Ruini il fondamentalista a “Che tempo che fa”

Ieri sera, facendo zapping, ho avuto la terribile sventura di sintonizzarmi su Che tempo che fa. Attirato da una lettera di un’operaia a Marchionne, subito dopo ho dovuto assistere al triste siparietto di Fabio Fazio prono al cospetto di sua eminenza – io lo scrivo minuscolo – Camillo Ruini.

Tralascio la rabbia nel vedere un presentatore a metà strada tra lo scodinzolante e il tremebondo nei confronti del potere. Ecclesiastico, soprattutto. Soprassiedo pure su quel grado di umanità e di amore cristiano espresso dal cardinale, che ricorda la tenerezza di Nosferatu.

La cosa davvero incommentabile e indegna di quella intervista è stata la tracotanza di un uomo – sua eminenza – in merito alla superiorità della religione cattolica (mascherata dietro il concetto più generico di cristianesimo) su ogni forma di pensiero.

Ruini ha attaccato, uno dopo l’altro, i concetti di laicità, illuminismo, relativismo, libertà di fede, democrazia e, non ultimo, di intelligenza.

Il cristianesimo, ha detto infatti, è sempre “inattuale”. San Paolo – e qui sta la trappola di questa religione: prendere l’insegnamento di un profeta, il Cristo, è accettarlo nella “corruzione” del Saulo di Tarso, intrisa di odio, misoginia e violenza – ha cominciato a cambiare un mondo che non coincideva con il concetto di cristianità. Cosa c’era in quel concetto, allora? Rispondere a questa domanda – rispolverando, magari, l’idea di “povertà” – sarebbe un interessante punto di inizio, per smontare l’arroganza vescovile nei confronti della pretesa di avere le uniche chiavi interpretative della realtà.

Ruini fa un doppio errore e lo fa coscientemente, per cui opera una vero e proprio atto di disonestà intellettuale.

Il primo: parte dal presupposto che Dio esiste e che ha dato alla chiesa il compito di amministrare e governare il mondo in sua vece. Il che potrebbe rientrare in una logica interna ad una fede, ma, appunto, una logica che sta dentro quella fede e che varrebbe, in linea di principio, anche per altre confessioni, monoteistiche e non. Fermo restando, si badi, che tale presupposto andrebbe dimostrato e non imposto come atto di fede, soprattutto a chi fede non ne ha e, cosa ancora più importante, non ne vuole avere!

Il secondo: di fronte al paventato pericolo di intromissione della chiesa negli affari della politica, Ruini se ne esce con un bizantinismo che, purtroppo per lui, diviene paradosso. La chiesa, secondo il cardinale, non compie mai ingerenza politica. Sono i cattolici – da notare che il termine è sempre declinato al maschile – che, in democrazia, avanzano dei progetti di legge. Se quei progetti trovano una maggioranza, diventano leggi per tutti. Peccato che la musa ispiratrice delle leggi “cattoliche” sia appunto la chiesa, ovvero, le gerarchie vaticane. Le stesse che hanno imposto provvedimenti come la legge sulla procreazione assistita, che di fatto la vieta. Per non parlare del fatto che il Vaticano è voce attivissima nel voler impedire ammodernamenti giuridici su divorzio breve, fine vita, coppie di fatto, matrimonio egualitario, ecc.

Ruini ha, di fatto, voluto confondere l’anacronismo della chiesa con il rinnovamento della società. E ha nascosto, in un perverso gioco di scatole cinesi, il concetto di diritto con quello di sopruso in nome di una fede, seppur “maggioritaria”. Questo tipo di processo, che altrove avviene in modo più brutale (si pensi all’Iran), ma che ha gli stessi effetti di certa legislazione cattolica nostrana – ovvero: la limitazione delle libertà individuali – si chiama fondamentalismo religioso.

Ieri sera la RAI e Fazio hanno dato spazio a un’operazione di questo tipo. Con i soldi dei contribuenti, milioni dei quali sono non credenti, laici, di altra fede religiosa, separati, omosessuali, favorevoli all’interruzione di gravidanza a al trattamento di fine vita e via dicendo. Peccato che per questi ultimi non vi sia mai una voce che abbia un’adeguata rappresentanza mediatica. E non certo per imporre la propria visione.

La laicità non impone, semplicemente permette a tutti e a tutte di vivere secondo i propri modelli ideali. Dall’altra parte vi sono le tirannidi, ideologiche e religiose. E, quindi, personaggi come Ruini e presentatori come Fazio.

