Lo scandalo Vatileaks, tra disegni di Dio e porno

Nello scandalo – l’ennesimo – che sta coinvolgendo la chiesa attualmente capeggiata dal simpatico Bergoglio emergono importanti elementi di valutazione. Pare che questi custodi dell’altrui morale poi pratichino per se stessi quel tanto vituperato “relativismo”, lo stesso che Ratzinger descrisse come diabolico, investendo in porno, benzina e sigarette.

Interessante anche sapere che gli stessi utilizzano i soldi destinati alla beneficienza per altre occupazioni, meno umanitarie ma più gratificanti per chi ne beneficia: «La Fondazione del Bambin Gesù» si legge sul Fatto Quotidiano «nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone». E ancora, si viene a sapere che «il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il Papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli». A cominciare da Bruno Vespa, che in piazza di Spagna paga solo diecimila euro al mese per un attico. Di proprietà del Vaticano, ovviamente.

E tante altre amenità ancora, dagli scandali per pedofilia fino al fatto che «Bertone ha preso un elicottero costato 24 mila euro per andare da Roma in Basilicata». Però poi “giù le mani dai bambini” i supporter di questi personaggi lo dicono per chi decide di avere un figlio (ed è omosessuale) e non per chi usa i soldi delle elemosine, che i bimbi più sfortunati dovrebbero aiutare. Coerenza da sentinella!

Però poi dicono che a essere in contraddizione col disegno di Dio sono i gay. Mentre ce lo immaginiamo tutti il Signore che usa il triangolo come un mouse per collegarsi a Yourporn, mentre chiude un occhio sugli sperperi di questo o quell’altro prelato.

Annunci

Affaire Cancellieri: più che garantismo, è berlusconismo

20131103-144354.jpg

Vediamo di essere molto chiari sulla vicenda Cancellieri. Perché qui non si tratta di essere giustizialisti, di volere la morte della figlia di Ligresti, di auspicare soluzioni finali che nessuno vuole. No, non si sta parlando di questo. Se un detenuto rischia di morire, in cella, ha il diritto alle necessarie cure. Questo dovrebbe valere per chiunque, dal miliardario al clochard. Poi ci si dovrebbe chiedere se è davvero così e sappiamo benissimo che non lo è. E questa è una delle tante storture di sistema, per cui un cognome è più forte di una norma e addirittura del buon senso.

La cosa veramente inaccettabile è che un ministro – e ricordiamoci che Cancellieri è quella signora che con Elsa Fornero ha bollato come “choosy” e incapace di autonomia un’intera generazione di giovani italiani/e – si attivi in prima persona per fare un trattamento di favore per interessamento personale.

Ci lamentiamo del berlusconismo come manifestazione della prevalenza di interessi particolari sullo Stato di diritto. Qui i protagonisti dell’ennesimo attacco al principio per cui la legge è uguale per tutti/e (o almeno dovrebbe) hanno nomi e cognomi ben precisi, riconoscibili agli occhi di chiunque, tutti/e immersi in un sistema di relazioni, appunto, particolari, come emerge dalle cronache. Con il silenzio (assenso?) delle massime cariche dello Stato. Poi personalmente sono favorevole all’abolizione del carcere preventivo (magari per reati non cruenti e non legati ad attività eversiva o mafiosa), ma possibilmente per tutte le persone in regime carcerario, non solo per i soliti amici degli amici.

E se pensiamo che chi ha fatto quello che ha fatto è la stessa che ha offeso milioni di giovani perché, a sentir lei, “si vuole il posto di lavoro vicino a mamma e papà”, la vicenda non diventa solo scabrosa, ma anche intollerabile.

Il due più due della questione kazaka

Chissà cosa prova Enrico Letta a far parte di un governo su cui pesa l’ombra di un’accusa di violazione per i diritti umani.
Chissà cosa deve provare Emma Bonino, a far parte di questo governo, lei, fiera alfiera dei diritti civili, ma non in questo caso.
Chissà cosa prova Angelino Alfano ad avere sulla coscienza la vita di due donne innocenti. Si dice che in Kazakistan ci sia una dittatura e che si facciano torture ai detenuti politici.
Chissà cosa prova questa classe politica che produce fatti orribili come la questione kazaka, fatti vergognosi come gli insulti di Calderoli a Kyenge e fatti assurdi, come l’acquisto di aerei da guerra inutili.

