I vip votano Raggi. Caro Pd, due domande me le farei

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Claudio Santamaria, sosterrà il M5S a Roma

Leggo sui social un vago scandalo per le dichiarazioni di Sabrina Ferilli, Fiorella Mannoia e Claudio Santamaria , ecc, che hanno dichiarato di votare Raggi per le amministrative di Roma. «Allora meglio non votare» commentano i seguaci di Renzi. Premesso che io non voterei mai la signora in questione (così evitiamo, si spera, la patente di grillino), vi faccio notare due cose, semplici semplici:

  1. il voto di persone che si sono sempre dette a sinistra non è appannaggio della volontà o delle aspettative degli iscritti al Partito democratico
  2. fossi in tutti voi, se arrivano endorsement spontanei per la candidata del M5S dal mondo dello spettacolo, due domande me le farei…

Poi certo, ci sarebbe qualche commento da fare sulla democraticità del pensiero “o voti me o non votare”, ma stiamo parlando del Pd. Un partito che deve ancora capire cosa significa quell’aggettivo messo lì in mezzo al suo nome.

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Allearsi col pd? E perché?

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(foto da: Il Giornale)

Non capisco l’appello di Pisapia, Zedda e Doria alla sinistra, per allearsi col pd. Il partito che ha schifato l’elettorato progressista, trasformando la stessa parola “sinistra” in insulto. E poi: allearsi con Renzi per non consegnare il paese alle destre? Il pd è destra! Becera, confessionale, illiberale. Pensate solo a jobs act, “buona” scuola e unioni civili.

Mi fa per altro notare il mio amico Gwydion, in un commento su Facebook, che «da quando i sindaci sgraditi al capo del partito si rimuovono, non avrebbe senso allearsi col PD neppure se il candidato fosse degnissimo».

Ecco, per tutte queste ragioni anche no. Grazie.

Nasce l’ennesima Sinistra italiana. Prepariamoci ad un glorioso 0,4%

6843500404_4d16f9817d_bQuindi, ricapitolando: dopo SEL, Possibile e lo spettro di Rifondazione, abbiamo il quarto partito di sinistra “unita”. Guidato – squillo di trombe – nientepopodimeno che da Fassina. Quello che se vai al mercato e chiedi chi è ti rispondono un tipo di legno per mobili da giardino, per capirsi. Si chiama, per il momento, Sinistra italiana: ennesimo partito nato dentro il palazzo e fuori dalla società civile. Prepariamoci ad un glorioso 0,4%.

Consideriamo anche due o tre fatti importanti, quali:

  • il pd è in calo in tutti i sondaggi (strano, dopo tutto quello che ha fatto contro per lavoratori, insegnanti, persone LGBT, sindacati, sanità, ecc)
  • queste formazioni nascono alla sinistra del pd, per cui eroderanno quella base elettorale arrivando tra il 3 e il 4% tutte insieme
  • si abbassa la distanza con il M5S, che risulta avvantaggiato dalla disgregazione della sinistra e dall’indebolimento del partito di Renzi (si riduce la distanza per il ballottaggio, per dirne una)

è probabile che la vittoria del movimento di Grillo non sia così lontana. Improbabile forse, ma non impossibile. E stiamo parlando del partito delle scie chimiche e delle sirene, per capirsi. Poi non sono tra quelli che demonizzano i pentastellati, ma alcune follie dovrebbero essere semplicemente rimosse per una formazione che vuole governare un paese, prima tra tutte quella di affidare scelte strategiche e fondamentali agli iscritti ad un blog.

E insomma, solo belle cose, tanto per cambiare. Sotto il cielo di una fu sinistra che ha perso la sua identità (a tal punto da amalgamarsi con la peggiore destra di Verdini, Alfano, ecc) e di una vecchia sinistra che non riesce ad andare oltre la scissione molecolare per avere una sigla, un simbolo, quattro elettori e nulla più.

P.S.: esisteva già un partito che aveva come sigla “SI”. Erano i Socialisti italiani. Sappiamo che fine hanno fatto.

Conservatorismo e disumanità

Al renziano standard non sembra vero di poter dire che la debacle di Miliband, leader del New Labour, è dovuta al suo essere troppo di sinistra. Basta girovagare per i blog dei vari gay/lesbiche di regime per averne contezza. Secondo questi ed altri politologi, la vicinanza del laburista ai sindacati e la mancata adesione alla terza via blairiana hanno portato la società inglese a scegliere un’alternativa dall’identità più certa, sebbene in senso conservatore.

