La rabbia e l’orgoglio (gay)

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“Dario stai esagerando con questa storia della legge sull’omofobia.”

“Stai diventando aggressivo.”

“Stai perdendo lucidità.”

Queste alcune obiezioni da parte di chi mi legge, da parte di qualche conoscente e amico.

Mettiamola così: la rabbia, a volte, ti fa essere poco lucido. Ma essere poco lucido, a volte, è ciò di cui hai bisogno per sbollire la rabbia.

La rabbia è la voce di un sentimento che nasce dopo la delusione, dopo una ferita o dopo il reiterarsi delle stesse. Credo che rientri nelle facoltà delle persone vivere i propri sentimenti, anche quando questi non sono positivi o propositivi.

Spero che non si pretenda che un omosessuale, in quanto tale, debba essere migliore rispetto ad altre categorie nel gridare la propria delusione. Soprattutto se quell’ottimalità sembra coincidere con il silenzio o, peggio ancora, con l’adorazione del potente di turno.

Capisco chi mi dice questo per salvaguardare la mia credibilità.

Capisco un po’ di meno chi mi invita al rispetto a chissà quale galateo istituzionale.

In questi giorni ho deciso di far voce a quella parte di me che vuole urlare, che vuole prendere a schiaffi qualcuno, che manderebbe all’aria tavoli, mediazioni, equilibri politici e amenità similari.

Poi verrà il tempo per rimettersi in sesto. Pe rimettere in ordine i cocci del vaso rotto da qualcun altro. Per ora sbraito e bestemmio, perché quel vaso, quello della speranza e dell’illusione di vivere in un paese tutto sommato civile, è stato definitivamente distrutto.

Credo di interpretare il sentore di molti che la pensano come me. Chi non accetta questo, chi lo trova sconveniente, non ha rispetto a mio parere di quel sentimento collettivo di disillusione. Ed è da lì che si dovrebbe ricominciare, non certo inseguendo il plauso e l’autocompiacimento di chi ci ha portati allo squallore di adesso.

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