Diritti LGBT tra giudici “sentinelle”, premier in ostaggio e politica complice

Cerchiamo di fare il punto sulla situazione, in Italia, circa i diritti delle persone e delle famiglie LGBT.

1. Il parlamento non riesce a legiferare sulle blande – e offensive – unioni civili, che così come previste sanciscono una discriminazione tra coppie gay e coppie etero.

2. Il pd, ostaggio della sua falange cattolica, non solo ha snaturato il ddl Cirinnà, trasformando le nostre famiglie in “formazioni sociali specifiche”, ma pensa pure a fare una legge per mandare in prigione quei genitori arcobaleno che si recano all’estero per praticare la surrogacy.

3. Il governo tace sulla questione dell’uguaglianza, Renzi nulla dice sulle “sue” civil partnership già promesse in campagna elettorale per le primarie, e Alfano ordina, nonostante le sentenze dei tribunali a favore, che le trascrizioni dei matrimoni di omosessuali contratti all’estero vengano annullate dai prefetti.

4. Il consiglio di Stato dà ragione ad Alfano e nel frattempo si scopre che la sentenza emessa è il prodotto di una fervente sentinella in piedi (sembra scritta da Adinolfi in persona) e che il presidente del consiglio stesso è dell’Opus Dei.

5. Il movimento LGBT italiano si sveglia solo oggi – e in questo siamo tutti/e responsabili, per non aver vigilato prima – e la gay community si scandalizza e alcuni chiedono la rimozione del giudice per il suo essere “cattolico” (quando il problema, semmai, è che molto probabilmente non è stato imparziale, ma questo è un altro discorso), mentre i gay interni al pd non muovono foglia  (o perché attenti a preservare le loro carriere o per facilitarle o perché oggettivamente incapaci di essere determinanti dentro il loro partito) o si limitano a qualche sfogo su Twitter.

Conclusioni: di fatto abbiamo un governo che si prodiga per rendere la vita impossibile alle persone LGBT di questo paese, grazie al suo membro di minoranza, l’Ncd, che tiene in scacco Renzi e il suo intero partito. E a leggere il recente articolo di Matteo Winkler, pare che nemmeno Mussolini si era mai spinto fino a tanto. Il pd, lo abbiamo già visto, è incapace di legiferare anche su una legge dequalificante prima di tutto per chi la propone. Non solo, trasformando le unioni civili in “formazioni specifiche” determina, culturalmente, un regresso contribuendo a veicolare un messaggio di discriminazione: la gay community non è destinataria di uguali diritti ma di trattamenti “a parte”. Apartheid giuridico, quindi. Molte persone LGBT hanno per altro favorito questo processo scagliandosi contro chi esprimeva legittimi dubbi su quanto si stava consumando di fronte ai nostri occhi, agitando la solita accusa di “gufismo”.

Comincerei a riflettere quindi su questi tre aspetti: irrilevanza delle persone LGBT (e complicità di parte di loro con chi ci discrimina) dentro e fuori i partiti, volontà discriminatoria da parte del governo e incapacità (o addirittura non volontà) del maggior partito del paese di creare una cultura del rispetto. Il quadro che si profila non depone bene per la tenuta democratica del nostro paese e per la qualità della vita di una sua minoranza interna (che si risolverà, a lungo andare, nel peggioramento delle condizioni di tutti e tutte). Occorre, lo penso davvero, partire da qui.

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Transfobington Post

huff

Come ha già scritto la mia amica Caterina Coppola sulla pagina Facebook (poi rimossa) dell’Huffington Post: «Non azzeccarne una, tra titolo, foto e sottotitolo. Chapeau!».

Perché?, direte voi. Semplice.

1. Titolo ad effetto: riduce la transizione di genere a vezzo chirurgico e chi conosce una persona trans sa quanto doloroso sia il percorso di riassegnazione. Per cui complimenti per la delicatezza.

2. Foto a mentula canis: riproduce un pride, molto verosimilmente, in quello che è uno spezzone folkloristico. Si riduce, al solito, la questione LGBT a fenomeno da baraccone e sia ben chiaro che questa riduzione è tutta mediatica. E quindi grazie per il pressappochismo.

3. Sottotitolo con tic transfobico: quale ad esempio chiamare la persona MtoF – che fa il percorso di riassegnazione da maschio a femmina – al maschile, ovvero il trans, e quindi non rispettando la sua identità di genere. Ancora urrà per la sensibilità di una sentinella in piedi.