Quello che il renziano standard non riesce a confessare è la sua gioia per la sconfitta della sinistra nel Regno Unito, visto che le ricette progressiste sanno troppo di Pd vecchia maniera o meglio ancora: dato che la politica di Cameron è molto più simile a quella di Renzi. D’altronde, nella mente binaria dei/lle supporter del nostro premier, se non sei come il capo sei il nemico assoluto (possibilmente grillino).

Quello che il renziano standard non dice, ancora, e probabilmente per ignoranza, è che l’età di Tony Blair (presa a modello come perfetta sinistra che fa una politica anche di destra senza dover cambiar nome al partito) ha lasciato a casa una buona metà dell’elettorato inglese, cosa che sta facendo anche Renzi in Italia. Basta vedere le percentuali di votanti alle Europee, a Roma per il sindaco e alle regionali in Emilia per rendersene conto.

La mia chiave di lettura, invece, è un’altra: il trionfo del conservatorismo ci dimostra non tanto l’inconsistenza delle idee progressiste, quanto il fatto che l’umanità sia profondamente egoista. Chi è più fortunato non vuole cedere nulla a chi non ha. E chi non ha dovrà pagarne il prezzo. Questa disumanità si sta consumando in Europa, a discapito dei più deboli, a livello intra e internazionale. La storia chiederà presto il conto presto di questa follia. Sappiamo già chi chiamare in causa per tutto questo.

CGIL e Leopolda, ovvero: lavoratori VS miliardari

la piazza della CGIL a San Giovanni

la piazza della CGIL a San Giovanni

Rispetto alle due “piazze” che si sono confrontate e scontrate ieri, tra Firenze e Roma, è difficile schierarsi così come è facile capire dove sta il torto e dove c’è la ragione.

Cominciamo dalla fine, ovvero da chi ha ragione e chi no. Va da sé che la piazza radunata dalla CGIL riesce a essere ancora gloriosa, ma non certo così temibile. C’erano pensionati/e e chi il lavoro già ce l’ha, categorie che a ragione non vogliono vedere erodere i loro diritti. Il sindacato tuttavia, per essere credibile sulla battaglia del lavoro e incisivo sul piano politico, deve capire che la piazza di ieri rappresenta l’Italia di ieri. Nel qui ed ora ci sono anche le partite IVA, precari e precarie. E per far fronte ai problemi delle nuove generazioni, oltre a quelli di chi perde il lavoro e ha già cinquant’anni, bisogna trovare soluzioni nuove che coinvolgano non solo le classi agiate ma anche chi ieri e giustamente manifestava contro il governo Renzi.

A Firenze, invece, i media hanno restituito l’immagine di una Leopolda in cui le star non sono state le persone che lavorano, che si alzano alle cinque per andare in fabbrica, il precario che non ha il diritto alle ferie o la partita IVA che non può nemmeno ammalarsi, altrimenti non viene pagata. Vi erano amministratori delegati, magnati della finanza, gente sostanzialmente ricca. Un solo esempio: Davide Serra, il cui nome se cercato su Google ci riporta alle isole Cayman, ha già fatto sapere quale dovrà essere la priorità del nuovo Pd, ovvero la riduzione del diritto di sciopero.

Mentre queste due realtà si confrontavano, i residui del vecchio Pd – ovvero chi ha la responsabilità storica e politica di aver distrutto la sinistra in Italia – lanciavano frecciatine al veleno contro Renzi, accusandolo di aver chiuso con la sinistra nel nostro paese. Che poi a parlare sia Rosy Bindi, cattolica centrista e per di più omofoba, e che ciò dia al tutto il sapore della tragicommedia, è un fatto su cui non mi dilungherò oltre. Gustosa, invece, la piccata reazione di Debora Serracchiani, partita come speranza emergente della sinistra del domani, trasformatasi in starletta post-berlusconiana, incapace di ribattere ad accuse abbastanza banali – bastava dire: i primi ad aver distrutto la sinistra in questo paese siete stati voi – e quindi ridotta a dover difendere le scelte del leader, ripetendo il solito mantra preconfezionato. Ci mancava solo che le desse della “gufa” e il copione sarebbe stato recitato fino alla fine.

il tavolo dei diritti civili alla Leopolda

il tavolo dei diritti civili alla Leopolda

Riguardo alle questioni dibattute alla Leopolda, oltre alla fine dello stato sociale, dei diritti dei lavoratori ed altri temi cari alla sinistra classica, c’è stato il capitolo delle unioni civili, ad un tavolo apposito diretto dall’immancabile Scalfarotto, ormai icona del gaysmo che non piace ai gay e quindi ottimale per il renzismo di facciata, e la povera Cirinnà che ancora crede che il suo testo avrà un futuro qualsiasi in questo parlamento e con questo governo.

