Scandalo al Colosseo e “disaficionados” alla democrazia

CPN--Z8XAAYQxsZCominciamo dalle istruzioni per l’uso, che sono molto semplici: scioperare è un diritto. Fare le assemblee sindacali, durante l’orario lavorativo, pure. Succede in Italia e in tutto il mondo. Musei inclusi. Scopo dello sciopero, poi, è recare disagio. Di una protesta che non crea disagio, non parla nessuno, a tutto svantaggio del potere contrattuale di chi lo fa. Per cui se qualche giorno fa il Colosseo ha rimandato la sua apertura di qualche ora per un’assemblea annunciata già dall’11 settembre, rientra nel lecito. Nel diritto. E il nostro, si ricordi, è uno stato che su esso – sul diritto – si fonda.

Premesso tutto ciò, vorrei soffermarmi sulle reazioni di alcuni politici su Twitter e altri social, di fronte a quanto accaduto il 18 settembre dalle 8:30 alle 11:30. A cominciare dal ministro Dario Franceschini, che tuona: «Ora basta, la misura è colma» aggiungendo che si tratta di «uno sfregio per il nostro paese». Gli fa eco il sempre caro Matteo Renzi, che rincara: «Non lasceremo la cultura in ostaggio dei sindacalisti contro l’Italia». Non perde l’occasione di tacere neppure l’amatissimo Ignazio Marino, che esordisce con: «Abbiamo liberato il Colosseo da auto e camion bar, ora va liberato dai ricatti». Insomma, pare che ai maggiorenti del Pd la democrazia, nome dal quale hanno mutuato l’aggettivo con cui decorano la denominazione del loro partito, stia un attimo stretta.

barracciuSe poi guardiamo alle reazioni, ancora dentro il governo, si passa dal grottesco al ridicolo, con punte fantasy soprattutto nelle dichiarazioni di Francesca Barracciu, già nota per l’uso sgrammaticato di Twitter ai più (e per qualche guaio con la giustizia), sottosegretaria ai Beni Culturali, che dichiara: «Ass sindacale che danneggia centinaia di turisti paganti che dedicano 1 giorno di ferie al #Colosseo e decine di guide turistiche è 1 reato!» e non puoi non pensare, leggendo, al raffinato eloquio di Super Vicky, la bambina robot. E pazienza per l’uso del numerale come articolo e trascritto in cifra.

Quando poi si scopre che tutto è regolare e che era compito del ministero avvisare del disagio, arrivano i nostri. E in soccorso del suo stesso governo, arriva lui, ser Scalfarotto con perle argomentative quali «Alla fine, o si sta con chi pensa che chiudere il Colosseo ai turisti di tutto il mondo sia democrazia o con chi pensa che sia pazzesco» e ancora scomoda il New York Times (si CNlppldWsAEz3Euspera con ironia, ma pare poco chiaro) per i ritardi della comunicazione.

Tasta il polso del paese reale, invece, Francesco Nicodemo – responsabile della comunicazione del Pd, quando non impegnato a bloccarti su Twitter come farebbe un Gasparri qualsiasi – che svela: «I 5 con me nello scompartimento dell’IC hanno tutti un pessimo giudizio di quanto avvenuto al ‪#‎Colosseo‬. Dubito che siano tutti renziani». Che siano solo ignoranti o peggio ancora, di destra?

Chiude questa carrellata di disaficionados alla democrazia tale Luigi Marattin, noto ai più per aver offeso Nichi Vendola consigliandogli, ai tempi delle primarie, pratiche sessuali di tipo penetrativo (la sua colpa: non essere Renzi) e poi assurto a onore e gloria divenendo consigliere economico a Palazzo Chigi. Vi lascio alle sue parole:

Non so come la storia giudicherà l’esperienza politica di Matteo Renzi, di chi è con lui e di chi ne davvero condivide l’approccio al cambiamento (questi due gruppi non sempre coincidono). Ma per la prima volta si prova a cambiare completamente il meccanismo di formazione del consenso e di governo della cosa pubblica, rompendo tabù che per decenni hanno ingessato il paese e il suo futuro. Se questo implica “strappi”, “rotture” con chi interpretava il vecchio mondo o accuse di arroganza o peggio, pazienza. See questo implica – a livello nazionale e locale – che gli interpreti del vecchio mondo proveranno per la prima volta l’indicibile ebbrezza di cercarsi un lavoro o ritirarsi a vita privata, pazienza.

r-POST-DI-MARATTIN-large570Sì, avete visto bene: anche lui scrive male e lascia i refusi. Tra una minaccia e l’altra a chi, per esercitare un suo diritto, si vede un’intera classe politica promettere licenziamenti e restrizioni.

Andrebbe poi detto che quell’assemblea è nata perché ai lavoratori e alle lavoratrici dei siti archeologici romani non vengono pagati gli arretrati e non viene rinnovato il contratto. Abitudine questa che, insieme a qualche funerale mafioso e al normale degrado cittadino in cui versa Roma, contribuisce a dare della città un’immagine vergognosa di fronte al resto del mondo. Ma di questo i politici preferiscono non parlare. Chissà perché.

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Renzi dimentica i prof (ma teme lo sciopero)

Renzi manderà una lettera per invitare i/le prof a non scioperare: abbiamo paura, vedo. Butterà, in altre parole, denaro pubblico inviando un prestampato a tutti/e. Cosa che fece già a suo tempo Berlusconi, nella famigerata “lettera agli italiani”. Il che rende, se possibile, ancora più tragicamente patetico questo tentativo di demolire uno dei cardini della democrazia del nostro paese.