Evidentemente non deve interessare niente a nessuno di loro, visto che i principali protagonisti di queste vicende restano tutti seduti al loro posto. E per non sbagliare e per non schifare ulteriormente la società italiana, gli aerei verranno acquistati lo stesso.

Concludo ricordando un aspetto che forse non è stato messo adeguatamente in luce, sempre sulla vicenda dei rifugiati kazaki. Il Kazakistan è una miniera di gas e petrolio. L’italianissima Eni ha enormi interessi in quella zona. Tra i miliardari che hanno investito in quel paese c’è, strano ma vero, Silvio Berlusconi. Il presidente, pardon, il tiranno kazako è amico intimo del leader del PdL. Infatti pare che vada a fare le sue vacanze nelle ville sparse qua e là del Cavaliere.

Oggi in un bar, a Roma, mentre prendevo il caffè un cliente diceva al barista che era facile fare due più due. Chissà perché, ma a me non viene difficile crederlo.

You are family…

Nel 2010 quando scoppiò lo scandalo della casa romana di Scajola, l’ ex coordinatore di Forza Italia ed ex ministro berlusconiano si difese dicendo che gli avevano comprato casa in parte, “a sua insaputa”. L’accusa parla di novecentomila euro di fondi in nero girati dall’imprenditore Diego Anemone.

Oggi, nel 2012, Umberto Bossi si dimette. La ragione della scelta è legata a quello di tale Francesco Belsito «indagato per riciclaggio, appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato». Le accuse non sono proprio bazzecole: appropriazione di denaro pubblico, destinato al rimborso elettorale dei partiti, e speso invece per «viaggi, alberghi e cene pagate sia ai figli di Umberto Bossi che all’ex vicepresidente del Senato e segretario generale del Sindacato padano , Rosy Mauro, con i soldi ottenuti per i rimborsi elettorali». Parrebbe che sempre i soldi del popolo italiano siano serviti, addirittura, per il diploma del Trota…

Così ha risposto l’ormai ex leader della Lega a chi gli chiedeva del suo coinvolgimento:

Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. Io non so nulla di questa cose e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia.

Certo, fa pensare la cartella “the family” trovata tra le carte di Belsito e «contenente la documentazione di tutte le spese sostenute per le esigenze dei parenti stretti del Senatùr».

Or bene, parlandone a tavola, mia madre, a cui evidentemente devo parte del mio pensiero critico, ha detto a un certo punto: questa gente, ammesso che sia vero quello che dice, non dovrebbe ad ogni modo andare in parlamento. Se non sono in grado nemmeno di capire chi gli ristruttura casa, come possono pretendere di governare l’Italia?

Domanda più che legittima. Anche perché dopo il ventennio berlusconiano, di cui la Lega Nord ha rappresentato un pilastro fondamentale, gli effetti – o meglio, i danni fatti – sono più che evidenti.

Credo, arrivati a questo punto, che abbiamo il diritto di pretendere di politici non solo più onesti, ma quanto meno più svegli. Ne va della sicurezza del paese.

Tremonti sarebbe gay, ma nessuno può dirlo

Caso Tremonti. Il ministro dell’economia abitava a Roma, in pieno centro storico, nell’appartamento del suo collaboratore, Milanese.

L’affitto della casa era di 8.500 euro. Tremonti pagava la metà.
I giornali parlano di affitto in nero. E da lì lo scandalo. Lui si difende: tutto regolare. Può dimostrarlo.

Non voglio parlare delle implicazioni politiche della vicenda. Chi vuole si informi come meglio crede.

Per cercare di comprenderne meglio i termini, basterà leggere uno stato Facebook e un tweet.

Il primo, dell’onorevole Paola Concia:

Caro Ministro Tremonti non le sembrerà strana la mia umana comprensione del suo travaglio personale, non per quello politico, per quello la mia comprensione è zero. Per quella mia personale umana empatia le do un modesto consiglio: legga “Alexis” di Marguerite Yourcenar, la aiuterà e chissà che non riesca a spiegarsi meglio.

