Settimo cielo: dove sta la verità?

Puntuale come un castello di scuse tardive, ecco che arriva anche la versione dei due ragazzi che sostengono di essere stati allontanati dal Settimo Cielo, il lido gay-friendly romano, per un bacio scambiato sulla battigia.

La lettera di spiegazioni è stata pubblicata sul sito di Arcigay Roma ed è stata firmata con una sigla. La situazione adesso si complica, perché di fronte a prese di posizione così nette bisogna per forza di cose capire dove sta la verità.

Il dato politico e culturale di tutta questa situazione è però un altro: credo, infatti, di poter dire serenamente che il vero problema di questa storia sta nel fatto che molti non credono non tanto ai ragazzi, le cui accuse verso il lido in questione devono essere provate – in democrazia funziona così, la mia parola contro la tua e se tu accusi qualcuno sei tu che lo devi provare, e l’accusato è innocente fino a prova contraria – quanto a chi li rappresenta. A torto o a ragione, ma è così. Arcigay Roma non è credibile. Questa è la vera sconfitta, e non per Marrazzo o chi per lui, ma per tutti/e noi.

Le luci della ribalta e il palcoscenico della farsa

Il fatto: due gay, una spiaggia, un bacio. Qualcuno che si lamenta e i due vengono cacciati. Scoppia il caso, su un copione già visto, e Arcigay Roma cavalca l’onda con l’immancabile ennesimo comunicato.

Il Settimo Cielo, il lido accusato del vile atto omofobo, tuttavia, smentisce puntualmente: i due ragazzi non sono stati allontanati per un bacio, gli è stato solo consigliato, in nome di una decenza che dovrebbe essere patrimonio comune di bigotti e sessualmente liberi, di consumare atti intimi in luoghi più consoni.

Credo che l’emergenza omo-transfobia in questo paese sia reale e proprio per questo di tutto abbiamo bisogno fuorché di falsi sensazionalismi e campagne mediatiche mirate che servono per far acquisire visibilità a questa o quella associazione. Anche perché certi soggetti dovrebbero comprendere che la visibilità non sempre è veicolata dalle luci di una sana ribalta, ma si colora, a seconda del palcoscenico in cui ci si esibisce, anche dei connotati della farsa e delle tragedia.

Non fa bene al movimento perdere credibilità e certe notizie servono solo ai nostri detrattori per dimostrare che siamo inaffidabili, bugiardi e, dulcis in fundo, pure lascivi.

Adesso certi professionisti dell’omofobia, come li ha giustamente definiti Cristiana Alicata sul suo profilo Facebook, hanno bisogno di tutto questo per poter continuare a essere e a giustificare la loro presenza in un panorama che farebbe ben volentieri a meno di loro. Noi invece, che vorremmo vivere in una società che accoglie le diversità come varianti di una ben più ricca complessità, non ne sentiamo nessuna necessità.