e doveri delle coppie, dicitura che ci ricorda i famigerati DiCo. Soluzione bersaniana, in cui si promettono formule vaghe e poco trasparenti. Qualche accenno buonista sull’omogenitorialità. Voto: cinque meno.

Renzi: ammette di avere la posizione più timida, buttandola sul pietismo dell’ipotetico bambino x che rischia di perdere entrambi i genitori (dello stesso sesso) dipingendo la questione delle adozioni nel senso di labilità e urgenza, quando invece la genitorialità dovrebbe essere una promessa di vita e di futuro. Poi cita l’orripilante legge sull’omofobia, rilanciando il ddl Scalfarotto (quel provvedimento, per intenderci, che tutela le espressioni omofobe dentro i partiti, le chiese, le scuole, ecc). Sulle unioni è per un modello segregazionista per le coppie gay e lesbiche, dichiarando tra le righe che nel suo partito non si può fare nessuna legge sul matrimonio perché non ne ha la forza. Voto: quattro.

Insomma, sarebbe scontato votare Civati alle prossime primarie. Se solo questi fosse in un partito di cui ci si può fidare. Particolare, quest’ultimo, non trascurabile. Non se sei un gay, una lesbica, una persona bisex o trans nell’Italia di oggi.

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Matrimonio egualitario: Vendola getta la maschera

Nichi Vendola, intervistato da Maria Latella, ha dichiarato su Sky:

Io proporrò una legge che consenta l’adozione alle coppie gay, una legge per il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Tutto questo, però, appartiene alle prerogative del partito, non è nel programma di governo, ma riguarda l’impegno di Sel in Parlamento e nella società.

Credo che queste affermazioni necessitino di alcune considerazioni e di qualche domanda.

In primis, i temi presenti nei programmi dei singoli partiti, soprattutto dentro una coalizione, trovano la loro legittimazione proprio dentro l’azione di governo. Lo scopo di SEL dovrebbe essere, se dovessero vincere le elezioni, quello di portare aspetti preminenti del suo programma dentro l’esecutivo di cui intende far parte. Evidentemente per Vendola la questione dei diritti civili non è preminente.

Poi: qualsiasi punto specifico di un singolo programma di partito potrebbe creare tensioni dentro l’azione di governo. Mi chiedo, e Vendola dovrebbe chiarircelo: questa stessa prudenza verrà applicata su temi quali le politiche sociali, il lavoro, l’articolo 18, l’acqua pubblica, le missioni all’estero, ecc?

Ancora, e in caso non affermativo circa la domanda precedente: Vendola dovrebbe ancora spiegarci come mai ha deciso di tenere fuori proprio la questione omosessuale dall’agenda del prossimo esecutivo. Ricordo al leader di SEL che di proposte di legge su matrimonio egualitario e coppie di fatto il parlamento ne è pieno. Affermare che proporre una legge rientra nelle facoltà del suo partito – oltre a essere cosa ovvia – significa ammettere che si sta preparando a depositare un provvedimento destinato a coprirsi di polvere e noi non vogliamo una testimonianza in più funzionale solo a far sentire in pace il governatore pugliese con la sua coscienza. Noi abbiamo bisogno di qualcuno che porti queste istanze proprio dentro il governo!

Pare, in buona sostanza, di rivedere il copione del 2006. Si è partiti da un modello estero – all’epoca erano i PaCS francesi, ora si parla di non meglio identificate unioni civili alla tedesca – per poi stravolgerlo e, infine, non approvarlo. Nel documento approvato dal Pd circa le coppie di fatto – e che Vendola ha adottato, dopo l’alleanza con Bersani sulle primarie – rispunta, inoltre, il riferimento ai diritti individuali di bindiana memoria, che negano il riconoscimento della coppia in quanto tale. Ovvero, i DiCo.

Ci troviamo, con ogni evidenza, di fronte all’ennesima presa in giro. E il centro-sinistra, di fatto, dimostra di non volere pienamente il voto della gay community e anche questa marcia indietro di Vendola, che fino a ieri ci ha imbonito millantando sensibilità rispetto a questi temi, è un ulteriore campanello d’allarme.

La palla dovrebbe passare adesso al movimento. Sarebbe ora di far sentire una voce unitaria, tuonante e determinata. Sarebbe ora di dire che il prossimo parlamento dovrà sfornare una legge chiara e nettissima sulle famiglie gay e lesbiche, con o senza prole. Una legge che porti, almeno nell’immediato, alla piena equiparazione tra coppie sposate e coppie non sposate. Dovesse anche non chiamarsi matrimonio, in un primo momento. Questo dovremmo chiedere.

Se poi il centro-sinistra dovesse perdere e riconsegnare il paese a Berlusconi – in un momento in cui ogni voto è determinante, visti i rischi di pareggio – proprio perché non vuole concedere nulla su questi temi, è un rischio di cui si prenderà ogni responsabilità di fronte all’elettorato e all’Italia tutta.