Nasce l’ennesima Sinistra italiana. Prepariamoci ad un glorioso 0,4%

6843500404_4d16f9817d_bQuindi, ricapitolando: dopo SEL, Possibile e lo spettro di Rifondazione, abbiamo il quarto partito di sinistra “unita”. Guidato – squillo di trombe – nientepopodimeno che da Fassina. Quello che se vai al mercato e chiedi chi è ti rispondono un tipo di legno per mobili da giardino, per capirsi. Si chiama, per il momento, Sinistra italiana: ennesimo partito nato dentro il palazzo e fuori dalla società civile. Prepariamoci ad un glorioso 0,4%.

Consideriamo anche due o tre fatti importanti, quali:

  • il pd è in calo in tutti i sondaggi (strano, dopo tutto quello che ha fatto contro per lavoratori, insegnanti, persone LGBT, sindacati, sanità, ecc)
  • queste formazioni nascono alla sinistra del pd, per cui eroderanno quella base elettorale arrivando tra il 3 e il 4% tutte insieme
  • si abbassa la distanza con il M5S, che risulta avvantaggiato dalla disgregazione della sinistra e dall’indebolimento del partito di Renzi (si riduce la distanza per il ballottaggio, per dirne una)

è probabile che la vittoria del movimento di Grillo non sia così lontana. Improbabile forse, ma non impossibile. E stiamo parlando del partito delle scie chimiche e delle sirene, per capirsi. Poi non sono tra quelli che demonizzano i pentastellati, ma alcune follie dovrebbero essere semplicemente rimosse per una formazione che vuole governare un paese, prima tra tutte quella di affidare scelte strategiche e fondamentali agli iscritti ad un blog.

E insomma, solo belle cose, tanto per cambiare. Sotto il cielo di una fu sinistra che ha perso la sua identità (a tal punto da amalgamarsi con la peggiore destra di Verdini, Alfano, ecc) e di una vecchia sinistra che non riesce ad andare oltre la scissione molecolare per avere una sigla, un simbolo, quattro elettori e nulla più.

P.S.: esisteva già un partito che aveva come sigla “SI”. Erano i Socialisti italiani. Sappiamo che fine hanno fatto.

Diritti LGBT: verso la russificazione italiana

Roma, le associazioni sventolano il rainbow

Roma, le associazioni sventolano il rainbow

Non sono tempi buoni, questi, per le persone LGBT italiane. Ieri sera, alle 20:00 le sigle romane, il Circolo Mario Mieli, Arcigay e il DGP, si sono date appuntamento in via Gaeta per protestare pacificamente di fronte l’ambasciata russa. La ragione della manifestazione stava nell’arresto di Vladimir Luxuria a Sochi, per i fatti che tutti/e conosciamo. Rilasciata, le associazioni hanno deciso di confermare l’appuntamento per lanciare un messaggio simbolico al presidente Putin, contro le sue politiche ai danni della gay community del suo paese.

Arrivato al luogo dell’appuntamento, ho avuto la sgradevole sorpresa di trovarmi di fronte a una situazione surreale. La polizia italiana, rappresentate in quel momento dello Stato a cui pago le tasse, ha impedito a me e ai/lle manifestanti, di posizionarci di fronte la sede diplomatica per esporre il rainbow.

La manifestazione si è allora spostata in via di Castro Pretorio dove si è bloccato il traffico in risposta a questo atto antidemocratico. L’occupazione è terminata solo quando ci si è accordati, grazie anche alla mediazione della parlamentare di SEL, Ileana Piazzoni, per mandare una delegazione di fronte gli uffici diplomatici russi.

Non mi risulta che fossero presenti gli altri partiti, a parte Sinistra Ecologia e Libertà. Praticamente assente il Pd, con l’unica eccezione di Aurelio Mancuso (credo a titolo personale). Un centinaio in tutto i manifestanti. Non sono mancati momenti di tensione con le forze dell’ordine ed è volato anche qualche spintone.

La polizia era in evidente imbarazzo, ma ha seguito quelle direttive che di fatto hanno trasformato, per quelle ore, il nostro paese in una dependance del Cremlino. È assurdo, infatti, che si impedisca  ai cittadini e alle cittadine onesti/e di questa repubblica di attraversare il suolo pubblico, in territorio italiano, per manifestare il proprio pensiero.