Ho scritto un articolo scientifico sull’inadeguatezza mediatica dei giornali on line, circa la questione LGBT, per un convegno a cui ho partecipato a Napoli, nel dicembre 2014. Ebbene, questa perla sarebbe stata da antologia, per squallore giornalistico. A noi resta, invece, la magra consolazione che essendo una testata on line, nessun albero sia stato sacrificato per la pubblicazione di orrori giornalistici come questo.

P.S.: per chi volesse saperne di più sulla storica sentenza che stabilisce il cambio di genere senza intervento chirurgico, può sempre leggere Gay.it.

Meno male che Silvio c’era

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Non entro nei dettagli tecnici della sentenza Mediaset, non ho gli strumenti per farlo e rimando a chi ha più competenza di me.

Detto questo, faccio un paio di considerazioni a caldo, rigorosamente sparse.

1. Alcuni sostenitori di Silvio Berlusconi hanno già fatto sapere che chiederanno la grazia a Napolitano. Speriamo che il presidente non si renda complice di questa ennesima vergogna e tuteli, per una volta, gli interessi reali del paese.

2. Trovo veramente paradossale che ci siano personaggi di sinistra, alcuni dei quali pure militanti LGBT, che si dispiacciano  commentando: “non dovevamo farlo fuori così, ma politicamente”. Nessuno ha fatto fuori nessuno. È stato condannato per un reato. È stato rispettato lo stato di diritto. Se non si capisce questo si dà prova di analfabetismo istituzionale. Oltre a essere sostanzialmente uguali al leader del PdL.

3. Per altro affermare che si doveva battere politicamente Berlusconi significa che si riconosce, a livello proprio politico e culturale, la sua azione di distruzione sistematica dello stato di diritto. Solo un analfabeta della democrazia poteva dire una cosa del genere. Coerente con certo pensiero renziano, ma irricevibile.

4. Il Pd adesso, se fosse un partito serio, avrebbe tutte le carte in regola per non farsi più ricattare dal PdL. Potrebbe o dettare la linea su tutto l’azione di governo o farlo cadere e andare a nuove elezioni. Se fosse un partito serio, appunto. Purtroppo ha espresso Letta e questo esecutivo abominevole.

5. Alcuni membri del governo hanno rimesso il loro mandato non nelle mani del presidente del consiglio (e lo scrivo volutamente minuscolo), ma in mano a Berlusconi stesso. Ciò denota l’irrilevanza del nostro premier, il carattere eversivo e, ancora, l’analfabetismo di certi attuali ministri che ricade, di conseguenza, sul governo tutto.

6. Fa bene pensare che Beatrice Lorenzin potrebbe tornare a fare la diplomata del liceo classico.

7. Fa bene pensare che esiste la magistratura, ultimo baluardo della democrazia in questi ultimi vent’anni di follia di cui quasi tutti i partiti e leader dell’arco governativo sono stati complici. Da D’Alema in poi.

Cassazione e coppie gay: un piccolo trionfo

Cerchiamo di dire le cose come stanno. La Cassazione non ha affatto aperto alle adozioni per le coppie gay e lesbiche. Il discorso semmai è un altro: non esistono prove che un bambino, cresciuto in una coppia omogenitoriale, venga su male o peggio rispetto a una coppia eterosessuale. Sostenere il contrario, quindi, è puro e semplice pregiudizio.

La Corte, ieri, ha semplicemente espresso questo principio. Non è il raggiungimento di un obiettivo legislativo, siamo d’accordo. Eppure è una sentenza estremamente positiva. Per almeno tre buone ragioni.

1. Ribadisce la sentenza 138 del 2010, ovvero che il riconoscimento delle coppie di fatto, soprattutto quelle omosessuali, non collide con la Costituzione. Il pronunciamento di ieri ha bocciato il ricorso di un padre che chiedeva l’affidamento del figlio perché la madre ed ex compagna è andata a vivere con una donna. L’uomo ha cercato di far valere proprio l’articolo 29 della Costituzione. Il ricorso è stato rigettato con la motivazione che non è  «…dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale». I giudici, quindi, prendono atto delle trasformazioni sociali del nostro paese e ridefiniscono il concetto di “famiglia”, aprendolo alle coppie gay e lesbiche.