Il secondo, del giornalista Daniele Nardini, di Gay.it:

Tremonti sarebbe gay e se la farebbe con Milanese. Questo è quello che i giornalisti in tutte le redazioni dicono ma non possono scrivere.

Per quel che mi riguarda, oggi andrò a comprare il romanzo della Yourcenar. Per chi non lo sapesse: è la storia di un uomo che confessa alla moglie di doverla lasciare perché omosessuale.

Chi è senza peccato?

Quello che non mi piace di tutto l’affaire che si sta consumando, sfibrandolo, attorno a Berlusconi è l’ondata di becero e ipocrita moralismo che si sta consumando sulla vicenda, sicuramente scabrosa, di un uomo pubblico ma che può avere delle ripercussioni sulla pretesa di moralità da parte di tutti e tutte noi.

Pretesa di moralità, aggiungo, che proviene da chi dovrebbe giustificare, nell’al di qua del proprio orticello comportamentale, ben altre magagne di natura politica e, appunto, morale.

Non mi è piaciuta, ad esempio, la carrellata di donne democratiche dell’altra sera, a Roma, che agitavano il fantasma del rispetto della donna. Dentro un partito in cui la componente cattolica si è macchiata di un provvedimento vergognoso come la legge 40 che, nella sostanza e nella ratio che la animano, va proprio in direzione contraria alla dignità della persona, riducendo il corpo femminile a teca per ovuli fecondati. Quella manifestazione, alla luce dello spirito che la informava, è stata ipocrita. Non tanto nell’indignazione sicuramente genuina di molte militanti lì riunite. Ma nelle implicazioni politico-sociali che stanno dietro certe scelte – la legge citata, appunto – e che hanno recato e recano sofferenza a migliaia di coppie e, di conseguenza, di donne che le compongono.

È squallido e poco credibile il monito della chiesa, che ancora avrebbe tanto da spiegare su certi comportamenti, rigorosamente tenuti nascosti dalle gerarchie vaticane, sui fatti di soprusi a minori che sono tristemente famosi. Con quale autorità morale da oltre Tevere si affronta il tema della morale sessuale senza sentire un necessario imbarazzo? Imbarazzo, ricordo, di chi non ha i titoli per dire agli altri cosa fare della gestione e della gestazione erotica del proprio corpo, quand’anche fosse patologica. Non dovrebbe, la chiesa, ricordare la storia della prima pietra e di chi è senza peccato?

Mi pare che quello che si stia contestando a Silvio Berlusconi non sia tanto il fatto che sia andato con una minorenne, cosa che, se vera, è gravissima e ancor di più da un uomo delle istituzioni. E non si insiste a dovere sulla sua ipocrisia, quella che di giorno lo porta a palchi quali il Family Day e la sera, invece…

Pare che la vera colpa del premier sia quella di accompagnarsi a prostitute. Pratica forse non consona al concetto di “puro” amore. Ma se vogliamo essere laici, nella vita di una persona dovrebbe essere ammessa anche quella finestra verso la (presunta) perversione. Purché questa non faccia del male a terzi, quindi purché questa sia tra adulti consenzienti. E purché, nel caso dell’uomo politico, non interferisca con l’azione politica e con fatti anche elementari di sicurezza nazionale.

Berlusconi non è inadeguato al governo perché “puttaniere”. Lo è, semmai, perché è il sostenitore di una politica che ha prodotto precariato e precarietà, razzismo e malcostume, violenza verbale e squallore istituzionale. Se poi va anche a donnine, nei limiti del lecito – lecito sancito dalla legge e non dalle personali convinzioni di questo o quel pensiero – rientra nell’ambito della privacy.

Se Berlusconi cadrà sul suo uccello, parafrasando il fu Mike Bongiorno, si aprirà una fase nuova in cui il politico verrà valutato per la gestione dei suoi istinti, dei suoi appetiti, delle sue pulsioni. Giuste o sbagliate che siano. E questo è pericoloso, perché intacca, ancora una volta, un nostro angolo di libertà che rientra nella sfera dell’intimo. E se di intimità si tratta non dovrebbe avere molto senso farne una bandiera di legittimità della (e nella) politica, che per sua stessa definizione è pubblica.

Belgio: cosa lega la chiesa al mostro di Marcinelle?

