Catania Pride al via!

Facciamo il punto della situazione.

Quello di Roma è sempre quello della capitale, e va bene così.
Quello di Palermo è stato strepitoso, forse il più bello che io abbia mai visto.
Ma quello di Catania è quello di casa mia. Per cui è amore.

Per cui si comincia oggi con l’inaugurazione della Festa dell’orgoglio, la presentazione del documento politico e i contributi sulla salute delle persone sieropositive.

E, ancora una volta, buon pride!

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Cattolici in politica? Il cancro italiano

Come se non fosse bastato il cinquantennio in cui la DC ha reso l’Italia un paese disgraziato, ancora oggi c’è questa tendenza totalmente suicida che vede nell’appoggio delle tonache la via maestra e nei politici cattolici degli interlocutori privilegiati nella vita istituzionale del paese.

Eppure, basta vedere atti, misfatti e crimini di cui si sono resi responsabili questi signori per capire che parimenti al vecchio Partito Fascista, le organizzazioni cattoliche che mirano a entrare in politica dovrebbero essere neutralizzate.

Riprendiamo il discorso su Pierferdinando Casini: è uno dei responsabili della creazione del berlusconismo (nel 1994 il suo partito si presentò insieme a Forza Italia) e con il Cavaliere ha determinato la politica italiana fino al 2008. Per ben quattordici anni. Di cui avremmo fatto tutti e tutte volentieri a meno.

Ancora oggi, mentre Bersani lo supplica di fare l’alleanza insieme, facendo finta di indignarsi per gli screzi sulla legge elettorale, Casini propone un provvedimento elettorale che se passasse porterebbe:

1. all’impossibilità di avere un governo stabile
2. all’impossibilità al paese di lasciar esprimere una sua parte politica – il centro-sinistra – che risulterebbe così vincitrice delle prossime elezioni

Casini sta lavorando, perciò, contro la democrazia e contro gli interessi del paese. Mi chiedo se non ci sarebbero gli estremi per un’incriminazione per alto tradimento. Se fossimo in un paese serio, va da sé.

Tra le altre perle di questo signore, l’elezione di Cuffaro, proprio mentre era indagato per collusione mafiosa. E cosa ha fatto il nostro eroe? Lo ha portato al Senato, facendo eleggere un criminale.

Ma Casini non è solo, in quella che si profila come una vera e propria opera di distruzione della democrazia e della laicità dello Stato.

Ricordate Clemente Mastella? Colui che, pur essendo ministro del passato governo Prodi, si è distinto dapprima per i continui ricatti all’esecutivo di cui faceva parte e, quindi, per aver sbaragliato la strada a Berlusconi.

Altra creatura cattolica è il Partito democratico: e grazie alla permanenza di questi signori, dentro quel soggetto politico, il Pd si distingue per una generale inazione, per essere lacerato da correnti interne, una confessionale e una post-comunista (che si vergogna di esser tale) a loro volta dilaniate da profondi contrasti interni sempre per questioni legate alla sudditanza di certi “leader” alle gerarchie vaticane.

Proprio il Pd è responsabile, ad oggi, della mancata evoluzione del codice civile e penale in direzione europea: leggi quali la procreazione assistita, i matrimoni egualitari, le unioni civili, il fine vita, ecc., trovano in questo soggetto il principale ostacolo alla loro effettiva realizzazione – basterà ricordare cosa hanno fatto i vari Fioroni e Bindi al governo e anche all’opposizione, o come votano i “cattolici democratici” a Strasburgo, a cominciare dalle signore Toia e Costa, sempre in prima linea nella difesa dell’omofobia.

Per non parlare delle loro dirette muse ispiratrici – sacerdoti, vescovi e Vaticano – contrarie anche alle più elementari norme di buon senso, come, ad esempio, l’uso del preservativo.

E possiamo continuare con le campagne d’odio promosse dal papa in persona e dai suoi rappresentanti contro divorziati, donne che hanno interrotto la gravidanza volontariamente, gay, ecc.

Se solo usassero la loro ferocia contro gli stessi pedofili che, invece, vengono da essi protetti all’ombra del colonnato del Bernini, saremmo a un passo importante in direzione del concetto di giustizia. E invece.