Gay e scout: vivi e lascia vivere, ma nell’ipocrisia

Qualche anno fa, invitato al Maurizio Costanzo Show, Gianfranco Fini, fresco di doppiopetto ma ancora fascista nell’animo, dichiarò, pensando per altro di dire una cosa sensata, che a parer suo un gay dichiarato non avrebbe dovuto fare il maestro. Su di lui si abbattè lo sdegno non solo dei presenti in sala ma anche di una fetta importante della società civile. A ragione, diremmo oggi, col senno di poi, visto che anche lui, vent’anni dopo quelle dichiarazioni, ha maturato un mutamento di rotta tale da essere considerato addirittura gay-friendly.

Di ieri, a berlusconismo morente, o così parrebbe, l’Agesci, l’associazione degli scout cattolici italiani, ha ribadito, in un seminario apposito, la sua ferma contrarietà all’omosessualità in quanto tale, considerata una grave perversione. Chi è omosessuale, in altre parole, è oggettivamente disordinato. E se sei un giovane scout che pensa di essere gay, per te c’è lo psicologo, che deve farti guarire.

Ma c’è un ma. Se non lo dici, nulla vieta che tu possa fare il capo scout.

Anche in questo caso, la società civile degna di questo nome – e non soltanto i gay, si badi – si è indignata profondamente. Viviamo in un ventunesimo secolo in cui le conseguenze affettive della natura umana, non una ma molteplice, non dovrebbero più essere oggetto di discriminazione, di incitamento all’odio e alla violenza. E invece.

L’Agesci, ovviamente, ha fatto, per quel che riguarda i suoi capi e la sua filosofia, un passo avanti. Coi ritmi di santa romana chiesa, naturalmente. La stessa, per intenderci, che quattrocento anni dopo la sua morte ha dato ragione a Galileo. Viene da pensare che se questi sono i tempi d’attesa, nel XXV secolo i gay cattolici potranno sposarsi all’altare. Ma noi non abbiamo tutto questo tempo, per cui ci limiteremo a pensare che se nella Bibbia i sono scritte bugie, inesattezze e falsità sulla struttura del sistema solare, nulla vieta che anche altri episodi siano stati riportati in maniera errata. A cominciare da Sodoma e Gomorra, visto che tutto nasce da lì.

Sia ben chiaro: non sta a me e a nessuno dei/lle non credenti stabilire in cosa debbano credere i cattolici. È un problema interno alle loro coscienze e a una religione che fa acqua da tutte le parti, a cominciare dalla Genesi, per non parlare del Levitico, fino a san Paolo e al suo amore “incondizionato” verso l’universo femminile (e non a caso il cattolicesimo è profondamente misogino).

Se un genitore cattolico si sentirà a posto con la coscienza mandando il figlio da un capo scout che sarà obbligato a non dichiararsi, pena l’espulsione dal gruppo, e vivere in una congrega profondamente ipocrita – il convegno dell’Agesci ci insegna sostanzialmente questo, vivi e lascia vivere purché nella menzogna (e dentro un certo utilitarismo) – è un fatto privato che merita, paradossalmente, e in nome del relativismo che tanto è disprezzato da Joseph Ratzinger, rispetto. Pur non condividendolo, va da sé.

La cosa che mi stupisce è lo stupore di parte di quella società che guarda alle cose d’oltre Tevere e delle sue diramazioni nel mondo dei giusti – o dovremmo dire dei “normali”, a tal punto?

La chiesa cattolica, a ben vedere, è la stessa organizzazione del Crimen solicitationis, il documento che obbligava al silenzio le vittime degli abusi sessuali da parte dei sacerdoti sui minori e che consigliava, pena ogni ipotizzabile scomunica, i preti onesti a far finta di non vedere.

Purché non si sappia, è il senso dell’azione di questi signori nel mondo. Si coprono i preti pedofili? Non sarà un problema obbligare ai capi scout a tacere sul loro coming out. D’altronde, se sono capaci di tollerare un crimine odioso – la violenza su bambini e adolescenti – saranno in grado di accettare, sempre nel silenzio, un atteggiamento umano (e mai criminale), come l’omosessualità, spacciata per peccato.

Ma per favore, ribadisco, non stupiamoci. Fanno esattamente il loro lavoro.