Rom e romani

gli italiani un popolo razzista

gli italiani un popolo razzista

Due pensieri estemporanei su quello che sta succedendo qui nella capitale:

1. praticamente, cari “italiani” dimmerda, vi hanno trasformato in razzisti per potersi arricchire a vostre spese e sulla pelle di rom e immigrati. Questo insegna lo scandalo romano di questi giorni. Ma voi prendetevela solo con quei poveri disgraziati di Tor Sapienza, mi raccomando

2. non è che se vi dite a favore dei diritti dei gay e poi vorreste mandare ai forni rom o altra categoria a scelta siete dei gran fighi, eh! Il principio è sempre quello che fa rima con fascismo.

Fa tutto parte di quel “buon senso” popolare che discriminazioni sulle categorie percepite come estranee, raccontate come pericolose e trattate come criminali. È la stessa dinamica che ha già coinvolto gli ebrei. E che oggi è usata contro i soggetti fuori norma, dalle persone migranti a quelle LGBT. Vi piaccia o meno, fate parte di questa subcultura del disprezzo.

Così, per dire.

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Alicata si dimette: a lei la mia solidarietà

Leggo sul profilo di Cristiana Alicata la sua dichiarazione di dimissioni:

Mi dimetto da ogni carica che ricopro nel PD (e la mia tessera è a disposizione del segretario Bersani)

a cui fa seguire:

L’accusa di razzismo e di istigazione all’odio razziale è infamante e mi difenderò con serenità nelle sedi opportune anche querelando singolarmente alcune persone

e altre puntualizzazioni, tra cui:

Il risultato delle primarie di Roma è stato probabilmente “salvato” dal fatto che in molti hanno denunciato non “stranieri che votavano” ma “numeri anomali” che riguardavano stranieri come altre categorie. Così come molti per giorni denunciavano lo sperpero di denaro in manifesti abusivi, spesso attaccati da migranti, probabilmente in nero. Chi vuole vedere razzismo nella statistica preferisce colpire le cose che non si vogliono sentire piuttosto che domandarsi cosa accade spesso durante le primarie o durante le elezioni. Anche questo verrà circonstanziato nelle sedi opportune.

Quindi Alicata proseguirà nella sua operazione di denuncia di un’anomalia, per altro a suo tempo segnalata da altri militanti del Partito Democratico, come si legge nella dichiarazione di Romagnuolo:

Primarie Bersani/Franceschini/Marino. Seggio di Via Oratorio Damasiano (Roma). Ero tra i volontari che spesero una bella domenica di democrazia in un gazebo. Arrivò una fila di rom (circa 40) a votare. Proprio perché credo nella assoluta uguaglianza, chiesi loro – come a chiunque altro – il “contributo volontario” di 2 euro. Ingenuamente, il capofila mi rispose “io ne do due a te e a me ne danno 20, a me va bene comunque”. La frase è stata messa a verbale alla chiusura del seggio, ma nessuno – NESSUNO – ha preso alcun provvedimento. Il problema non sono assolutamente i rom, che da cittadini italiani godono esattamente dei miei stessi diritti e ne vado orgoglioso, ma del fatto che qualun altro – dentro un partito – abbia sfruttato una situazione di indigenza per comprare un voto. È tutto verbalizzato.

Il fatto grave è tutto lì: sfruttare una situazione di indigenza per comprare voti. Cristiana ha denunciato questo, in un momento troppo veloce per poter pensare alle conseguenze a alla “felicità” e all’opportunità di quella frase.

L’hanno crocifissa perché “razzista”. E la questione del presunto voto comprato – vero scandalo di tutta questa vicenda – rimane intatta.

Faccio notare un altro aspetto della vicenda: le è stato detto, visto che sapeva, di denunciare. Sappiamo tutti e tutte che a volte le cose che sai sono poco “dimostrabili”, perché o ti metti contro poteri troppo forti o perché sei solo/a nel portare avanti certe battaglie. Provengo da una regione in cui un’organizzazione come la mafia ha costruito la sua fortuna proprio su certe dinamiche. Giusto per fare un esempio parallelo (e sia ben chiaro: non sto dando del mafioso a nessuno).

A Cristiana va la mia vicinanza umana e politica, sebbene chi ben mi conosce sa quanto siamo stati distanti, proprio politicamente, e in più di un’occasione.

Alla sinistra romana, democratica e radicale, dico: si è chiusa una pagina nerissima della vostra storia. E forse sta per aprirsene una con tinte non certo luminose. Ma ogni cosa a suo tempo.

Al movimento LGBT faccio notare che si è spaccato, per l’ennesima volta, non sul fatto, ma sulla persona, senza entrare nemmeno nel merito della questione. Andava attaccata perché era lei. Con buona pace delle sue battaglie dentro il Pd per la questione omosessuale. Una solidarietà diffusa, seppur con qualche distinguo sulla leggerezza di quel tweet incriminato, avrebbe fatto del bene non solo a una specifica militante, ma anche a tutti/e noi, dentro la comunità e il movimento LGBT.

Concludo con l’auspicio che la verità venga ristabilita e che in futuro, magari di fronte a parole meno istintive, al cospetto di specifiche denunce si guardi l’atto di accusa verso la cosa e non ipotetici e fantasiosi attacchi contro determinate categorie sociali, usate per…

Perché non so se ve ne siete resi/e conto: ma è discriminazione anche (soprattutto) quella.

Ma io difendo Cristiana Alicata

Ha fatto scalpore un tweet di Cristiana Alicata, in merito alle primarie romane di ieri, che riporto qui integralmente:

Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica.

