Il principe azzurro è gay

«Prof, ha visto che c’è scritto sulla mia maglietta?»
«Cosa c’è scritto?»
«E legga!»
Leggo ad alta voce la scritta “IL-PRINCIPE-AZZURRO-È-GAY”.
A caratteri cubitali, fuxia. Fuxia. Su maglia bianca.
L’aula, intanto, veniva sconquassata da risate atomiche.

«Prof, lei all’inizio ci faceva paura…»
«E ora?»
«No, no… lei è buono.»
«E cosa vi faceva paura?»
«Gridava… però poi ci guardava con quello sguardo…»
Ecco, la mia fottuta umanità che viene fuori e mi rende meno credibile.

«Quindi gli immigrati rappresentano una risorsa perché…
La classe osserva, in silenzio.
«Ma che succede?»
«Sta piangendo.»
«Lo vedo, ma che succede?»
E la compagna di banco della bimba piangente: «no prof, è che le dispiace che se ne va…»

(Ok, lo ammetto, si tratta di una delle mie preferite e me la sarei portata a casa. Ma questo non vi autorizza a pensare che mi piacciono le medie e che io mi stia rassegnando a fare questo mestiere. D’accordo?!)

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Ore piccole

A volte hanno il suono di un violino silenzioso.
Dei bilanci di quanto accaduto fino un attimo prima di abbandonare i nostri vestiti sulla sedia, senza ordine, in armonia col caos. E in assonanza col dolore.
Hanno le parole della canzone che ascolti sempre in momenti come questo.
Il suo sguardo, fuggito per chissà dove. Ma nella rassicurante certezza del per sempre.
Il sapore del sonno, che tarda ad arrivare.
Il rumore delle cose perdute. E dei pensieri che si trascinano dietro, come barattoli dalla macchina di uno sposo. Uno soltanto.
Ripetono cose pronunciate da altri. Alle quali non credi, ma che ti appartengono. In un certo qual senso.
Si portano dietro il canto di un uccello ignaro dell’unisono con l’alba.
Hanno tutto il volume della solitudine. Impalpabile. Insostenibile.
Hanno il silenzio e si accontentano. Siamo noi a riempirlo di ogni cosa che, a ben guardare, esiste se non al di qua della pelle.

Hanno il silenzio e il nulla. Non hanno mai chiesto la rabbia e l’impotenza dell’asfalto. E si accontentano, appunto. Siamo noi semmai, ancora svegli e coi nostri dilemmi solo umani, ad esser fuori posto.