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il sit in di NCD a sostegno dei marò

Tanto più grave se consideriamo il fatto che è stata permessa ai militanti del NCD di Alfano di fare un’iniziativa analoga – del tutto legittima – a favore dei marò detenuti di fronte l’ambasciata indiana. Dobbiamo forse pensare che manifestare per i diritti LGBT sia inammissibile, nel nostro paese? Perché ciò che ieri è successo in via Gaeta si configura come un atto pubblico contro la comunità omosessuale.

Qual è la differenza, a questo punto, tra il nostro paese e ciò che accade all’ombra del Caucaso e degli Urali?

Personalmente, credo che sia doveroso pagare le tasse al paese per stipendiare anche quegli agenti, che dovrebbero avere lo scopo di difendermi dai pericoli e mantenere l’ordine pubblico. A tal proposito, posso affermare che ieri la polizia ha reso un grande servizio. Peccato che lo abbia reso a chi i gay li manda in prigione. E questa è un’ulteriore ferita ai danni di milioni di cittadini e cittadine per bene, delle rispettive famiglie e delle persone a esse solidali.

Se passa l’italicum, chi (non) votare?

Rissa alla Camera dei Deputati

La legge elettorale fortemente voluta da Renzi e dall’evasore Silvio Berlusconi – ricordiamoci sempre che se diamo il 40-50% dello stipendio allo Stato è a causa di gente come lui – si frantuma già tra i mille distinguo che fanno di ogni provvedimento italiano un pasticcio all’italiana.

Nel merito, le premesse erano criticabili, ma in una logica di stampo europeo: premio di maggioranza al primo partito e soglia di sbarramento, come avviene in molte democrazie occidentali. Poi spunta il salva-Lega: se prendi un tot di voti in almeno tre regioni, entri uguale. E quindi, dopo che Scanzi ci istruisce sul probabile perché della ghigliottina applicata da Boldrini alla Camera, arriva il recupera-SEL: se sei il primo dei non eletti, per magia, vieni eletto ugualmente. E quindi il partito di Vendola entrerà in parlamento con un escamotage, permettendo anche ai post-fascisti di Fratelli d’Italia di fare altrettanto.

Più che una legge elettorale sembra una lista per entrare in discoteca. A ciascuno il suo PR. Ma va bene così. È la nostra democrazia. Malata, sbagliata, affidata a gente che a trent’anni ne dimostra settanta e a settantenni che non si rassegnano più a non averne trenta.

Emerge però un secondo aspetto, altrettanto tragico. La questione della dispersione del voto.

Con la legge attuale, così come la precedente, che era e resta una cagata pazzesca – e no, amici e amiche del Pd, non sto grillinizzando il mio linguaggio, ho solo citato Paolo Villaggio in uno dei vari Fantozzi – si deve scegliere tra due/tre coalizioni e un partito di dimensioni adeguate, per non disperdere il voto.

Adesso, io il Pd non lo voglio votare e non certo perché ideologicamente contrario, ma per una serena valutazione dei fatti: la legge contro l’omofobia di Scalfarotto, che protegge gli omofobi, il recente regalo alle banche di denaro pubblico, i soldi regalati (ottanta miliardi se non ricordo male) ai gestori delle slot machine, i sedici miliardi per i cacciabombardieri petecchia, nessuno straccio in tutti questi anni di una vera legge di tutela per le persone LGBT, la presenza di soggetti imbarazzanti come Speranza (a proposito di giovani in formalina), ecc.

Poi c’è SEL che resterebbe un’opzione se non si alleasse col Pd e se decidesse di evitare candidature imbarazzanti proprio come la presidente Boldrini che, al pari di Napolitano, più che garante sembra assumere giorno dopo giorno il ruolo di pedina del sistema. Ma se SEL andasse da sola sarebbe, appunto, un voto disperso.