Cristiana è stata accusata di essere razzista, qualcuno l’ha addirittura proposta come prossimo “assessore ai lager”, per non parlare dello squadrismo mediatico portato avanti da kompagni e avversari interni, per quella nobile arte del tutti contro uno (mi verrebbe da aggiungere “anzi, una: donna e lesbica”).

Credo che la frase sia infelice per due ragioni: non è contestualizzata, per cui potrebbe portare a fraintendimenti (come poi è successo); per le reazioni che ha scatenato. Ma di certo non è razzista.

L’autrice del tweet ha poi spiegato meglio il suo pensiero: il problema non sono certo i rom alle primarie, ma chi li paga per orientare l’esito del voto.

Un pensiero ad alta voce come molti se ne fanno nella quotidianità, forse peccando di generalizzazione, ma – e lo ripeto – non un pensiero razzista. Cercherò di spiegarlo con un esempio.

Vivevo al Pigneto, un quartiere multietnico di Roma la cui bellezza sta appunto nella moltitudine che lo popola. Ci sono, insieme alla componente italiana, cittadini/e di varie etnie: indiani, pakistani, egiziani, senegalesi, ecc. Tra questi, la stragrande maggioranza persone oneste che vivono del loro lavoro, una pattuglia di delinquenti che soprattutto la notte scatena(va) risse anche sanguinose per il controllo del mercato della droga nella zona. Da chiunque, italiani e non, quel gruppo di spacciatori era identificato con uno specifico appellativo etnico. E non per razzismo, ma proprio perché in quella zona – cioè, in quel contesto – era un gruppo ben riconoscibile e proveniente dal luogo x a delinquere.

Paradossalmente, poi, indicare l’etnia degli spacciatori era un modo per salvaguardare le altre etnie che vivono lì in modo pacifico. Ciò non significava, nelle intenzioni e nel linguaggio adoperato che tutti gli elementi dell’etnia in questione fossero delinquenti, ovviamente, ma solo quelli di quel gruppo e, appunto, in quel contesto.

Mi si è detto, quindi: «e se avesse scritto “i soliti froci”, non sarebbe stato offensivo?». A questa domanda risponderei con un sì. Ma stiamo parlando di una cosa che non ha mai scritto, per cui il paragone è assurdo (proprio perché è per assurdo). In secondo luogo, la parola “frocio” è un insulto, rom non lo è o non dovrebbe esserlo (a meno che chi fa questo tipo di paragone non consideri il termine come offensivo).

Poi, concordo sul fatto che quando si è un personaggio pubblico bisogna fare parecchia attenzione a cosa scrivere e come. Ma quel post, ribadisco per la terza, non è razzista perché non intendeva discriminare i rom, ma denunciare una presunta compravendita di voti.

Concludo con due domande.

La prima: chissà qual è il comportamento, in metro come per strada, degli attuali denigratori di Alicata in relazione alla minoranza in questione. Chissà come si comporterebbero se sapessero che loro figlio, a scuola, è stato messo nello stesso banco con un ragazzino rom. Così, solo per fare un esempio.

La seconda: chissà quanti tra costoro poi magari sono gli stessi che dicono o perorano frasi quali “per  gli omosessuali ok i diritti, ma matrimonio e figli mai” o ancora “Che Guevara ha ammazzato i gay, è vero, ma l’ha fatto per un alto ideale”. Magari scambiandole non per quello che sono – omofobia – ma come libero esercizio di pensiero.

Il falso stupro di Torino: tra integralismo, sessuofobia e razzismo

La storia delle ragazza torinese che si è inventata di esser stata stuprata descrive egregiamente due aspetti di questa nostra italietta, ormai sempre più dentro il baratro di una crisi non solo economica, ma soprattutto sociale, culturale e antropologica.

In primo luogo, la sessuofobia: è assurdo che una giovane donna, anche se minorenne (o forse a maggior ragione?) venga sottoposta con una certa frequenza a visite ginecologiche per verificarne la verginità. La nonna le ha fatto promettere di arrivare pura all’altare, si giustificano a casa. La famiglia della ragazza dovrebbe porsi ben più di una domanda su questa forma di integralismo.

Che differenza c’è, nella sua genesi culturale, tra questo tipo di violenza (psicologica) e quella (fisica) di un padre musulmano che sgozza la figlia perché considerata una cattiva credente? Non si arriva in entrambi i casi all’annichilimento del corpo, alla castrazione dei sogni, alla brutalizzazione di una vita umana?

L’omicidio rende più efferata la seconda prospettiva, è vero. Ma l’umanità, in entrambi i casi, viene schiacciata dall’intransigenza. È forse questa civiltà?

In secondo luogo, il razzismo di un intero corpo sociale. Ancora una volta l’etnia di chi compie – presumibilmente – un crimine è elemento più grave del reato in sé. È stato fatto notare sui social network che nessuna casa di stupratori italiani è stata data alle fiamme di fronte a questo tipo di abusi. Si vuole forse lanciare il messaggio che un abuso – reale o percepito come tale – sia meno “punibile” (e quindi, di conseguenza, e in modo assurdo, più legittimo) se operato da chi ha un cognome e una nazionalità totalmente italiani?

Perché se così fosse – e così mai dovrà essere – si fa del male a tutte quelle vittime che vengono derubate, uccise, stuprate, umiliate dalla violenza. Ed essa, a prescindere dalla provenienza di chi la compie e a differenza di essa, parla un unico linguaggio: quello del sopruso.

Così come è un sopruso – criminale – bruciare un campo nomadi per vendicare una bugia scaturita dall’ignoranza e dal considerare un’idea, un valore etico, un precetto religioso più importanti dell’amore, della vita di una persona, del suo diritto ad autodeterminarsi.