L’ultima perla di questo rosario di sventure e di iniquità, sta nel provvedimento del governo – anche questo, guarda caso, popolato da cattolici – che in un momento di crisi come questo, con emergenze enormi (due casi per tutti: esodati e malati di SLA, per cui non si trovano i fondi), alleggerisce lIMU alla chiesa cattolica.

Distruzione del tessuto sociale, infiltrazione mafiosa nelle istituzioni, impedimento dell’ammodernamento del diritto, mantenimento delle discriminazioni, impoverimento sociale, distruzione dello stato di diritto, incitamento all’odio, tutela di criminali… questo è il bilancio attuale della politica cattolica dentro il nostro paese. E si ricordi, che tutto questo ben di Dio, è il caso di dirlo, è per altro pagato con le tasse della società civile italiana.

Il fascismo ha fatto meno danni, a ben vedere.

Inutile dire che in qualsiasi altro paese questo stato di cose non sarebbe tollerato un minuto di più. In Italia, invece, essere cattolici è una garanzia di successo dentro ospedali (e qui andrebbe aperto un dibattito sui cosiddetti obiettori…), istituzioni, partiti, ecc. Un po’ come succede con i corrotti, con le forme di prostituzione istituzionale, con coloro che derubano la gente onesta per ingrassare i vari Fiorito, i Lusi e tutte le tangentopoli passate e presenti.

Dovremmo riflettere molto su tutto questo. E agire di conseguenza.

Salvare la Fondazione Santa Lucia

Non facciamo che l’eccellenza venga cancellata, solo perché siamo in un paese che premia i balordi e lascia fuggire le cose belle e importanti…

Ricevo e inoltro, dalla mia amica Giada. Con la preghiera di massima diffusione.

Le vedo ogni giorno, nel luogo in cui mi sento orgogliosa di apprendere una professione che, insieme a tante altre che vengono svolte all’interno della Fondazione Santa Lucia, contribuisce a rendere tale struttura un “Ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione per la riabilitazione neuromotoria”. Quello che questa dicitura materialmente significa è quello che ho il privilegio di vedere ogni giorno, almeno in parte, studiando al suo interno. Ho ancora diversa strada da percorrere prima di diventare una professionista – a questo punto mi chiedo se riuscirò a diventarlo – per questo voglio raccontare con gli occhi di una persona qualsiasi quello a cui nell’ultimo anno ho potuto assistere.

Ho visto pazienti, uomini e donne di ogni età e condizione sociale, ridotti a poco più che vegetali, riprendere a vivere – e per vivere intendo camminare, mangiare, parlare, tutto ciò che noi ogni giorno facciamo dandolo per scontato – reimparando ogni gesto, ogni passo, ogni movimento ed ogni singola parola con fatica ed impegno enormi, e questo grazie ai medici, ai terapisti ed a tutti i professionisti che li seguono e li aiutano ogni giorno.

Ho visto questi stessi pazienti sorridere, a volte anche dei propri mali, perchè ridendo ogni cosa, anche la più atroce e difficile da accettare, viene ridimensionata e sembra meno insormontabile; perchè qualche volta è anche provocandoli – bonariamente – e inducendoli a sorridere che i riabilitatori riescono a spronarli a fare cose che fino ad un istante prima sembravano impossibili; perchè sono i pazienti stessi a prendersi e a prenderci in giro, nei momenti più inaspettati, dimostrando una forza d’animo ed uno spirito che più di una volta mi hanno stupita e commossa, oltre che divertita. Ci sono stati dei momenti, anche grazie a quei sorrisi, in cui mi sono vergognata di essermi chiesta se valesse la pena di insistere a riabilitare pazienti in condizioni che sembravano irreversibili e senza speranza, quando, rivedendoli a distanza di pochi mesi, mi meravigliavo nel riconoscere gli stessi pazienti in grado di muoversi, comunicare e nutrirsi autonomamente.

Ho visto bambini, anche piccolissimi, giocare e divertirsi imparando, pur con grande impegno e fatica, a camminare, a parlare, a leggere e scrivere, anche soltanto a mangiare, con i professionisti del reparto di età evolutiva; tutte attività che ogni bambino impara “naturalmente” dai propri genitori, a scuola e nella vita quotidiana, ma che questi bimbi invece non hanno la possibilità di apprendere se non grazie all’aiuto di chi con professionalità, pazienza e dedizione li aiuta a crescere ogni giorno, passo dopo passo, gioendo insieme ai genitori di ogni piccola, grande vittoria.