Votare centro-destra non se ne parla nemmeno. Per me dare le proprie preferenze alla Lega è un atto criminale, ma come disse Giuliano Amato a proposito del World Pride del 2000, purtroppo c’è la Costituzione (e prima che qualche mio “amico” ex-berlusconiano e ora felicemente renziano si scandalizzi, lo scrivo qui a chiare lettere: è una provocazione, ok?). Votare Alfano o Berlusconi ha lo stesso senso di scomodare le abitudini alimentari delle mosche. Anche se sono miliardi, e buon per loro, ma io resto umano.

Resterebbe il M5S, che va bene come voto arrabbiato – la rabbia è un sentimento degno di rispetto, ma nell’ottica di una scelta non pragmatica e di protesta (e qualcuno lo spieghi a quegli idioti piddini che pensano “devi scegliere me, il tuo voto mi appartiene”) – ma mi lascia basito vedere l’ignoranza politica di chi ancora oggi pronuncia motti come “boia chi molla”, per non parlare di certe perle del leader, come quel “vecchia puttana” a Rita Levi Montalcini e cose così.

Per questa ragione penso che il vecchio mattarellum, magari col doppio turno e senza quota proporzionale, fosse (e rimane) il miglior sistema possibile. Voti il candidato (o la candidata), lo leghi al territorio, scegli persona e programma. Per dire, se il M5S candidasse una persona degna di stima nel mio collegio non avrei problema a votarla, idem per SEL o addirittura per il Pd (ma qui sconfiniamo nel fantascientifico). Ma il voto al progetto, quando i risultati dello stesso sono sotto gli occhi di tutti e tutte, quello no, è irricevibile.

E allora cosa deve fare chi come me ha ancora il sentore di una coscienza civica ma rimane desolato di fronte al deserto culturale che popola i partiti attualmente presenti nel panorama istituzionale italiano? Scegliere la rabbia o programmare quel viaggio a Lisbona che è da tanto che vuoi fare, assaporando per qualche tempo l’illusione di vivere in un paese civile?

Il dilemma resta tutto. Per fortuna non devo andare a votare domani.

Legge elettorale: Renzi fa fuori SEL e salva la Lega

Matteo Renzi fa fuori SEL e salva la Lega

Riassumendo: Renzi ha ridato legittimità democratica a Berlusconi, che invece dovrebbe soggiornare nelle patrie galere. Questo per rispettare milioni di italiani e italiane che le tasse le pagano davvero e ne pagano troppe proprio perché c’è gente che come il nostro amato ex premier ha evaso come se non ci fosse un domani. E, udite udite, per molta gente il domani rischia di non esserci. Per altri e altre, invece, non c’è più.

La proposta di legge nata dal “bacio” tra Renzi e Berlusconi prevede la definitiva distruzione dei piccoli partiti e in buona sostanza della sinistra. Perché il provvedimento includerà una norma salva-Lega, anche se è un piccolo partito, con una sorta di premio di rappresentanza su scala regionale.

Per cui Renzi vuole una legge che escluda SEL e i partiti di sinistra ma che permetta a forze razziste e omofobe di presenziare nelle istituzioni.

In tutto questo SEL – ormai ridotto al rango di partito-farsa – invece di fare il diavolo a quattro, far cadere (o almeno minacciare di farlo) tutte le giunte nelle quali governa con i piddini, si limita a rimanere sospesa nell’incertezza di confluire nel Pd o se regalargli i voti a partire dalle prossime tornate elettorali. Dare i voti a chi, ricordiamolo, vuole portare in parlamento ancora una volta Berlusconi e un partito che lancia banane a Kyenge e finocchi a Zan. Così tanto per ricordare di chi stiamo parlando.

Quindi si profila, a partire dalle prossime elezioni, l’apocalittico scenario per cui o voti Berlusconi, o voti i loro migliori alleati – Renzi in primis – o scegli chi porta voti a Renzi, oppure chi si ribella a tutto questo o non voti affatto, se chi si ribella non ti convince.

Personalmente, al momento so che non voterò una coalizione che abbia al suo interno il Pd. Fosse non altro per senso del pudore.