La notizia per intero la trovate qui: a giugno scorso, se ricordate, i magistrati belgi ordinarono la riesumazione di cadaveri di vescovi cattolici perché si pensava che nelle tombe si sarebbero nascoste delle prove e in particolare dei dossier sulla pedofilia. La chiesa si ribellò, parlando addirittura di barbarie.

Quindi viene fuori che in una di quelle perquisizioni è stato ritrovato un dossier su Marc Dutroux: “In particolare, sarebbero state trovate decine di foto delle esumazioni dei corpi delle piccole Melissa e Julie. Lo riferisce il quotidiano belga, in lingua fiamminga, Het Laatste Nieuws” si legge sul Corriere della Sera.

Sempre nello stesso articolo si legge che “il cardinale Danneels, 77 anni, è entrato in mattinata nella sede della polizia per essere ascoltato sul dossier. L’ex primate è stato accusato da un sacerdote, ora in pensione, di non aver denunciato casi di pedofilia commessi da membri del clero nel periodo in cui era alla guida della Chiesa in Belgio, e cioè dal 1979 al 2009.”

In estrema sintesi: un dossier sul mostro di Marcinelle nascosto in un convento e un cardinale che ha coperto trent’anni di violenze su minori.

E nonostante tutto questo, le più alte gerarchie cattoliche hanno avuto l’ardire di attaccare i giudici e parlare di barbarie.
Credo che tutti dovrebbero tenere bene a mente questi fatti quando sua santità e i suoi emissari pretendono di avere ancora un’autorità morale sullo Stato e sulle nostre vite. Perché allo stato attuale le uniche credenziali che si stanno ritrovando in mano certe persone sono quelle che dovrebbero portarli a chiedere solo la più sollecita attenzione dei loro avvocati. Non certo l’obbedienza di fedeli e non credenti.

Scandalo pedofilia: negli USA crolla la fiducia verso il papa

Proprio una Pasqua di passione per sua santità:

In un sondaggio realizzato dalla CBS la fiducia dei cattolici USA nel papa crolla drasticamente, un calo che dura ormai da quattro anni: coloro che l’apprezzano esplicitamente sono scesi dal 40% al 27%, mentre gli sfavorevoli sono saliti dall’1% all’11%. Sullo scandalo dei preti pedofili, il 55% dei cattolici ritiene che il papa stia facendo un pessimo lavoro, contro il 20% che lo giudica positivamente. Unica buona notizia, il fatto che la percentuale di americani che giudica favorevolmente il papa è salita dal 14% al 15%: ma coloro che lo giudicano negativamente sono anch’essi saliti dal 4% al 24%, e coloro che pensano che non stia facendo un buon lavoro sulla questione-pedofilia sono saliti sono oltre i due terzi del campione (il 69%).
Pessime notizie per il papa anche dall’Inghilterra dove il capo della Chiesa anglicana, Rowan Williams, in un’intervista alla BBC ha sostenuto che la Chiesa cattolica irlandese ha ormai perso “ogni credibilità” in seguito allo scandalo-pedofilia, da lui definito un “trauma colossale”.

Fonte: GayNews24

E la Concia disse: “Scalfarotto è donna!”

La notizia è gustosa e gira sul blog del circolo del piddì on line Barak Obama. All’indomani dell’elezione di Scalfarotto all’utilissimo ruolo di vicepresidente del partito – praticamente una poltrona inutile – la Concia avrebbe così commentato:

Sono molto contenta di avere una donna come presidente e un omosessuale come vicepresidente, ma non sarò soddisfatta finché non vedrò Rosy Bindi presidente del consiglio e Ivan Scalfarotto ministro degli esteri!

Al che, Fassino ha sgranato gli occhi e in preda al delirium tremens avrebbe esclamato: «Ma è pazza… ha appena detto che Scalfarotto è gay, davanti a tutti!»

La notizia, vi dicevo, è gustosissima. Almeno per tre ragioni.

La prima: il blog del pd titola “Chi da scandalo in questa storia?”. Sicuramente la grammatica italiana e l’uso sconsiderato che ne fanno a casa Bersani. Il verbo dare, coniugato in terza persona singolare, vuole l’accento.

