Il grumo

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Avevo un grumo di parole, tutte qua dentro, ma è difficile districarle. E allora per adesso le tengo per me. Poi magari, un giorno, mi metto d’impegno e le tiro fuori. Una ad una, separando i fili e cercando di farmi il meno male possibile. Promesso.

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Sera d’estate (e considerazioni sulla felicità)

Una sera d'estateMettiamola così: le lenzuola sono morbide e mi fanno pensare a chi, un questo mese di nomadismo, mi ospita (e mi ha ospitato) facendomi sentire a casa. E questo è un dono.
Fuori le cicale cantano, è una sera d’estate calda, placida, e c’è un silenzio tutto sommato benevolo. Tornando a casa, dal mare al tramonto, ho pure visto una fenice tra le nuvole e questo, invece, è di buon auspicio.
Ho sentito la mia famiglia, stanno bene, mi fanno sempre percepire la loro vicinanza e credo sia un altro dono da non sottovalutare.
Ho passato un weekend in compagnia delle mie amicizie più care e anche quelle più recenti, che mi hanno supportato nei miei momenti più “pubblici” e mi hanno “sopportato” nella mia biondaggine di sempre. A tutti/e loro: grazie!
Adesso sono a letto, la mia pelle è pure morbida, calda, e profuma di crema per il corpo. Non so se uscirò o starò ad ascoltare i miei pensieri, ma in momenti come questo mi affiora l’idea di avere davvero tutto ciò che mi serve per essere felice (ma non diciamolo troppo ad alta voce, che la sfiga è invidiosa).

P.S.: sì, lo so, manca l’uomo. Ma non è colpa mia se là fuori è popolato da stolti e qua dentro c’è un casino che levati.

Le cose che amo

Mi piace la luce viola della sera, con la sua promessa molteplice di vita dei bar, di carezze domestiche, di chiacchiere davanti la televisione, di profumo di cibo fatto in casa.
Mi piace il tepore del sonno, quando ogni cosa sfuma e si fa più morbida, a cominciare dai contorni dei pensieri.
Mi piace pensare che non sempre ho ragione, soprattutto quando ne sono assolutamente certo, perché ciò mi rende umano.
Mi piace ricevere una telefonata improvvisa, un sms inaspettato, un invito per una birra sotto casa.
Le vie del centro, immerse nella stagione in cui le foglie hanno lo stesso colore dell’aurora e del vespero.
Mi piace indugiare sul pensiero di un bacio che forse non arriverà mai, o forse sì e ad ogni modo non importa il come e il quando.
Mi piace il rumore della pioggia che ha da venire, perché in esso è rinchiuso il futuro.
E il caffè delle domeniche di festa, quando sento i passi discreti di mia madre che falliscono nell’impresa di tenermi a letto, ma non in quella di riempirmi di una momentanea, riappacificante gioia.

E tutto il resto, che per ragioni di spazio…