La deputata del Pd che rassicura gli omofobi

Tornando nella mia città, Siracusa, mi è stato fatto notare da alcuni amici il contenuto di una comunicazione ufficiale di Sofia Amoddio, parlamentare del Partito democratico eletta proprio nella circoscrizione dove voto abitualmente e dove a febbraio scorso ho dato la mia preferenza per “Italia Bene Comune”, la coalizione che ha portato la deputata al Parlamento anche grazie al mio voto, nonostante io abbia preferito l’alleato Sinistra Ecologia e Libertà.

Tale documento mi ha profondamente turbato perché il suo contenuto mi tocca personalmente in quanto cittadino italiano, in primis, e come persona dichiaratamente omosessuale, in secondo luogo.

Rimando alla lettura della lettera in questione, sintetizzando qui di seguito alcuni suoi punti centrali:

  • ci sono persone che hanno paura di non poter più esprimere la loro contrarietà al matrimonio egualitario e alle adozioni da parte di gay e lesbiche
  • Amoddio rassicura queste persone: non verrà esteso un punto della legge Mancino che prevede di punire “chiunque propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” che in origine doveva essere opportunamente modificato per le persone LGBT
  • la legge “non interessa la fattispecie di “propaganda” […] di idee fondate sulla omofobia o transfobia, contenuta nella prima parte della legge”.

Di conseguenza, e questa è una deduzione logica, si potrà dunque professare la presunta superiorità dell’essere eterosessuali rispetto all’essere gay, lesbiche, bisessuali, trans, ecc.

A questo punto, mi preme fare alcune osservazioni all’esponente politico del Pd, la quale ammette di avere “una visione cristiana dell’esistenza e di vicinanza agli ultimi”, così come dimostra dalla sua intera parabola esistenziale. Andrò, come sempre, per punti:

1. Mi chiedo e chiedo alla deputata se la possibilità di vivere in un paese in cui possono sussistere pensieri di superiorità tra esseri umani rispetto ad altri, considerati conseguenzialmente inferiori, possa renderla in pace con la sua coscienza. Se avesse prole di orientamento omosessuale o di identità transessuale, sarebbe questa signora felice di poter rassicurare coloro che vogliono limitarne il diritto alla piena umanità, all’accesso alla felicità e alla pari dignità sociale, così come invece scritto sulla Costituzione, tanto decantata in quelle parole? Lo dubito fortemente. Allora perché si sente in dovere di rassicurare individui siffatti? Una contraddizione, questa, almeno a leggere le sue dichiarazioni, che esige molte spiegazioni in merito.

2. Citerò la risoluzione del 22 maggio 2012 del Parlamento Europeo su omofobia e transfobia:

considerando che l’omofobia consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo; che si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all’odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull’ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all’obiezione di coscienza

per cui il testo licenziato in Commissione giustizia ammetterebbe la violazione del principio di uguaglianza, proprio a livello culturale, per venire incontro proprio a quelle motivazioni fondate su una presunta libertà di espressione religiosa e/o personale. Peccato che l’Europa vada in direzione opposta.

3. Lancio una provocazione: potrebbe conseguirne, se ognuno può esprimere la propria opinione, che sarebbe allora moralmente lecito sostenere che non si vogliono rom o ebrei nelle scuole, o ne(g)ri nelle istituzioni – a cominciare dalla sua compagna di partito e ministra Cecile Kyenge – e magari donne nei ruoli chiave della politica e dell’economia, ecc. Ovviamente sto esagerando e volutamente, perché non è questo il mio pensiero. Però cosa direbbe la deputata se al posto delle persone LGBT ci fosse una delle categorie appena citate? Se la sentirebbe di rassicurare maschilisti, razzisti e antisemiti o inorridirebbe di fronte a tale evenienza? Allora perché per la diffusione di idee omofobe e transfobiche è disposta a fare delle eccezioni?

4. Esprimere la propria contrarietà contro il matrimonio egualitario e contro le adozioni da parte di gay e lesbiche ha una matrice omofoba. E questa ha, a sua volta, delle motivazioni di tipo culturale. La legge non interviene però su quelle radici, ma solo sui danni ad esse conseguenti. E tutti e tutte dovremmo sapere che i crimini di odio si prevengono proprio a livello della cultura sociale. Se si potrà dire che essere gay è una condizione di inferiorità, si potranno di conseguenza ammettere le limitazioni nel godimento dei diritti che abbiamo appena visto, ma che non piacciono al Parlamento Europeo. Anche questa è una contraddizione di cui molte persone dentro il parlamento, pronte a votare quel testo, devono rispondere in prima persona a cominciare dai suoi relatori.

