Noi GLBT di sinistra, per il rinnovamento di tutta la società

Riflettevo su quello che sta accadendo in Italia in questi ultimi mesi. Abbiamo sostanzialmente due poteri “forti” in profonda crisi di credibilità. Abbiamo una destra, ormai corrosa dal suo stesso malcostume, che perde pezzi, che è un campo di battaglia dove tutti sono contro tutti, ma si evita di dirlo, visto il regime monarchico-autoritario che regge quel sistema di rapporti. E abbiamo una chiesa, cattolica apostolica e romana, dilaniata dallo scandalo della pedofilia, che ha perso e continua a perdere credibilità agli occhi di milioni di fedeli in tutto il mondo.

Per la sinistra, in Italia, sarebbe gioco facile dare una spallata a questa catapecchia istituzionale chiamata “governo”, mandare tutti a casa, qualcuno in galera e mettere a zittire la pretaglia che fino a ieri ha ricattato un’intera classe politica su questioni quali coppie di fatto, fine vita, laicità delle istituzioni e via dicendo.

L’agenda politica, a ben vedere, sta tutta lì.

Basterebbe far capire a quell’operaio che ha votato Lega perché la sinistra radicale si occupava solo di froci e zingari, che adesso che al potere c’è chi i froci li vuole picchiare – ricordiamo certi interventi a Radio Padania – e chi zingari e extracomunitari li caccia via, le cose non vanno meglio, che le fabbriche continuano a chiudere come e peggio di prima, che non c’è nessuna prospettiva per il suo (nostro) futuro.

E bisognerebbe far capire a chi ha votato Berlusconi perché prometteva sicurezza che le nostre città hanno poliziotti pagati di meno, che le nostre istituzioni sono popolate da corrotti e collusi, che nelle strade si continua a violentare le donne, a rapinare la gente per bene e che tutto questo non si grida più nei TG perché chi sta al timone ha tutto l’interesse di nascondere il suo fallimento, qualora non il suo disinteresse alla cosa.

Quei poteri che ieri hanno negato i diritti a migliaia di gay e lesbiche adesso sono gli stessi che nascondo le magagne di mafie e pedofili. Bisogna far capire che nella guerra tra bene e male, non eravamo noi a stare dalla parte sbagliata.

Almeno, questo è quello che dovremmo gridare a chiare lettere noi persone GLBT di sinistra. Gridarlo ai nostri “amici” in parlamento, perché ci pensino due volte prima di far finta che i nostri problemi esistano. Soprattutto a chi, dentro il pd, già sta pensando a governi di unità nazionale con l’UDC. Tanto per fare un esempio.

Dovremmo gridarlo ai gay di destra, giusto per far capire loro di chi è che vanno a fidarsi. E dovremmo gridarlo al nemico – che è rappresentato, oggi più che mai, proprio da destra, chiesa e dagli uomini di chiesa dentro ai partiti – per ricordargli che non siamo disposti a cedere di un passo sulla nostra dignità, al cospetto del loro essere indegni di qualsiasi cittadinanza.

Penso che il movimento, nella sua complessità, non debba essere soggiogato all’insegna di questo o quel partito. Penso che siano i partiti che da noi debbano prendere idee nuove, per un’estensione del diritto su molteplici aspetti della vita civica. È questo il senso della nostra presenza politica sia sulla piazza, sia nel dialogo con gli altri soggetti.

Noi, gay, lesbiche, bisex e trans di sinistra, possiamo essere portatori di una nuova cultura del rispetto e dell’accoglienza che la destra al momento non ha, non sa e non può avere – i gay di destra potrebbero fungere da cavallo di troia, ma a costo di un lungo percorso e di un sapiente addestramento, che passi dalla rinuncia incondizionata dell’adorazione di capi antichi e attuali.

Sento che le cose stanno cambiando e sento che i vertici dei partiti sono inadeguati a cogliere il cambiamento, a eccezione di un paio di nomi. Sta a noi fare da humus, da fermento, che porti uomini e donne di buona volontà a capire non solo che la sigla GLBT non è contraria al benessere civico e sociale ma che proprio dentro quella sigla ci sono germi positivi per una rinascita di una società tutta.

Percorso lungo, doloroso e irto di ostacoli. Ma se non lo facciamo noi, se non partiamo da noi, rimarrà sempre come adesso. E com’è adesso non è bene.

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Berlusconi aggredito: roba da matti

Ieri sera con Cristiana – serata molto amena, assieme ad Anellino ed altri – si era d’accordo su un fatto fondamentale: per fortuna l’aggressione a Berlusconi non ha una matrice politica. Sarebbe, fino a prova contraria, il gesto di un folle. Se si fosse trattato anche del primo del popolo degli imbecilli dell’ultimo dei centri sociali, si sarebbe scatenata una guerra senza quartiere che avrebbe avuto come “vittime” privilegiate – ancor di più di quanto stiano facendo adesso gli scagnozzi di sua maestà – giudici, politici dell’opposizione e, ça va sans dire, i soliti “comunisti”.

L’aggressore del premier, invece, è solo una persona con turbe psichiche. Un soggetto che, di punto in bianco è diventato pericoloso. Ha preso una statuetta e l’ha lanciata in faccia al presidente del consiglio. L’analisi di una azione siffatta dovrebbe far arrivare anche l’osservatore più inetto a un paio di ovvie considerazioni. Poiché stiamo parlando di una compagine politica in cui l’inettitudine viene spacciata per efficienza, è già cominciata l’immotivata (e inutile) caccia ai mandanti politici di un gesto che di politico (diciamo) ha solo la sua vittima.

Secondo i giullari di corte la colpa sarebbe, in ordine sparso: dei giudici, rei di seguire la legge e di indagare su presunti illeciti commessi dal nostro capo di governo; Di Pietro, su cui pesa il crimine di far l’unica opposizione presente nel paese; i liberi cittadini che esibiscono la colpa di non adorare Silvio come un dio; e, ovviamente, le falangi comuniste mai sconfitte nel nostro paese post-sovietico che si nascondono nei giornali, nelle scuole pubbliche, nelle sedi di partito e in qualsiasi altro luogo in cui non si canticchia “Meno male che Silvio c’è”.

Che poi queste lamentationes vengano pronunciate non solo dai soliti Emilio Fede & Co., ma anche da ministri e rappresentanti dello stato (per stavolta scritto in minuscolo), ci fa davvero capire a che punto di cretinaggine sia arrivato il livello dei nostri attuali politici.

Dicevo: l’aggressione di ieri ha solo due letture possibili. La prima: è il gesto di uno squilibrato, sicuramente da condannare perché certi metodi possono essere usati solo da folli o da fascisti – illuminante il post di Anellino in tal senso; la seconda: se Berlusconi è stato aggredito, la responsabilità è di chi ha gestito la sicurezza. Non è ammissibile che un capo del governo venga esposto a pericoli così gravi e questo vale anche per il tanto odiato premier in carica.

Occorrerebbe interrogarsi su questo. Ma quando i maggiordomi vestono anche i panni degli sciacalli, il risultato è quello che oggi leggiamo su tutte le prime pagine. Dichiarazioni folli, con intento specificamente politico – e qui diciamo: vergogna! –per l’atto di un folle che di politico non ha nulla.