2. La Cassazione fa presente che non esistono studi scientifici – anzi, aggiungo io, l’APA, l’Associazione di Psichiatria Americana dimostra proprio il contrario – che dimostrino l’incapacità delle coppie omogenitoriali di essere meno idonee alla crescita e all’allevamento dei bambini. Che ne pensino Giovanardi, il Moige, Gasparri, la CEI e qualsiasi altra scheggia impazzita di medio evo, la verità è un’altra. E cioè: un bambino, per crescere bene, ha bisogno di amore, affetto e rispetto.

3. La sentenza pone di nuovo al centro dell’agenda politica la questione omosessuale italiana, partendo proprio dai diritti relativi alla genitorialità. E lì cadranno molte maschere, da Bersani e Vendola in giù. Alcuni esponenti parlamentari hanno addirittura lamentato un’invasione di campo da parte dei giudici. Siamo alle solite fanfare del berlusconismo. E il problema in questo paese non sono i giudici che rendono giustizia, ma la politica che non fa il suo lavoro.

La sentenza di ieri, in altre parole, ha messo ha nudo ben due realtà e ovvero: la società italiana è molto più moderna della classe politica che pretende di rappresentarla, da una parte; dall’altra, i nostri partiti – almeno quelli di centro-sinistra – dovrebbero scegliere da che parte stare. Se dalla parte di Gasparri e del Moige o dalla parte di chi fa di tutto per crescere bene i propri figli, nel segno dell’amore, dell’affetto e del rispetto.

Partecipate al convegno “Le coppie dello stesso sesso: la prima volta in cassazione”

Vi segnalo il seminario organizzato dalla facoltà di scienze politiche di Roma Tre, sulla recente sentenza della Cassazione n. 4184/2012.

Tale iniziativa è importante per diversi motivi. Prima di tutto, testimonia la crescente attenzione dei giuristi su questo tema. In secondo luogo, costituisce l’ennesimo esempio di come i luoghi in cui si fa cultura siano sempre più luoghi di riflessione sulla realtà delle famiglie formate da persone dello stesso sesso.

Credo sia importante sostenere, con la nostra presenza, eventi siffatti. Per dare forza e maggiore legittimità alle nostre lotte.

(e per chi avesse problemi di lettura)

LE COPPIE DELLO STESSO SESSO: LA PRIMA VOLTA IN CASSAZIONE  
Riflessioni sulla sentenza n. 4184/2012
con il patrocinio della Scuola superiore dell’Avvocatura

Università degli studi di Roma Tre
Facoltà di Scienze politiche – Aula Magna
Via Gabriello Chiabrera, 199 – Roma

4 giugno 2012, ore 15.00 – 18.30

Programma

Introduce
Prof. Avv. Raffaele Torino – Associato di diritto privato comparato (Università di Roma Tre)

Intervengono
Dott.ssa Maria Acierno – Magistrato (Corte Suprema di Cassazione)
Prof. Avv. Aurelio Gentili – Ordinario di diritto privato (Università di Roma Tre)
Prof.ssa Barbara Pezzini – Ordinario di diritto costituzionale (Università di Bergamo)

Pausa caffè

Dott. Mauro Di Marzio – Magistrato (Corte di Appello di Roma)
Avv. Roberto De Felice – Avvocatura generale dello Stato
Avv. Paola Moreschini – Scuola superiore dell’Avvocatura
Avv. Antonio Rotelli – Avvocatura per i diritti LGBTI

Conclude
Avv. Francesco Bilotta – Ricercatore di diritto privato (Università di Udine)

Evento formativo accreditato presso l’Ordine degli Avvocati di Roma (n. 3 crediti formativi)
Per iscriversi scrivere a: segreteriascientifica@retelenford.it 

LA PARTECIPAZIONE È GRATUITA

Oggi su Gay’s Anatomy: “Non facciamoci trovare impreparati!”

Cominciano le grandi manovre dentro ai partiti per la futura campagna elettorale. E il tema dei diritti civili e del riconoscimento delle coppie di fatto, anche gay, sarà un tema di cui si discuterà.

Le nuvole all’orizzonte, tuttavia, non promettono nulla di buono…

Perché Bersani non riesce a rispondere e scappa se gli si chiede cosa intende fare su questo tema? Cosa nascondono le dichiarazioni di Bindi, Toia e altri esponenti del Partito Democratico?

Scopritelo su Gay’s Anatomy di oggi!