Rutelli lascia il pd? I cattolici, purtroppo, no

Gli osservatori e i semplici non si illudano. Le minacce di Rutelli di lasciare il piddì sono l’ennesimo specchietto per le allodole. La vittoria di Bersani, secondo gli entusiasti di queste ultime pseudo-primarie, avrebbe portato come primissimo risultato le dichiarazioni dell’ex sindaco di Roma, quello ugualmente omofobo per intenderci.

Adesso, la fibrillazione dentro al pd per una scelta come questa ce la dice lunga sulla sua affidabilità. Le dichiarazioni di Rutelli – corresponsabile, assieme a D’Alema e Veltroni, del disastro elettorale della sinistra degli ultimi quindici anni – dovrebbero essere viste come una liberazione e non come un pericolo. Se si ha paura di perdere una moneta di tale pregio è evidente quanto alla frutta sia il partito in questione.

Secondo poi: i teodem. Questi hanno appoggiato chiaramente Bersani, mandando in avanscoperta proprio il più autorevole di tale corrente, la Binetti, subito dopo aver dato un chiaro segnale su cosa dovrà essere il nuovo partito poche ore dopo la bocciatura della legge contro l’omofobia. Per altro Bersani è molto gradito a Comunione e Liberazione e il suo pigmalione, Massimo D’Alema, è un simpatizzante dell’Opus Dei.

Terzo aspetto: si prospetta una presidenza Bindi. Adesso, è comprensibile che dopo Veltroni e dopo gli ultimi disastri si senta l’esigenza di un uomo forte, considerando pure che Bersani riesce a essere persino più soporifero di Prodi, ma il deus ex machina dei Di.Co. – legge che, ricordiamo, istituzionalizzava l’apartheid per gay e lesbiche – segna un altro punto a favore della mia tesi per cui il “nuovo” pd è in mano ai naturali nemici della causa GLBT.

Last but not least: i cattolici bersaniani lavoreranno su due fronti. Tenersi stretto Rutelli, magari portando il pd ancora più a destra e, conseguenzialmente, stringendo alleanze con l’UDC – il partito di Cosimo Mele, quello del Family Day e dei party a base di prostitute e cocaina, e di Totò Cuffaro – a prescindere dalla defezione dell’ex leader della Margherita.

La falange cattopiddina, integralista e omofoba, in buona sostanza perde(rebbe) solo uno dei suoi giullari. L’intellighenzia, al momento, rimane tutta dentro al partito e, tra l’altro, pure in posizioni molto prossime all’attuale segretario. I dalemiani, indottrinati al nuovo corso di magnifiche sorti progressive, saranno per l’ennesima volta pedine (non so quanto inconsapevoli, ma comunque felici) di un progetto da “destra di anni cinquanta” che usa i voti di ex comunisti per fare ingrassare il progetto berlusconiano e rassicurare chi oltre Tevere pretende che, nonostante tutto il disastro in corso, l’Italia rimanga l’equivalente europeo (e cristiano) dell’Iran. Con tutto quello che ne consegue.

P.S.: si lo so, questo post mi attirerà le delle vetero-femministe (soprattutto quelle lesbiche) e dei duri&puri dei diritti sociali che vengono prima di ogni altra cosa. E la cosa, va da sé, poco mi tange. Non è mia cura, d’altronde, occuparmi di certi residuati bellico-ideologici.

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