Le manganellate agli operai ai tempi del jobs act

carica contro i lavoratori: la copertina del Manifesto

carica contro i lavoratori: la copertina del Manifesto

Lo scorso week end Davide Serra, finanziatore della campagna per le primarie dell’attuale presidente del consiglio, alla kermesse della Leopolda auspicava un jobs act più aggressivo e proponeva di limitare il diritto di sciopero.

Contestualmente, Renzi ridicolizzava la piazza radunata dalla CGIL per poi dichiarare: «Le leggi non si scrivono con i sindacati ma in Parlamento. Nessuno può pensare di trattare sulla legge di stabilità». E scusa, Matteo, tanto se esiste la democrazia.

Quindi è il turno di una gigante del Pd (l’ennesima), Pina Picierno: che si avventura in dichiarazioni che chiunque eviterebbe, sui brogli che ci starebbero dietro l’elezione di Camusso alla segreteria del più grande sindacato d’Italia.

Quindi arriviamo a ieri: gli operai dell’AST di Terni manifestano a Roma, perché hanno perso il lavoro. La polizia li carica, tre feriti, Landini colpito. La polizia dello Stato che attacca liberi manifestanti e manganella un sindacalista. È aperta la gara a “chi ci ricorda?”.

In questo paese si comincia a respirare una brutta aria sui diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Il Manifesto titola “Tutele crescenti”. Il futuro è solo l’inizio, era lo slogan della Leopolda, ma la polizia carica i manifestanti come da tradizione. Non voglio certo dire che certi estremi abbiano mandanti a palazzo Chigi, ma il clima culturale che si sta creando contro il sindacato e contro chi lavora ha nomi e cognomi evidenti a chiunque abbia la capacità di leggere un quotidiano. Chi voleva cambiar verso, intanto, dorme tranquillo o si dedica ai selfie. Chi ci tiene ai diritti, alla democrazia e alle pari opportunità, in questo paese, un po’ meno.

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La serra

Mentre il cielo si tinge di perla e le foglie danzano a terra.

Non dobbiamo mai, mai, credere a chi ci ha raccontato, in passato, dell’inadeguatezza del nostro vivere.
Il nostro sangue è uguale.
I globuli rossi pompano lo stesso ossigeno.
Sappiamo perfino emozionarci per lo sguardo di un bambino, anche quando non siamo disposti ad ammetterlo a noi stessi.

In tutto questo, lasciamo che gli altri ci attraversino, come i vetri di una serra spezzati. Ci facciamo tagliuzzare. Ripariamo da soli le nostre ferite.

La soluzione, invece, sta nel fatto, evidente, che nelle serre si coltivano i fiori più belli. Quelli che, al di fuori di quei vetri, potrebbero rimanere offesi dall’esuberanza del vento e delle stagioni improprie. Forse è nostro dovere cacciare i teppistelli che lanciano sassi sulle pareti. Siano essi persone concrete, o solo brutti ricordi.

(dedicato a Barbara e a Frenky. E un po’ pure a me stesso)