La seconda: Fassino fa, a parer mio, la parte dell’imbecille. Qualora questa storia fosse vera, va da sé.

La terza: la Concia è impazzita. Scambiare le cariche tra Scalfarotto e la Bindi, dire del primo che è una donna e fare l’outing della seconda… come dite? Quando diceva “donna” non era una goliardica “sfrociata” indirizzata a Ivan? Ah no? E allora scusate, ma la donna presidente chi è?

Caso Marrazzo: le trans ringrazieranno

agrado

La verità è che io oggi ci sarei andato davvero a votare per Marino. Ho pure mandato l’e-mail, come richiesto ai fuori sede, per iscrivermi alle liste locali e per capire dove votare. Nessuna risposta… Poi ho pure scoperto che ci voleva la tessera elettorale e allora ho gettato la spugna. Troppo complicato e non mi andava di fare il giro dei gazebo romani per capire di che morte morire, soprattutto quando non hai una macchina e la domenica prendere l’autobus, qui nella capitale, è attività considerata degna per le preselezioni del Camel Trophy.

Pazienza…

Per altro oggi andare a votare alle primarie aveva un significato importante: combattere la transfobia.
Già, perché tutti voi avrete letto di quel che sta accadendo qui a Roma sul caso Marrazzo (esponente di punta del partito democratico). La storia che si ripete, se vogliamo: il solito politico, il solito “solito festino” a base di peccato, il solito scandalo tutto italiano. Ipocrita, aggiungerei. Siamo un popolo di puttanieri e di prostitute d’alto bordo, oltre che di santi, poeti, navigatori e mafiosi. Se ci si scandalizza ancora per certe trasgressioni è perché guardiamo per lo più al nostro ombelico, magari per fare attenzione che non ci siano tracce di umori che non siamo disposti a tollerare sulle pance degli altri.

Ad ogni modo, il solito scandalo, questa volta, non ha come protagonista la “solita” prostituta. Marrazzo, infatti, non è stato dipinto come quello che va, e mi si perdoni l’ennesimo petrarchismo, a puttane. È stato sbattuto in prima pagina come il depravato che va a trans. È questo ciò che rende la situazione un attimo insostenibile, per chi si batte anche per i diritti e l’integrità delle persone transessuali.

Adesso, io non so per quali ragioni il governatore (autosospeso) del Lazio se ne sia andato con tale Natalì. Direi “fattacci suoi”. Anzi, non lo voglio nemmeno sapere. Fatto sta che le trans esistono e vivono in una società che le costringe alla prostituzione. Sfido qualunque imprenditore brianzolo o siciliano (leggi: destrorsi) a dirmi in faccia che non avrebbe problemi ad assumere (ho detto assumere, non pagare) una persona transessuale. E poi, magari, a farlo.

Esiste, perciò, un mercato. Fatto da “insospettabili”. Facciamocene  una ragione. Poi, se non vogliamo che i bravi padri di famiglia vadano a donne con lo slip a “sorpresa”, facciamo che le trans facciano le infermiere, le segretarie, i medici, le prof, i giudici e via discorrendo.

Vorrei aggiungere, ancora, che se un uomo va con una transessuale – astraendo dalla prostituzione – andrebbe valutata (non giudicata) la ragione per cui decide di farlo. Se è per amore, che amore sia. Se è per piacere, sia, per l’appunto, piacere. Se va “a puttane”, non è l’essere trans che fa di una persona una prostituta e della peggior specie. Per cui non scandalizziamoci più di tanto. Dietro la categoria dei “transessuali” ci stanno persone, non paria. Ma aver fatto tutto questo questo clamore per il fatto che Marrazzo abbia “fatto ” quello che ha fatto, non rende un grande servizio alla cultura dell’accoglienza e del rispetto. Ancora una volta la parola “transessuale” ha fatto rima con “perversione”, “sporcizia” e analoghi termini. Anche grazie a questa destra governativa, che approfitta di un fatto privato per attaccare i suoi avversari politici e screditare un intero partito per coprire le magagne (ben più pruriginose) del suo leader.

E anche questo, a ben vedere, può generare ulteriore violenza e altre discriminazioni. Le trans ringrazieranno. I media e la nostra (loro) ignoranza in particolar modo.