Scuola: il concorso? Un errore!

Questo video spiega perché il concorso che il ministro Profumo si appresta a varare è, in realtà, un gigantesco errore che non solo non ridurrà sensibilmente il problema del precariato, ma lo aggraverà.

Il video non dice alcune cose importanti, tuttavia: ad esempio che i tagli, che ammontano per otto miliardi di euro nel triennio 2008-2011, vanno a vantaggio della scuola cattolica, rifocillata – nello stesso periodo in cui veniva taglieggiata la scuola pubblica – di ben quattro miliardi di euro.

Hanno tolto ai poveri per dare ai ricchi, insomma. Per di più in barba alla Costituzione che vieta questo tipo di procedimenti. E a quanto pare, il percorso intrapreso sembra quello già tracciato da ministri/e quali Berlinguer, Moratti, Fioroni e Gelmini.

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Veltroni di destra? Più che un dubbio, un’evidenza

Vendola, su Veltroni:

C’è anche un’altra idea nel Pd, quella di Walter Veltroni, secondo cui la contesa politica deve essere sostanzialmente tra due destre: una cialtrona, sguaiata, plebiscitaria e razzista, di Bossi e Berlusconi; una (la sua), colta, col loden, non insensibile sul tema dei diritti civili, più europea, costituzionale.

E Veltroni risponde:

Il vecchio vizio di attribuire l’etichetta di traditore o nemico a chi non la pensa come te è pericoloso e inaccettabile. Non è possibile accettare l’idea che chi non la pensa come Vendola è di destra. Le scuse di Nichi sarebbero gradite

A sua volta interviene Mussi, che dice:

Sì, caro Walter, brutta cosa appiccicare etichette. Come quelle che nel 2008 portarono all’esclusione della sinistra ‘per definizione’ solo e sempre ‘radicale’, e a una drammatica sconfitta elettorale del centrosinistra. O come quella che ogni giorno mette d’autorità fuori dal campo ‘riformismo’ chiunque non canti nel coro della sterminata maggioranza economica, politica e mediatica che sostiene il governo in carica

E dagli torto…

Veltroni è il rappresentante di un progetto politico che lascia intatto un certo tipo di storture: quello che abolisce i diritti ai lavoratori, soprattutto se dipendenti, che prende le difese dei potenti, a cominciare da Marchionne, che toglie finanziamenti alle scuole pubbliche (quasi azzerati negli ultimi quattro anni) per poi regalare quattro miliardi di euro alle scuole cattoliche (e poi magari non gli facciamo pagare nemmeno l’IMU), che cura gli interessi delle gerarchie vaticane e dei potentati economici.

Sempre Veltroni ha, inoltre, determinato la fine della sinistra in Italia, ha riconsegnato il paese a Berlusconi e ha regalato Roma ad Alemanno, ha tradito il proprio elettorato GLBT bocciando il registro delle unioni civili quando era sindaco.

Il sospetto che sia di destra dovrebbe essere solo formale. L’evidenza della sua storia politica abolisce il dubbio. Potrebbe smettere coi suoi piagnistei e cercare di non avere vergogna di ciò che è diventato. O si fa male da solo. No?

Precari della scuola: abbandonati da sempre

Non è solo una questione di tagli. I tagli ci sono, è vero. E questo governo vuole solo eliminare l’istruzione per rendere ancora più ignoranti gli italiani e assicurarsi futuri elettori per le generazioni a venire. Un ministro come la Gelmini non sarebbe credibile nemmeno nella più squallida delle dittature centroamericane. In Italia gestisce, o fa da prestanome, la distruzione della scuola pubblica.

La Gelmini, per altro, mente quando rilascia certe dichiarazioni. Non è il 97% a essere finalizzato solo per gli stipendi dei lavoratori del mondo della scuola. Più semplicemente, hanno tagliato così tanto sui servizi che le cifre predisposte dallo Stato rimanevano solo per gli stipendi. Adesso, va bene che sei ministro di un governo a cui capo c’è un satrapo, ma a tutto c’è un limite. Anche al cattivo gusto e a una certa volgarità istituzionale.

La Gelmini per altro fa finta di dimenticare che la scuola trabocca di studenti, che da quest’anno ci saranno classi di trentacinque persone (cioè, due classi in una), che aumenta l’orario di lavoro per gli insegnanti di ruolo. E le centinaia di migliaia di persone che rimarranno in mezzo a una strada non sono militanti di partiti che protestano contro il governo. Sono persone che lottano contro la fame. È un attimo diverso.

Eppure sarebbe un torto all’onestà intellettuale non ricordare che questo disagio nel mondo della scuola non è recente. In parte c’entra pure il centro-sinistra. Soprattutto il centro. Quello cattolico in particolare. Il quale, ai tempi del governo D’Alema, ottenne che parte dei finanziamenti pubblici venisse dirottato per diplomifici e scuole cattoliche, le stesse a ben vedere dove si insegna il disprezzo per la laicità, per le minoranze sessuali, per le conquiste civili.

Per insegnare ai ragazzi che un gay è contro natura e che il divorzio è un male maggiore alla pedofilia, si tolgono soldi ai precari per pagare profumatamente preti siffatti.

Per far passare il messaggio che puoi pure non studiare per quattro anni di fila e poi recuperare tutto in un anno conclusivo, hanno fatto i tagli alla scuola già dai tempi dell’Ulivo. La prima forma di riduzione delle risorse fu proprio quella: pagare chi ti promette una via in discesa o chi ti avvelena la mente con l’elisir del pregiudizio.

La Gelmini ha reso il sistema più virulento, più aggressivo, addirittura più demolitore. Ma le radici di questo attacco sono ancora più lontane. Da Berlinguer in poi.