Concludendo: la sinistra in Italia ci sarebbe pure, ma è in mano a un pugno di persone che, ok, sa cantare Bella ciao e agitare il pugno chiuso ma non sa andare oltre, a livello di innovazione e di risposta ai problemi della contemporaneità. Anche qui ci vorrebbe, a parer mio, uno svecchiamento di modi, di dinamiche, di approcci e di linguaggio. Ferme restando le priorità (il lavoro e i diritti) e gli ideali (la tutela dei più deboli).

Quel partito che dovrebbe essere di sinistra – sì, sto parlando del Pd – ma ragiona e agisce come avrebbero fatto i conservatori inglesi ai tempi della Tathcher, ha tutto il diritto di trasformarsi in un soggetto politico che guarda a destra. Dovrebbe solo fare un ulteriore passaggio: dichiararlo, a chiare lettere, a chi lo vota. Renzi per altro può star tranquillo, di fronte a questa ipotesi: l’elettorato del Pd ha già dato prova di ottusità elettorale, in passato. Lo voterà comunque, quindi, anche dopo anni in cui si dichiarava alternativo al berlusconismo per poi adottarne l’intera politica economica e sociale pur di poter dire che è in grado di vincere le elezioni in un paese sostanzialmente orrendo. Sul piano politico, almeno.

Un pensiero affettuoso, infine, va a quei gay e quelle lesbiche renziani – di vecchio e nuovo corso – che adesso, dopo esser stati banditi dai pride, non potranno più partecipare nemmeno a uno sciopero. Gli rimarrà sempre l’illusione di far parte di un qualcosa di importante e di avere una sinistra “normale” in un’Italia sostanzialmente folle.

Piagnisteo democratico

Ilda Curti, Pd

Ilda Curti, Pd

Scrive Ilda Curti, consigliera comunale ed assessora del Pd a Torino, nonché civatiana:

Dal programma per le Primarie di Matteo Renzi ‪#‎cambiaVerso‬
1. Ius soli
2. Quote rosa
3. Coppie gay: civil partnership, stepchild adoption
4. Violenza e odio: approvazione di una legge contro l’omofobia e contro la violenza sulle donne.
5. Testamento biologico.
No, l’abolizione dell’art.18 non c’era. Il resto si. Se la politica è compromesso (e vabbè) le frontiere ideologiche si forzano anche nell’altro verso. Non pervenute azioni di forzatura sui punti da 1 a 5. Gli unici “simboli ideologici” da forzare evidentemente sono i nostri ‪#‎QuousqueTandemAbutere‬

Vorrei ricordare a Curti che questo succede quando si sta in un partito che di sinistra ha solo l’elettorato: quello che per altro si fa piacere qualsiasi cosa, perché poi non è così diverso dai cattolici con cui litigava negli anni sessanta in quanto a dogmatismo.

E questo, insieme a molte altre cose, dimostra quello che ho sempre sostenuto: il Partito democratico è uno dei più grandi errori della storia dell’Italia contemporanea, dopo il fascismo (che ha distrutto la libertà in questo paese) e il berlusconismo (che ha ridicolizzato e ferito la democrazia).

Con l’avvento del Pd si sta distruggendo il concetto di sinistra, rendendolo uguale a quella destra post-ideologica, ultraliberista e possibilista in fatto di convivenza con malaffare, disprezzo delle regole, depotenziamento democratico.

Ci sono molte persone per bene dentro il Pd, questo l’ho sempre pensato. Ma cos’altro deve accadere per capire che continuando a rimanere in quel soggetto non si fa altro che dare ossigeno a quelle forze che poi, con la loro azione politica reale, inducono Curti, Viotti e Civati stesso a scrivere cose del genere? Non sarebbe l’ora di depotenziare questo progetto autoritario e antidemocratico? Per andar dove, mi si chiederà. Vi ricordo che alle ultime europee il 45% degli elettori e delle elettrici se ne è rimasto a casa. Vogliamo cominciare da lì? A meno che non si concepisca il proprio agire politico solo come piagnisteo, va da sé.

