Sanremo 2010: ellitaliaèqquestaqua!

Suvvia, non fingiamo scandalo e stupore. Il podio che ieri sera ha scatenato la rivolta degli orchestrali – evento che mi ha piacevolmente sorpreso – e i fischi del pubblico poteva essere ampiamente previsto. Come è successo per la scorsa edizione, al rush finale si sono trovate due anime dell’italietta berlusconiana: quella reazionaria, da quest’anno anche nostalgica di passati fasti mai veramente avuti, e quella mediatica di chi vede solo i programmi della De Filippi. Ieri, Povia e Marco Carta. Oggi, il principe senza regno e l’ennesimo sconosciuto della scuderia Mediaset.  E tra queste due anime perde proprio quella che ha una dimensione più squisitamente politica. Il codino demodè di Valerio Scanu fa più presa del blasone di Emanuele Filiberto e di quello che vorrebbe rappresentare.

Finito il caos, anche questa vicenda verrà archiviata e la vita continuerà come sempre. Gli album dei più bravi e le canzoni migliori avranno il giusto riconoscimento del mercato e verrà verificata, ancora una volta, quella legge che vuole che il meglio, a Sanremo, sia tenuto quanto più lontano possibile dal podio dei vincitori. Un podio che quest’anno, ricordiamolo sempre, ha incoronato come il meglio della musica attualmente a disposizione Pupo, il pupo di casa Savoia e un pupetto da reality show. In compenso hanno perso il buon gusto, il decoro e la musica. E l’italietta berlusconiana è proprio questo, a ben vedere: il trionfo dello squallore.

Sanremo 2010: poviologia

Come avviene in natura per gli organismi elementari, anche la dinamica che sta alla base del funzionamento dell’ “arte” di Povia è abbastanza lineare e semplice. Nonostante il suo italiano stentato, legge i giornali e sceglie il caso che fa più presa sull’opinione pubblica: subito dopo ci scrive sopra una canzone.

L’anno scorso se l’è presa coi gay, suggerendo al popolino sanremese che se sei frocio puoi guarire. Quest’anno ci ha provato col caso di Eluana Englaro. Il cui papà è stato più intelligente di Aurelio Mancuso e gli ha smontato il giocattolo con l’unica arma che gli si poteva opporre: il silenzio.

Poi per carità, la canzone ha un motivetto carino. La cosa che irrita, al di là dell’ineleganza di chi la canta, è la poetica che anima il cantante in questione: lo sciacallaggio.

Aspettiamoci, dunque, per l’edizione 2011 di Sanremo, un pezzo su Silvio e Noemi.