Dei calciatori gay, l’identità nazional-mafiosa e delle elezioni dei paesi civili

Gli eventi che negli ultimi giorni la stampa ha ritenuto degni di interesse sono vari e, apparentemente, poco collegati tra loro. Si parla di due calciatori – Piqué e Ibrahimovic – che, forse, sono gay. Di due paesi – Germania e Inghilterra – dove le elezioni invece di far chiarezza complicano il quadro. E di un altro, in bilico tra vocazione europea e iranizzazione dei costumi (cioè l’Italia), dove in centocinquant’anni di storia unitaria si scopre che il sentimento nazionale è basato sull’arte di arraggiarsi e sull’attaccamento ai favori che un certo patriarcato, scambiato per famiglia, garantisce come paracadute sociale a uno Stato che non è in grado di fornire una nuova visione della società. Se mi si permette, una società basata sul valore dell’individuo, sulla solidarietà civile, sulla condivisione di valori edificanti e, perché no, sulla laicità.

Partiamo dall’episodio apparentemente più di costume. Due atleti dello sport per sua stessa definizione “maschio, macho, virile” e – diceva l’ex moglie di Fini quando quelli di AN erano ancora fascisti e non le mammolette liberal di adesso – incompatibile con qualsivoglia forma di effeminatezza, soprattutto con quella che fa rima con sodomia, tali atleti, dicevo, sarebbero in odor di omosessualità.

Il mondo del calcio rimane sconvolto. Gli interessati si trincerano dietro un rigosoro “no comment”, lo stesso Ibrahimovic lascia intendere, a chi mette in forse le sue maschie virtù, di esser pronto a metterle alla prova con sorelle, madri e figlie dei fautori del dubbio. I tifosi aprono una pagina su Facebook in cui si dichiarano sconvolti e nel giro di poche ore la pagina stessa si popola di decine di migliaia di iscritti. Come se amare un uomo, ammesso e non concesso sia vero, rendesse meno valenti i due calciatori. Come se i goal fatti in precedenza non avessero più valore. Come se – me lo passate il termine? – ogni potenziale “pompino” immaginato tra i due (per non parlar d’altro) rendesse inutili, folli, fuori luogo due carriere fino alla settimana scorsa inappuntabili. I deliri dell’omofobia. Che vanno, ne converrete, contro la logica degli eventi.

Adesso, a parte il fatto che quasi nessuno ha pensato che dietro quel gesto poteva esserci di tutto, da una spina ad un dito a un gesto d’affettuosa amicizia, fino all’amore – ché non è d’obbligo pensare al sesso anale, quando si parla di gay, veri o potenziali – l’episodio più squallido dell’intera vicenda si svolge in Italia. Dove il Corriere – e non Cronaca Vera o Eva Tremila – ridicolizza la cosa, incitando i suoi lettori a immaginare cosa possono essersi detti i due ragazzi del Barca. Dal maggiore quotidiano della nazione – quella tutta “arte d’arrangiarsi” e “gonne di mammà” (e posto in banca con raccomandazione cercata da papà) – ci si sarebbe aspettato un minimo di informazione, non certo la corsa a prendere per il culo (mi si perdoni l’accostamento) il plausibile frocio. Ma, per l’appunto, è il Corriere. Il maggiore giornale della nazione governata da Bossi e Berlusconi. Per l’appunto…

Nelle nazioni normali, infatti, e torniamo di nuovo in Europa, a governare sono partiti e culture di ben altro calibro. In Inghilterra i Libdems ottengono quasi il 25% dei consensi e diventano ago della bilancia della politica inglese (e forse pure mondiale). Il New Labour si difende nonostante le previsioni di apocalisse dei mesi scorsi. Sempre in Inghilterra la sinistra, vecchia, nuova e rinnovata, ha quote che si aggirano attorno al 50%. Lo stesso dicasi della Germania, dove la SPD risorge, i Verdi si mantengono un partito forte e la sinistra radicale si assicura seggi in parlamento.

Ma, per l’appunto, stiamo parlando di paesi molto diversi dal nostro. Di paesi dove le coppie gay, reali o presunte, sono trattate con rispetto a cominciare da quello giuridico oltre che mediatico. Dove non esistono partiti le cui classi dirigenti fanno l’occhiolino alle varie mafie esistenti sul territorio. Dove le sinistre hanno un’identità specifica – socialista e laburista, verde, liberalprogressista, radicale – e non sono i residuati bellici che sono diventati i nostri partiti, dove, quando va bene, ex comunisti e cattolici (i quali, come ha fatto spesso notare Anelli di Fumo sul suo blog, mai han rinunciato ad esser tali, contrariamente ai primi) riescono a trovare punti in comune solo nel dire no al progresso sociale: dal divorzio breve al testamento biologico, passando per le leggi per le unioni civili. Per litigare, poi, su tutto il resto.

Grandi eventi ce lo suggeriscono – elezioni, crisi, dinamica democratica – e piccole inezie mettono l’accento sulla grande diversità che c’è tra un paese europeo e la cloaca che è diventata l’Italia. Nei primi si hanno partiti seri, per quanto in difficoltà, e leggi buone (anche per gay). Da noi abbiamo Berlusconi, il pd, Casini&Cuffaro, un senso della patria conseguente (o determinante, fate voi) e un quotidiano nazionale che prende per il culo i froci.

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La vergogna dei non berlusconiani

Ci risiamo. Alle solite. La storia è quella di un presidente del consiglio con aspirazioni napoleoniche – quando di Napoleone ha solo l’altezza – il quale, quando gli si ricordano alcuni fondamenti della democrazia – tipo l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e il rispetto dei poteri dello Stato – sbrocca, va di matto e dice cose che dovrebbero imbarazzare, prima di chiunque altro, i suoi elettori.

Siccome c’è da pensare che gli elettori di Berlusconi siano addirittura peggiori di lui, altrimenti non lo voterebbero – perché in teoria si vota sempre chi è meglio di noi – questo non accade e l’Italia è in mano ai soliti noti. I quali, eletti, si permettono il lusso di non far arrestare un tipo accusato di essere pappa e ciccia con la camorra.

Ragazzi miei – dico a voi, parlamentari ed elettori di centro-destra– visto che da soli non ce la fate, mi vergogno io per voi. So che non è sufficiente, ma almeno un giorno, se qualcuno leggerà queste mie righe, potrà capire che non tutti gli italiani sono uguali e che, in questo odioso gregge di cittadini (o popolani?) che reputa normale delinquere e sedere in parlamento, c’era qualcuno che non era come voi.

E adesso scusate, ma vado (anche) a vomitare.