Settembre

timthumb.phpDomani rientro a Roma e chi mi conosce bene sa che la cosa porterà con sé, prima di essere assorbiti dalle cose della quotidianità, un po’ di malinconia. Settembre è un mese che non vivo più da molto tempo. È qualcosa che mi trascina, che si lascia scorrere senza agganci col “vivere”.

Conosco bene questo scollamento, e le sue cause: ieri per l’attesa delle convocazioni a scuola, oggi per le incombenze del rientro a lavoro. Un tempo, invece, c’erano le scogliere lasciate semideserte dalla fine dell’estate. L’acqua che si faceva più pulita, la schiusa delle uova a mare e i pescetti a mangiucchiarti le pellicine. Anche l’aria diventava diversa, più frizzante, come la luce più languida e diagonale.

Settembre non è più questo da molto tempo e assomiglia, invece, alla volgarità che caratterizza Roma e i suoi stili di vita. E questo accresce (appunto) la mia malinconia, anche se per poco, anche se poi tutto tornerà al suo posto.

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Erdogan style

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In breve:
1. a me, che la nostra “democrazia” assomigli in atti come questi a una nascente dittatura, non piace per nulla
2. sento dire “però l’occupazione abusiva no!”, poi magari fanno spallucce se il panettiere non gli fa lo scontrino da venticinque anni a questa parte
3. stiamo parlando di persone che vengono da teatri di guerra per richiedere asilo. Magari essere un po’ più umani ci rende meno stronzi.

I vip votano Raggi. Caro Pd, due domande me le farei

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Claudio Santamaria, sosterrà il M5S a Roma

Leggo sui social un vago scandalo per le dichiarazioni di Sabrina Ferilli, Fiorella Mannoia e Claudio Santamaria , ecc, che hanno dichiarato di votare Raggi per le amministrative di Roma. «Allora meglio non votare» commentano i seguaci di Renzi. Premesso che io non voterei mai la signora in questione (così evitiamo, si spera, la patente di grillino), vi faccio notare due cose, semplici semplici:

  1. il voto di persone che si sono sempre dette a sinistra non è appannaggio della volontà o delle aspettative degli iscritti al Partito democratico
  2. fossi in tutti voi, se arrivano endorsement spontanei per la candidata del M5S dal mondo dello spettacolo, due domande me le farei…

Poi certo, ci sarebbe qualche commento da fare sulla democraticità del pensiero “o voti me o non votare”, ma stiamo parlando del Pd. Un partito che deve ancora capire cosa significa quell’aggettivo messo lì in mezzo al suo nome.

Lo “scherzetto” di Scalfarotto a Marino, che offende gay e lesbiche che si sposano all’estero

Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto

Qualcuno mi ha fatto notare, fino a poco tempo fa, la mia predisposizione ad avercela con la categoria dei gay renziani, magari considerandola un po’ eccessiva. Qualche appartenente alla specie in discussione, invece, ha puntualizzato la stessa cosa ma includendola nella sfera delle patologie mentali. Stesso procedimento, a ben vedere, che fanno i detrattori dell’omosessualità cercando di medicalizzare il fenomeno. In altre parole, secondo queste persone, se non ami Renzi qualsiasi cosa lui faccia – perché qualsiasi cosa lui faccia è a fin di bene – sei pazzo. Basterebbe, perciò, questo tipo di considerazione dell’avversario politico per qualificare la persona LGBT filogovernativa, ma siccome non ci facciamo mai mancar nulla, la farsa assume il sapore della tragedia.

Parliamo di Ivan Scalfarotto: o perché costretto dalla sua appartenenza politica o perché sinceramente ispirato – o ancora perché avvicinandosi Halloween ha ben pensato, incerto tra “dolcetto e scherzetto”, di regalarci una chicca dal vago sapore horror – ha cavalcato il processo di discredito ai danni di Ignazio Marino, scrivendo un lungo e verboso post in cui cerca di dimostrare il fallimento politico dell’ex sindaco, tanto inviso al suo premier. Tra le peripezie argomentative del nostro, il fatto che un’azione politica, una legge, un’iniziativa non è mai buona o cattiva di per sé, ma va prima valutata in base a una serie di circostanze. E quindi, se non scontenta il popolo, se non dà fastidio i poteri forti, è buona politica. Altrimenti non si fa.

Quindi il sottosegretario enuclea tutti gli errori fatti dall’ex primo cittadino. In questa galleria degli orrori, lo sventurato lettore si trova di fronte la seguente dichiarazione:

Trascrivere i matrimoni delle coppie gay e lesbiche è giusto? Bene, andiamo avanti. E se poi il Papa in persona, cioè la figura planetariamente riconosciuta come la più carismatica e popolare del momento, mi prende a pesci in faccia, pazienza. Un giorno me ne sarà grato pure lui.