5. Si verrebbe a creare una situazione paradossale: un po’ come dire che non si ha nulla contro i neri, purché non adottino bambini bianchi, perché quel bambino ha diritto ad avere genitori dello stesso colore della pelle. Un’enormità che però viene ammessa per le persone LGBT.

6. Abbiamo visto come in passato altre società abbiano teorizzato la superiorità di una condizione specifica rispetto a un’altra. In un passato, nemmeno troppo remoto, essere bianchi era considerato un motivo di ottimalità. Nel secolo scorso essere ebrei era considerato una gravissima colpa. Ne sono conseguiti fenomeni come la schiavitù, l’apartheid, la shoah. Oggi in Russia essere gay e dichiararlo è un reato e la società sta rispondendo con la violenza, le torture e l’uccisione di giovani omosessuali. Vogliamo davvero che in Italia il pensiero di chi reputa le persone LGBT inferiori rispetto al pieno godimento dei diritti abbia piena cittadinanza come massima espressione di libertà?

7. Non dovremmo cominciare a considerare l’idea che se un pensiero – sia esso politico, filosofico o religioso – ha bisogno di creare dislivelli tra persone (e relative discriminazioni) per poter sopravvivere non è una legge egualitaria a esser sbagliata ma, al contrario, quel pensiero stesso? E chi si oppone alla piena dignità giuridica tra esseri umani non andrebbe redarguito e fermato, con strumenti prima di tutto culturali?

8. Sono felice e mi rassicura umanamente che la deputata abbia a cuore il destino degli ultimi. Ma dovrebbe spiegarmi perché considera automaticamente le persone LGBT come categorie marginalizzate da una parte per poi consentire ai loro detrattori di continuare a trattarle, almeno a livello culturale, come tali.

9. Personalmente non mi sento un paria, un ultimo o un soggetto più sfortunato di altri perché gay. So, tuttavia, di avere eventuali maggiori difficoltà nel lavoro, nella gestione della mia vita affettiva o addirittura nella pratica della mia sicurezza personale proprio a causa dell’esistenza di quelle persone che la deputata ha voluto prontamente rassicurare e che hanno un nome e uno soltanto: omofobi! E l’omofobia, così come la transfobia, non sono libertà di pensiero, ma crimini.

Concludendo: la legge, così come concepita, crea una categoria apparentemente protetta, quella delle persone LGBT. E invece dovrebbe intervenire contro l’omofobia e la transfobia, sia nell’esercizio di violenze e discriminazioni sia nella teorizzazione delle stesse a più livelli. Anche perché, e su questo occorre essere chiari da adesso all’eternità, dichiarare che due gay o due lesbiche non possano sposarsi o accedere a forme di genitorialità è un esempio di disprezzo sociale e una forma di violenza essa stessa che non trova né può ammettere giustificazioni dentro la libertà di pensiero o l’obiezione di coscienza. La stessa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è chiara in tal senso.

Quest’ultimo punto non viene tuttavia toccato dal disegno di legge per stessa ammissione di una rappresentante delle istituzioni. Ne prendo atto, ma se avessi saputo che avrei mandato, anche grazie al mio voto, un personaggio simile a rappresentarmi ai massimi gradi della democrazia, probabilmente la mia scelta sarebbe stata decisamente diversa.

Sodomia e genitorialità

Riporto la citazione del deputato Buonanno, in quotazione Lega Nord:

Visto che tanto pensano solo ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, alle adozioni da parte di persone dello stesso sesso, allora questi comunisti di Sinistra e Libertà cambino nome e si chiamino, invece, Sodomia e Libertà.

Evidentemente c’è un po’ di confusione, in Padania, su certi temi. Perché la genitorialità non c’entra niente con la sodomia. A meno che Buonanno non confonda l’esser padre con forme di violenza sui minori tipiche in certe famiglie eterosessuali.