Ieri mattina ho visto la rabbia e le lacrime di quegli stessi genitori, che dal 1 gennaio 2012 vedranno chiudersi le porte della Fondazione.

Ho potuto ascoltare alcune delle loro storie, che parlavano di tanti altri centri e specialisti non all’altezza delle cure di cui necessitano i propri figli; loro stessi hanno parlato della Santa Lucia come di “un’oasi di salvezza”, con una gratitudine ed un rispetto infiniti.

Non si fanno miracoli alla Santa Lucia, ma si fa tutto ciò che è umanamente possibile per migliorare situazioni che a volte sembrano impossibili; questo anche grazie alla ricerca scientifica, punto di forza della Fondazione, la quale da sola produce ricerca quanto una piccola facoltà di medicina ed è al primo posto nel campo delle neuroscienze. In Italia sono davvero pochi i centri che possono avere un simile vanto, o non si spiegherebbe perchè gran parte dei pazienti che si affidano alla struttura provengano da ogni parte del Paese, disposti a percorrere centinaia di kilometri pur di usufruire dei suoi servizi.

Poco tempo fa il marito di una paziente si è avvicinato a me, probabilmente non sapendo che fossi una semplice tirocinante, e mi ha detto: “I parlamentari prendono 15.000 euro al mese per non fare un tubo; dovreste prenderli voi quei soldi, che fate un lavoro altamente specializzato e così utile alla società”.

Non è 15.000 euro al mese che chiedono i 750 dipendenti dell’IRCCS Santa Lucia (che non percepiscono da oltre due anni neppure gli adeguamenti contrattuali), ma soltanto di poter continuare a svolgere, come hanno egregiamente fatto fino ad ora, il proprio lavoro, ovvero prendersi cura dei pazienti dei 325 posti letto e degli oltre 300 ambulatoriali che fanno terapia ogni giorno all’interno della Fondazione.

Ancor meno chiedono i pazienti, i loro genitori ed i parenti: che venga rispettato l’Articolo 32 della Costituzione Italiana: il diritto alla salute.

Io, e credo di poter parlare anche a nome degli oltre 400 studenti che come me studiano in questo centro d’eccellenza, chiedo che venga rispettato il mio diritto allo studio; il diritto per il quale pago puntualmente le tasse due volte l’anno; il diritto di poter diventare un giorno all’altezza, sia dal punto di vista professionale che umano, dei lavoratori di questo grande ospedale che rischia tra poco più di un mese di chiudere definitivamente i battenti.

A nulla sono valse le svariate sentenze del TAR (le ultime due risalgono a dieci giorni fa), tutte a favore della Fondazione Santa Lucia: la Regione Lazio le ignora, rifiutandosi di pagare quanto le spetta di diritto e mettendola così in ginocchio di fronte a banche e fornitori.
Per questo motivo il direttore generale Luigi Amadio ieri ne ha annunciato la chiusura al 31 Dicembre di quest’anno, a meno che entro quella data non venga saldato almeno una parte del debito che grava sull’Istituto: 20 milioni di euro a fronte degli oltre 60 milioni totali.

Ieri si è parlato di nuove manifestazioni, azioni legali, lettere e mobilitazioni.
Io, nel mio piccolo, ho intenzione di fare tutto quello che è in mio potere per impedire che questo accada, e questo perchè, prima ancora del mio diritto all’istruzione, mi è difficile immaginare ingiustizia più grande che togliere a queste persone, già messe a così dura prova dagli eventi, la possibilità di un “ritorno alla vita”.

Giada De Pasquale

 

Caro kompagno, caro camerata, la questione GLBT non è affar vostro

Continuo a leggere su alcuni profili di Facebook che la lotta per i diritti di gay, lesbiche e trans deve passare per la sinistra, perché il movimento nasce a sinistra ed è solo nel novero di una certa famiglia politica che si può e si deve continuare la battaglia per l’affermazione dei nostri diritti. Per altro, aggiungo io, non dentro tutta la sinistra, ma dentro quella il cui nome comincia per k, in cui si è sempre incazzati, anzi, inkazzati, quella che ha bisogno di ricordare ad ogni piè sospinto che qualcuno va a Casa Pound, altrimenti smette di esistere.