Per Scalfarotto, Marino non doveva trattare allo stesso modo le famiglie LGBT a quelle etero, semplicemente per il fatto che il capo di stato di un paese straniero può risentirsi. Un sottosegretario del governo italiano si dimostra così più attento al favore di una casta religiosa che al benessere dei cittadini e delle cittadine del paese che dovrebbe rappresentare. E questa è la classe dirigente di un partito che dovrebbe approvare le unioni civili…

Scalfarotto si scaglia contro le trascrizioni

le parole di Scalfarotto sulle trascrizioni

Ritornando alla categoria del “gay renziano”: guardando la vicenda politica del sottosegretario (e di qualche altro/a dentro il partito), potremmo definire tale tipologia (anche) come “colui o colei che utilizza la sua omosessualità per favorire e avvantaggiare la sua carriera politica dentro il partito”. Dopo tali dichiarazioni, non si vorrebbe arricchire la definizione aggiungendo: “e colui o colei che, una volta consolidata la sua posizione dentro il partito, utilizza la sua carriera per rendere svantaggiosa l’omosessualità degli altri”. Perché questa è la sensazione, almeno dalla famigerata legge sull’omo-transfobia in poi.

In aggiunta a tutto ciò, invito a riflettere su un’altra definizione, quella di collaborazionismo, che recita, dizionario alla mano: “disponibilità a svolgere lavoro politico, organizzativo e di sostegno ideologico a favore del nemico”. Non so se si può applicare a certe esternazioni, forse fatte per compiacere il proprio leader. Di sicuro, certe parole dispiacciono, e non poco, a quei gay e a quelle lesbiche per bene che ancora non hanno diritti, anche grazie al partito in cui militano i gay renziani stessi. E feriscono un po’ tutti/e noi se si pensa che sono dette o scritte per prendere le parti del capo di una chiesa che ci tratta da invertiti, da persone che stanno fuori dal progetto di Dio e che per questa ragione non meritevoli di avere le stesse possibilità delle persone eterosessuali. Scalfarotto, qualcuno lo avverta, ha fatto esattamente questo.

Dimissioni di Marino: il sindaco ne esce pulito, il pd annaspa nel fango

un manifesto contro il pd

un manifesto contro il pd

Ho appena visto la conferenza stampa di Ignazio Marino. La mia opinione non vale nulla, lo so benissimo. Ma all’ex sindaco di Roma va tutta la mia solidarietà di cittadino, di militante LGBT, di essere umano. Credo inoltre che Marino stia venendo fuori da questa incresciosa vicenda in modo dignitoso. Matteo Renzi e il suo partito, nella sua interezza, stanno annaspando nel fango che, a quanto pare, sta diventando l’habitat naturale di tale formazione politica. I cittadini e le cittadine della capitale faranno le loro giuste valutazioni in cabina elettorale sperando che la democrazia, una volta ristabilita, non assuma i connotati della farsa e del dramma. Aggiungo, ancora, che non sono tra gli elettori e i fan del sindaco dimissionario, ma credo – pur tra gli errori che ha commesso – che abbia tentato di portare un po’ di pulizia nella capitale, nella sua amministrazione, nella sua politica. Per questo si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico ai suoi danni. Mauro Orrico, su Facemagazine, lo spiega bene.

Di fatto, oggi a Roma si consuma definitivamente la scelta di fronte a un bivio: c’è chi ha l’amaro in bocca, per come sono andate le cose. E chi gioisce. C’è, come sempre, chi ha a cuore la legalità e chi invece non ha problemi a tollerare che nella propria città ci siano fatti come i funerali di Casamonica, l’inchiesta “mafia capitale” e altre manifestazioni che non si addicono alle “persone per bene”. Ognuno poi, liberamente, scelga dove collocarsi.

Concludo con una considerazione su cosa è diventato il partito democratico (almeno in questo blog, lo scrivo in minuscolo), citando Gilioli in un suo recente articolo: «Ora, come ho già detto altrove, Marino ha certamente fatto errori – specie di vanità e di comunicazione – e pure pasticci. Ma questa cosa di fare passare un’umiliazione per una gentile concessione del principe dà la misura di cosa è oggi il Pd renziano. Un misto di arroganza, boria e bullismo. Proporzionale peraltro alla storica contaminazione con i più fangosi poteri di Roma».