Riguardo alla pratica sessuale in questione, essa fa parte dei costumi degli italiani, sia quelli uniti in matrimonio – e quindi eterosessuali – sia tra le coppie formate dallo stesso sesso. Ma per praticarla non c’è davvero bisogno di arrivare a sposarsi.

Adesso, è già grave di per sé per qualunque essere umano non saper distinguere tra l’amore per la prole e un atto penetrativo. Che poi questo stesso individuo sia chiamato a decidere per i destini ultimi del paese, in Parlamento, la cosa assume aspetti raccapriccianti.

Qualcuno avvisi Buonanno. Sia per salvarlo da future figure penose, sia perché non insozzi con la sua ignoranza situazioni troppo grandi per il suo panorama mentale.

I due no a Bersani e a Rodotà

La gente vuole Rodotà. L’opinione pubblica, l’elettorato del Partito Democratico di SEL e del MoVimento 5 Stelle, guardano con favore alla sua elezione. Oggi su Twitter Paolo Flores d’Arcais ha scritto a chiare lettere che l’elezione del giurista aprirebbe la strada anche ad un’intesa tra Pd e M5S per il governo. La società civile sarebbe più felice e si sentirebbe finalmente rappresentata anche sullo scranno più alto delle istituzioni italiane.

Basterebbe dire solo sì e il nodo che ci ha portati all’inazione, per tutti questi mesi, si scioglierebbe in un colpo. Condannando Berlusconi a una permanenza all’opposizione che per lui sarebbe solo logorante. E invece…

Ma vogliamo analizzare fino in fondo le ragioni di questa ennesima impasse?

Ieri Grillo ha negato il sostegno a Bersani, facendo tornare in campo lo spettro delle larghe intese e consegnando al leader del PdL un potere fortissimo di veto su ogni decisione futura. E non ne sentivamo di certo la necessità.

Oggi Bersani e i suoi non riescono a vedere oltre se stessi e il grigiore istituzionale che rappresentano, riuscendo a dialogare solo con quelle forze politiche che rappresentano il passato e l’attuale sfacelo dell’Italia.

Quando bastava semplicemente dire due sì: ieri al governo di Pd e SEL e oggi a Rodotà presidente. E invece.

Primi segnali di rinnovamento, targati Pd-Sel-M5S

Bene il centro-sinistra. Davvero. E chi mi conosce sa quanto io sia stato feroce nei confronti del Pd in questi anni. Ma l’elezione di Boldrini alla Camera mi fa ben sperare che qualcosa in quel partito possa cambiare davvero. E chissà che non diventi, un giorno, la mia casa politica.

Qualche dubbio, invece, lo nutro per Grasso. Non perché pensi che non sia una persona per bene, ma ha elogiato la lotta “anti-mafia” di Berlusconi. Insomma, quest’affermazione mi ha lasciato estremamente perplesso, a suo tempo.

A tal proposito c’è gente che mi dice che se il capo della DIA ha elogiato il passato governo qualche ragione dovrà pure averla. E che non si può buttare tutto il berlusconismo a mare. Per il garantismo, la buona fede e quelle cose lì.

Io penso, tuttavia, che dopo vent’anni di berlusconismo essere garantisti è come leggere per la seconda volta tutto Harry Potter e sperare, fino all’ultima pagina del settimo libro, che Voldemort diventi buono e si converta al bene. Ma queste sono elucubrazioni domenicali e mattutine di un elfo che non ha ancora preso il suo caffè.

Poi per carità, penso che Grasso sia una persona a modo e credo che farà del bene, in Senato.

Per il resto, un ultima considerazione: credo che tale rinnovamento, dentro il parlamento, sia dovuto in parte anche all’azione rinnovatrice del M5S. Se così fosse, ne conseguirebbe che il movimento di Grillo farebbe solo bene alla democrazia e alle nostre istituzioni. E proprio per questa ragione, proprio per quel desiderio di novità e di trasparenza, nel nome del bene collettivo, l’unica alleanza possibile in questo momento per questo paese è quella tra Pd, SEL e M5S.

Quella classe dirigente, tanto inadeguata, ha comunque dato prova di cambiamento. Ripeto, coi grillini e con il loro fiato sul collo. Altrimenti ci saremmo ritrovati ancora mummie istituzionali quali Franceschini e Finocchiaro (e magari Amato alla presidenza della Repubblica).

