Settembre

timthumb.phpDomani rientro a Roma e chi mi conosce bene sa che la cosa porterà con sé, prima di essere assorbiti dalle cose della quotidianità, un po’ di malinconia. Settembre è un mese che non vivo più da molto tempo. È qualcosa che mi trascina, che si lascia scorrere senza agganci col “vivere”.

Conosco bene questo scollamento, e le sue cause: ieri per l’attesa delle convocazioni a scuola, oggi per le incombenze del rientro a lavoro. Un tempo, invece, c’erano le scogliere lasciate semideserte dalla fine dell’estate. L’acqua che si faceva più pulita, la schiusa delle uova a mare e i pescetti a mangiucchiarti le pellicine. Anche l’aria diventava diversa, più frizzante, come la luce più languida e diagonale.

Settembre non è più questo da molto tempo e assomiglia, invece, alla volgarità che caratterizza Roma e i suoi stili di vita. E questo accresce (appunto) la mia malinconia, anche se per poco, anche se poi tutto tornerà al suo posto.

Quel 19 settembre

Non era un giorno di pioggia come questo, il 19 settembre di tre anni fa.
Non sapevo, quel giorno in cui ero tornato a prenderti, che te ne saresti andato di nuovo e, stavolta, per sempre. Così come ignoravo che, a distanza e a dispetto di tutto il tempo trascorso, alla fine non avresti fatto più male di qualsiasi altra scheggia d’oblio.
Non avrei mai potuto immaginare che mi sarei innamorato di nuovo e che avrei torturato Barbara per le follie mie e degli altri.
Una cosa la intuivo, e cioè che gli amici di sempre, anche se lontani, sarebbero comunque rimasti. Così come conoscevo già il piacere delle foglie calpestate sotto i miei piedi, per i viali alberati di Trastevere.
Non sapevo che avrei dovuto fare i conti con i miei sogni, in una lotta serrata tra desiderio e realtà.
E non sapevo neppure dell’abbraccio con il buio, ancora, nonostante gli angeli del passato (ma stiamo lavorando anche per questo).
Non avrei mai creduto che avrei pubblicato un libro e che, in un modo o nell’altro, avrei trovato la mia dimensione – per carità, sempre imperfetta… eppure stiamo parlando di qualcosa che, bene o male, ha il mio volto.
Non potevo conoscere, invece, il volto delle persone che avrei incontrato, dei pini solitari, delle case in cui ho abitato, delle strade percorse quotidianamente, sotto gli alberi sempre più spogli, sotto i colpi dell’autunno.

Tutto questo è successo, in questi ultimi tre anni, da quel 19 settembre in cui mi sono trasferito qui a Roma. Un po’ per caso, un po’ per follia, sicuramente per amore… le tre cose che ho deciso di non perdere mai, proprio in questo anniversario un po’ strano, dal sapore di pioggia e dello stesso colore di un cielo come piace a me.