Questo partito è quello che ha l’ardire di governarci, l’arroganza di cambiare il nostro sistema democratico-istituzionale senza aver ricevuto un mandato elettorale legittimante di tale percorso, che pensa di “concederci” (Boschi dixit) i diritti civili in quanto coppie (ma non famiglie, si badi!) gay e lesbiche. Questo partito sta riconsegnando Roma a un sistema di potere che l’ha devastata. Ricordiamocelo sempre. E ricordiamolo quando domani dovremo andare a votare, per il destino delle nostre città e del nostro disgraziato paese.

Scandalo al Colosseo e “disaficionados” alla democrazia

CPN--Z8XAAYQxsZCominciamo dalle istruzioni per l’uso, che sono molto semplici: scioperare è un diritto. Fare le assemblee sindacali, durante l’orario lavorativo, pure. Succede in Italia e in tutto il mondo. Musei inclusi. Scopo dello sciopero, poi, è recare disagio. Di una protesta che non crea disagio, non parla nessuno, a tutto svantaggio del potere contrattuale di chi lo fa. Per cui se qualche giorno fa il Colosseo ha rimandato la sua apertura di qualche ora per un’assemblea annunciata già dall’11 settembre, rientra nel lecito. Nel diritto. E il nostro, si ricordi, è uno stato che su esso – sul diritto – si fonda.

Premesso tutto ciò, vorrei soffermarmi sulle reazioni di alcuni politici su Twitter e altri social, di fronte a quanto accaduto il 18 settembre dalle 8:30 alle 11:30. A cominciare dal ministro Dario Franceschini, che tuona: «Ora basta, la misura è colma» aggiungendo che si tratta di «uno sfregio per il nostro paese». Gli fa eco il sempre caro Matteo Renzi, che rincara: «Non lasceremo la cultura in ostaggio dei sindacalisti contro l’Italia». Non perde l’occasione di tacere neppure l’amatissimo Ignazio Marino, che esordisce con: «Abbiamo liberato il Colosseo da auto e camion bar, ora va liberato dai ricatti». Insomma, pare che ai maggiorenti del Pd la democrazia, nome dal quale hanno mutuato l’aggettivo con cui decorano la denominazione del loro partito, stia un attimo stretta.

barracciuSe poi guardiamo alle reazioni, ancora dentro il governo, si passa dal grottesco al ridicolo, con punte fantasy soprattutto nelle dichiarazioni di Francesca Barracciu, già nota per l’uso sgrammaticato di Twitter ai più (e per qualche guaio con la giustizia), sottosegretaria ai Beni Culturali, che dichiara: «Ass sindacale che danneggia centinaia di turisti paganti che dedicano 1 giorno di ferie al #Colosseo e decine di guide turistiche è 1 reato!» e non puoi non pensare, leggendo, al raffinato eloquio di Super Vicky, la bambina robot. E pazienza per l’uso del numerale come articolo e trascritto in cifra.

Quando poi si scopre che tutto è regolare e che era compito del ministero avvisare del disagio, arrivano i nostri. E in soccorso del suo stesso governo, arriva lui, ser Scalfarotto con perle argomentative quali «Alla fine, o si sta con chi pensa che chiudere il Colosseo ai turisti di tutto il mondo sia democrazia o con chi pensa che sia pazzesco» e ancora scomoda il New York Times (si CNlppldWsAEz3Euspera con ironia, ma pare poco chiaro) per i ritardi della comunicazione.

Tasta il polso del paese reale, invece, Francesco Nicodemo – responsabile della comunicazione del Pd, quando non impegnato a bloccarti su Twitter come farebbe un Gasparri qualsiasi – che svela: «I 5 con me nello scompartimento dell’IC hanno tutti un pessimo giudizio di quanto avvenuto al ‪#‎Colosseo‬. Dubito che siano tutti renziani». Che siano solo ignoranti o peggio ancora, di destra?

Chiude questa carrellata di disaficionados alla democrazia tale Luigi Marattin, noto ai più per aver offeso Nichi Vendola consigliandogli, ai tempi delle primarie, pratiche sessuali di tipo penetrativo (la sua colpa: non essere Renzi) e poi assurto a onore e gloria divenendo consigliere economico a Palazzo Chigi. Vi lascio alle sue parole:

Non so come la storia giudicherà l’esperienza politica di Matteo Renzi, di chi è con lui e di chi ne davvero condivide l’approccio al cambiamento (questi due gruppi non sempre coincidono). Ma per la prima volta si prova a cambiare completamente il meccanismo di formazione del consenso e di governo della cosa pubblica, rompendo tabù che per decenni hanno ingessato il paese e il suo futuro. Se questo implica “strappi”, “rotture” con chi interpretava il vecchio mondo o accuse di arroganza o peggio, pazienza. See questo implica – a livello nazionale e locale – che gli interpreti del vecchio mondo proveranno per la prima volta l’indicibile ebbrezza di cercarsi un lavoro o ritirarsi a vita privata, pazienza.

r-POST-DI-MARATTIN-large570Sì, avete visto bene: anche lui scrive male e lascia i refusi. Tra una minaccia e l’altra a chi, per esercitare un suo diritto, si vede un’intera classe politica promettere licenziamenti e restrizioni.