Speriamo solo che il M5S segua il buon senso dimostrato da alcuni dei suoi al Senato. Perché qui non è importante il disprezzo di Grillo per le intellighenzie di Pd e PdL. Qui c’è di mezzo il paese, i suoi interessi e il futuro di tutti e tutte noi. Se non fosse chiaro.

Matrimonio egualitario: Vendola getta la maschera

Nichi Vendola, intervistato da Maria Latella, ha dichiarato su Sky:

Io proporrò una legge che consenta l’adozione alle coppie gay, una legge per il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Tutto questo, però, appartiene alle prerogative del partito, non è nel programma di governo, ma riguarda l’impegno di Sel in Parlamento e nella società.

Credo che queste affermazioni necessitino di alcune considerazioni e di qualche domanda.

In primis, i temi presenti nei programmi dei singoli partiti, soprattutto dentro una coalizione, trovano la loro legittimazione proprio dentro l’azione di governo. Lo scopo di SEL dovrebbe essere, se dovessero vincere le elezioni, quello di portare aspetti preminenti del suo programma dentro l’esecutivo di cui intende far parte. Evidentemente per Vendola la questione dei diritti civili non è preminente.

Poi: qualsiasi punto specifico di un singolo programma di partito potrebbe creare tensioni dentro l’azione di governo. Mi chiedo, e Vendola dovrebbe chiarircelo: questa stessa prudenza verrà applicata su temi quali le politiche sociali, il lavoro, l’articolo 18, l’acqua pubblica, le missioni all’estero, ecc?

Ancora, e in caso non affermativo circa la domanda precedente: Vendola dovrebbe ancora spiegarci come mai ha deciso di tenere fuori proprio la questione omosessuale dall’agenda del prossimo esecutivo. Ricordo al leader di SEL che di proposte di legge su matrimonio egualitario e coppie di fatto il parlamento ne è pieno. Affermare che proporre una legge rientra nelle facoltà del suo partito – oltre a essere cosa ovvia – significa ammettere che si sta preparando a depositare un provvedimento destinato a coprirsi di polvere e noi non vogliamo una testimonianza in più funzionale solo a far sentire in pace il governatore pugliese con la sua coscienza. Noi abbiamo bisogno di qualcuno che porti queste istanze proprio dentro il governo!

Pare, in buona sostanza, di rivedere il copione del 2006. Si è partiti da un modello estero – all’epoca erano i PaCS francesi, ora si parla di non meglio identificate unioni civili alla tedesca – per poi stravolgerlo e, infine, non approvarlo. Nel documento approvato dal Pd circa le coppie di fatto – e che Vendola ha adottato, dopo l’alleanza con Bersani sulle primarie – rispunta, inoltre, il riferimento ai diritti individuali di bindiana memoria, che negano il riconoscimento della coppia in quanto tale. Ovvero, i DiCo.

Ci troviamo, con ogni evidenza, di fronte all’ennesima presa in giro. E il centro-sinistra, di fatto, dimostra di non volere pienamente il voto della gay community e anche questa marcia indietro di Vendola, che fino a ieri ci ha imbonito millantando sensibilità rispetto a questi temi, è un ulteriore campanello d’allarme.

La palla dovrebbe passare adesso al movimento. Sarebbe ora di far sentire una voce unitaria, tuonante e determinata. Sarebbe ora di dire che il prossimo parlamento dovrà sfornare una legge chiara e nettissima sulle famiglie gay e lesbiche, con o senza prole. Una legge che porti, almeno nell’immediato, alla piena equiparazione tra coppie sposate e coppie non sposate. Dovesse anche non chiamarsi matrimonio, in un primo momento. Questo dovremmo chiedere.

Se poi il centro-sinistra dovesse perdere e riconsegnare il paese a Berlusconi – in un momento in cui ogni voto è determinante, visti i rischi di pareggio – proprio perché non vuole concedere nulla su questi temi, è un rischio di cui si prenderà ogni responsabilità di fronte all’elettorato e all’Italia tutta.