Pensieri random sulle elezioni europee

vinciamo poi...

vinciamo poi…

Pensieri random, e molto a caldo, sulle proiezioni delle elezioni europee, il cui spoglio è attualmente in corso:

  •  a vedere gli exit pool il prezzo orientativo di un italiano è di 80 euro. 
  • adesso voi gioite, ma se vincono Renzi e Merkel vincono larghe intese, precariato, ingiustizia sociale e tagli alla spesa pubblica.
  • sempre sugli exit pool: l’italiano medio(cre) ha votato per anni Berlusconi, perché adesso non dovrebbe votare la sua ridicola fotocopia?
  • vi faccio notare che il Pd è riuscito a superare il 30% dopo la trasformazione dell’ex sinistra in un partito conservatore. Cattolico lo era già. Omofobo pure.
  • per capire come stanno messi male nel PSE: Schultz si affida al successo del Pd italiano per risollevare il fallimento della socialdemocrazia (come se il Pd fosse di sinistra).
  • la cosa peggiore della vittoria del Pd è che tra i renziani crescerà la sindrome di rivalsa dello sfigato che li ha caratterizzati fin ora.
  • ora vedrete che col Pd al 40% ci fanno subito le unioni civili uguali ai matrimoni… (e soprattutto credeteci).
  • un pensiero al M5S i cui militanti (alcuni di loro) mi diedero del mafioso quando dissi che in democrazia avrebbero dovuto permettere, a suo tempo, un governo Bersani.
  • Debora Serracchiani è la risposta di “sinistra” a Stefania Prestigiacomo. Sono venti secondi che la ascolti ed è già narcolessia.
  • i gay entusiasti della vittoria del Pd sembrano galline contente di essere finite in batteria perché almeno così si mangia (tradotto per i renziani: non vi sto dicendo che siete galline, non è un insulto, è una battuta e no, non sono come Hitler, men che mai sono “dopo Hitler” e se proprio ci tenete, ricordo che siete voi quelli alleati con un partito al cui congresso si salutavano col saluto romano, per dirla tutta).
  • va dato atto ai detrattori di Grillo che gli hashtag  e rientrano in quel linguaggio dell’ironia che vince. Questo almeno.

Dulcis in fundo: non ho votato per il M5S, il suo posizionamento non mi sconvolge – per me è già un buon inizio se la Lista Tsipras ottiene dei seggi qui in Italia – e continuerò a credere che la vittoria del Pd sia solo il proseguimento di un percorso che porterà ancora a larghe intese, diseguaglianze sociali e al rinfocolare i partiti estremisti che dite di non amare.

Il resto, più ragionato, a quando dati e numeri saranno più certi.

Fermi tutti, forse voto Tsipras

Alexis Tsipras

Forse, appunto. Perché mi lascia perplessa una lista che, in Italia, è sostenuta dai soliti ex PCI, transfughi di qualsiasi cosa possibile. Ma stavolta – sempre che trovi un aereo che non trasformi il diritto di voto in privilegio per ricchi – voto il messaggio, più che il partito.

E il messaggio è che di fronte a un Pd servo di banche e poteri forti, una destra da sempre più vicina all’idea che la lingua italiana ha di un’associazione a delinquere, un M5S che raccoglie il mal di pancia del paese ma non fa nulla per curarlo – lasciando intatte la cause dell’irritazione del popolo – scelgo chi si oppone a un’Europa disegnata sullo strapotere delle banche e che al concetto di “popolo” contrappone quello di società civile, fatta da persone, da lavoratori e lavoratrici di cui bisogna tutelare il diritto alla felicità e al futuro.

Vediamo come se la giocano, nei mesi a venire. Ma Tsipras, di per sé – e in un contesto europeo che ha distrutto la Grecia, lasciando intatti i privilegi di chi quel paese l’ha portato a quelle condizioni (modello che, una volta provato, può essere ripetuto ovunque) – mi convince.

Primarie, voterò Civati. E poi libera tutti

In poche battute: alle primarie di domenica voterò Civati, perché mi sembra un uomo di sinistra, una sinistra moderna, europea e coraggiosa.

Perché non ha paura, soprattutto quando si parla di questione LGBT, di usare le parole per quello che sono: sì al matrimonio, sì alle adozioni, sì alla tutela dell’omogenitorialità.

E mettiamoci pure che conosco personalmente molti/ volontari/e che si sono impegnati/e nel sostenere e mandare avanti questa candidatura, e sono persone valide, impegnate, limpide. Amici e amiche di cui mi fido.

Per queste ragioni mi recherò ai box di un partito a me sostanzialmente inviso e gli darò l’ultima chance di essere ancora “credibile” sul panorama nazionale. E coerentemente, se dovesse vincere Civati potrei anche pensare di votare in futuro in una coalizione di centro-sinistra. E si noti il condizionale.