Dovrebbe realizzare, il nostro ennesimo amatissimo premier, che la cosiddetta riforma non piace a nessuno, se non a qualche moglie di qualche ricchissimo notaio o farmacista, che insegna per ingannare la noia insita nella sua condizione di sciura o qualche servo di partito, convinto che questo correre come un treno verso la catastrofe sia un esempio di buona politica: al grosso della base elettorale del nuovo Pd, insomma. L’Italia che lavora – quella che lavora a contatto con studenti/esse e rispettive famiglie – ha già fatto sapere che la buona scuola di buono ha solo un aggettivo qualificativo usato in modo per altro improprio.

Commentando l’ondata di scioperi che paralizzeranno le attività didattiche in un momento così cruciale come la fine del secondo quadrimestre (e grazie ancora a questo governo di incapaci per aver regalato  ulteriore incertezza didattica a chi studia), Renzi ha proferito uno dei suoi soliti proclami snob: la scuola è delle famiglie e degli allievi, non dei sindacati. Peccato che abbia dimenticato l’elemento fondamentale di tutta la macchina, che sono appunto i/le docenti. E in democrazia – chissà se i renziani conoscono il significato di questa parola – lavoratori e lavoratrici si organizzano in associazioni sindacali. Evidentemente in questa dimenticanza stanno il valore e il ruolo che il governo vuole dare alla figura dell’insegnante: l’oblio.

Ad ogni modo, ancora un minuto di silenzio per quanti/e nel Pd un tempo si facevano paladini/e della scuola – penso alle Spicola, alle Alicata e molti altri ancora – e il cui capo è riuscito a far peggio di Maria Stella Gelmini.

E la FIAT di Marchionne, tanto cara al PD, fa fuori l’Unità

«Io sto dalla parte di Marchionne, dalla parte di chi sta investendo sul futuro delle aziende, quando tutte le aziende chiudono, è un momento in cui bisogna cercare di tenere aperte le fabbriche.» Matteo Renzi, sindaco di Firenze, Partito Democratico, 11 gennaio 2011.

«Io sono esterrefatto per tutte le polemiche su Marchionne. L’ad della Fiat sta solo proponendo un nuovo modo di lavorare. Nel settore del tessile e dell’alimentaristica lavorano così da vent’anni. Ma soprattutto sono senza parole perché, in qualsiasi altra parte del mondo, uno che mette sul tavolo un miliardo di investimenti sarebbe stato accolto col tappeto rosso.» Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, Partito Democratico, 13 gennaio 2011.

«Credo che tutti – a partire dai lavoratori della Fiat – abbiano il diritto-dovere di rispondere un chiaro Sì alle richieste di Marchionne di modernizzazione delle relazioni sindacali italiane.» Walter Veltroni, ex segretario del Partito Democratico, 5 gennaio 2011.

«Nel luglio 2010 l’ho detto per primo a sinistra e ora lo ripeto: quella di Sergio Marchionne è una scossa salutare per il paese.» Franco Marini, ex presidente del Senato della Repubblica, Partito Democratico, 14 gennaio 2011.

L’elenco potrebbe continuare. Il PD, l’anno scorso, era entusiasta della ricetta Marchionne. Quella che prevede la sostanziale uniformità col suo pensiero, pena la discriminazione dei sindacati che vi si oppongono. La stessa che obbliga gli operai a turni massacranti e al divieto di sciopero per le clausole previste dentro l’accordo di lavoro, pena il licenziamento.

Adesso la FIAT ha rimosso gli spazi sindacali della FIOM dalla sede della Magneti Marelli e pure la bacheca in cui veniva affissa l’Unità. Il quotidiano di quello che fu il PCI e poi del PDS e dei DS – prima delle amorevoli cure di Fassino, D’Alema e Veltroni – giustamente si indigna e si allarma.

Mi chiedo, tuttavia, se i giornalisti de l’Unità non debbano prendersela in primis con i capi del loro partito. Si sa che se appoggi un modello, illiberale e tirannico, poi quel modello ti si ritorce contro. La storia lo insegna.

In tutto questo c’è da rilevare, ancora, che dopo il dramma arriva anche la tragicommedia. Bersani, in un video sul suo giornale di partito, dichiara: «O la FIAT rimedia all’offesa o mi sentirà». Perché anche voi ve lo immaginate Marchionne che trema al cospetto di tale minaccia,vero?

Marcegaglia, i ladri e i lavoratori

«Vorremmo un sindacato che lotta anche fortemente con noi per tutelare il lavoro, ma che non protegge assenteisti cronici, ladri e chi non fa bene il proprio lavoro». Emma Marcegaglia dixit.

Provo a cambiare i termini della questione:

«Vorremmo una Confindustria che lotta anche fortemente con noi per tutelare il lavoro, ma che non protegge evasori cronici, ladri e chi non fa bene il proprio lavoro».

Suona male, vero?

I sindacati hanno molto da farsi perdonare. Sono il primo a dirlo. Credo, tuttavia, che tutte le associazioni dei lavoratori – miliardari inclusi – siano il risultato di un sistema basato su clientele e privilegi.

Che Marcegaglia contesti alla parte contrapposta, per altro in modo fuorviante – dalle sue parole emerge una generalizzazione per cui si evincerebbe che i sindacati stessi tutelino fannulloni e criminali: semmai, difendono i lavoratori (o forse dovremmo pensare che per lei le categorie in questione coincidono?) – un sistema da cui anche la sua fazione trae giovamento lo trovo intellettualmente criminale.

Anche questa gentile signora – dopo Padoa Schioppa, Brunetta, Fornero, Monti, Cancellieri e altri miliardari che, prove alla mano, sono parte in causa della situazione in cui ci troviamo – continua ad offendere i lavoratori dall’alto dei propri privilegi. E lo trovo assolutamente irricevibile.