Primarie? No grazie

Il 25 novembre si voterà per le primarie. Secondo l’attuale moda italiana della politica – queste non sono primarie vere, per altro, sono consacrazioni del potente di turno, da Veltroni in poi – mi dovrei recare a votare uno dei “fantastici cinque” per dare all’Italia il futuro da me sperato.

Vi spiegherò le ragioni per cui non andrò a votare.

1. I candidati

Sono impresentabili. Non nel senso che sono persone poco oneste – sappiamo tutti e tutte dove vanno a finire ladri e delinquenti di questo paese – ma nel fatto elementare che dei cinque, solo due hanno la possibilità reale di vincere (Bersani o Renzi), mentre le altre candidature sono semplicemente delle conte di corrente.

Bersani non mi piace perché è asservito al peggiore clericalismo dalemiano: rappresenta, in altre parole, il peggio della politica italiana. Se vincesse lui rifarebbero i DiCo, per altro, una legge discriminatoria che quest’anno cambierà nome in “unione alla tedesca”. E i gay che gli andranno ancora dietro avranno la grossolana illusione di avere un leader europeo, quando invece ci troviamo di fronte solo un piccolo e grigio burocrate di provincia che ha imparato, non senza pochi sudori freddi, a pronunciare correttamente la parola gay

In tutto questo, si ricordi, Vendola ha stretto un patto con lui, per cui se si va al ballottaggio gli elettori di SEL voteranno in blocco Bersani e il suo programma ultraconservatore. Grazie Nichi, ti ricordo che tu sei pure gay. Grazie per la sensazione di nausea che mi hai ragalato quando speravo che il tuo partito fosse l’unica scelta possibile.

Renzi piace a Confindustria, va a cena ad Arcore e pensa che il capitalismo sia di sinistra. Adesso, farebbe pure una partnership all’inglese. Questo lo renderebbe il più votabile tra i due unici accreditati al ballottaggio. Peccato che poi anche lui sia tentato da vocazioni maggioritarie che, Veltroni docet, servono solo a far vincere la destra. Insomma, votare Renzi avrebbe senso solo per distruggere il Pd. Ma aspettiamo le prossime politiche e questo fatto si realizzerà da solo.

Puppato e Tabacci, infine, non li considero nemmeno: non mi piacciono le candidature di bandiera e i riciclati dell’UdC. Semplice. Ma andiamo oltre…

2. Le primarie del 2005

Ho già votato alle primarie del 2005. Scelsi Scalfarotto, per dar forza a una candidatura speficicamente gay. Ma votai soprattutto per dar consistenza a un progetto politico. In quel progetto c’erano economia sociale, i diritti per le coppie di fatto (non per gli individui, ma per le coppie!), la scuola pubblica, l’ambiente, ecc.

Ebbene, io votai per fare in modo che la politica fosse come io la volessi. Ma loro l’hanno trasformata in un incubo. Ancora soldi alle scuole cattoliche per esempio – e anche oggi: di recente il Pd ha votato un provvedimento che dà 232 milioni ai diplomifici cattolici, riducendo ancora le già scarse risorse per la scuola pubblica – zero diritti per le famiglie gay e lesbiche, una sinistra che di tale aveva solo il simbolo della falce e martello e lo stesso rigurgito ideologico dei gruppuscoli di estrema destra.

Insomma, io ci ho provato a crederci, l’altra volta. E due anni dopo mi è restituito un paese in mano a Berlusconi, con un tasso di omofobia enormemente aumentato rispetto a prima, per non parlare del fatto che ho perso il lavoro in università e che adesso rischio di perderlo a scuola.

Grazie ancora, davvero!

3. Conclusioni

Questa truffa, all’epoca, io la pagai un euro. Un’inezia, per carità. Ma voi paghereste anche solo cinquanta centesimi la vostra rovina?

Tutto questo mi ha fatto decidere, dopo una lunga e quasi silenziosa meditazione, di rimanermene a casa. Non posso avallare un progetto che vedo come un grosso imbroglio: a cominciare dalle probabili agognate alleanze con l’UdC di Casini.

Mi spiace, ma ho già dato. Stupitemi e poi, semmai, ne riparleremo. Ma non ora. Non vi devo nulla che non vi abbia già dato. Davvero, no grazie.