Ferite e feritoie

Cuore-FeritoOggi ho appreso che il prezzo da pagare per non essere monadi è quello di accettare la nostra sensibilità. E che si è sensibili laddove si è feriti. Perché è in quella lacerazione che riusciamo a far entrare l’altro. Questo non significa ritornare dentro quel dolore, ma tornarci sopra, per guarirlo o per tentare di farlo.

Ho anche capito una verità forse da un po’ dimenticata: troppo spesso chiediamo agli altri il permesso di essere liberi. Succede quando teniamo in considerazione il loro giudizio. E questo ci fa perdere noi stessi.

E poi c’è quella storia dei rami secchi. Che li tagli e ci fai una piccola catasta e dai fuoco a tutto. Per non guardare l’albero della tua vita. Perché a volte è più comodo distruggere. Come è più semplice dimenticare o far finta di nulla di fronte al dolore. Ma non funziona esattamente così. La legna brucia, diventa cenere. Ma sotto, il fuoco arde ancora e può tornare in fiammate improvvise. E illumina il tuo albero, la tua esistenza, le verità dimenticate, i nuovi saperi.

Basta solo un po’ di coraggio in più. Per trovarlo, ne serve molto. Ma non è detto che sia impossibile.

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E adesso tutti vorrete parlare della terza

Lo dicevo ieri sera alla mia amica Sedanina. E non lasciatevi ingannare dal nomignolo, è persona serissima e di buon cuore! Le dicevo che è colpa della terapia. E della primavera. Perché in me si agitano tre forze, tutte insieme o una alla volta, a seconda del momento.

La prima è quella che ho chiamato del tipo “Grey’s Anatomy” ed è la sensibilità. Mi succede, infatti, di commuovermi ed emozionarmi anche per cose abbastanza ordinarie. O di fronte alla bellezza. Come un assolo di violino, capace di inumidirmi gli occhi e di farmi esplodere in lacrime.

Poi c’è quella del tipo “Incredibile Hulk”. Come l’altro giorno in via del Corso. Camminavo distrattamente e un’auto blu mi ha tagliato la strada, sulle strisce. Ed io a dargli addosso. Dovevate vedermi: una forza della natura! Perché loro si credono i padroni del mondo. Perché io ero sulle strisce e lui, con l’autobludimmerda, mi è passato davanti, solo perché ha il potere di stocazzo. E mentre me lo mangiavo vivo, lui dentro il finestrino, io di fronte a un negozio, una piccola folla, da dietro, mi invitava all’umità, a voce sempre più alta, con un «guarda che hai il rosso…». Ed io, che il semaforo non l’avevo proprio visto, non ho fatto niente, mi son messo da parte e ho fatto finta di mandare un sms. Comunque fiero e altero!

Infine c’è la terza forza. Quella che ho ribattezzato col nome di “Ilona e Moana”. Ma di questa, semmai, ne parlo in fascia protetta. Comprenderete, spero.