Se invece non dovesse vincere e dovessero andare a capo della segreteria Renzi o Cuperlo, in quel caso scatterebbe il ragionamento opposto. Mani libere sul dopo, e pazienza se alle primarie ti sei “impegnato” a votare Pd anche alle prossime elezioni politiche. Questa logica della cambiale in bianco e questa pretesa di fedeltà da parte di un partito che ha sempre tradito tutte le sue promesse elettorali – e di conseguenza milioni di elettori ed elettrici – è francamente ridicola. Se poi i dirigenti piddini vogliono essere presi in giro, sarà un piacere regalar loro due euro e quest’illusione.

Faccio notare, infine, come sia attualmente bersaglio di renziani, su Twitter, che stanno contestando questo mio modo di pensare. Una di loro sostiene che il mio non votare centro-sinistra, un domani, coinciderebbe col voto alla destra. Le ho fatto notare che esistono liste come il M5S o Rifondazione, che non sono proprio filoberlusconiane… mi ha risposto che sarebbe comunque o un voto fascista, il mio, o sostanzialmente “inutile”. Evviva la democrazia, insomma.

Un altro renziano, invece, mi sta addirittura suggerendo di non andare proprio. O scelgo Renzi o me ne sto a casa. Oppure se voto Civati, secondo la sua logica, sarò poi obbligato a votare Pd. Mi piacerebbe proprio vedere come mi costringeranno a farlo. E se questa è la democrazia dei renziani – o voti me o stai a casa – vedo un futuro ancora più cupo del ventennio appena trascorso.

Anche per queste ragioni, tolto un Cuperlo che significherebbe optare per un Pd per come è sempre stato – ovvero dannoso, inutile e bugiardo – ancora una volta vedo il voto a Civati come l’ultima speranza per il centro-sinistra in questo paese.

Come aiutare Berlusconi? Dite che non cambia nulla

Continuo a leggere che con la decadenza di Berlusconi non cambierà nulla. Credo si tratti del solito disfattismo all’italiana, tipico soprattutto di una certa parte politica – che si colloca a sinistra – per cui tutto deve essere vissuto nel segno del disfattismo, anche quelle che si profilano come vittorie.

Perché aver accompagnato il “Cavaliere” o ciò che ne rimane alla porta delle istituzioni non è un fatto come tanti, ma una svolta epocale nella storia del berlusconismo stesso.

Innanzi tutto per l’aspetto simbolico della cosa. La famosa (e famigerata) “discesa in campo” del leader di Forza Italia aveva come fine quello di creare una larghissima impunità – oltre che una fattiva immunità – attorno alla sua figura. Dopo vent’anni sanguinosi la decadenza segna il fallimento concreto di quella parabola politica. A livello simbolico non è poco, né sotto la lente dello sguardo pubblico né nella percezione del destinatario stesso della sentenza. Il quale, se fosse vero che poco o nulla cambia con la decadenza, non avrebbe fatto il diavolo a quattro per evitare quanto è invece avvenuto.

Poi c’è il dato democratico. Ci lamentiamo spesso, in Italia, che non ci sia la certezza della pena e, quindi, la garanzia della legalità e del diritto. La decadenza va a favore proprio di quest’ultimo concetto. Anche i potenti, se sbagliano, finiscono in tribunale dove, se dichiarati colpevoli, devono scontare una condanna come qualsiasi altro cittadino. Vi sembra poco? A me per niente. Poi certo, possiamo aiutare il cittadino Berlusconi, adesso delinquente comune, a uscirne fuori costruendogli addosso questo alone di inefficacia giudiziaria, che a ben guardare è il mantra recitato a mo’ di rosario dalle Santanché, Comi, Mussolini e dai Bondi, Capezzone e Gasparri della situazione. Poi ci chiediamo perché la sinistra in questo paese non vince mai…

Terzo aspetto, il lato pratico. Berlusconi per sei anni perde ogni facoltà di candidarsi. Può rimanere il leader del centro-destra, siamo d’accordo. Ma non sarà lui a spingere i bottoni, dentro i palazzi. E per una personalità siffatta, che non riesce a delegare – e la delega, ricordiamolo, è una delle anime della democrazia – la cosa può essere addirittura usurante. Così come può essere problematico per chi, dentro il suo partito, dovesse fare il prestanome in sua vece. Ricordiamoci tutti cosa è successo ad Angelino Alfano.

E non dimentichiamoci ancora che ci sono altri processi in corso, a cominciare dal caso Ruby. Cade l’immunità, il legittimo impedimento, il castello di leggi ad personam efficaci se si ha lo scudo della permanenza a palazzo. A voi sembra davvero che sia tutto come prima? Liberi e libere di pensarlo, ma sappiate che state dando una mano enorme a un individuo che dovrebbe invece essere relegato all’oblio democratico e, possibilmente, assegnato ai servizi sociali. Come da condanna.