Andrebbe poi detto che quell’assemblea è nata perché ai lavoratori e alle lavoratrici dei siti archeologici romani non vengono pagati gli arretrati e non viene rinnovato il contratto. Abitudine questa che, insieme a qualche funerale mafioso e al normale degrado cittadino in cui versa Roma, contribuisce a dare della città un’immagine vergognosa di fronte al resto del mondo. Ma di questo i politici preferiscono non parlare. Chissà perché.

Il Mieli e le accuse di pedofilia? I cattolici dovrebbero solo tacere…

mieliVorrei porre la vostra attenzione su questo fatto:

La condanna all’omosessualità risale all’episodio biblico di Sodoma. Cosa riporta quel testo? Lot, presagendo che i suoi concittadini vogliono stuprare gli angeli mandati da Dio, dice: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini» (Genesi 19, 7-8). Se volessimo ribaltare i termini della questione e giocare a citare passi decontestualizzati, ne consegue che la Bibbia è un testo che teorizza (e sacralizza) lo stupro. Sempre in Italia, per altro, esiste tale “Gruppo Lot” a favore delle teorie riparative che ha partecipato alla famigerata malanpiazza del Family Day, dove c’erano i quattro senatori. Seguendo il loro schema mentale: è opportuno che un politico che si dice “cattolico” possa sedere in parlamento, visti i testi sacri di riferimento?

Perché dico questo? Perché un drappello di senatori di centro-destra e cattolici ha attaccato il Mario Mieli di Roma, associandolo alla pedofilia. Per saperne di più, ecco l’articolo completo su Gay.it. E buona lettura!

Ed Ines sbarca al Gay Village…

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Sabato 1 agosto 2015, alle ore 21:00, Sala Hit del Gay Village.
Presenta la sempre ottima Vladimir Luxuria.

Per info:

Se hai un social, ecco cosa fare:

step 1 – mettere “partecipo”
step 2 – condividere
step 3 – venire sabato!

Omofobi e LGBT? Ecco le differenze

differenzaGli omofobi hanno bisogno di dire bugie per far valere le loro ragioni, noi persone LGBT ci limitiamo ai fatti oggettivi.

Loro hanno bisogno di odiare le diversità, noi siamo portatori di un messaggio per cui tutte le differenze hanno pari dignità.

Loro si inventano il fantasma del gender per attaccare le leggi contro l’omofobia o le unioni civili, noi facciamo i percorsi di educazione alle differenze a scuola.

Loro organizzano il Family Day attaccando la gay community.
La gay community, intanto, si organizza per aiutare le persone migranti bisognose alla stazione Tiburtina.

Il CCO Mario Mieli, infatti, e si fa promotore di una raccolta di beni di prima necessità presso la sua sede (Via Efeso 2A). Potete portare il vostro contributo da lunedì 22 a venerdì 26 giugno dalle 9:00 alle 18:00.

Il resto lo potete leggere qui. E questa è la differenza tra noi e loro.

Un paese migliore

newstricoloreMi sono allontanato dall’Italia per qualche giorno. Ero a Lisbona, per un “week-end” anomalo (da sabato a lunedì). E quindi, in viaggio vengo a sapere che:

  • ha chiuso la Croce, il giornale di Adinolfi incentrato su originali e mai sufficientemente approfonditi concetti quali “i gay vogliono distruggere la famiglia” e “Dio ci salvi dalla dittatura del gender”
  • a Roma, in autobus, una signora ha insultato con epiteti razzisti una bimba del Camerun e le persone a bordo hanno difeso la piccola, intimando alla donna di lasciare il mezzo.

Ok, mi lamento spesso del fatto che il nostro sia un paese omofobico e razzista. In questo caso ho avuto due piacevoli smentite rispetto a quanto credo. Se l’avete fatto per farmi tornare, vi rassicuro: era solo una vacanza. Ma se serve, posso chiedere un’aspettativa di un anno. Magari torno con un governo migliore, una buona legge sul matrimonio e un’altra contro l’omofobia. E chissà, Salvini spedito in gita permanente in Russia.

Basta dirlo, ecco.