Poi magari si contesta a Gaylib di fare un’opera di promozione del berlusconismo e della cultura da cui proviene come fertile terreno di coltura per le nostre rivendicazioni.

Io penso che se continuiamo a fare della questione GLBT (scusatemi, ma io sono un conservatore) un terreno di scontro delle proprie ideologie di riferimento non andiamo da nessuna parte. Qui non serve stabilire quanto è buona la nostra ideologia di partenza, sia perché – e lo dico da persona di Sinistra – la sinistra è stata matrigna tanto quanto la destra in questi ultimi sessant’anni (da Pasolini in poi), sia perché in democrazia se la pratica di ricondurre una tematica dentro una lotta ideologica settaria vale per uno, poi, a livello di pratica politica, può valere per un altro.

Manco a me piace Oliari – sto usando una metonimia, sia chiaro – ma io non gli contesto il suo votare a destra, bensì il voler di fare la questione GLBT un grimaldello ideologico per dimostrare che la sua parte politica è bella e buona. Lo stesso dicasi per chi fa la stessa identica operazione a sinistra. La lotta GLBT è una lotta sovrapartitica perché qualsiasi partito andrà al potere domani dovrà capire che c’è una base larga che non sarà più disposta a tollerare discriminazioni, insulti e aggressioni per gay, lesbiche, transessuali e tutto il resto.

Io non sono gay per dimostrare che il fascismo non era poi così malvagio o perché Che Guevara sparava sì ai froci, ma in fondo era buono.

Io voglio uno stato di diritto che, in piena coerenza con la Costituzione, non mi discrimini per le mie condizioni personali (art. 3) e che mi conceda diritti e doveri per essere pienamente cittadino a partire dalla mia realizzazione affettiva, oltre che economica e sociale. (A tal proposito, certi amici di sinistra dovrebbero capire che questi ambiti di realizzazione vanno assieme e non in una scala gerarchica che è disposta a sacrificare i gay per il Capitale).

Leggo ancora che la storia del movimento è una storia di “sinistra” e mi pare in pochi comprendano che è stato proprio questo appiattimento partitico-ideologico ad averci regalato un bel nulla di fatto in termini di qualsiasi forma di tutela. E questo vale sia nel presente, sia nel passato quando avevamo una sinistra radicale al 12% dei consensi che minacciava di far cadere il governo Prodi per lavoro e Afghanistan e non ha mai fatto lo stesso per una legge sulle coppie di fatto. Possibilmente per una legge vera, non per quella schifezza dei DiCo.

Non mi si venga perciò a dire che Ferrero & co. sono nostri naturali alleati perché c’è solo da ridere. Così come rido quando un gay di destra si arrampica pure sui cocci degli specchi rotti pur di dimostrare che questa maggioranza e la storia da cui essa proviene sono gay-friendly.

In tutto questo florilegio di prese di posizione, infine, è strabiliante notare che non venga mai toccata la questione delle cose da fare sul piano concreto: si parla di federazioni tra associazioni e singoli, purché tali federazioni siano quanto di più simile a un soviet, si parla di ciò che deve esserci e di ciò che non deve entrarci. Sic et simpliciter.

Non si parla di diritti quali il matrimonio esteso, la creazione di un istituto leggero che garantisca chi non si riconosce nel matrimonio o non può accedervi (penso ai separati) per cui sarebbe auspicabile avere anche una forma di PaCs, l’adozione da parte del partner del figlio del/la compagno/a, della tutela dei diritti dell’omogenitorialità, della questione transessuale (cambio del sesso anagrafico prima dell’operazione, politiche di integrazione, campagne informative, ecc.), non si parla di campagne di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, di una legge contro l’omo-transfobia. Punti di riflessione sui quali trovare un accordo ci sono, a ben vedere. Il movimento dovrebbe occuparsi di questo, non di avere ragione sulle sue componenti interne in virtù di questo o quel simbolo di partito.

Per cui cominciamo a guardare in faccia la realtà, a farci venire in mente qualche idea e ad abbandonare le ideologie di comodo che ci danno un’identità, ma non una prospettiva.